{"id":18157,"date":"2022-11-03T18:31:07","date_gmt":"2022-11-03T17:31:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18157"},"modified":"2022-11-03T18:40:53","modified_gmt":"2022-11-03T17:40:53","slug":"la-coesistenza-pacifica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-coesistenza-pacifica\/","title":{"rendered":"La coesistenza pacifica"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSe l\u2019inflazione perdura, investite in una mucca. Non solo manterr\u00e0 il suo valore, contrariamente al vostro conto corrente, ma pu\u00f2 offrire rendimenti interessanti riproducendosi. <em>The Economist<\/em> informa che la societ\u00e0 Nhaka Life Assurance, dello Zimbabwe, ha ideato questo collocamento finanziario per combattere l\u2019inflazione. Tanto alta che gli investimenti non possono essere espressi in valuta locale, in breve perderebbero ogni valore. I risparmiatori investono perci\u00f2 in \u2018parti di vacca\u2019, allevata a qualche decina di chilometri dalla capitale. Con l\u2019inflazione ora principale minaccia per l\u2019economia mondiale, lo Zimbabwe \u00e8 un paese ricco di insegnamenti. Anche la situazione economica \u00e8 singolare e rammenta che, nelle nazioni in via di sviluppo, l\u2019inflazione pu\u00f2 rapidamente condurre alla catastrofe sociale e umanitaria. Nello Zimbabwe la discesa agli inferi \u00e8 stata rapida. Nell\u2019estate 2008, incisa maledetta nella memoria, i prezzi raddoppiavano ogni ventiquattro ore\u00bb. \u00abL\u2019inflazione ha ridotto la speranza di vita di dodici anni e fatto migliaia di morti a causa della fame, degli ospedali chiusi e della penuria di medicinali, senza parlare dell\u2019esplosione della povert\u00e0\u00bb. \u00abCerto, i paesi in via di sviluppo non sono a questo punto. Ma sono pi\u00f9 fragili che mai per l\u2019ascesa frenetica dei tassi di interesse americani, uscita dei capitali e deprezzamento della moneta\u00bb [Julien Boisseau, \u00abL\u2019inflation, la vache et les taux d\u2019int\u00e9r\u00eat am\u00e9ricains\u00bb, [<em>Le Monde<\/em>, 29\/10\/22, p. 32].<br \/>\n\u00abGli \u2018affari\u2019 non sono un raffreddore della democrazia che distrae dall\u2019essenziale, avverte Fabrice Arfi, \u201cma alimentano una fatica morale che apre la via al peggio: l\u2019estrema destra tradizionalmente forte solo delle debolezze altrui\u201d\u00bb. \u00abSorvoliamo in questo piccolo libro sui tic di scrittura inclusiva, \u201cmagistrato-i specializzato-i\u201d e \u201cabbandonato-i\u201d, per riflettere sulle promesse di Emmanuel Macron nel marzo 2017: \u201cLa giustizia \u00e8 il cuore del nostro progetto perch\u00e9 l\u2019indecenza, i privilegi sono durati troppo a lungo e noi vogliamo regole uguali per tutti. Quale che sia il loro stato, vogliamo dirigenti responsabili, esemplari e che rendano conto\u201d\u00bb [Franck Johann\u00e8s, <em>D\u00c9BOIRES JUDICIAIRES AU SOMMET<\/em>, recensione a Fabrice Arfi, <em>Pas tir\u00e9s d\u2019affaires<\/em>, Seuil 2022, ivi].<br \/>\n\u00abDa inizio anno, specie nelle ultime settimane, la Repubblica Democratica di Corea ha lanciato un numero record di missili, scalata di provocazioni simile a quella prima dell\u2019esperimento nucleare di cinque anni fa\u00bb. \u00ab\u201cNon potrebbe esserci situazione migliore per Pyongyang\u201d, dice Lee Sangsoo, Institute for Security and Development Policy di Stoccolma, intervistato da Le Monde. \u201cCina e Russia la sostengono perch\u00e9 aumenta il suo valore strategico a fronte degli Stati Uniti\u201d. Due volte, a maggio e ottobre, Mosca e Pechino hanno posto il veto a nuove sanzioni contro la RDC per i lanci missilistici, \u201cgiustificati\u201d ai loro occhi dagli atti ostili degli Stati Uniti\u00bb. \u00abIl sostegno verbale, ma non militare, di Cina e Russia ha rafforzato nei dirigenti nordcoreani la convinzione di poter contare solo su se stessi\u00bb. \u00abPotenza nucleare non riconosciuta come tale, e tuttavia reale dopo l\u2019esperimento del 2017, la RDC perfeziona l\u2019arsenale\u00bb. \u00abIl regime di Pyongyang \u00e8 tanto pi\u00f9 incoraggiato a un nuovo esperimento nucleare perch\u00e9 sa che, dietro cori di condanne, posture diplomatiche e avvertimenti, le opzioni degli avversari sono limitate\u00bb. \u00abLa strategia di denuclearizzazione della Corea del Nord \u00e8 fallita. I leader di tutto il mondo ne sono consapevoli, ma nessuno osa riconoscerlo. Il solo negoziato possibile, asseriscono Lee Sangsoo e Andre\u00ef Lankov dell\u2019universit\u00e0 Kookmin a Seul, pu\u00f2 riguardare un accordo per il controllo degli armamenti che equivale a accettare l\u2019esistenza di una nuova potenza nucleare. Riconoscimento che minerebbe una volta di pi\u00f9 (dopo i precedenti indiano e pakistano \u2013 e israeliano, su cui Washington chiude gli occhi) la dottrina di non proliferazione. Inaccettabile per Stati Uniti e loro alleati che vi vedrebbero un incoraggiamento per paesi come l\u2019Iran aspiranti a dotarsi dell\u2019arma nucleare\u00bb [Philippe Pons, \u00abD\u00e9nucl\u00e9ariser la Cor\u00e9e du Nord, un objectif irr\u00e9aliste\u00bb, ivi].<br \/>\nFondamenta del mondo \u00e8 tuttora la coesistenza pacifica.<br \/>\n<em><strong>La coesistenza pacifica<\/strong><\/em><em>. Illusioni politiche e realt\u00e0 economiche<\/em> [tr.it. Einaudi 1961] di Fran\u00e7ois Perroux, sessant\u2019anni fa richiamava la nostra attenzione su \u00abcoesistenza ostile e avvento dei poteri mondiali\u00bb. \u00abSotto la parvenza del realismo, si abbozzano e prospettano opinioni incoerenti, di carattere emotivo, su avvenimenti che vengono isolati dal loro contesto storico e staccati dalle loro premesse e conseguenze\u00bb. \u00abUno di essi \u00e8 la minaccia che incombe sulla specie. Non dipende dalla prossima guerra ma da uno stato presente\u00bb: l\u2019energia atomica. \u00abLa sopravvivenza della specie dipende di conseguenza da un accordo tacito o esplicito, o da un atto autorevole di portata universale\u00bb, perch\u00e9 \u00abgli uomini, nel loro complesso, non si sono ancora mostrati capaci di nutrirsi, curarsi e ottenere i servizi e il capitale, di cui si avvantaggia un piccolo numero di popoli e di classi\u00bb. \u00abImmediatamente e in superficie, la coesistenza ostile ostacola l\u2019instaurazione di un potere mondiale. Essa aggrava e approfondisce i pericoli che, a un certo momento, lo renderanno necessario. Cambia rivoluzionariamente l\u2019atmosfera, comincia a insegnare ai popoli relativamente privilegiati come sia vano dare tanto peso alle questioni di denaro, allorch\u00e9 le condizioni elementari della vita di tutti gli uomini meriterebbero d\u2019essere considerate seriamente\u00bb. \u00abNel grande conflitto, le nazioni e le loro coalizioni si costringono reciprocamente a rispondere con i fatti a queste domande: in nome di che cosa accettate di essere governati? In nome di che cosa governate?\u00bb [pp. 475-6].<br \/>\nAllora come ora, \u00abi grandi cartelli petroliferi si trovano con i loro rispettivi stati in una tale simbiosi, che \u00e8 opportuno considerarli come monopoli misti: contemporaneamente pubblici e privati\u00bb. \u00abNon esiste un\u2019alta autorit\u00e0 mondiale del petrolio, sia pure dotata delle precarie e fittizie garanzie della CECA\u00bb, la Comunit\u00e0 Economica del Carbone e dell\u2019Acciaio istituita a Parigi nel 1951, seme dell\u2019UE. \u00abSiccome le nazioni, da sempre inegualmente provviste di energie, materie prime, prodotti alimentari, hanno ancor oggi una ineguale capacit\u00e0 d\u2019usare armi decisive, molti dei poteri cosiddetti nazionali hanno, da gran tempo, cessato di presentare tale carattere\u00bb. \u00abI nazionalismi si moltiplicano ma diminuisce il numero delle nazioni degne di questo nome\u00bb mentre \u00able autorit\u00e0 costituite, anche le pi\u00f9 importanti per estensione e competenza, non sono affatto mondiali\u00bb [pp. 477-8].<br \/>\n\u00abL\u2019ONU \u00e8 come ogni istituzione una specie di armistizio a contenuto intercambiabile, di cui bisogna salvaguardare tutte le possibilit\u00e0 di successo nei conflitti tra i grandi gruppi umani interessati\u00bb. \u00abSe alla tragica contrapposizione tra poteri effettivi e poteri legittimabili non vi fosse altra soluzione che la guerra, l\u2019economista pienamente consapevole dei propri intendimenti e dei mezzi che gli offre la sua specifica competenza, non avrebbe pi\u00f9 nulla da dire; preconizzando o accettando la distruzione degli esseri e delle cose utili egli cadrebbe in intima contraddizione. Il suo compito \u00e8 di cooperare, sul proprio piano ed entro i propri limiti, alla conservazione della specie e al pieno sviluppo, in ciascuno, delle forze della vita. Oggi egli fa questo dicendo in qual modo, al di l\u00e0 delle alienazioni e delle mistificazioni del denaro e della ricchezza, si pu\u00f2 definire e preparare l\u2019impiego migliore e pi\u00f9 completo delle risorse materiali e umane. Tuttavia tale impiego pu\u00f2 essere organizzato solamente su scala mondiale e mediante l\u2019instaurazione d\u2019una autorit\u00e0 politica che esprima la societ\u00e0 politica mondiale e si delinei nello stesso processo della coesistenza ostile\u00bb [pp. 479-80].<br \/>\n\u00abIl mondo va incontro a mutamenti irreversibili nel periodo lungo o lunghissimo [\u2026] provocati dai progressi tecnici dei trasporti, delle produzioni e delle informazioni, dalla memoria collettiva delle societ\u00e0 umane e dal perfezionamento dei suoi strumenti, dalla costruzione d\u2019un tempo economico pi\u00f9 esteso di quanto non lo siano previsione, progetti e piani delle attivit\u00e0 economiche. Siamo nell\u2019epoca in cui il potere di coordinamento e di arbitrato che si esercita in una nazione o, sotto forme pi\u00f9 duttili, nelle istituzioni e negli accordi internazionali, diviene necessario su scala mondiale\u00bb. Ormai \u00abla nazione \u00e8 impotente a provvedere alla propria sicurezza\u00bb, \u00abnessuna delle grandi coalizioni pu\u00f2 procurare ai paesi sottosviluppati i mezzi di cui ha bisogno\u00bb e \u00able grandi potenze adottano tutte la migliore soluzione di ripiego\u00bb perch\u00e9 ogni \u00abpaese-centro risponde tenendo conto dei limiti ch\u2019esso stesso desidera allo scopo di mantenere la propria posizione di paese-centro\u00bb [pp. 480-1].<br \/>\nA tutto ci\u00f2 si contrappone \u00abla realt\u00e0 delle regioni transnazionali\u00bb, \u00abcelata dagli sforzi brutali e disperati degli stati nazionalisti e imperialisti, i quali tendono a conservare la quasi propriet\u00e0 delle loro risorse e dei loro mercati, a beneficio delle loro popolazioni\u00bb [p. 482].<br \/>\nMa \u00abuna linea di frontiera (cos\u00ec come \u00e8 indicata convenzionalmente su una carta geografica), non appena viene studiata sul terreno risulta essere una zona e non pi\u00f9 una semplice linea.  Una linea di confine separa due giurisdizioni; ma, sia nel caso che le due comunit\u00e0, divise l\u2019una dall\u2019altra, siano sostanzialmente simili tra loro, come la Francia e l\u2019Italia, sia nel caso in cui fra l\u2019una e l\u2019altra esistano notevoli disuguaglianze, come fra l\u2019India e il Tibet, il punto di massima differenziazione dev\u2019essere ricercato vicino al centro di gravit\u00e0 di entrambi i paesi e non lungo la frontiera dove essi si uniscono. Una popolazione di frontiera \u00e8 una popolazione marginale. Per fare un esempio facilmente comprensibile, l\u00e0 dove l\u2019esistenza di un confine \u00e8 messa fortemente in rilievo da tariffe doganali che colpiscono esportazioni e importazioni, \u00e8 normale che molta gente \u2013 al di qua e al di l\u00e0 della frontiera \u2013 si dedichi al contrabbando. La lealt\u00e0 politica di un abitante della zona di frontiera nei confronti del proprio paese viene, in tal modo, profondamente modificata dall\u2019interesse individuale, che lo spinge a intrattenere rapporti illegali con gli stranieri abitanti al di l\u00e0 del confine\u00bb. \u00abNon \u00e8 da stupire, allora, se l\u2019ambivalenza e l\u2019equivocit\u00e0 dei popoli di frontiera costituiscono spesso un fenomeno di notevole importanza storica\u00bb [Owen Lattimore, <em>La frontiera<\/em>, tr.it. Einaudi 1970, p. 406].<br \/>\nL\u2019UE, per dire, dopo secoli di guerre di sterminio e confini in movimento per nazionalismi ora senza pi\u00f9 nazione n\u00e9 ragione, tantomeno economica perch\u00e9 l\u2019economia si vede ma non si situa, \u00e8 un sistema di relazioni osteggiato da gruppi di potere autoreferenziali, come accade oggi nella crisi del gas con la distruzione del Nord Stream 2, la correlata speculazione selvaggia e globale sul prezzo del gas e a cascata su tutto ovunque. L\u2019economia vive solo nella democrazia, nel libero e giuridicamente regolato confronto di intenzioni e interessi, anche ma non solo materiali, che insieme costruiscono un bene condiviso e, nella durata, il bene comune anche economico della cittadinanza.<br \/>\nCittadini, \u00abnon spettatori: attori. Le loro particolari situazioni mettono uno schermo tra il dramma ch\u2019essi vivono e il ruolo che credono di recitare. Si crede di morire per la Patria e si muore per gli Industriali. Si crede di morire per la Libert\u00e0 delle Persone e si muore per quella dei Dividendi. Si crede di morire per il Proletariato e si muore per la sua Burocrazia. Si crede di morire per una nazione e si muore per dei banditi che la imbavagliano. Si crede\u2026 ma come si fa a credere in mezzo a un\u2019ombra cos\u00ec fitta? Credere, morire\u2026 quando si tratta d\u2019imparare a vivere?\u00bb [Perroux, cit., p. 490].<br \/>\nNell\u2019UE impariamo a vivere e, dopo il fallimento neoliberista, \u00abla nuova fase della globalizzazione sar\u00e0 probabilmente selettiva: un\u2019integrazione per blocchi di Paesi legati da affinit\u00e0 elettive di tipo non solo economico, ma anche politico e sociale\u00bb [Gianmarco Ottaviano, <em>Riglobalizzazione<\/em>, Egea 2022, cit. in Paolo Bricco, \u00abLa globalizzazione va capita bene e reinterpretata\u00bb, <em>Il Sole 24Ore Domenica<\/em>, 09\/10\/92, p. II]. Nella crisi ambientale da noi stessi provocata siamo gi\u00e0 tutti cittadini del mondo, che sempre pi\u00f9 numerosi migrano in cerca di salvezza e dignit\u00e0, mentre tutti abbiamo interesse a agire come tali perch\u00e9, \u00abprima che i mutamenti nelle istituzioni e nelle strutture mentali abbiano liberato le societ\u00e0 industriali dal loro dogmatismo, pu\u00f2 accadere l\u2019irreparabile\u00bb [Perroux, cit., p. 495]. \u00abSull\u2019orlo dei pericoli estremi, comprendiamo meglio che ogni mattino \u00e8, per l\u2019uomo, quello d\u2019un primo giorno di creazione\u00bb [p. 18].<br \/>\n\u00abTutto sta a immaginare nuovi mezzi \u2013 fiscali, parlamentari, giudiziari \u2013 per esercitare un minimo di controllo sugli apprendisti padroni del mondo\u00bb [Philippe Bernard, \u00abDes milliardaires \u00e0 la t\u00eate du monde\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 30-31\/09\/22, online]. In UE stiamo faticosamente imparando che l\u2019economia \u00e8 fatta di interazioni pensate, discusse, concordate e realizzate, mentre \u00abcomprendere il mondo, oggi, significa comprendere la Russia. Un modo inusuale, ma efficace, per farlo \u00e8 attraverso i suoi criminali. Perch\u00e9 il regime russo \u00e8 il culmine di una transizione al mercato e alla democrazia profondamente viziata dal furto generalizzato, dalla repressione del dissenso e dall\u2019alleanza tra criminalit\u00e0 e politica\u00bb [Federico Varese, <em>La Russia in quattro criminali<\/em>, Einaudi 2022, prima di copertina]. Nel laboratorio Italia, \u00ab\u00e8 la capacit\u00e0 di cui ha dato prova la signora Meloni di essere il paradossale veicolo di una continuit\u00e0 con un sistema ancor ieri combattuto, ben pi\u00f9 che la sua figliazione con la realt\u00e0 polimorfa che fu il fascismo, a esigere ora ogni attenzione. Perch\u00e9 \u00e8 ci\u00f2 che le lascia le mani libere sui temi identitari e conservatori, i soli sui quali dispone di uno stretto margine di manovra politica\u00bb [Allan Kaval, \u00abGorgia Meloni et l\u2019h\u00e9ritage en trompe-l\u2019\u0153il du fascisme\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 01-02\/11\/22, online].<\/p>\n<p>ALLEGATO<br \/>\n<strong>In cambio, insieme<\/strong><br \/>\nGiuseppe Gario<br \/>\nMilano, 8 marzo 2015<\/p>\n<p>La burrasca della crisi rimescola le acque e riporta a galla anche il nazionalismo, con volti diversi.<\/p>\n<p>Uno \u00e8 il nazionalismo superato dalle donne trentine deportate in Austria nel 1915 all\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia, annuncio dei lager della seconda guerra mondiale e dei campi profughi oggi. Tre di loro hanno scritto pensieri e esperienze, riversati da Elena Marino in forma drammatica e teatrale col titolo <em>Voci nella tempesta<\/em> e la Compagnia Teatrincorso. \u00abSiamo austriaci come voi, anche se parliamo italiano\u00bb dice una di loro. Appartenere alla stessa comunit\u00e0 pur parlando lingue diverse, \u00e8 il fondamento dell\u2019Unione Europea, erede della \u00abguerra nella guerra\u00bb combattuta allora dalle donne trentine \u00absu molti pi\u00f9 fronti: per la giustizia e la verit\u00e0, prime vittime belliche, per il senso d\u2019umanit\u00e0, per la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano in quanto tale\u00bb (<em>www.teatrincorso.it<\/em>). Il successo del debutto a Bolzano il 21 febbraio 2015 \u00e8 stato preceduto da un seminario di presentazione che aveva tra il pubblico il figlio di una donna deportata, giunto a tarda et\u00e0 anche perch\u00e9  nel 1943 a Cefalonia gli risparmi\u00f2 la vita un compaesano di lingua tedesca.<br \/>\nSul fatto che in Europa le lingue uniscano pi\u00f9 che dividere \u00abil linguista francese Antoine Meillet, vissuto tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e i primi decenni del Novecento, ha scritto una pagina molto illuminante a proposito del vocabolario, quello della cultura quotidiana ma anche quello intellettuale, sostenendo che \u201ca dispetto dei nazionalismi miopi, in realt\u00e0 un\u2019analisi spassionata del lessico delle lingue europee dimostra che vi \u00e8 un fondo comune molto superiore alle differenze\u00bb. Lo ricorda Tullio De Mauro, e accenna alle reti di condivisioni che l\u2019hanno formato, dalla diffusione e adozione dell\u2019alfabeto greco \u00ab(di origine fenicia, come la ninfa Europa)\u00bb agli \u00ab\u201dastratti\u201d ideali delle grandi comuni utopie, le parole e i testi in cui si sono concretate, l\u2019Utopia appunto di Tommaso Moro, le parole della Rivoluzione francese, libert\u00e9, \u00e9galit\u00e9, fraternit\u00e9, il Manifesto per eccellenza; il regime parlamentare\u00bb [<em>In Europa son gi\u00e0 103. Troppe lingue per una democrazia?<\/em>, Laterza, 2014, pp. 60 e 13-14].<\/p>\n<p>L\u2019altro \u00e8 il nazionalismo riesumato da Putin dopo il tritacarne neoliberista del mercato istituzione assoluta, padrone della politica, religione e societ\u00e0: primo esperimento europeo di shock economy, di neoliberismo imposto in pochi mesi nel momentaneo vuoto politico, sociale e economico dovuto a un disastro (nel caso, un colpo di stato). Quando subentrano delusione e rabbia contro le crescenti ingiustizie e miserie neoliberali, il nazionalismo \u00e8 la reazione pi\u00f9 ovvia, basta un leader capace di fare leva su delusione e rabbia, cerino che d\u00e0 fuoco alle polveri.<br \/>\nAl volto di Putin sono associati, anche tramite le tesorerie di partito, quelli di Marine Le Pen e altri leader cosiddetti populisti in un\u2019Europa appunto accusata di fare solo gli interessi dei potenti. Hanno i tratti fascisti della paura del futuro di parte dei ceti popolari e medi, all\u2019istintiva ricerca di capri espiatori da espropriare. Cos\u00ec in Europa \u00e8 tornata la guerra tra Stati, non pi\u00f9 \u2018umanitaria\u2019 come nell\u2019ex Jugoslavia.<br \/>\nGuerra rivelatrice. Il premier inglese Cameron \u00e8 criticato dall\u2019ex vice-comandante supremo NATO generale Richard Shirref, per l\u2019inazione che lo rende \u00abinsignificante in politica estera\u00bb; e da Rory Stuart, presidente conservatore della commissione difesa dei Comuni, per una lotta contro lo Stato islamico di \u00abimpressionante modestia\u00bb [<em>Le Monde<\/em>, 24\/02\/2015, p. 14]. Il  20 febbraio la Camera dei Lord britannica, in un rapporto sulla Russia, individua \u00abuna forte componente di sonnambulismo\u00bb dell\u2019UE nella crisi ucraina. Dopo aver commesso \u00aberrori catastrofici\u00bb, gli Stati membri sono stati \u00abpresi alla sprovvista\u00bb dal Cremlino e in un anno la crisi \u00e8 divenuta la pi\u00f9 grave dalla guerra fredda. Il riferimento \u00e8 al libro <em>Cos\u00ec l\u2019Europa dei sonnambuli arriv\u00f2 alla grande guerra<\/em>, dello storico Christopher Clark: oggi come allora i governi nazionali non sanno capire la situazione n\u00e9 prendere la giuste decisioni, e Pierre Vimont, segretario generale del servizio diplomatico europeo, conferma ai Lord di essere \u00abmolto impressionato dalla competenza\u00bb sulla Russia del servizio diplomatico UE anche in confronto alla diplomazia francese [p. 2].<\/p>\n<p>L\u2019UE non ha governo, pur disponendo di un parlamento e di un competente servizio diplomatico. A (non) decidere sono i governi nazionali, impotenti in un mondo interdipendente e interattivo sul piano economico, culturale e tecnologico, ma sul piano politico un puzzle di Stati quasi tutti troppo piccoli e inadeguati per governare gli eventi, o anche solo capirli. Incubatore del nazionalismo autodistruttivo \u00e8 proprio la finzione giuridica di sovranit\u00e0 in capo a Stati che non l\u2019hanno pi\u00f9, come Hans Kelsen scrisse gi\u00e0 nel 1920.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di dare all\u2019Europa un governo effettivo \u00e8 confermata dal ruolo assunto dalla Banca Centrale Europea \u00abda quando, esplosa la crisi, si \u00e8 trovata sola di fronte a governi incapaci di intendersi sulle misure urgenti da adottare in un\u2019area euro istituzionalmente incompleta\u00bb. \u00abOrmai c\u2019\u00e8 consenso tra i membri della BCE: tutti valutano che sia stata l\u2019inefficacia degli Stati e della Commissione a spingerli all\u2019azione, e ora basta\u00bb. Come dice lo stesso Draghi, \u00e8 ora necessario un migliore coordinamento delle politiche di bilancio: \u00abin altre parole, mirare pi\u00f9 alto dall\u2019austerit\u00e0 e puntare sulla cooperazione di bilancio e politica\u00bb. In chiaro, puntare su un governo europeo [<em>Le Monde \u00c9conomie&amp;Entreprise<\/em>, 06\/03\/2015, p. 2]. Diplomazia UE e BCE sono competenti, ma senza un vero governo europeo, con scarsi risultati.<\/p>\n<p>Ai conservatori e laburisti inglesi in crisi per l\u2019avanzata dei nazionalisti dell\u2019UKIP, <em>The Economist<\/em> spiega che \u00abdevono essere onesti, dicendo francamente agli elettori che le forze del cambiamento tecnologico e della globalizzazione sono inarrestabili e ineludibili \u2013 e anni di difficili riforme ci attendono\u00bb [21-27\/2\/2015, p. 11]. Vero, ma non basta. \u00c8 necessario un processo politico che unisca il mondo nel garantire i diritti umani, \u00abper la giustizia e la verit\u00e0, per il senso d\u2019umanit\u00e0, per la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano in quanto tale\u00bb, come ci dicono le voci nella tempesta giunte fino a noi. Purtroppo, per ora abbiamo solo un dinamismo fine a se stesso, energia distruttiva fuori controllo.<br \/>\n\u00abSarebbe temerario il predire per quali vie dirette e indirette la tendenza all\u2019unificazione del globo, che ogni giorno si fa pi\u00f9 piccolo, potrebbe raggiungere la sua meta: soltanto \u00e8 certo che non vi rinuncer\u00e0, dovesse pure avvenire questa cosa miracolosa: che l\u2019umanit\u00e0 dappertutto nello stesso tempo sperimentasse un cambiamento del modo di pensare e abbandonasse il cammino della lotta per il potere, sul quale essa, sferzata dallo scatenato demone della volont\u00e0 di vivere, avanza furiosamente nonostante l\u2019orrore da cui nel fare ci\u00f2 viene agitata\u00bb. Lo ha scritto nel 1948 lo storico tedesco Ludwig Dehio [<em>Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna<\/em>, trad. it. Il Mulino 1988, p. 242]. \u00c8 cronaca di oggi.<\/p>\n<p>Ormai le banche globali, matrici della crisi, sono anch\u2019esse in crisi: \u00absecondo gli standard normali, sono conglomerati inefficienti che stentano a usare bene le loro risorse\u00bb e \u00abse non cambiano meritano di divenire solo un altro fallimento della finanza\u00bb. Questo avviso di fine bolla si unisce al promemoria sulla guerra nucleare: \u00abSei anni fa Obama ha giustamente ammonito il mondo da ogni autocompiacimento sulle armi nucleari. La consapevolezza che un giorno, anche accidentalmente, una o pi\u00f9 armi nucleari possono essere usate \u00e8 motivo per lavorare duramente a evitarlo. La cosa migliore \u00e8 cercare i modi per restaurare una effettiva deterrenza, impedire la proliferazione e tornare alla caparbia fatica di negoziati sul controllo degli armamenti tra le potenze nucleari pi\u00f9 importanti\u00bb [<em>The Economist<\/em>, 07-13\/03\/2015, p. 10 e p. 20].<\/p>\n<p>Alle donne trentine e a quelle che ridanno loro voce siamo perci\u00f2 grati perch\u00e9 condividono con noi la coscienza dei rischi mortali del nazionalismo, grazie al teatro dove, al di l\u00e0 del dare e avere, in cambio della nostra partecipazione insieme acquisiamo una umanit\u00e0 che da soli non possiamo avere, n\u00e9 tanto meno comprare. Ed \u00e8 sempre pi\u00f9 preziosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSe l\u2019inflazione perdura, investite in una mucca. Non solo manterr\u00e0 il suo valore, contrariamente al vostro conto corrente, ma pu\u00f2 offrire rendimenti interessanti riproducendosi. The Economist informa che la societ\u00e0 Nhaka Life Assurance, dello Zimbabwe,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18157"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18157"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18164,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18157\/revisions\/18164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}