{"id":18262,"date":"2022-12-24T18:05:39","date_gmt":"2022-12-24T17:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18262"},"modified":"2022-12-24T18:06:06","modified_gmt":"2022-12-24T17:06:06","slug":"anche-nelle-prigioni-si-costruiscono-presepi-il-caso-dello-scultore-nicola-sebastio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/anche-nelle-prigioni-si-costruiscono-presepi-il-caso-dello-scultore-nicola-sebastio\/","title":{"rendered":"Anche nelle prigioni si costruiscono presepi: il caso dello scultore Nicola Sebastio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Uno-dei-re-magi-11.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-18267\" alt=\"Uno dei re magi (1)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Uno-dei-re-magi-11-300x224.jpg\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Uno-dei-re-magi-11-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Uno-dei-re-magi-11-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Uno-dei-re-magi-11.jpg 1754w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nicola Sebastio (1914- 2005) \u00e8 stato scultore allievo di Giorgio Morandi e di Oskar Kokoschca e protagonista dell\u2019arte sacra del XX secolo. Lascia disegni, bassorilievi, sbalzi su lastre metalliche, sculture a tutto tondo realizzate per privati e per opere pubbliche, per arredi liturgici nelle chiese in particolare. Chiamato alle armi nel 1942, assegnato al 540\u00b0 Battaglione Costiero in Sicilia, dove tra 9 e 10 luglio 1943 inizi\u00f2 lo sbarco degli alleati detto in codice operazione di <i>Husky<\/i>, venne catturato subito dagli inglesi e internato in Egitto nel campo di prigionia 304.<\/p>\n<p>Quasi per opporsi al senso di panico provato durante il viaggio in nave, scolp\u00ec come mai aveva fatto prima. Ricorda: \u201c[\u2026] prendendo per caso un coperchio di latta e battendolo con un ferro, mi accorsi che questa cedeva. Rozzamente vi sbalzai un pesce\u201d. Quest\u2019abilit\u00e0 fu la sua buona stella per muoversi nel campo di prigionia. Con le incisioni sulle scatolette delle derrate alimentari, aperte e stese, l\u2019artista affascin\u00f2 infatti commilitoni e inglesi che gliene conservarono perch\u00e9 lavorasse a pi\u00f9 soggetti.<\/p>\n<p>Per il Natale del 1943, il cappellano lo convinse a realizzare con questo materiale di scarto anche un presepe. Su questo intendo qui soffermarmi brevemente. Siamo troppo abituati a considerare il presepe una devozione bella, semplice, accessibile a tutti. In realt\u00e0 lo \u00e8, ma \u00e8 anche la \u2018rappresentazione\u2019 che narra ed espone l\u2019avvento di una impensabile prossimit\u00e0 degli uomini a Dio. \u00c9 figura la cui continua ripetizione nei secoli ha reso familiare, almeno come possibilit\u00e0 per tutti, questa prossimit\u00e0. Essa era, da secoli, figura del concretarsi di una aspirazione di popoli interi che non riuscivano ad immaginarla se non attraverso un numero davvero alto di segni e rimandi. Il piccolo presepio realizzato nel deserto africano fu vissuto dal suo autore entro, non solo in una situazione umanamente faticosa e dolorosa ma anche, e forse soprattutto, un\u2019esperienza religiosa e artistica che glielo rese particolarmente caro. Lo riport\u00f2 in Italia e lo tenne in bella vista nella sua casa fino alla morte nel 2005.<\/p>\n<p>Nel suo genere l\u2019opera \u00e8 un fragile e potente capolavoro composto da figure sbalzate in latta, ricche di rimandi all\u2019arte e insieme molto tradizionale, popolare anzi. Il suo doppio valore testimoniale, di documento di storia e di piccolo gioiello di moderna sensibilit\u00e0 liturgica e artistica, lo rende invito affettuoso, a chi lo guarda, a rinnovare in ogni casa &#8211; con devozione, senso teologico e gusto &#8211; la tradizione del presepio familiare. Pur rimanendo aderente ai Vangeli canonici, Sebastio si ispir\u00f2 ai tardi racconti della vita di Ges\u00f9 e ai testi apocrifi. Al centro pose Ges\u00f9 Bambino benedicente affiancato dalla Madonna e da San Giuseppe oranti. Secondo tradizione sbalz\u00f2 i Re Magi originariamente distinti dalle cavalcature: l\u2019elefante per Melchiorre, il cammello per Baldassarre e il cavallo per Gaspare.<\/p>\n<p>Ci lascia cos\u00ec una commovente testimonianza di fede viva oggi, nel XX XXI secolo. Il presepe non \u00e8 mai stato concepito nella tradizione cristiana come rimando storico, n\u00e9 come gioco fine a s\u00e9 stesso per quanto poetico e suggestivo. Ha sempre segnalato che Ges\u00f9, nascendo, si \u00e8 fatto nostro contemporaneo. L\u2019artista, in questo caso, lo produsse in un contesto di nostalgia per la famiglia e per il proprio paese ma anche, ed \u00e8 questo un fatto che pu\u00f2 apparire paradossale ed \u00e8 invece profondamente umano, all\u2019interno di un incontro d\u2019arte straordinario. Grazie ad esso esplose in lui un\u2019intensit\u00e0 religiosa che lo segn\u00f2 per sempre. Senza dar luogo a sincretismi o a banali accostamenti di diverse credenze.<\/p>\n<p>Sebastio realizz\u00f2 la sua piccola opera quando aveva trent\u2019anni. Dalla prigione nel deserto vedeva le piramidi. Una grande esperienza di civilt\u00e0 era all\u2019improvviso a portata di mano, in un periodo della vita nel quale le sue ricerche espressive non potevano misurarsi nel concreto mentre sentiva fremere grandi tensioni dentro di s\u00e9. Tent\u00f2 una fuga verso mastaba e piramidi dell\u2019area di Saqqara, vicina all\u2019antica Memphis non lontana dall\u2019attuale Cairo. Gli inglesi compresero la sua ansia, lo riaccolsero al ritorno e tollerarono altre sue uscite.<\/p>\n<p>Per sette mesi stette nel cuore delle piramidi, stupefatto dalla forza di segni che per la gran parte non comprendeva ma che osservava in composizioni ordinate di figure e geroglifici secondo ritmi e colori. Non prov\u00f2 paura. Anche una mummia che gli si avvicin\u00f2 in sogno pot\u00e9 essere abbracciata. L\u2019incontro con l\u2019arte fu per lui l\u2019incontro con uomini di cui colse d\u2019impeto, intuitivamente, l\u2019amore per la vita e per la sua immortalit\u00e0. Pi\u00f9 tardi, tornato in Italia, comprese di aver ricevuto il dono di un\u2019esperienza di religiosit\u00e0 umana universale; consultando storie dell\u2019Antico Egitto si accorse di aver colpito nel segno.<\/p>\n<p>Precis\u00f2 egli stesso, in un dialogo intervista, il momento pi\u00f9 alto e indimenticabile dell\u2019incontro, vissuto ascoltando musica classica da un giradischi di campo: \u201c[\u2026] il giorno di Pasqua del 1945 ero da solo nella tomba dell&#8217;architetto Ti [<i>era la tomba di un alto funzionario e architetto al servizio del faraone<\/i>]. L&#8217;ho messo su, il disco ha incominciato a girare [\u2026] Ho vissuto attimi di eternit\u00e0. Erano contemporanei in quel momento gli egizi che avevano raffigurato quelle immagini, era contemporanea tutta l&#8217;umanit\u00e0 prima degli egizi sino all&#8217;inizio della creazione, erano contemporanei tutti i miei conoscenti, i miei cari, i miei genitori, gli amici, e anche i defunti, e tutta l&#8217;umanit\u00e0 che sarebbe venuta sino al ritorno di Cristo. In un attimo era presente tutto! Questa \u00e8 stata la sensazione, e me la porto ancora dentro\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu inevitabile per lui disegnare quello che vedeva per fissare i connotati essenziali di quest\u2019esperienza. La \u2018port\u00f2 dentro\u2019 di s\u00e9 sempre, non fu ostacolo alla vita di vede, piuttosto li fece meglio comprendere quale sia la condizione umana nella sua natura profonda: costante apertura al Mistero. Lo introdusse dunque, possiamo supporre da come oper\u00f2 d\u2019artista in seguito, al mistero impensabile della venuta di Dio tra gli uomini, al mistero del Natale.<\/p>\n<p>Per queste ragioni il piccolo presepio del deserto mi ha ricordato le grandi conquiste dell\u2019antropologia religiosa, da Mircea Eliade a Julien Ries: al fondo dell\u2019uomo, di ogni uomo e di ogni tempo, vi \u00e8 sempre un senso religioso, un\u2019apertura al mistero, una domanda di essere. Qualcosa al fondo ci accomuna tutti, nel tempo e nello spazio: il Mistero che ci ha chiamato alla vita.<\/p>\n<p>Si \u00e8 aperta per due giorni, tra 17 e 18 dicembre 2022 e riaprir\u00e0 dal 17 gennaio fino al 23 febbraio 2023 la mostra <i>L\u2019Egitto di Nicola Sebastio. Dal campo di prigionia 1943-45. Sculture, disegni, presepio. <\/i>La sede \u00e8 l\u2019Istituto per la Storia dell\u2019Arte Lombarda (ISAL) a Palazzo Arese Jacini in Cesano Maderno (piazza Arese 12), in provincia di Monza e Brianza. Promossa da ISAL e dal Comune Cesano Maderno, l\u2019esposizione \u00e8 composta: dalla sequenza dei disegni sul mondo dell\u2019Antico Egitto di Sebastio, per lo pi\u00f9 a matita e acquarello, realizzati su fogli d\u2019occasione; da una serie di pannelli narrativi che ne accompagnano la comprensione e la contestualizzazione; dall\u2019allestimento di un presepio realizzato con latta dall\u2019autore, visibile da una finestra dall\u2019esterno anche quando la mostra \u00e8 chiusa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicola Sebastio (1914- 2005) \u00e8 stato scultore allievo di Giorgio Morandi e di Oskar Kokoschca e protagonista dell\u2019arte sacra del XX secolo. 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