{"id":18435,"date":"2023-03-27T14:39:32","date_gmt":"2023-03-27T12:39:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18435"},"modified":"2023-03-27T14:39:33","modified_gmt":"2023-03-27T12:39:33","slug":"dottrina-cristiana-e-divenire-della-sessualita-umana-una-lettera-dei-vescovi-scandinavi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dottrina-cristiana-e-divenire-della-sessualita-umana-una-lettera-dei-vescovi-scandinavi\/","title":{"rendered":"Dottrina cristiana e divenire della sessualit\u00e0 umana. Una lettera dei vescovi scandinavi."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"462\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16800\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg 800w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-400x230.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un breve testo, scritto dai Vescovi Scandinavi, presenta la sessualit\u00e0 umana con grande accuratezza. Ne riproduco il testo integrale, sottolineandone poi alcuni elementi che restano in discussione, senza negare la bont\u00e0 del tentativo di uscire dalle contrapposizioni troppo nette tra dottrina cristiana e cultura comune <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. Il testo della lettera<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Regione Episcopale Scandinava<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LETTERA PASTORALE SULLA SESSUALIT\u00c0 UMANA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quinta domenica di Quaresima 2023<\/p>\n\n\n\n<p>Cari fratelli e sorelle,<\/p>\n\n\n\n<p>I quaranta giorni di Quaresima sono un richiamo ai quaranta giorni in cui Cristo digiun\u00f2 nel deserto. Ma non solo. Nella storia della salvezza, i tempi di quaranta giorni segnano varie tappe nell\u2019opera della redenzione portata avanti da Dio e che continua ancor oggi. Un primo intervento ebbe luogo ai giorni di No\u00e8. Avendo visto la rovina operata dall\u2019uomo (Genesi 6,5), il Signore sottopose la terra a un battesimo purificatorio. \u201cCadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti\u201d (Genesi 7,12). Da qui un nuovo inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando No\u00e8 e i suoi parenti tornarono in un mondo ripulito dall\u2019acqua, Dio fece il suo primo patto con \u201cogni carne\u201d. Promise che mai pi\u00f9 il diluvio avrebbe distrutto la terra. Agli uomini chiese giustizia: onorare Dio, costruire la pace, essere fecondi. Siamo chiamati a vivere beati sulla terra, a trovare gioia gli uni negli altri. Il nostro potenziale \u00e8 meraviglioso finch\u00e9 ricordiamo chi siamo: \u201cperch\u00e9 a immagine di Dio, Egli ha fatto l\u2019uomo\u201d (Genesi 9,6). Siamo chiamati a dare compimento a questa immagine attraverso le scelte di vita che facciamo. Per ratificare la sua alleanza, Dio pose un segno nel cielo: \u201cIl mio arco pongo sulle nubi ed esso sar\u00e0 il segno dell\u2019alleanza tra me e la terra. Quando apparir\u00e0 l\u2019arco sulle nubi, io lo guarder\u00f2 per ricordare l\u2019alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che \u00e8 sulla terra\u201d (Genesi 9,13, 16).<\/p>\n\n\n\n<p>Il segno dell\u2019alleanza, l\u2019arcobaleno, oggi \u00e8 rivendicato come simbolo di un movimento allo stesso tempo politico e culturale. Riconosciamo quanto c\u2019\u00e8 di nobile nelle aspirazioni di questo movimento. Le condividiamo nella misura in cui parlano della dignit\u00e0 di tutti gli esseri umani e del loro desiderio di visibilit\u00e0. La Chiesa condanna ogni ingiusta discriminazione, qualunque sia, anche quella che si fonda sul genere o sull\u2019orientamento sessuale. Dissentiamo da esso, tuttavia, quando il movimento propone una visione della natura umana che astrae dall\u2019integrit\u00e0 incarnata della persona, come se il sesso fosse qualcosa di accidentale. E ci opponiamo quando tale visione viene imposta ai bambini come una verit\u00e0 provata e non un\u2019ipotesi ardita, e imposta ai minori come un pesante carico di autodeterminazione al quale non sono preparati. \u00c8 curioso: la nostra societ\u00e0 tanto preoccupata per il corpo, di fatto lo prende alla leggera, rifiutando di vedere il corpo come segno di identit\u00e0, e supponendo di conseguenza che l\u2019unica individualit\u00e0 sia quella prodotta dall\u2019autopercezione soggettiva, costruendo noi stessi a nostra immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando professiamo che Dio ci ha fatti a sua immagine, questa non si riferisce solo all\u2019anima. Appartiene misteriosamente anche al corpo. Per noi cristiani il corpo \u00e8 legato intrinsecamente alla personalit\u00e0. Noi crediamo alla risurrezione del corpo. Naturalmente, \u201csaremo tutti trasformati\u201d (1 Corinzi 15,51). Cosa sar\u00e0 il nostro corpo nell\u2019eternit\u00e0 \u00e8 difficile immaginarlo. Crediamo nell\u2019affermazione biblica, fondata sulla tradizione, che l\u2019unit\u00e0 di mente, anima e corpo durer\u00e0 per sempre. Nell\u2019eternit\u00e0 saremo riconoscibili per quello che gi\u00e0 ora siamo, per\u00f2 gli aspetti conflittuali che ancora impediscono lo sviluppo armonioso del nostro vero s\u00e9 saranno stati risolti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer grazia di Dio sono quello che sono\u201d (1 Corinzi 15,10). San Paolo ha dovuto lottare con se stesso per fare in fede questa affermazione. Cos\u00ec, abbastanza spesso, anche noi. Siamo consapevoli di tutto ci\u00f2 che non siamo; ci concentriamo sui doni che non abbiamo ricevuto, sull\u2019affetto o sull\u2019affermazione che manca nella nostra vita. Queste cose ci rattristano. Vogliamo rimediare. A volte \u00e8 ragionevole. Spesso \u00e8 inutile. Il cammino dell\u2019accettazione di noi stessi passa attraverso il nostro impegno con ci\u00f2 che \u00e8 reale. La realt\u00e0 della nostra vita abbraccia le nostre contraddizioni e ferite. La Bibbia e le vite dei santi mostrano che le nostre ferite possono, per grazia, diventare fonti di guarigione per noi stessi e per gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine di Dio nella natura umana si manifesta nella complementarit\u00e0 del maschile e del femminile. L\u2019uomo e la donna sono creati l\u2019uno per l\u2019altra: il comandamento di essere fecondi dipende da questa reciprocit\u00e0, santificata nell\u2019unione nuziale. Nella Scrittura, il matrimonio dell\u2019uomo e della donna diventa immagine della comunione di Dio con l\u2019umanit\u00e0, che sar\u00e0 perfetta nelle nozze dell\u2019Agnello alla fine della storia (Apocalisse 19,6). Non significa che tale unione, per noi, sia facile o indolore. Ad alcuni sembra un\u2019opzione impossibile. Ad un livello interiore, l\u2019integrazione di caratteristiche maschili e femminili pu\u00f2 essere ardua. La Chiesa lo riconosce. Desidera abbracciare e consolare tutti coloro che vivono con difficolt\u00e0 questa problematica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come vostri vescovi vogliamo sottolineare che siamo qui per tutti, per accompagnare tutti. Il desiderio di amore e la ricerca di un\u2019integrazione sessuale tocca intimamente gli esseri umani. Sotto questo aspetto siamo vulnerabili. Ci vuole pazienza nel cammino verso l\u2019integrazione, e gioia per ogni passo ulteriore. C\u2019\u00e8 gi\u00e0, per esempio, un enorme salto di qualit\u00e0 nel passare dalla promiscuit\u00e0 alla fedelt\u00e0, indipendentemente dal fatto che la relazione stabile corrisponda pienamente o meno all\u2019ordine oggettivo di un\u2019unione nuziale sacramentalmente benedetta. Ogni ricerca di integrazione \u00e8 degna di rispetto, merita incoraggiamento. La crescita in saggezza e virt\u00f9 ha uno sviluppo organico. Avviene gradualmente. Allo stesso tempo la crescita, per dare buoni risultati (o per essere feconda), deve procedere verso una meta. La nostra missione e il nostro compito di vescovi \u00e8 indicare il cammino pacificante e vivificante dei comandamenti di Cristo, stretto all\u2019inizio, ma che si dilata man mano che avanziamo. Mancheremmo nei vostri confronti se offrissimo di meno. Non siamo stati ordinati per predicare nostre piccole nozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ospitale fraternit\u00e0 della Chiesa c\u2019\u00e8 posto per tutti. La Chiesa, dice un antico testo, \u00e8 \u201cla misericordia di Dio che scende sugli uomini\u201d (dal midrash siriaco del IV secolo \u201cLa Caverna dei Tesori\u201d). Questa misericordia non esclude nessuno, ma stabilisce un alto ideale. L\u2019ideale \u00e8 enunciato nei comandamenti, che ci aiutano a crescere rispetto a concezioni di s\u00e9 troppo anguste. Siamo chiamati a diventare donne e uomini nuovi. In tutti noi ci sono elementi caotici che vanno messi in ordine. La comunione sacramentale presuppone un consenso coerentemente vissuto alle condizioni poste dall\u2019alleanza sigillata nel sangue di Cristo. Pu\u00f2 accadere che le circostanze rendano impossibile a un cattolico ricevere i sacramenti per un certo periodo. Non \u00e8 per questo che cessa di essere membro della Chiesa. L\u2019esperienza d\u2019esilio interiore abbracciato nella fede pu\u00f2 portare a un pi\u00f9 profondo senso di appartenenza. Nelle Scritture gli esili spesso ci rivelano questo. Ognuno di noi ha un esodo da fare, ma non camminiamo soli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il segno della prima alleanza di Dio ci circonda anche nei momenti di prova. Ci chiama a cercare il senso della nostra esistenza, non tanto nei frammenti di luce dell\u2019arcobaleno, ma nella fonte divina dello spettro pieno e meraviglioso che \u00e8 di Dio e che ci chiama ad essere simili a Dio. Come discepoli di Cristo, immagine di Dio (Colossesi 1,15), non possiamo ridurre il segno dell\u2019arcobaleno a qualcosa di meno del patto vivificante tra il Creatore e la creazione. Dio ci ha conferito \u201cbeni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perch\u00e9 diventassimo per loro mezzo partecipi della natura divina\u201d (2 Pietro 1,4). L\u2019immagine di Dio impressa nel nostro essere richiama la santificazione in Cristo. Qualsiasi considerazione del desiderio umano che ponga l\u2019asticella pi\u00f9 in basso di questo \u00e8 inadeguato da un punto di vista cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, le nozioni di ci\u00f2 che significa essere umano, e quindi essere sessuato sono in divenire. Ci\u00f2 che oggi \u00e8 dato per scontato domani pu\u00f2 essere rifiutato. Chiunque scommette molto su teorie passeggere rischia di essere assai mortificato. Abbiamo bisogno di radici profonde. Cerchiamo allora di appropriarci dei principi fondamentali dell\u2019antropologia cristiana, mentre ci avviciniamo con amicizia, con rispetto, a coloro che si sentono estranei ad essi. Lo dobbiamo al Signore, a noi stessi e al nostro mondo, per rendere conto di ci\u00f2 in cui crediamo e del perch\u00e9 crediamo che sia vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti sono perplessi sull\u2019insegnamento cristiano tradizionale sulla sessualit\u00e0. A questi offriamo un\u2019amichevole parola di consiglio. Innanzitutto: cercate di familiarizzare con la chiamata e la promessa di Cristo, di conoscerlo meglio attraverso le Scritture e nella preghiera, attraverso la liturgia e lo studio di tutto l\u2019insegnamento della Chiesa, non solo attraverso frammenti presi qua e l\u00e0. Partecipate alla vita della Chiesa. Cos\u00ec si amplier\u00e0 l\u2019orizzonte delle domande dalle quali siete partiti, e anche la vostra mente e il vostro cuore. In secondo luogo, consideriamo i limiti di un discorso puramente laico sulla sessualit\u00e0. Ha bisogno di essere arricchito. Abbiamo bisogno di termini adeguati per parlare di queste cose importanti. Avremo un contributo prezioso da offrire se recupereremo la natura sacramentale della sessualit\u00e0 nel disegno di Dio, la bellezza della castit\u00e0 cristiana e la gioia dell\u2019amicizia, che mostra quale grande intimit\u00e0 liberatrice si pu\u00f2 trovare anche nelle relazioni non sessuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto dell\u2019insegnamento della Chiesa non \u00e8 quello di ridurre l\u2019amore, ma di realizzarlo. Alla fine del prologo, il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 ripete un passo del Catechismo Romano del 1566: \u201cTutta la sostanza della dottrina e dell\u2019insegnamento deve essere orientata alla carit\u00e0 che non avr\u00e0 mai fine. Infatti sia che si espongano le verit\u00e0 della fede o i motivi della speranza o i doveri dell\u2019attivit\u00e0 morale, sempre e in tutto va dato rilievo all\u2019amore di nostro Signore. Cos\u00ec da far comprendere che ogni esercizio di perfetta virt\u00f9 cristiana non pu\u00f2 scaturire se non dall\u2019amore, come nell\u2019 amore ha d\u2019altronde il suo ultimo fine\u201d (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 25; cfr. Catechismo Romano, Prefazione 10; cfr. 1 Corinzi 13,8).<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo amore \u00e8 stato fatto il mondo, e ha preso forma la nostra natura. Questo amore si \u00e8 reso manifesto nell\u2019esemplarit\u00e0 di Cristo, nel suo insegnamento, nella sua passione salvifica e nella sua morte. L\u2019amore ha trionfato nella sua gloriosa risurrezione, che celebreremo con gioia durante i cinquanta giorni della Pasqua. La nostra comunit\u00e0 cattolica, dalle molte sfaccettature e dai tanti colori, possa testimoniare questo amore nella verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Czeslaw Kozon, Copenaghen, presidente<br>Anders Cardinale Arborelius, Stoccolma<br>Peter B\u00fcrcher, Reykjavik<br>Bernt Eidsvig, Oslo<br>Berislav Grgic, Tromso<br>Marco Pasinato, Helsinki<br>David Tencer, Reykjavik<br>Erik Varden, Trondheim<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. Alcune considerazioni sul testo dei Vescovi scandinavi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le 4 pagine del testo redatto dai vescovi della Regione Scandinava hanno il merito di concentrare in breve spazio un ragionamento accurato, di cui ora vorrei mettere in luce e commentare alcune affermazioni centrali. Procedo riprendendone il testo con alcune sottolineature in grassetto, su cui poi mi soffermo commentandole.<\/p>\n\n\n\n<p>a) <strong>benedire le nozze e benedire una unione: \u00e8 possibile <\/strong><strong>distinguere<\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Ci vuole pazienza nel cammino verso l\u2019integrazione, e gioia per ogni passo ulteriore. C\u2019\u00e8 gi\u00e0, per esempio, <strong>un enorme salto di qualit\u00e0 nel passare dalla promiscuit\u00e0 alla fedelt\u00e0, indipendentemente dal fatto che la relazione stabile corrisponda pienamente o meno all\u2019ordine oggettivo di un\u2019unione nuziale sacramentalmente benedetta<\/strong>. Ogni ricerca di integrazione \u00e8 degna di rispetto, merita incoraggiamento. La crescita in saggezza e virt\u00f9 ha uno sviluppo organico. Avviene gradualmente. Allo stesso tempo la crescita, per dare buoni risultati (o per essere feconda), deve procedere verso una meta. La nostra missione e il nostro compito di vescovi \u00e8 <strong>indicare il cammino pacificante e vivificante dei comandamenti di Cristo, stretto all\u2019inizio, ma che si dilata man mano che avanziamo<\/strong>. Mancheremmo nei vostri confronti se offrissimo di meno. Non siamo stati ordinati per predicare nostre piccole nozioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nell\u2019ospitale fraternit\u00e0 della Chiesa c\u2019\u00e8 posto per tutti. La Chiesa, dice un antico testo, \u00e8 \u201cla misericordia di Dio che scende sugli uomini\u201d (dal midrash siriaco del IV secolo \u201cLa Caverna dei Tesori\u201d). Questa misericordia non esclude nessuno, ma stabilisce un alto ideale. L\u2019ideale \u00e8 enunciato nei comandamenti, che ci aiutano a crescere rispetto a concezioni di s\u00e9 troppo anguste. Siamo chiamati a diventare donne e uomini nuovi. In tutti noi ci sono elementi caotici che vanno messi in ordine. <strong>La comunione sacramentale presuppone un consenso coerentemente vissuto alle condizioni poste dall\u2019alleanza sigillata nel sangue di Cristo. Pu\u00f2 accadere che le circostanze rendano impossibile a un cattolico ricevere i sacramenti per un certo periodo<\/strong>. Non \u00e8 per questo che cessa di essere membro della Chiesa.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le cose che appaiono pi\u00f9 opportune nel testo vi \u00e8 certamente la comprensione di una \u201cgradualit\u00e0\u201d di condizioni che i soggetti vivono all\u2019interno del loro vissuto personale e sessuale. Ma appare altrettanto chiaro che questa \u201cfatica del discernimento\u201d, condotta con grande linearit\u00e0, non corrisponde a \u201cforme ecclesiali\u201d capaci di riconoscere queste diverse condizioni. Come non esiste solo la \u201ccomunione eucaristica\u201d, ma tante altre forme di \u201cespressione cultuale\u201d nella vita del cristiano, cos\u00ec non esiste solo la \u201cbenedizione nuziale\u201d, ma anche un azione del \u201cbenedire\u201d che riconosce altre forme di legame, di unione e di progetto di vita comune. Una nozione troppo stretta di sacramento e una certa preclusione alla valorizzazione di un \u201csacramentale\u201d come la benedizione creano una forte tensione tra un regime verbale della accoglienza e un regime liturgico e sacramentale della esclusione. Credo che questo dipenda da un uso troppo rigido e stereotipato della tradizione liturgica, che \u00e8 pi\u00f9 elastica di quanto si pensi. Se \u00e8 vero che nel percorso di vita si pu\u00f2 cadere in esperienze di \u201cindegnit\u00e0\u201d rispetto alla comunione eucaristica, \u00e8 altrettanto vero che in questa visione la eucaristia diventa solo il premio per i perfetti e non riesce ad assumere la figura del \u201cfarmaco per chi \u00e8 in cammino\u201d. Qui, come \u00e8 evidente, il linguaggio dei vescovi scandinavi, pur nutrito a fondo dallo spirito di <em>Amoris Laetitia <\/em>nel suo regime espressivo, continua ad usare soltanto le categorie fondamentali di <em>Familiaris consortio<\/em> e si limita ad affermare una comunione ecclesiale che non riesce a trovare espressione sul piano liturgico-sacramentale. Questo \u00e8 un punto debole del testo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>b) La identit\u00e0 personale e il ruolo della sessualit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Ora, <strong>le nozioni di ci\u00f2 che significa essere umano, e quindi essere sessuato sono in divenire. Ci\u00f2 che oggi \u00e8 dato per scontato domani pu\u00f2 essere rifiutato. Chiunque scommette molto su teorie passeggere rischia di essere assai mortificato. Abbiamo bisogno di radici profonde. <\/strong>Cerchiamo allora di a<strong>ppropriarci dei principi fondamentali dell\u2019antropologia cristiana,<\/strong> mentre ci avviciniamo con amicizia, con rispetto, a coloro che si sentono estranei ad essi. Lo dobbiamo al Signore, a noi stessi e al nostro mondo, per rendere conto di ci\u00f2 in cui crediamo e del perch\u00e9 crediamo che sia vero.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il divenire delle nozioni di essere umano e di essere sessuato sono una ammissione di grande importanza, che fa onore al documento. La scommessa su teorie passeggere \u00e8 certo sempre rischiosa, ma lo \u00e8 altrettanto una scommessa cieca su teorie fondate su una cultura e su un ordine sociale che non \u00e8 pi\u00f9 il nostro. Per questo \u00e8 fondamentale, come dice il testo \u201cappropriarci dei principi fondamentali della antropologia cristiana\u201d. Ma come avviene questa \u201cappropriazione\u201d? Questo passaggio non sembra implicare un dialogo profondo con la cultura ambiente. I principi fondamentali della antropoloiga cristiana vengono non anzitutto dal Catechismo, ma dalla luce che la Parola e la esperienza di uomini e donne gettano sulla tradizione (secondo il chiaro dettato di GS 46). Nessuna \u201cteoria passeggera\u201d, come nessuna \u201cvisione classica\u201d garantisce del tutto. Sarebbe unilaterale pensare che lo sviluppo delle nozioni di essere umano e di essere sessuato restino esterne ad una \u201ccomprensione della tradizione\u201d, che funzionerebbe da s\u00e9, quasi fuori dello spazio e del tempo. La pretesa di difendere il \u201cvangelo della sessualit\u00e0\u201d insieme alla societ\u00e0 chiusa, che ne ha interpretato le evidenze in modo unilaterale, \u00e8 un rischio a cui il testo resta esposto. Credere nel vangelo non pu\u00f2 essere confuso con il credere in una societ\u00e0 ordinata secondo una lettura unilaterale del sesso solo come \u201cfunzione della generazione\u201d. La insufficienza dei \u201ctria bona\u201d classici mostra un versante scoperto della tradizione che abbiamo il compito di superare, anche mediante l\u2019ascolto della esperienza contemporanea, proprio nella sua pi\u00f9 dura laicit\u00e0, dalla quale abbiamo non solo da distinguerci, ma anche da imparare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>c) la tensione con la cultura e i \u201csegni dei tempi\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Molti sono <strong>perplessi sull\u2019insegnamento cristiano tradizionale sulla sessualit\u00e0.<\/strong> A questi offriamo un\u2019amichevole parola di consiglio. Innanzitutto: cercate di familiarizzare con la chiamata e la promessa di Cristo, di conoscerlo meglio attraverso le Scritture e nella preghiera, attraverso la liturgia e lo studio di tutto l\u2019insegnamento della Chiesa, non solo attraverso frammenti presi qua e l\u00e0. Partecipate alla vita della Chiesa. Cos\u00ec <strong>si amplier\u00e0 l\u2019orizzonte delle domande dalle quali siete partiti<\/strong>, e anche la vostra mente e il vostro cuore. In secondo luogo, consideriamo <strong>i limiti di un discorso puramente laico sulla sessualit\u00e0. Ha bisogno di essere arricchito<\/strong>. Abbiamo bisogno di termini adeguati per parlare di queste cose importanti. Avremo un contributo prezioso da offrire se recupereremo la natura sacramentale della sessualit\u00e0 nel disegno di Dio, la bellezza della castit\u00e0 cristiana e la gioia dell\u2019amicizia, che mostra quale grande intimit\u00e0 liberatrice si pu\u00f2 trovare anche nelle relazioni non sessuali\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Con tutta la ricercata delicatezza di forme espressive, tuttavia la considerazione parallela della \u201cdottrina cristiana sulla sessualit\u00e0\u201d e del discorso laico sul sesso non sembra riconoscere un aspetto decisivo, che qualificherebbe meglio tutto il discorso. I vescovi dicono che la percezione dei limiti dell\u2019insegnamento tradizionale dipenderebbe da una considerazione parziale di tale insegnamento, mentre i limiti della lettura laica sarebbero oggettivi. Qui manca del tutto il ricorso, credo necessario, alla nozione di \u201csegni dei tempi\u201d. La trasformazione del sesso in sessualit\u00e0, che si \u00e8 prodotta nella \u201csociet\u00e0 laica\u201d degli ultimi 200 anni, ha messo in movimento un positivo ripensamento della tradizione cristiana. La personalizzazione del matrimonio e del sesso non \u00e8 soltanto un merito della tradizione cristiana, ma viene anche dal contributo della lettura laica. Perch\u00e9 non si dovrebbe riconoscere, ad esempio, che la attenzione all\u2019individuo non \u00e8 solo \u201ccaduta individualistica\u201d, ma anche \u201cscoperta di autenticit\u00e0\u201d? Certo tanto la tradizione cristiana quanto la cultura laica sono anche piene di \u201cpregiudizi\u201d che devono essere superati. Ma se \u00e8 giusto riconoscere che la Chiesa ha ricchezze che meritano di essere custodite a favore anche di chi non crede, \u00e8 altrettanto importante dire che la cultura laica pu\u00f2 insegnare alla Chiesa a comprendere e ad esprimere i propri tesori in modi e forme pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 adeguate. Anche la cultura laica ha un contributo profondo da offrire alla dottrina cristiana, liberandola da alcuni cortocircuiti, che la hanno identificata tendenzialmente con una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d. Una maggiore chiarezza su questo aspetto di reciprocit\u00e0, nel rapporto tra cultura cristiana e cultura laica, avrebbe ulteriormente giovato al documento e alla sua positiva recezione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un breve testo, scritto dai Vescovi Scandinavi, presenta la sessualit\u00e0 umana con grande accuratezza. Ne riproduco il testo integrale, sottolineandone poi alcuni elementi che restano in discussione, senza negare la bont\u00e0 del tentativo di uscire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18435"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18435"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18435\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18436,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18435\/revisions\/18436"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18435"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18435"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18435"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}