{"id":18321,"date":"2023-02-01T19:14:44","date_gmt":"2023-02-01T18:14:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18321"},"modified":"2023-02-01T19:14:44","modified_gmt":"2023-02-01T18:14:44","slug":"pessimismo-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pessimismo-culturale\/","title":{"rendered":"Pessimismo culturale"},"content":{"rendered":"<p>\u00abNell\u2019edificio in costruzione, sull\u2019arida terra di Arizona, Morris Chang, 91 anni, vede uniti il suo passato e avvenire. Fondatore dell\u2019impresa di chip elettronici TSMC, non pu\u00f2 mascherare l\u2019amarezza: \u201cLa globalizzazione \u00e8 morta, il libero-scambio \u00e8 morto, penso che non lo rivedremo tanto presto\u201d. Peraltro era l\u00ec per celebrare un lieto evento. Con il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e i capi di Apple, AMD o Nvidia, tra i suoi principali clienti, assisteva alla cerimonia d\u2019apertura di una fabbrica elettronica gigantesca, la prima da molto tempo su suolo americano. I due attori del dramma erano sul podio. Il creatore Chang che negli anni 1980 teorizz\u00f2 e lanci\u00f2 la grande ondata di globalizzazione dell\u2019industria elettronica, e il becchino Biden. Ampliando la guerra commerciale alla Cina lanciata da Donald Trump, l\u2019attuale inquilino della Casa Bianca ha dato il colpo di grazia vietando l\u2019export di tecnologia verso la Cina e riversando fiumi di sovvenzioni per attrarre nuovi stabilimenti sul suo territorio\u00bb. \u00abIn questo contesto, non stupisce che il 53\u00b0 Forum economico di Davos, luned\u00ec 16-venerd\u00ec 20 gennaio, abbia scelto come tema principale \u201cCooperare in un mondo frammentato\u201d\u00bb [Philippe Escande, \u00abA Davos, l\u2019ombre de la d\u00e9mondialisation\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18\/01\/23, online).<br \/>\nNel 1936 John Maynard Keynes in \u00ab<em>General Theory of employment, interest and money<\/em> gett\u00f2 le basi della teoria macroeconomica moderna. Negando la visione, tipica dell\u2019economia classica, secondo la quale l\u2019offerta di beni crea sempre la propria domanda, K. mise in discussione la spontanea tendenza del sistema concorrenziale alla piena occupazione e mostr\u00f2 come il sistema economico possa attestarsi in una condizione caratterizzata da equilibrio fra domanda e offerta di beni, accompagnato per\u00f2 da sottoccupazione di capitale e lavoro. La teoria di K. poggia su 3 concetti fondamentali. Il primo \u00e8 dato dalla funzione del consumo, secondo la quale il consumo cresce meno che proporzionalmente al reddito. Il secondo riguarda l\u2019efficienza marginale del capitale, secondo la quale gli investimenti variano sulla base di aspettative incerte e mutevoli in merito al loro saggio di rendimento atteso. Il terzo concetto \u00e8 dato dalla funzione della preferenza per la liquidit\u00e0, secondo la quale il saggio d\u2019interesse \u00e8 un fenomeno puramente monetario, anch\u2019esso determinato dall\u2019incertezza. Questa analisi spiega la tendenza degli investimenti a rimanere a un livello troppo basso per ottenere la piena occupazione e la necessit\u00e0 dell\u2019intervento dello Stato, attraverso investimenti pubblici e politiche monetarie espansive, per riportare e mantenere il reddito nazionale a livello compatibile con tale obiettivo\u00bb [<em>Enciclopedia Treccani<\/em>, online].<br \/>\nLo confermarono i \u201cGloriosi Settanta\u201d, anni di storico sviluppo non solo economico. Col necessario lievito politico anche \u00abla globalizzazione sar\u00e0 ridisegnata. La guerra in Ucraina ha fatto emergere con particolare violenza le tensioni restate finora sotterranee tra \u2018libert\u00e0 di scambio\u2019 e \u2018libert\u00e0 di scelta\u2019 che caratterizzano molte interazioni tra Paesi con culture economiche, politiche e sociali spesso molto diverse e apparentemente difficili da conciliare\u00bb. \u00abL\u2019esito pi\u00f9 probabile di questa riconfigurazione strategica a livello mondiale non sembra poter essere tanto la deglobalizzazione temuta o auspicata da molti commentatori, quanto una riglobalizzazione selettiva, una ridefinizione cio\u00e8 dell\u2019economia globale per gruppi integrati di paesi affini, coalizioni in competizione tra loro per l\u2019egemonia  economica, politica e culturale, sullo sfondo di un riequilibrio di forze tra Paesi industrializzati occidentali e Paesi emergenti, soprattutto asiatici\u00bb [Gianmarco Ottaviano, <em>Riglobalizzazione. Dall\u2019interdipendenza tra Paesi a nuove coalizioni economiche<\/em>, EGEA, recensito da Paolo Bricco, \u00abLa globalizzazione va capita bene e reinterpretata\u00bb, <em>il Sole 24Ore Domenica<\/em>, 9\/10\/22, p. II].<br \/>\nGruppo integrato di paesi affini \u00e8 gi\u00e0 oggi l\u2019UE in un mondo di stati arroccati su complessi militar-industriali denunciati da Eisenhower nel 1961 a fine presidenza:  \u00abSolo una cittadinanza attenta e ben informata pu\u00f2 obbligare a unire adeguatamente l\u2019enorme apparato di difesa industriale e militare con i nostri metodi e obiettivi pacifici, in modo che la sicurezza e la libert\u00e0 possano prosperare insieme\u00bb [<em>https:\/\/it.alphahistory.com\/<\/em>]. Ma la globalizzazione ha moltiplicato gli stati-trib\u00f9 militar-industriali.<br \/>\n\u00abEssendo nato durante l\u2019occupazione nazista e cresciuto dal lato sbagliato della Cortina di ferro, con una storia familiare rappresentativa delle origini nazionali e linguistiche spesso complesse degli europei, l\u2019Europa odierna mi appare \u2013 con tutte le sue carenze \u2013 un risultato straordinario, troppo bello per crederci. Sicuramente, considerati i traguardi raggiunti, vale la pena raddoppiare i nostri sforzi nella ricerca di compromessi capaci di riportare l\u2019unit\u00e0 tra le differenti nazioni. Invece, decenni di pace e prosperit\u00e0 vengono dati per scontati, e gli inciampi e le difficolt\u00e0 (in alcuni casi inevitabili, in altri imperdonabili) sono serviti a riaccendere vecchi pregiudizi e animosit\u00e0. Il mio desiderio per l\u2019Europa: cercate di farcela. Un eventuale fallimento non va preso alla leggera\u00bb. Cos\u00ec Vaclav Smil, classe 1943, boemo naturalizzato canadese, docente emerito di scienze ambientali all\u2019universit\u00e0 di Manitoba [<em>I numeri non mentono<\/em>, tr.it. Einaudi 2021, pp. 67-8].<br \/>\nMadre delle rivoluzioni, l\u2019Europa da decenni costruisce nell\u2019UE una \u00abeconomia globale per gruppi integrati di paesi affini\u00bb ed \u00e8 matura per un reale governo europeo, anche perch\u00e9 \u00abi deputati europei, abituati a operare in isolamento e a gestire internamente gli abusi, sembrano pi\u00f9 che mai esposti ai rischi di ingerenza\u00bb [Le Monde, \u00abIng\u00e9rences: les \u00e9lus europ\u00e9ens \u00e0 l\u2019\u00e8re du sup\u00e7on\u00bb, 24\/01\/23, online].<br \/>\nSalto di qualit\u00e0 indispensabile in un\u2019epoca di pessimismo culturale.<br \/>\n<em><strong>Pessimismo culturale<\/strong><\/em> [tr.it. il Mulino 2003], scrive Oliver Bennet, direttore del Centre for Cultural Policy all\u2019Universit\u00e0 di Warwick, \u00e8 \u00abla convinzione che la cultura di una nazione, di una civilt\u00e0 o dell\u2019umanit\u00e0 stessa sia alle prese con un irreversibile processo di decadenza\u00bb  [p. 7]. \u00abSecondo Oliver James ci\u00f2 pu\u00f2 essere ricondotto all\u2019impatto sociale del \u201cnuovo capitalismo\u201d, che sta producendo un\u2019epidemia di \u201cimpotenza appresa\u201d, \u201cconfronto sociale non adattativo\u201d e \u201cattaccamento ansioso\u201d\u00bb. \u00abSe James ha ragione \u2013 come io ritengo \u2013 ad ipotizzare che negli ultimi decenni tali disturbi siano stati aggravati dalle condizioni del \u201cnuovo\u201d capitalismo, si pu\u00f2 dire che nel mondo postmoderno il pessimismo culturale sia non solo un giudizio sulla nostra cultura, ma anche una struttura del sentimento che costituisce sempre pi\u00f9 un prodotto della nostra cultura\u00bb [p. 249].<br \/>\nLa \u201cfine della storia\u201d profetizzata dopo il crollo dell\u2019URSS (e il precedente della Russia zarista) era un errore, che Francis Fukuyama riconobbe nel 2017, ma ormai il progetto del mercato globale era stato imposto. \u00abOvunque c\u2019\u00e8 progetto, ci sono rifiuti. Nessuna casa \u00e8 davvero finita prima di aver ripulito il cantiere dai materiali residui. Quando si progettano le forme della convivenza umana, i rifiuti sono esseri umani. Gli esseri umani che non si adattano alla forma progettata n\u00e9 possono esservi adattati\u00bb [Zygmunt Bauman, <em>Wasted Lives. Modernity and its Outcats<\/em>, Polity Press 2004, p. 30]. \u00abForse l\u2019unica industria fiorente dei paesi ritardatari (subdolamente e ingannevolmente soprannominati paesi in via di sviluppo) \u00e8 la produzione di massa di profughi\u00bb [p. 73]. Gi\u00e0 dopo l\u2019attentato alle Torri Gemelle a New York l\u201911 settembre 2001, su <em>The Guardian<\/em> Garry Younge concludeva \u00abche il 10 settembre il mondo era \u201cluogo senza legge\u201d dove sia i ricchi sia i poveri sapevano che \u201cil potere \u00e8 diritto\u201d\u00bb [p. 74]. Oggi lo conferma una cronaca sempre pi\u00f9 cupa. \u00abIl mondo delle Compagnie militari private (Cmp), o \u201cmercenari\u201d, sta invadendo l\u2019Africa. Mentre la stampa internazionale continua a focalizzarsi sulla Wagner russa, numerose societ\u00e0 di sicurezza occidentali, mediorientali e asiatiche, molto pi\u00f9 potenti di Wagner, sono riuscite a firmare contratti con decine di Stati africani\u00bb [Matteo Fraschini Koffi, \u00abDagli eserciti privati in Africa il rischio di una colonizzazione\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 13\/01\/23, p. 3]. E in Italia, \u00abla guerra alle organizzazioni non governative, le Ong, che salvano persone in mare \u00e8 una cifra identitaria del nazional-populismo italiano e europeo\u00bb [Maurizio Ambrosini, <em>Avvenire<\/em>, \u00abL\u2019altra guerra senza senso\u00bb, 29\/12\/22, p. 1-2].<br \/>\nOgni guerra genera inflazione e, \u00abquale che sia la causa, le societ\u00e0 che lasciano entrare l\u2019inflazione dovrebbero aspettarsi qualcosa pi\u00f9 della semplice caduta del loro tenore di vita\u00bb [\u00abThe great inflation of the 1500s is echoing eerily today\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 20-24\/12\/22, online]. Addirittura \u00abbrutti tempi per i ricchi\u00bb, inclusi Elon Musk, Tim Cook, Mark Zuckenberg. \u00abL\u2019annata cattiva si spiega anzitutto con la fine della politica di denaro gratis che nella pandemia Covid 19 aveva dato le ali al capitalismo di borsa. Azzerati da marzo 2020, i tassi direttori della Banca centrale Americana superano ora 4,24%. Wall Street \u00e8 su valorizzazioni pre-pandemiche, cura dimagrante per i pi\u00f9 ricchi\u00bb. \u00abParadossalmente la situazione \u00e8 pi\u00f9 favorevole per i salariati in fondo alla scala. In pandemia hanno avuto indennit\u00e0 di disoccupazione anche superiori ai salari, la scarsit\u00e0 di manodopera consentiva di ottenere aumenti\u00bb e ora \u00abil 50% pi\u00f9 povero di americani detiene il 3,3% invece dell\u20191,9% di ricchezza nazionale\u00bb [Arnaud Leparmentier, \u00abBig Tech: la r\u00e9cession des riches aux Etats-Unis\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 25\/1\/23, online]. Ma il casin\u00f2 di borsa va e \u00abgli ultimi risultati dei fondi speculativi illustrano spettacolarmente questo asserto noto dal 1932\u00bb, \u00abquando il pi\u00f9 famoso economista del XX secolo, John Maynard Keynes, l\u2019ha capito\u00bb [Philippe Lescande, \u00abLe casino de la Bourse tourne \u00e0 plein\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 25\/1\/23, online].<br \/>\nTuttavia, \u00abIRA \u00e8 l\u2019acronimo dell\u2019anno, in tutte le conversazioni al Forum di Davos in Svizzera. Adottando in agosto 2022 l\u2019Inflation Reduction Act, Joe Biden ha fatto centro\u00bb. \u00abObiettivo non \u00e8 tanto contenere l\u2019inflazione, compito della Riserva federale, quanto accelerare la decarbonizzazione dell\u2019economia finanziando a colpi di sovvenzioni il ritorno della produzione su suolo nazionale\u00bb. \u00abIl dibattito che solleva questo nuovo dato va al di l\u00e0 della questione della competitivit\u00e0\u00bb. \u00abL\u2019invisibile dipendente di base \u00e8 divenuto, causa la pandemia, l\u2019oggetto di ogni attenzione. \u201c\u00c8 la prima volta che vedo imprese capire il nesso tra il sociale e l\u2019economia\u201d assicura Christophe Catoir, presidente di Adecco, societ\u00e0 di lavoro interinale. Nessun improvviso altruismo, ma il riconoscimento di un nuovo rapporto di forza che spinge le imprese a togliere il piede dai licenziamenti, come invece si fece nella crisi finanziaria del 2008\u00bb. \u00ab\u201cLa pandemia (di Covid-19) ha accelerato la riforma del contratto che lega il dipendente al datore di lavoro\u201d, conferma Martine Ferland, amministratrice delegata della societ\u00e0 di consulenza e assicurazione Mercer. E questo \u00e8 solo l\u2019inizio\u00bb [Philippe Escande, \u00abL\u2019employ\u00e9 de base, star de Davos\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 19\/1\/23, online].<br \/>\nLeva dei miracoli economici tedesco e italiano, l\u2019economia sociale di mercato \u2013 lo stato interviene  dove il mercato fallisce socialmente \u2013 \u00e8 nel Trattato di Lisbona. \u00c8 il nostro vantaggio competitivo globale, individuato fin dal 1962 dallo storico dell\u2019economia Carlo M. Cipolla: \u00abNon sappiamo che cosa sia la felicit\u00e0 umana, ma sappiamo che cosa non \u00e8. Sappiamo che la felicit\u00e0 umana non pu\u00f2 prosperare dove dominano l\u2019intolleranza e la brutalit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 pericoloso del sapere tecnico quando non \u00e8 accompagnato dal rispetto per la vita e per i valori umani. L\u2019introduzione di tecniche moderne in ambienti che sono ancora dominati dall\u2019intolleranza e dall\u2019aggressivit\u00e0 \u00e8 uno sviluppo estremamente allarmante\u00bb [<em>Uomini, tecniche, economie<\/em>, tr.it. Feltrinelli 1990, 4 ed., p. 142]. La guerra di Putin trascina anche i governi nazionali UE a spendere la proprie risorse in armi. \u00abCome scrissi altrove: \u201cIl fatto di istruire un selvaggio nell\u2019uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civilizzata, ne fa solo un selvaggio efficiente\u201d. Il progresso etico deve accompagnarsi allo sviluppo tecnico ed economico. Mentre insegniamo le tecniche, dobbiamo anche insegnare il rispetto per la dignit\u00e0 e il valore e il carattere sacro della personalit\u00e0 umana. Se non vogliamo che la fine sia peggiore dell\u2019inizio \u00e8 necessario intraprendere un\u2019azione urgente\u00bb [ibid.].<br \/>\nSpecie nel laboratorio Italia, che si reinventa l\u2019anarchia, il futuro \u00e8 questo progetto politico affidato al Governo Europeo e al Parlamento Europeo riformato in due Camere, Deputati e Senatori, in luogo del Consiglio Europeo e del Consiglio d\u2019Europa, gruppi statali di pressione a loro volta esposti ai gruppi di interesse privati, tanto tecnicamente preparati quanto politicamente irresponsabili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNell\u2019edificio in costruzione, sull\u2019arida terra di Arizona, Morris Chang, 91 anni, vede uniti il suo passato e avvenire. 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