{"id":18150,"date":"2022-10-26T12:19:00","date_gmt":"2022-10-26T10:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18150"},"modified":"2022-10-27T09:50:42","modified_gmt":"2022-10-27T07:50:42","slug":"il-corpo-e-la-politica-un-saggio-attualissimo-su-paura-e-affidamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-corpo-e-la-politica-un-saggio-attualissimo-su-paura-e-affidamento\/","title":{"rendered":"Il corpo e la politica: un saggio attualissimo su paura e affidamento"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/spool\/i__id13682_mw600__1x.jpg\" \/><\/p>\n<p>Appena pubblicato da Mimesis (Milano), il saggio di Luca Licitra e Antonio Sichera\u00a0<em>Ritornare ai corpi. La politica tra paura e affidamento<\/em> affronta una questione decisiva per il nostro tempo. Per questo merita una recensione accurata. E&#8217; evidente come il volume, che ha un respiro storico profondo, si alimenti tuttavia di due questioni fondamentali della attualit\u00e0: la politica dei corpi durante la pandemia e di fronte alla guerra. Queste due novit\u00e0, che hanno sconvolto la vita europea e mondiale negli ultimi due anni, chiedono una risposta che attinga ad una coscienza millenaria, che \u00e8 il caso di ricostruire sinteticamente, come fa il volume nel suo impianto fondamentale. La cultura greca non ha una cultura &#8220;organica&#8221; del corpo: esso appare in due contesti diversi e tra loro in tensione. Da un lato il corpo \u00e8 il soggetto della guerra, nella quale trionfa o perisce. D&#8217;altra parte il corpo \u00e8 disturbo di una politica che pensa la &#8220;polis&#8221; in relazione all&#8217;anima, non al corpo. Se il &#8220;soma&#8221; greco deve essere dominato da anima e intelletto, nel mondo latino, e poi in quella cristiano, \u00e8 il &#8220;corpus&#8221; la immagine pi\u00f9 alta della comunit\u00e0 politica e della comunit\u00e0 ecclesiale. Essere e fare &#8220;corpo&#8221; diventa l&#8217;immaginario per eccellenza della comunit\u00e0 politica bene organizzata. L&#8217;apologo di Menenio Agrippa e il cap. 12 della Prima lettera ai Corinzi saranno i testi matrice di una lunghissima stagione, per la quale il &#8220;con-essere&#8221; \u00e8 originario e il conflitto non appartiene al fondamento, bens\u00ec alla crisi della umanit\u00e0. Il mondo moderno si apre con la diversa lettura che Th. Hobbes propone del corpo.\u00a0 Anticipato dalla\u00a0<em>Magna Charta Libertatum<\/em> (1215), in cui per la prima volta la inviolabilit\u00e0 del corpo del singolo assumeva un valore centrale, 400 anni dopo, con Hobbes il corpo diventa centrale per una visione politica nuova, che astrae dalla carne e dai sentimenti, dalle relazioni e dai legami, e pone il conflitto tra i corpi come orizzonte di un nuovo organicismo, basato sul &#8220;corpo fittizio&#8221; del\u00a0<em>Leviatano<\/em>. Senza dimenticare che il testo nasce nel contesto di una guerra civile in cui il re viene decapitato (1649), esso per la prima volta pensa allo Stato come &#8220;corpo fittizio&#8221;, come &#8220;dio mortale&#8221;, al quale per paura i singoli affidano la loro libert\u00e0. La radice di questa concezione \u00e8 quindi la paura di un soggetto privo di concretezza, ridotto ad alcune marche distintivee astratte (vita, propriet\u00e0, libert\u00e0) e privo di reciprocit\u00e0. Questa sar\u00e0 la via principe della concezione del corpo nel tempo moderno: lo Stato non solo \u00e8 un corpo, ma \u00e8 una macchina, \u00e8 &#8220;come un orologio&#8221;. Questa lettura non fonda soltato l&#8217;assolutismo monarchico, ma anche l&#8217;assolutismo rivoluzionario e il liberalismo successivo. Il corpo del sovrano si trasforma nel corpo del popolo, ma il procedimento di astrazione resta il medesimo. La sovranit\u00e0 e il &#8220;corpo sociale&#8221; sono sempre &#8220;assolute&#8221; e questo diventa il tema anche del tempo successivo, quando l&#8217;ordinamento giuridico diventa il cuore di questo modo di pensare il corpo. La domanda sul soggetto della sovranit\u00e0 riceve cos\u00ec una nuova risposta: non \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 il re, n\u00e9 il popolo, ma \u00e8 lo Stato in centro del potere. E&#8217; una persona giuridica, non una persona fisica, che ha il monopolio della forza. Questa impostazione astratta e di &#8220;tecnica sociale&#8221; trova nel pensiero di H. Kelsen il suo modello pi\u00f9 alto. Il corpo \u00e8 considerato solo formalmente, depurato di ogni &#8220;carne&#8221;. Questo modello &#8220;puro&#8221; corrisponde ad un rigoroso controllo disciplinare proprio degli aspetti non astratti del corpo (in primis della sua dimensione igienici). Agli antipodi del pensiero di Kelsen sta il pensiero di C. Schmitt, che rifiuta l&#8217;approccio &#8220;puro&#8221; e fonda il politico sulla contrapposizione tra &#8220;amico&#8221; e &#8220;nemico&#8221;. La posizione del 1932, pericolosamente prossima al regime nazista, subir\u00e0 nel 1963 una profonda revisione, uscendo dalla rischiosa assolutizzazione disumana del nemico. La astrazione moderna, comunque, inaugurata da Hobbes e dalle rivoluzioni, perfezionata dal pensiero puro di Kelsen trova il suo compimento nella &#8220;globalizzazione&#8221;, come massimo della riduzione del corpo, in un sistema di dispositivi di immagini e di istituzioni sempre pi\u00f9 astratte. La reazione alla astrazione, tuttavia, non pu\u00f2 consistere in un &#8220;tribalizzazione&#8221; della politica, con il rifiuto della globalizzazione mediante forme regressive di restaurazione della comunit\u00e0, della autorit\u00e0 e della paura. La paura della perdita della identi\u00e0 e del benessere pu\u00f2 indurre alla demonizzazione di soggetti marginali (ad es. i migranti) come capri espiatori di una questione ben pi\u00f9 ampia. La guerra di tutti contro tutti aveva generato, a met\u00e0 600, il pensiero hobbesiano. Oggi ci troviamo in una situazione simile, che non ha esiti scontati. Possiamo per\u00f2 guardare al precedente pi\u00f9 prossimo e pi\u00f9 autorevole nella storia italiana: ossia alla condizione di spaesamento successiva alla II guerra mondiale, che gener\u00f2 la Costituzione repubblicana. Da essa possiamo trovare nuove vie di uscita alla nostra attuale condizione. La Costituzione della Repubblica italiana \u00e8 frutto di un affidamento reciproco dei padri costituenti, impegnati a dare risposta seria e fondata alla paura post-bellica. Non procede per astrazioni, ma si fonda su una antropologia che assume come orizzonte la concretezza del soggetto &#8220;lavoratore&#8221;. La sovranit\u00e0 scaturisce dal popolo, pensato come insieme di corpi personali, qualificati da relazioni di lavoro, familiari e sociali. La Costituzione \u00e8 stata una esperienza di &#8220;reciproco affidamento&#8221;, in cui le reciproche paure di superano in una &#8220;mediazione di incontro&#8221;, che genera novit\u00e0. E&#8217; la convivenza di corpi intermedi il segreto della Costituzione italiana, che \u00e8 fondazione e limite di sovranit\u00e0. La soluzione non \u00e8 quella di un affidamento della massa al capo o della societ\u00e0 alla tecnica razionale, ma quella di un affidamento alla relazione reale tra gli uomini. Questa vicenda di quasi 80 anni fa, ha ancora da insegnarci molto oggi.<\/p>\n<p>Le pagine del volumetto si chiudono con una originale esegesi del testo biblico di Paolo, 2Cor 1,11, che usa il termine &#8220;persone&#8221; come &#8220;soggetti di cooperazione&#8221;, e che trovano nel &#8220;pregare&#8221; la loro pienezza. Da questo testo si diparte una lunga e ricca conclusione in cui a testi letterari e filosofici si intrecciano testi sacri e testimonianza toccanti. Il corpo dell&#8217;altro non \u00e8 mai riducibile al &#8220;nemico&#8221;. In questo oggi la consapevolezza \u00e8 acuita dalle forti esperienze della pandemia (con i suoi corpi sottratti e controllati) e della guerra (cos\u00ec prossima e cos\u00ec lacerante nel generale la indifferenza del corpo nemico): recuperare un pensiero che sappia attribuire ai corpi una dignit\u00e0 insuperabile e inaggirabile \u00e8 il compito. Essere &#8220;chiamati a rispondere&#8221; del corpo altrui: in questa intuizione finale della\u00a0<em>Casa in collina<\/em> di C. Pavese si manifesta, in fondo, il punto geometrale di quel rapporto col corpo, che Rilke ha definito &#8220;corpo primogenito&#8221; e che san Francesco ha chiamato &#8220;fratello corpo&#8221;. Questo ritorno profetico al corpo responsabile e ad una nozione non astratta di persona trova nella Costituzione e nella profezia i suoi fondamenti. Nel dibattito che provedibilmente occuper\u00e0 i prossimi mesi intorno alla Costituzione Italiana, questa lettura appare singolarmente pertinente e capace di sollecitare una riflessione di particolare valore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena pubblicato da Mimesis (Milano), il saggio di Luca Licitra e Antonio Sichera\u00a0Ritornare ai corpi. La politica tra paura e affidamento affronta una questione decisiva per il nostro tempo. 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