{"id":18281,"date":"2023-01-05T06:15:41","date_gmt":"2023-01-05T05:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18281"},"modified":"2023-01-05T06:15:41","modified_gmt":"2023-01-05T05:15:41","slug":"esistono-molti-ratzinger-una-teologia-selettiva-della-storia-di-r-saccenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/esistono-molti-ratzinger-una-teologia-selettiva-della-storia-di-r-saccenti\/","title":{"rendered":"&#8220;Esistono molti Ratzinger&#8221;. Una teologia &#8216;selettiva&#8217; della storia (di R. Saccenti)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11060\" alt=\"ratzratz\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>P<\/em><em>arafrasando una nota affermazione di H.U. von Balthasar a proposito di\u00a0<\/em><em>K. Rahner (&#8220;Ci sono molti K. Rahner&#8221;), presento un testo importante, con cui R. Saccenti propone una rilettura della comprensione della &#8220;storia&#8221; che ha caratterizzato il pensiero di J. Ratzinger, nelle varie fasi della sua opera. Proprio nel giorno delle esequie del Vescovo emerito di Roma mi pare un modo molto adeguato di rendere onore ad un uomo di pensiero, non rinunciando a pensare fino in fondo intorno alle sue teorie. Ringrazio il prof. Saccenti, che insegna Storia della Filosofia medievale presso l&#8217;Universit\u00e0 degli studi di Bergamo e che cos\u00ec ci aiuta a dipanare uno dei nodi pi\u00f9 intricati della teologia di J. Ratzinger. (ag)<\/em><\/p>\n<p><b style=\"font-size: large\">Una teologia \u201cselettiva\u201d della storia. Su Ratzinger e la visione della storia<\/b><\/p>\n<p>di Riccardo Saccenti<\/p>\n<p>La morte di Benedetto XVI ha portato con s\u00e9 un dibattito sulla figura di Joseph Ratzinger e sulla sua eredit\u00e0 teologica e magisteriale che non pu\u00f2 esaurirsi nel volgere della sola contingenza del trapasso terreno del Pontefice emerito. E questo non solo perch\u00e9 il suo pensiero \u00e8 oggi il punto di riferimento di quella parte dei cattolici, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, che guarda con preoccupazione e timore una realt\u00e0 giudicata agnostica, quando non \u201cacristiana\u201d. Da teologo, da perito conciliare, da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e da Vescovo di Roma, Ratzinger ha articolato riflessioni e idee, decisioni e scelte che hanno espresso un modo di concepire la natura del cristianesimo e della Chiesa e di intendere il rapporto del Popolo di Dio con il mondo che hanno modellato il sentire di non pochi credenti e al tempo stesso sollevato questioni e controversie profonde legate agli snodi essenziali che attengono la vita cristiana in questo passaggio storico.<\/p>\n<p>Fra i giudizi su Benedetto XVI che prendono forma in questi giorni alcuni hanno voluto mettere in evidenza una questione teologicamente centrale, le cui ricadute sono misurabili sul terreno del suo magistero:<em> il modo di guardare alla storia<\/em>. La teologia di Ratzinger viene giudicata al riguardo con modalit\u00e0 che appaiono, talvolta, opposte. Da un lato, si evidenzia una rigidit\u00e0 nel rapporto fra la <i>traditio<\/i> e la sua traduzione storica, che confina ogni rilettura del deposito di fede nel criterio di una stretta \u201ccontinuit\u00e0\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>. Dall\u2019altro lato, al contrario, si rivendica la natura \u201cstorica\u201d della teologia di Ratzinger, perch\u00e9 profondamente segnata dalla nozione di \u201cstoria della salvezza\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>. Le due posizioni pi\u00f9 che essere antitetiche colgono due elementi che coesistono nella biografia intellettuale del teologo: la priorit\u00e0 data al cristianesimo come fedelt\u00e0 all\u2019evento che \u00e8 il Cristo, giudicato come unico e univoco non solo nel contenuto ma nelle sue ricadute teologiche ed ecclesiali; l\u2019idea che la vicenda temporale della Chiesa si giochi in un progressivo riassorbimento e purificazione dell\u2019umano nella cornice della fede.<\/p>\n<p>Provare a misurarsi con il modo con cui Ratzinger ha guardato alla storia e con il peso che questo concetto ha assunto nella sua riflessione teologica richiede allora di far tesoro di queste due letture, collocandole per\u00f2 \u2013 in una sorta di salutare tautologia metodologica \u2013 dentro l\u2019esigenza di storicizzare il pensare stesso del teologo. Perch\u00e9 fra gli scritti su Agostino e Bonaventura del giovane Ratzinger degli anni Cinquanta del Novecento e la trilogia dedicata a <i>Ges\u00f9 di Nazaret<\/i> sussiste una distanza non solo cronologica. Esistono infatti molti Ratzinger, che emergono dal misurarsi del suo pensiero con contingenze che mettono in discussione nodi concettuali diversi e alimentano un costante ripensare i fondamenti della visione teologica. Vi \u00e8 certamente un dato di continuit\u00e0, soprattutto per quanto attiene alla riflessione sulla \u201cstoria\u201d e sul suo valore in chiave cristiana ed \u00e8 dato dalla sensibilit\u00e0 agostiniana e bonaventuriana che accompagna Ratzinger. E tuttavia questo elemento non resta uguale a s\u00e9 stesso lungo la sua parabola intellettuale, ma assume consistenze diverse nelle stagioni di una vita che con lo scorrere dei decenni giudica in modo sempre pi\u00f9 problematico il rapporto fra cristianesimo e mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>1.\u00a0<b style=\"font-style: italic\">Fra Agostino e Bonaventura<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 certamente vero che Agostino e Bonaventura rappresentano i due punti di riferimento nell\u2019elaborazione della visione della storia di Ratzinger. E tuttavia si tratta non dell\u2019interezza della produzione teologica di questi autori ma di alcuni testi specifici, il <i>De civitate Dei<\/i> del vescovo d\u2019Ippona e le <i>Collationes in Hexaemeron<\/i> del dottore e generale dei Frati Minori, testi ai quali Ratzinger si approccia negli anni degli studi universitari, del dottorato e della tesi di abilitazione e nei quali coglie un richiamo ad una chiara alterit\u00e0 fra Dio e storia che vede nel Cristo il centro e il metro con cui misurare il rapporto con il mondo<sup><a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>. Rispetto all\u2019impostazione di una certa neoscolastica, dominante negli ambienti della teologia romana degli anni Cinquanta del Novecento, emerge l\u2019idea che la costruzione teologica si giochi nella temporalit\u00e0 del rapporto fra il Cristo e la cultura umana e si articoli come una progressiva accettazione del valore salvifico del primo da parte della seconda.<\/p>\n<p>Matura qui l\u2019idea che la <i>historia salutis<\/i> si determini come una sorta di assorbimento nella fede di ci\u00f2 che qualifica l\u2019umanit\u00e0 come tale, in una dinamica che \u00e8 anche purificazione e sublimazione dell\u2019umano. Quasi che quanto creduto dalla Chiesa sia un setaccio capace di \u201cisolare\u201d quel che \u00e8 pi\u00f9 autenticamente umano, assumendo un valore che va al di l\u00e0 del perimetro stesso dell\u2019insieme dei battezzati. La storia, in questo senso, \u00e8 espressione di questo cammino e delle tensioni che segnano una relazione fra Chiesa e umano nella quale la prima \u00e8 chiamata all\u2019atto di una testimonianza radicale e continua dei contenuti del suo credere, mentre il secondo pu\u00f2 riconoscere nel Cristo il paradigma della propria compiutezza.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento della Chiesa, che nel tempo ripropone la perennit\u00e0 del <i>depositum fidei<\/i>, nel Ratzinger degli anni del Concilio ha davanti a s\u00e9 il problema di discutere le forme con cui dare corpo alla trasmissione della fede. Da qui l\u2019adesione del perito del cardinal Frings a quelle istanze che insistevano sull\u2019idea che il soggetto investito di questo compito non fosse solo la gerarchia, ma piuttosto l\u2019interezza del Popolo di Dio. In questo senso, il lavoro di Ratzinger sul testo di <i>Lumen gentium<\/i> rappresenta il completamento di una evoluzione continua della traduzione in forma istituzionale della autocoscienza ecclesiale. La <i>Pastor aeternus<\/i>, con cui il Concilio Vaticano I fissava i tratti del primato petrino in et\u00e0 contemporanea, non era dunque da superare ma da integrare, bilanciandola, con la nozione ecclesiologica di collegialit\u00e0 e con la nozione di \u201cPopolo di Dio\u201d accanto a quella di \u201cCorpo mistico\u201d.<\/p>\n<p>Col mutare dello sfondo storico e la crisi che attraversa forme e contenuti della cultura europea a partire dagli anni Settanta, la relazione fra Chiesa e mondo assume per Ratzinger una valenza diversa. La messa in discussione di paradigmi concettuali e sistemi di credenza e delle loro traduzioni sul piano istituzionale assume una valenza problematica, perch\u00e9 pone il problema di un esercizio della ragione che non si pone il problema del proprio compimento nel perimetro della fede, ma piuttosto sul piano della sola umanit\u00e0. A contatto con quanto prende forma in Europa e nel Nord America, la distinzione fra citt\u00e0 dell\u2019uomo e citt\u00e0 di Dio non \u00e8 pi\u00f9 funzionale alla salvezza della prima nella seconda, ma porta a leggere il rapporto fra i due piani come una cesura di fatto incolmabile e causata da un voler escludere la fede dalla sfera del \u201cragionevole\u201d. Con la griglia \u201cstorica\u201d elaborata negli anni Cinquanta, la cultura contemporanea appare a Ratzinger strutturalmente segnata da questo limite, che si traduce non solo nella areligiosit\u00e0, ma investe anche la dimensione antropologica, perch\u00e9 arriva ad amputare una parte essenziale e strutturale dell\u2019umanit\u00e0: il riconoscimento della Verit\u00e0 che ha una sua oggettivit\u00e0 nella assolutezza del divino che nel Cristo\/Evento si \u00e8 rivelato.<\/p>\n<p>2.\u00a0<b style=\"font-style: italic\">Storia e metafisica<\/b><\/p>\n<p>Quella di Ratzinger \u00e8 una visione della storia della salvezza che certamente pone una serie ipoteca sulla impostazione metafisica di matrice neoscolastica. Se il Cristianesimo \u00e8 rivelazione di un Dio che diviene punto terminale nel quale \u00e8 chiamata a ricomprendersi l\u2019interezza dell\u2019umano, la struttura ontologica della realt\u00e0 assume una valenza secondaria rispetto alle tappe temporali di un processo di cristianizzazione che \u00e8 inteso come sinonimo di umanizzazione. E tuttavia, in questa storia scandita da tappe specifiche, i diversi passaggi assumono il valore di snodi essenziali, irreversibili, che orientano in un senso specifico il percorso dell\u2019evangelizzazione affidato alla Chiesa.<\/p>\n<p>Tale approccio, che trova una chiara esplicitazione nel saggio forse pi\u00f9 articolato e bello di Ratzinger, <i>Introduzione al cristianesimo<\/i>, suppone che l\u2019incontro fra la fede cristiana e la cultura greco-romana sia un dato non occasionale o una mera contingenza storica, ma un elemento strutturale e strutturante della coscienza teologica del cristianesimo<sup><a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup>. In quel testo Ratzinger recupera l\u2019atteggiamento dialettico nei confronti della ragione filosofica che ritrova nella tradizione del suo Agostino e del suo Bonaventura, evidenziando il rischio che i filosofi abbiano: \u00abs\u00ec imparato a misurare il mondo, ma disimparato a misurare se stessi\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup>. E tuttavia, sposando la linea secondo cui: \u00abLe inderogabili risposte &lt;ai problemi riguardanti il contenuto della fede&gt; si potranno trovare unicamente appuntando gli occhi sulla configurazione concreta della fede cristiana, che ci accingiamo d\u2019ora in avanti ad analizzare sulla scorta del cosiddetto <i>Simbolo apostolico<\/i>\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup>, Ratzinger individua in una traduzione teologica maturata utilizzando e riformulando l\u2019argomentare della filosofia di matrice greca l\u2019unica e autentica ipostatizzazione dei contenuti della fede.<\/p>\n<p>E in questo emerge come il nodo metafisico, che per Ratzinger rappresenta un problema nella misura in cui rischia di ridimensionare la dialettica fra fede e storia, fra Parola ed Evento, ritorna come fatto che \u00e8 al cuore stesso della formulazione teologica della fede cristiana. Perch\u00e9 le verit\u00e0 credute per fede che il <i>Simbolo<\/i> articola delineano un preciso ordine metafisico, che dalla dinamica trinitaria si riflette a determinare i rapporti fra Creatore e creatura fino a delineare il paradigma relazionale che \u00e8 misura dell\u2019esistente.<\/p>\n<p>Del resto, il dualismo fra storia e metafisica \u00e8 fatto strutturale anche nei due modelli che ritornano nella lettura teologica della storia di Ratzinger, ossia in Agostino e Bonaventura. Ed \u00e8 elemento irriducibile e forse incomponibile perch\u00e9 attiene alla presa d\u2019atto della distanza che separa e al tempo stesso unisce Dio e mondo e che \u00e8, appunto, asse portante di una metafisica che dialoga con la temporalit\u00e0 della rivelazione e della fede creduta.<\/p>\n<p>In questo senso, dunque, la teologia di Ratzinger reinterpreta e traduce nella teologia della seconda met\u00e0 del Novecento e dei primi decenni del Ventunesimo secolo una tradizione antica nel pensare cristiano, preoccupata di evidenziare un\u2019alterit\u00e0, quella di Dio rispetto al mondo, che per\u00f2 si esplicita in una direttrice precisa e univoca a livello storico, che \u00e8 quella del cristianesimo e di un certo cristianesimo, inteso come fedelt\u00e0 ad una <i>traditio<\/i> che \u00e8 continuit\u00e0. Da questa linea argomentativa resta escluso il nodo del rapporto conflittuale fra cristianesimo e cultura greco-romana e l\u2019osservazione che la traduzione della fede, che prende corpo nei Padri della Chiesa, non solo non \u00e8 univoca e continua, ma nemmeno \u00e8 l\u2019unica possibile.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 il cristianesimo del I-V secolo non appare allora come espressione di una inculturazione, cruciale certo nella vicenda storica della fede, ma non assolutizzabile sul terreno delle forme e soprattutto dell\u2019intelligenza reciproca del credere e del pensare, che il cristianesimo \u00e8 capace di produrre nel rapporto con l\u2019umano. Da qui la fatica che la lettura storica di Ratzinger fa nel guardare al maturare di culture teologiche altre da quella europea e mediterranea, perch\u00e9 figlie dell\u2019incontro con \u201cragioni\u201d diverse da quella del <i>logos<\/i>. L\u2019America Latina, come anche le diverse regioni dell\u2019Asia e i confini di frattura e incontro ecumenici, non rappresentano solo i luoghi della geografia di un cristianesimo che deve misurarsi con il mondo globale. Sono l\u2019espressione della capacit\u00e0 della fede e del Vangelo di dialogare con l\u2019umano e con le tante forme della sua \u201cragionevolezza\u201d, in un reciproco illuminarsi che incarna forse nel senso pi\u00f9 intimo e profondo l\u2019adagio che Gregorio Magno riferiva all\u2019intelligenza della Bibbia e secondo cui: \u00ab<i>scriptura crescit cum legente<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p>3.\u00a0<b style=\"font-style: italic\">Una teologia \u201ceuropea\u201d<\/b><\/p>\n<p>La riflessione sulla storia che attraversa il pensare teologico di Ratzinger esprime dunque una specifica comprensione di cosa sia il cristianesimo: uno stato che \u00e8 quello ultimo della natura umana, nel quale si sana la frattura fra fede e ragione grazie ad una fede che \u00e8 strutturalmente \u201cragionevolezza\u201d e dunque \u00e8 limite del pensare perch\u00e9 ne \u00e8 la regola. Tale visione della storia evidenzia il valore dell\u2019itinerario storico del cristianesimo intendendo quest\u2019ultimo come una traiettoria lineare, dove i momenti di crisi non sono tornanti ma passaggi necessari per ritornare alla dinamica di un dire l\u2019assolutezza del cristianesimo come verit\u00e0 creduta non solo su Dio ma sull\u2019uomo. In questo modo la storia, per come Ratzinger la intende, diventa luogo in cui la Chiesa e i cristiani operano una scelta \u201cselettiva\u201d, nel guardare ad una <i>traditio<\/i> fatta di continuit\u00e0 temporale e dottrinale segnata dal criterio della fede \u201cretta\u201d (<i>orthodxa<\/i>), ossia di quella che si presenta come \u201cragionevole\u201d. Questo esclude per\u00f2 dal rapporto con la <i>traditio<\/i> uno spazio pi\u00f9 esteso, tanto in senso sincronico che diacronico, che \u00e8 quello del molteplice pensare teologico che il cristianesimo ha prodotto, delle tante fedi \u201crette\u201d che sono possibili di fronte alle diverse forme di ragionevolezza dell\u2019umano.<\/p>\n<p>Una tale constatazione consente di cogliere un tratto peculiare della biografia intellettuale di Ratzinger, ossia la sua natura fortemente \u201ceuropea\u201d. In questo si coglie un elemento di verit\u00e0 nei giudizi che vedono nella sua teologia l\u2019espressione di un tentativo di ridare centralit\u00e0, almeno culturale, all\u2019Europa e a quella che per Ratzinger \u00e8 la sua tradizione culturale e spirituale, inestricabilmente fusa col cristianesimo. \u00c8 certamente vero che si \u00e8 davanti ad un tentativo di ridefinire, in un mondo non pi\u00f9 europeo, il ruolo religioso e intellettuale del cristianesimo del Vecchio Continente. E tuttavia, l\u2019immagine dell\u2019assise del Vaticano II, delle migliaia di vescovi raccolti nella basilica di San Pietro, \u00e8 anche l\u2019icona di una Chiesa che in modo irreversibile matura, nella seconda met\u00e0 del Novecento, la consapevolezza diffusa di avere una natura \u201cplanetaria\u201d, ossia di essere totalit\u00e0 nella quale abitano traduzioni diverse della fede e della sua <i>traditio<\/i>, che sono chiamate alla medesima responsabilit\u00e0 davanti al Vangelo e al mandato dell\u2019annuncio del <i>kerygma<\/i>.<\/p>\n<p>Per una Chiesa entrata in questa dimensione, la storia univoca della fede, pensata da Ratzinger, richiede di essere integrata, forse trascesa, in una concezione che compiutamente ne coglie il valore come luogo teologico e spazio in cui si danno i segni tempi. Il dualismo fra Parola ed Evento, fra Parola e storia, che per la sensibilit\u00e0 di Ratzinger \u00e8 elemento rischioso, che diventa anche deriva verso la frattura interna ad una <i>traditio<\/i> intesa come continuit\u00e0 assoluta e coerente, \u00e8 piuttosto polarit\u00e0 irriducibile, che produce reciproca intelligenza in una crescita in profondit\u00e0 e qualit\u00e0 della fede che \u00e8, nel suo pluralismo irriducibile, processo di umanizzazione.<\/p>\n<p>Il valore della riflessione teologica di Ratzinger resta centrale per capire gli orientamenti culturali e magisteriali della Chiesa degli ultimi quarant\u2019anni. E lo \u00e8 a maggior ragione nella misura in cui si \u00e8 capaci di coglierne con acume critico le caratteristiche, le istanze e soprattutto i limiti. L\u2019orientamento fortemente marcato dalla centralit\u00e0 dell\u2019Evento\/Cristo come punto in cui il cristianesimo si rivela nella sua assolutezza come salvezza dell\u2019umano, risponde a esigenze centrali nella riflessione teologica e filosofica degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, e produce un\u2019interpretazione del mandato conciliare \u2013 l\u2019aggiornamento indicato da Giovanni XXIII nel discorso di apertura l\u201911 ottobre 1962 \u2013 che richiede di completare il percorso della Chiesa con la collegialit\u00e0 e la nozione di Popolo di Dio (<i>Lumen gentium<\/i>), o con il riconoscimento della unicit\u00e0 della fonte della Rivelazione mediata da <i>traditio<\/i> e <i>scriptura<\/i> (<i>Dei verbum<\/i>). Nei decenni successivi, tuttavia, quello stesso schema determina una lettura che da critica diviene pessimistica della contemporaneit\u00e0, individuando uno iato fra fede e umanit\u00e0, fra cristianesimo e ragione che risponde per\u00f2 ad una sorta di traslazione del \u201ccaso europeo\u201d su scala planetaria. \u00c8 questa problematicit\u00e0 che emerge dal pensare teologico di Ratzinger che ne fa un termine di confronto imprescindibile, tanto per i suoi continuatori quanto per i suoi critici.<\/p>\n<p>Riccardo Saccenti<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Cfr. <i>Ratzinger, tra tradizione e modernit\u00e0. Intervista ad Andrea Grillo<\/i>, di P. Mele, disponibile su <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/\">www.rainews.it<\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. M. Borghesi, <i>La salvezza \u00e8 una storia. La teologia di Joseph Ratzinger<\/i>, disponibile su <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/\">www.ilsussidiario.net<\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Cfr. J. Ratzinger, <i>Popolo e casa di Dio in Sant\u2019Agostino<\/i>, Jaca Book, Milano 1971; Id., <i>San Bonaventura. La teologia della storia<\/i>, Porziuncola, Assisi 2008.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Cfr. J. Ratzinger, <i>Introduzione al cristianesimo<\/i>, Queriniana, Brescia 1996<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> <i>Ibidem<\/i>, p. 39.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> <i>Ibidem<\/i>, p. 49.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Parafrasando una nota affermazione di H.U. von Balthasar a proposito di\u00a0K. Rahner (&#8220;Ci sono molti K. Rahner&#8221;), presento un testo importante, con cui R. 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