{"id":18270,"date":"2022-12-24T18:32:16","date_gmt":"2022-12-24T17:32:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18270"},"modified":"2022-12-24T18:32:16","modified_gmt":"2022-12-24T17:32:16","slug":"al-di-qua-e-al-di-la-di-ogni-bioetica-il-saggio-di-p-sequeri-sulla-iniziazione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/al-di-qua-e-al-di-la-di-ogni-bioetica-il-saggio-di-p-sequeri-sulla-iniziazione-2\/","title":{"rendered":"Al di qua e al di l\u00e0 di ogni bioetica. Il saggio di P. Sequeri sulla \u201ciniziazione\u201d (\/2)"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriiniz.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-18258\" alt=\"sequeriiniz\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriiniz.jpg\" width=\"150\" height=\"225\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Vorrei tornare sul testo di P. Sequeri (<i>L\u2019iniziazione. Dieci lezioni su nascere e morire<\/i>, Milano, Vita e Pensiero, 2022, pp.200), gi\u00e0 presentato da G. Villa su questo blog. Lo interpreto come un atto necessario e urgente, quasi come un atto dovuto, per chi \u00e8 stato, nell\u2019ultima parte della propria carriera di insegnamento e riflessione, a immediato contatto con i temi scottanti che per lo pi\u00f9 cataloghiamo sotto la rubrica della \u201cbioetica\u201d. Il compito di presiedere al nuovo corso dell\u2019<i>Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia<\/i> e la intensa collaborazione con la <i>Academia Pro Vita<\/i> ha segnato a fondo il pensiero di P. Sequeri. La nascita come evento puntuale e la morte \u201cincidentale\u201d sono, appunto, l\u2019oggetto di riflessione che viene catalogato, per lo pi\u00f9, nella sfera di una \u201cetica della vita\u201d. E questo \u00e8 un ambito specifico di riflessione che ha trovato negli ultimi decenni una notevole fioritura. Ma nel libro di Sequeri troviamo l\u2019atto liberatorio e liberante di una reimpostazione del discorso, che non squalifica certo la premura \u201cbioetica\u201d, ma le restituisce quel contesto filosofico e teologico, senza il quale essa perde la propria anima e il proprio senso, si irrigidisce e si parzializza. Va detto che il volume \u00e8 interpretato dal suo autore come il <i>secondo passo<\/i> di una trilogia che ha in <i>L\u2019umano alla prova<\/i> il suo antecedente e il suo compimento in un terzo testo, futuro, che sar\u00e0 dedicato alla \u201cricaduta politica, sociale e istituzionale\u201d della antropologia ora delineata.<\/p>\n<p align=\"left\">Si tratta di 10 lezioni, come recita il sottotitolo: lezioni scolasticamente impegnative, ma anche segnate da un tratto meditativo e spirituale piuttosto sostanzioso. Ogni pagina impegna e consola, mette alla prova l\u2019intelletto e conforta gli affetti, \u00e8 forte argomentazione e partecipata edificazione. La struttura \u00e8 in due parti: le prime 5 lezioni sono prevalentemente sul \u201cmorire\u201d, mentre le ultime 5 sono sul \u201cnascere\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho cercato subito il libro, appena ne ho avuto notizia, perch\u00e9 il titolo mi incuriosiva molto: mi dicevo, forse trover\u00f2 una lettura della iniziazione (anche della iniziazione cristiana) sullo sfondo delle categorie di nascita e morte. Ma il libro non \u00e8 cos\u00ec come mi aspettavo. Esso procede diversamente ed elabora una teoria della iniziazione\/passaggio come verit\u00e0 della nascere e del morire, dove il riferimento ai sacramenti della iniziazione appare solo ad un passo dalla fine, a p. 194, con il riferimento al solo battesimo come \u201csimbolo reale dell\u2019esser-nato di io\/noi\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Al centro, dunque, stanno le \u201cesperienze\/non esperienze dell\u2019esser-nati e dell\u2019esser mortali\u201d (7). Al cuore della riflessione si incontrano alcuni nuclei teorici che vengono a parola fin dalla prima pagina: \u201cNoi siamo tutto da altro e, al tempo stesso, niente di noi \u00e8 altro da noi\u201d (7). Nascere \u00e8, appunto,venire da altro, e morire \u00e8, ancora, diventare altro, ma mai del tutto. L\u2019altro non \u00e8 semplicemente \u201ccausa\u201d di noi ridotti a semplici \u201ceffetti\u201d e noi non siamo mai del tutto estranei alla nostra morte. Ma per l\u2019io che noi siamo \u201cnon c\u2019\u00e8 evidenza del luogo da cui viene, non c\u2019\u00e8 evidenza del luogo in cui va\u201d (8). Di qui, nello spazio che si apre al nichilismo o alla fede, la resistenza al non senso, che prende anche la figura contemporanea della \u201crimozione della morte\u201d, appare a Sequeri come simbolo da non trascurare: per quanto pieno di distorsioni, segnala che la interruzione del morire non si lascia facilmente interpretare come annientamento.<\/p>\n<p align=\"left\">Qui si annuncia il secondo snodo portante del testo, ossia la denuncia, efficace, di una duplice evidenza contraddittoria del nostro tempo, che cos\u00ec pu\u00f2 essere descritta: \u201cLa retorica politica rimane attestata sulla retorica dei valori umanistici della convivenza, la narrazione scientifica si compiace di affondare l\u2019idealismo delle nostre illusioni umanistiche. La destabilizzazione totale della nostra psiche \u00e8 solo questione di tempo\u201d (11). Ne emerge cos\u00ec il rilievo di una tensione tra l\u2019<i>essere immediatamente se stesso dell\u2019io-noi<\/i>, che quindi rimuove facilmente tanto la nascita quanto la morte dal proprio quadro di autodeterminazione, proprio in forza della potenza di \u201calterit\u00e0\u201d che il nascere e il morire impongono, e le <i>evidenze travolgenti di tante scienze \u201cnuove\u201d, che leggono proprio la autodeterminazione dell\u2019io come eterodeterminazione<\/i> sociale, culturale, psicologica, neurologica, etologica ecc. ecc. Invece la condizione mortale sta, allo stesso tempo, al di qua e al di l\u00e0 di queste due letture \u201cestreme\u201d. Non siamo \u201cnoi stessi senza l\u2019altro\u201d e non diventiamo \u201ctutt\u2019altro da noi stessi\u201d, che \u00e8 come dire: siamo nati \u201cda altro\u201d che non \u00e8 semplicemente una nostra causa e passiamo nella morte \u201cad altro\u201d senza perdere del tutto noi stessi. In un certo senso il testo di Sequeri rincorre su 200 pagine la esigenza di \u201cridimensionare\u201d questa polarit\u00e0 tra un Io senza l\u2019Altro e un Altro senza Io. La coscienza politica e la cultura antropologica tendono a pensare l\u2019io come originario e come non originato. La coscienza scientifica pensa invece l\u2019io come illusione causata da \u201cmille altri\u201d. Questa polarit\u00e0, che diventa contraddizione e depressione, si orienta, lungo le pagine del testo, verso una duplice luce: da un lato, sul versante del nascere, la \u201cgenerazione eterna del Figlio\u201d dice una verit\u00e0 che ha, nel dogma, una evidenza emozionante, che dice allo stesso tempo due cose inaudite e decisive: che la causalit\u00e0 e la sostanza sono categorie di secondo livello, rispetto ad affezione e donazione; che quindi il rapporto con l\u2019Altro \u00e8 originario: \u201cfino a che c\u2019\u00e8 Altro, c\u2019\u00e8 Io\u201d. Sul versante del morire, l\u2019altra luce \u00e8 la \u201crisurrezione dei corpi\u201d che sulle orme del Risorto riguarda tutti, per sempre. Questa duplice luce mette in campo il ruolo di una parola religiosa che sfugge allo stesso tempo alla emarginazione della \u201cautonomia dell\u2019io\u201d sia alla squalificazione delle ragioni eteronome della scienza: \u201cLa religione custodisce l\u2019originaria certezza del carattere di \u2018iniziazione\u2019 che rivela la nascita e della struttura di \u2018passaggio\u2019 che accompagna la morte di \u2018io\u2019\u201d (14).<\/p>\n<p align=\"left\">Il nucleo del volume, esposto chiaramente nella introduzione, viene svolto nelle dieci lezioni (capitoli) che sono anche, a modo loro, ampie meditazioni sul morire e sul nascere. E\u2019 questa la scansione preferita da Sequeri. Le prima cinque lezioni hanno a tema il morire, come frutto di una \u201cscoperta culturale\u201d che ha segnato l\u2019ultimo secolo. Gli interlocutori privilegiati di questa prima parte sono Heidegger (cap. II), con la teoria dell\u2019umano come \u201dessere-per-la-morte\u201d, Freud (cap. II), con la tensione tra \u201cprincipio di piacere\u201d e \u201cpulsione di morte\u201d, Lacan (cap. III), con la riabilitazione dell\u2019Altro nel desiderio di Io, fino a Severino (cap. IV) nella sua battaglia contro il nulla. Questo ampio e meditato confronto approda, nel cap. V, ad una prima sintesi, che mostra come il punto di decisione, non di condanna, ma di giudizio, non pu\u00f2 essere la morte, ma la nascita: questo \u201cprimo nascere\u201d, rispetto alla \u201cnuova nascita\u201d, non \u00e8 altro che \u201ciniziazione\u201d al \u201cpassaggio\u201d. Una iniziazione alla \u201cgiustizia\u201d con cui l\u2019amore si fa dover essere. Cos\u00ec \u00e8 dalla nascita, e non dalla morte, che devono essere poste le questioni fondamentali sulla nostra vita, e questo \u00e8 ci\u00f2 che Sequeri propone nei 5 capitoli della II parte, sulla quale mi soffermer\u00f2 in un secondo post.<\/p>\n<p align=\"left\">(1 &#8211; segue)<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p align=\"left\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Vorrei tornare sul testo di P. Sequeri (L\u2019iniziazione. Dieci lezioni su nascere e morire, Milano, Vita e Pensiero, 2022, pp.200), gi\u00e0 presentato da G. Villa su questo blog. 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