{"id":18169,"date":"2022-11-08T11:13:59","date_gmt":"2022-11-08T10:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18169"},"modified":"2022-11-09T10:43:15","modified_gmt":"2022-11-09T09:43:15","slug":"rito-tridentino-e-nullita-matrimoniale-le-inattese-analogie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/rito-tridentino-e-nullita-matrimoniale-le-inattese-analogie\/","title":{"rendered":"Rito tridentino e nullit\u00e0 matrimoniale: le inattese analogie"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Nozze-in-Campagna.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-8658\" alt=\"Nozze in Campagna\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Nozze-in-Campagna-211x300.jpg\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Nozze-in-Campagna-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Nozze-in-Campagna.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non vorrei che le discussioni e le necessarie polemiche intorno al &#8220;rito tridentino&#8221; fossero solo un diversivo, per concentrare la attenzione su un solo punto critico della vita ecclesiale e distrarre cos\u00ec da aspetti altrettanto urgenti di &#8220;riforma&#8221; della pratica e della dottrina della Chiesa. I recenti interventi su <em>SettimanaNews<\/em> di don Emanuele Tupputi, che \u00e8 tra i pi\u00f9 attivi nel recepire gli stimoli provenienti da &#8220;Amoris Laetitia&#8221;, mi ha convinto ad intervenire in modo chiaro su una distorsione interna alla tradizione, tanto grave quanto la nostalgia per i riti &#8220;di prima&#8221;. In particolare \u00e8 l&#8217;ultimo articolo che l&#8217;autore ha pubblicato ieri sulla rivista on-line (e che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/coscienza-nullita-matrimoniale\/\">qui<\/a>) a mostrare i limiti delle categorie impiegate per risolvere la questione della &#8220;coscienza&#8221; degli sposi in relazione alla loro storia di relazione matrimoniale. Per arrivare a discutere la impostazione, desidero partire da alcune premesse, con cui illustro la &#8220;strana&#8221; analogia tra nostalgia per il rito tridentino e discussioni in materia di &#8220;nullit\u00e0 matrimoniale&#8221;.<\/p>\n<p>a) <em>Il Concilio Vaticano II e la traduzione della tradizione<\/em><\/p>\n<p>Il fatto che oggi una piccola parte della comunit\u00e0 cattolica voglia riferirsi al &#8220;vetus ordo&#8221; per celebrare la fede, non \u00e8 anzitutto una questione di liturgia, ma di identit\u00e0 ecclesiale, di autorappresentazione dei soggetti e di comprensione della tradizione. La riforma liturgica ha modificato profondamente la comprensione della Chiesa che celebra, dei soggetti in essa implicati e della tradizione a cui essi riconoscono\u00a0 di appartenere. Lo spazio di una &#8220;actuosa participatio&#8221;, che il rito preconciliare aveva profondamente dimenticato, riappare al centro della esperienza e pretende nuovi soggetti, nuove azioni, nuovi spazi e nuovi tempi. Restare (o tornare)\u00a0 a Pio V significa non aver compreso questo profondo mutamento e\/o volerlo esplicitamente contraddire. Come dice bene papa Francesco, in Traditionis Custodes 31:<\/p>\n<p><em> &#8220;Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione, come una semplice divergenza tra diverse sensibilit\u00e0 nei confronti di una forma rituale. La problematica \u00e8 anzitutto ecclesiologica. Non vedo come si possa dire di riconoscere la validit\u00e0 del Concilio \u2013 anche se un po\u2019 mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo \u2013 e non accogliere la riforma liturgica nata dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a>\u00a0che esprime la realt\u00e0 della Liturgia in intima connessione con la visione di Chiesa mirabilmente descritta dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a>.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, non vale solo per la liturgia. Vale anche per la comprensione delle fondamentali dinamiche di intelligenza della vita dei cristiani, tra cui vi \u00e8 la dinamica matrimoniale, su cui non \u00e8 possibile continuare a pensare e ad agire come si faceva 600, 400 o 200 anni fa. Per questo non vorrei che, impegnati giustamente a difendere la riforma liturgica dalle folate nostalgiche che la minacciano, finissimo per non accorgerci delle forme superate e inadeguate di comprensione della realt\u00e0 e di soluzione delle questioni. Vediamo meglio in che senso la nostra comprensione della &#8220;nullit\u00e0 matrimoniale&#8221; \u00e8 la eredit\u00e0 di una soluzione tridentina che oggi non regge pi\u00f9.<\/p>\n<p>b) <em>La soluzione tridentina della nullit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>La riflessione intorno alla &#8220;nullit\u00e0 del vincolo&#8221;, che inizia con il pensiero giuridico e scolastico medievale e che subisce una inevitabile accelerazione dopo il Decreto\u00a0<em>Tametsi,<\/em> si basa su alcuni presupposti di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Vediamo di elencare quelli fondamentali:<\/p>\n<p>&#8211; tratta il matrimonio come un &#8220;contratto&#8221;. Come esiste una antica sapienza umana e giuridica intorno alla &#8220;nullit\u00e0 dei contratti&#8221;, basata sul difetto di elementi oggettivi o soggettivi, cos\u00ec per analogia si \u00e8 elaborata una sapienza sulla &#8220;nullit\u00e0 matrimoniale&#8221;, che ha segnato la esperienza giuridica di tutte le comunit\u00e0 (civili e religiose).<\/p>\n<p>&#8211; assume l&#8217;orizzonte della &#8220;conclusione del contratto&#8221; come l&#8217;oggetto della valutazione. Tutto \u00e8 riportato al &#8220;momento originario&#8221; della espressione del consenso, dove il matrimonio, come qualsiasi altro contratto, sta o cade.<\/p>\n<p>&#8211; dopo\u00a0<em>Tametsi<\/em> questa competenza ecclesiale si \u00e8 carica di un valore ulteriore, avendo la Chiesa assunto la autorit\u00e0 di garantire la fondatezza del consenso, che prima di <em>Tametsi<\/em> era affidato alle logiche naturali e civili. Questo ha reso l&#8217;ordinamento ecclesiale ancora pi\u00f9 compatto e compiuto e ha sfumato progressivamente le differenze tra dimensione naturale, dimensione civile e dimensione ecclesiale del matrimonio.<\/p>\n<p>&#8211; Con gli sviluppi moderni, la logica della nullit\u00e0 \u00e8 entrata in conflitto con la logica del divorzio, vantando la pretesa di &#8220;scoprire oggettivamente&#8221; ci\u00f2 che gli sviluppi moderni affidavano invece alla disponibilit\u00e0 dei soggetti.<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; evidente che in questo ambito la irrilevanza della &#8220;storia del vincolo&#8221; e della dimensione della &#8220;coscienza del soggetto&#8221; diventava progressivamente una questione che portava alla forzatura delle categorie medievali e moderne. Fino al punto di costruire inevitabili finzioni e mistificazioni pur di venire a capo delle storie di vita dei soggetti implicati.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che qui ho cercato di riassumere \u00e8 il progressivo imbarazzo della tradizione cattolica di fronte al mutare della storia dei soggetti, del vincolo e delle famiglie. Ostinarsi a ricondurre tutto alle logiche del &#8220;nullit\u00e0 contrattuale&#8221; mi pare una forma di resistenza non pi\u00f9 giustificabile, se non in un sistema autoreferenziale, che si immunizza dalla realt\u00e0 e pensa di risolvere le questioni mettendo ordine sulla scrivania del canonista.<\/p>\n<p>c) <em>Amoris Laetitia e il nuovo orizzonte di soluzioni<\/em><\/p>\n<p>Il grande merito di Amoris Laetitia \u00e8 di aver preso coscienza, in modo limpido, della presenza, nel corpo ecclesiale, di coppie la cui storia matrimoniale \u00e8 fallita e non pu\u00f2 essere ricostruita mediante il ricorso alla &#8220;nullit\u00e0 originaria&#8221; del vincolo. L&#8217;autore del testo da cui ho preso le mosse, ossia E. Tupputi, non a caso muove la sua indagine dal n. 84 di Familiaris Consortio, in cui Giovanni Paolo II parla della situazione canonica dei fedeli divorziati risposati che \u00absono soggettivamente\u00a0<em>certi in coscienza<\/em>\u00a0che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido\u00bb.<\/p>\n<p>Questa rappresentazione, che di per s\u00e9 resta sempre possibile, diventa una sorta di &#8220;strettoia&#8221; o di &#8220;imbuto&#8221; se pretende di assicurare, come via principale, una possibile soluzione ad ogni crisi matrimoniale. L&#8217;idea che il matrimonio &#8220;mai sia stato valido&#8221; \u00e8 la pretesa estrema e spesso la forzatura procedurale che orienta la ricostruzione della storia dei soggetti ad una logica distorta. Questo deve essere apertamente dichiarato: qui o si cambiano le categorie di interpretazione della storia dei soggetti o si resta vittime del sistema di cui si \u00e8 perso il controllo. Onorare le storia dei soggetti significa predisporre categorie nuove e procedure diverse da quella della &#8220;riconoscibile nullit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>d)<em> La prospettiva non pi\u00f9 tridentina<\/em><\/p>\n<p>Il punto-chiave della novit\u00e0 sta nel superamento della &#8220;autosufficienza&#8221; dell&#8217;ordinamento guridico ecclesiale. Inaugurato all&#8217;alba delle modernit\u00e0 da\u00a0<em>Tametsi<\/em> e poi consolidato, in tutt&#8217;altro mondo, dal Codice del 1917, questa opzione, storicamente contingente, non \u00e8 stata veramente superata dalla versione &#8220;post-conciliare&#8221; del Codice (1983), ma solo dalle parole chiare con cui AL apre uno spazio ulteriore alla pastorale matrimoniale rispetto allo spazio giuridico. Questo \u00e8 il punto su cui gli sviluppi successivi ad AL devono necessariamente lavorare. Ossia superata la &#8220;meschina&#8221; pretesa (AL 304) di identificare la volont\u00e0 di Dio con la legge oggettiva, sorge per la Chiesa il dovere e il potere di\u00a0 operare in un contesto in cui giuridicamente si riconoscano &#8220;altri ordinamenti&#8221; (naturali e civili) diversi la quelli ecclesiali e nei quali si realizza, parzialmente ma efficacemente, la vita cristiana. Solo questo permetterr\u00e0 di riconoscere che ci siano &#8220;fallimenti matrimoniali&#8221;, frutto di storie e di coscienze, e non semplicemente di &#8220;nullit\u00e0 originarie non ancora riconosciute&#8221;. E&#8217; ovvio che uscire dalla soluzione tridentina non \u00e8 affatto facile, n\u00e9 sul piano liturgico n\u00e9 sul piano pastorale. Ma il Concilio Vaticano II ci ha indicato con chiarezza una via sulla quale procedere, con pazienza ma anche con audacia. Riconoscere che oggi ci sono famiglie, la cui logica giuridica non \u00e8 controllata dalla Chiesa, ma che realizzano forme del bene di carattere primario, impone l&#8217;abbandono di &#8220;regolamenti autoreferenziali&#8221; e la elaborazioni di forme nuove (procedurali e sostanziali) di riconoscimento del bene relazionale. Questo passa necessariamente non attraverso la messa tra parentesi dell&#8217;aspetto giuridico, ma mediante l&#8217;esercizio di una profezia anche da parte del diritto canonico nel configurare una presenza ecclesiale non pi\u00f9 compresa come un ordinamento giuridico autosufficiente. Questa sfida \u00e8 sicuramente molto pi\u00f9 profonda e importante del conflitto con i nostalgici della liturgia di Pio V. E la nostalgia del\u00a0<em>Tametsi<\/em>\u00a0&#8211; di una competenza totalizzante della Chiesa, che non sa pi\u00f9 distinguere tra logiche naturali, logiche civili e logiche ecclesiali &#8211; appare molto pi\u00f9 insidiosa e paralizzante dell&#8217;attaccamento a liturgie che il Concilio Vaticano II ha voluto esplicitamente superare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vorrei che le discussioni e le necessarie polemiche intorno al &#8220;rito tridentino&#8221; fossero solo un diversivo, per concentrare la attenzione su un solo punto critico della vita ecclesiale e distrarre cos\u00ec da aspetti altrettanto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18169"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18169"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18169\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18171,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18169\/revisions\/18171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}