{"id":18137,"date":"2022-10-06T16:34:37","date_gmt":"2022-10-06T14:34:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18137"},"modified":"2022-10-06T16:34:37","modified_gmt":"2022-10-06T14:34:37","slug":"ideologie-e-scienza-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ideologie-e-scienza-economica\/","title":{"rendered":"Ideologie e scienza economica"},"content":{"rendered":"<p>\u00abDal 2000 il debito delle societ\u00e0 non finanziarie \u00e8 passato da 64% del Prodotto Interno Lordo a 81% in USA e da 73% a 110% in area euro. (In Gran Bretagna \u00e8 un modesto 68%, pi\u00f9 o meno come nel 2000, raro punto di sollievo per un\u2019economia altrimenti assediata). Insieme, le societ\u00e0 per azioni americane, britanniche e area euro ora devono ai creditori quasi 19 trilioni di dollari, e altri 17 trilioni le societ\u00e0 non quotate. Quanto traballa questa pila di debiti?\u00bb [\u00abA reckoning has begun for corporate debt monsters\u00bb, The Economist Today, 27\/09\/22, online].<br \/>\nIn <em>Capitalism, socialism, democracy<\/em>, nel 1942 Joseph Schumpeter defin\u00ec \u201cdistruzione creatrice\u201d il processo innovativo continuo della rivoluzione industriale nata in Europa poi mondiale con la crescente centralit\u00e0 dei poteri economico-finanziari. \u00abLa creazione della societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata \u00e8 stata un potente strumento [\u2026] per sbloccare guadagni economici nel settore privato, ma anche per limitare l\u2019influenza dell\u2019impresa e proteggere democrazia e istituzioni civiche dai suoi eccessi\u00bb [\u00abStakeholder capitalism poisons democracy, argues Vivek Ramaswamy\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 24\/9-3\/10\/22, online]. Abrogato nel 1999 dal Congresso repubblicano USA il Glass-Steagall Act, che dopo la \u201cgrande crisi\u201d del 1929 separ\u00f2 attivit\u00e0 bancaria ordinaria e investimento, le imprese hanno avuto mano libera. \u00abLe corporation possono aver sostenuto l\u2019innovazione nell\u2019ultimo secolo, migliorando la vita attraverso nuove tecnologie, scoperte mediche, progressi nei trasporti e simili. Ma negli ultimi quarant\u2019anni hanno esagerato. Hanno fatto pressioni per affossare lo stato sociale, costringendo un grande numero di persone a lottare ogni giorno per sopravvivere. Hanno fatto pressioni a favore della impunit\u00e0 in modo da alimentare il cambiamento climatico, inquinare l\u2019aria, intasare gli oceani con la plastica e distruggere le foreste e le specie (aumentando il rischio di pandemie mortali, tra le altre cose). Hanno combattuto la democrazia su ogni fronte e hanno favorito una nuova ondata di autoritarismo. E hanno fatto tutte queste cose perch\u00e9, istituzionalmente, \u00e8 quello che sono progettate per fare. Non \u00e8 una sorpresa che abbiano fatto quello che hanno fatto. La tragedia \u00e8 che glielo abbiamo permesso\u00bb [Joel Bakan, <em>Siamo qui per voi. Come ci governano le nuove corporation<\/em>, tr.it. Feltrinelli 2022, p. 157 \u2013 Bakan \u00e8 professore di diritto alla University of British Columbia].<br \/>\nSempre pi\u00f9 le imprese impongono i loro interessi a democrazia, istituzioni civiche, noi cittadini e alla terra che ci ospita e possiamo distruggere, ma non creare. All\u2019alba dell\u2019et\u00e0 moderna \u2013 la nostra \u2013 ci fu detto che ci sono pi\u00f9 cose tra cielo e terra di quante ne possiamo sognare nelle nostre filosofie. Nella crisi ambientale in anticipo sulle previsioni e nel mondo unito tecnologicamente ma via via pi\u00f9 frammentato in centri sempre pi\u00f9 ricchi e gigantesche periferie sempre pi\u00f9 misere, tra cielo e terra \u00e8 determinante il rapporto tra ideologie e scienza economica.<br \/>\n<em><strong>Ideologie e scienza economica<\/strong><\/em> [tr.it. Sansoni 1966] di Joan Robinson, che lo pubblic\u00f2 nel 1962 a Cambridge dove insegnava politica economica, conclude su \u00abLe regole del gioco\u00bb. \u00abNel pieno della confusione, c\u2019\u00e8 un solido, immutabile blocco di ideologia, talmente scontato per tutti noi che il pi\u00f9 delle volte neppure lo si rileva: il nazionalismo\u00bb [p. 185]. \u00abUn punto di vista genuinamente universalistico \u00e8 molto raro. Al massimo, possiamo arrivare a dire che in un mondo prospero noi viviamo meglio che in un mondo in miseria. La prosperit\u00e0 degli altri non \u00e8 desiderabile per amor loro, ma come contributo ai nostri agi; quando quella prosperit\u00e0 appare come una minaccia a questi ultimi, non \u00e8 desiderabile affatto. Questo sembra un modo di pensare cos\u00ec naturale, cos\u00ec giusto e appropriato, che non ci accorge neppure che \u00e8 comunque un modo particolare di pensare: \u00e8 un\u2019aria che abbiamo respirato dalla nascita, e non ne avvertiamo pi\u00f9 l\u2019odore\u00bb [p. 187].<br \/>\n\u00abGli enormi progressi fatti dalla produzione in regime di concorrenza internazionale ci hanno condotti alla paradossale situazione odierna. Mai prima le comunicazioni sono state cos\u00ec totali. Mai prima l\u2019opinione pubblica colta in ogni paese \u00e8 stata cos\u00ec consapevole del resto del mondo. Mai prima si \u00e8 trovato opportuno pensare alla povert\u00e0 come ad un problema mondiale: solo ora appare possibile, con l\u2019applicazione della scienza alla salute, al controllo delle nascite e alla produzione, sollevare l\u2019intera razza umana dalle sue peggiori miserie\u00bb [p. 189]. \u00abMa l\u2019inimicizia interna viene vinta proiettando all\u2019esterno gli istinti aggressivi. Molte cose che verrebbero considerate un male in patria si giustificano in nome dell\u2019interesse nazionale. Come dice il dottor Johnson, \u201cil patriottismo \u00e8 l\u2019estremo rifugio degli scellerati\u201d. Ancora una lunga strada ci resta da percorrere, perch\u00e9 la coscienza nazionale si evolva in modo tale da trasformare il patriottismo in desiderio di comportarsi rettamente\u00bb [p. 190]. \u00abLa rivoluzione keynesiana smascher\u00f2 il preteso internazionalismo delle dottrine del libero scambio, e aiut\u00f2 ad introdurre un internazionalismo autentico nel nostro modo di pensare. Gli accordi internazionali del dopoguerra, sebbene profondamente influenzati dagli ideali del libero scambio, contemplarono clausole di salvaguardia per paesi che avessero difficolt\u00e0 nella bilancia dei pagamenti e per le nazioni sottosviluppate; e permisero alla politica dell\u2019occupazione interna di avere la precedenza sugli obblighi internazionali\u00bb. \u00abSenza lo schermo della dottrina del laissez faire, il problema morale, su scala mondiale, ci guarda chiaramente in faccia\u00bb [p. 191]. Infatti.<br \/>\nServendosi dello stato o asservite allo stato, tipicamente in USA e Russia, le corporation accrescono sempre pi\u00f9 la loro presa su noi e sul mondo, nel credo neoliberista di una democrazia solo formale di periodiche elezioni non (troppo) palesemente manipolate (ma con margini sempre pi\u00f9 ampi, come il tentato colpo di stato elettorale di Trump dimostra). In gergo, populismo. \u00c8 l\u2019atavica politica di forza dei potenti di turno, come nei fatti accertati giudiziariamente nelle nostre vicende di stragi. Magistrato dal 1970 al 2015, Giovanni Tamburino \u00abrinvia a una ragione sostanziale rappresentata dalla difesa degli interessi\u00bb [<em>Dietro tutte le trame<\/em>, Donzelli 2022, p. 118]. \u00abSin quando questo insieme di interessi ancora attuali non verr\u00e0 analizzato compiutamente e dissolto attraverso gli strumenti del diritto, non potremo essere sicuri che la stagione delle stragi sia tramontata nel nostro paese\u00bb [p. 122] e ovunque l\u2019impressionante disponibilit\u00e0 di risorse finanziarie riservate dei servizi di sicurezza e informazione \u00abspiega la convinzione secondo cui \u201cchi \u00e8 padrone dei servizi \u00e8 padrone dello Stato\u201d\u00bb [p. 120]. \u00abNon poche volte con il passaggio pi\u00f9 o meno diretto dal comando dei servizi a ruoli di vertice nello Stato. I casi stanno sotto gli occhi. Uno di questi riguarda l\u2019autore dell\u2019aggressione (febbraio 2022) all\u2019Ucraina\u00bb [ibid. nota 190]. A beneficio di interessi misurabili in denaro.<br \/>\n\u00abQuanto sta accadendo alla Borsa di Amsterdam con i contratti futures sul gas naturale \u00e8 probabilmente solo un assaggio. Il punto di scambio virtuale Ttf [Title Transfer Facility, mercato del gas istituito nel 2003 in Olanda: ndr] \u00e8 infatti un mercato piccolo, sottile\u00bb. \u00abCon l\u2019effetto leva, bastano pochi ordini a far oscillare violentemente i prezzi. Il ricatto russo sulle forniture di metano all\u2019Europa ha semplicemente amplificato il meccanismo tipico della speculazione che dopo aver fatto il pieno di gas \u2013 l\u2019aumento delle quotazioni del Ttf europeo in un anno \u00e8 stato del 753% \u2013 \u00e8 gi\u00e0 pronta a cambiare bersaglio, cercandone uno pi\u00f9 grosso. L\u2019euro, nelle brame degli avvoltoi, ha una stazza decisamente appetibile\u00bb. \u00abNel panorama economico attuale e soprattutto con una guerra in corso alle porte d\u2019Europa non si possono escludere anche gli scenari estremi. Quelli peggiori per i cittadini europei e migliori tanto per la \u201cfinanza casin\u00f2\u201d quanto per il presidente Vladimir Putin: incertezza, confusione, frammentazione sono a entrambi utili per far saltare l\u2019euro-banco\u00bb. \u00abL\u2019Europa, nell\u2019affrontare l\u2019ultima grande crisi finanziaria undici anni fa, commise soprattutto l\u2019errore di non mostrare compattezza, anzi di spaccarsi. Non fu cio\u00e8 in grado di condividere per tempo i rischi. Allora ci mise una pezza \u2013 meglio, un vero e proprio scudo \u2013 la Bce e in particolare l\u2019allora presidente Mario Draghi, con il \u201cwhatever it takes\u201d, \u201cqualsiasi cosa serva\u201d per salvare l\u2019euro\u00bb. \u00abI danni ormai prodotti alle economie di alcuni paesi e in particolare della Grecia furono per\u00f2 enormi, proprio a causa del ritardo nella risposta Ue\u00bb. \u00abUn singolo Paese con un debito da 2.766 miliardi, pur sovrano, non sarebbe in grado di fermare la speculazione. \u00c8 la stessa scommessa di Putin: pu\u00f2 vincere la sua guerra solo con un\u2019Europa disunita\u00bb [Marco Girardo, \u00abI velleitari e gli avvoltoi\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 6\/09\/22, pp. 1 e 4].<br \/>\n\u00abIl cancelliere Scholz si \u00e8 comportato sul gas pi\u00f9 o meno come avrebbe fatto Salvini in Italia. Ha preso duecento miliardi a debito e li ha destinati ad aiutare imprese e famiglie tedesche: pagher\u00e0 lo Stato la differenza tra il prezzo ideale e quello reale delle bollette, e lo finanzier\u00e0 con uno scostamento di bilancio, in deroga alla sua tradizionale disciplina fiscale\u00bb. \u00abIl fatto che Scholz lo faccia non vuol dire che abbia ragione Salvini\u00bb. \u00abGli sbalzi del prezzo del gas in questo momento non sono determinati dalla scarsit\u00e0 del bene. Abbiamo ridotto sostanzialmente e rapidamente la nostra dipendenza dalla Russia. \u00c8 un mercato con sede ad Amsterdam a fissare infatti il prezzo, su basi largamente speculative (scommesse su \u201cfuture\u201d). Se dunque i Paesi europei lasciano in piedi quel casin\u00f2, e versano anzi soldi pubblici sul tavolo da gioco, non fanno altro che finanziare chi ci sta strangolando. Se mettono invece un tetto alle puntate di quel tavolo, cosicch\u00e9 non sia pi\u00f9 conveniente alzare la posta, riducono stabilmente il prezzo dell\u2019energia. E, naturalmente, lo possono fare solo insieme\u00bb [Antonio Polito, \u00abLa giusta idea di Europa\u00bb, <em>Corriere della Sera<\/em>, 22\/10\/22, p. 1].<br \/>\nDisunione e unione hanno una logica interna. \u00abLo spazio dell\u2019economia nazionale non \u00e8 il territorio della nazione ma il campo che abbracciano i piani economici del governo e degli individui (non parliamo \u2013 lo si noti \u2013 del piano economico della nazione). Questi piani economici anche in un regime liberale sono diversamente dominanti e dominati e normalmente incompatibili gli uni con gli altri. L\u2019internazionalizzazione di questi spazi non consiste quindi in una redistribuzione di risorse tra spazi nazionali n\u00e9 in un\u2019addizione o combinazione di spazi nazionali; essa consiste nel rendere compatibili i piani economici dei governi e degli individui. Questo sforzo solleva delle vere difficolt\u00e0, ma anche indica dei veri risultati. Le difficolt\u00e0 esistono, quali che siano i tracciati di frontiera, i risultati si possono raggiungere teoricamente tra paesi che accettano la sostanza dell\u2019economia di mercato senza rettifiche di frontiera. Dato che lo spazio economico \u00e8 d\u2019altronde un campo di forze, la nazione si presenta come un punto di passaggio di queste forze e come un insieme di centri o poli dai quali emanano e dove vanno talune di esse. A seconda dei settori dell\u2019economia concreta, a seconda della natura delle attivit\u00e0 considerate, a seconda dei periodi, gli spazi nazionali assumono dunque un significato eminentemente variabile, che non pu\u00f2 mai essere precisato dal loro tracciato o dal loro contenente\u00bb [Fran\u00e7ois Perroux, <em>L\u2019economia del XX secolo<\/em>, tr.it. Etas Kompass 1967, p. 141].<br \/>\n\u00abSe applicassimo l\u2019analisi delineata ad un gruppo di nazioni (perch\u00e9 no all\u2019Europa?) saremmo radicalmente guariti dalle seduzioni dello spazio economico europeo, della grande nazione europea e anche del \u201cblocco liberale\u201d. Si scorgerebbe distintamente la differenza tra una cooperazione economica che svalorizzi le frontiere e un\u2019altra che pretenda soltanto di allargarle\u00bb [p. 142]. \u00abL\u2019economia europea come ogni altra economia non \u00e8 localizzabile e le politiche che lo dimenticano sono nocive\u00bb [p. 143]. Nel percorso politico verso un\u2019economia europea, abbiamo attraversato il Rubicone della moneta unica, tra grandi difficolt\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 la compatibilit\u00e0 dei piani economici di governi e individui che d\u00e0 alla moneta il suo valore di cooperazione e scambio, distrutto dai conflitti insieme alle vite umane e al mondo che ci ospita, in una sequela di crisi sempre pi\u00f9 gravi provocate tuttora dagli interessi, \u201cli soprani der Monno vecchio\u201d [\u00abIo so io, e vvoi nun zete un cazzo\u00bb: Giuseppe Gioachino Belli, <em>Sonetti Romaneschi<\/em>, sonetto 362]. Perci\u00f2 \u00abla cosa pi\u00f9 importante per gli economisti, quando discutono tra di loro, \u00e8 di \u201ctentare molto seriamente\u201d, come il professor Popper ci dice che fanno gli scienziati della natura, \u201cdi evitare di porre falsi problemi\u201d e, rivolgendosi al mondo \u2013 annunciando in modo chiaro e distinto le loro dottrine \u2013 di combattere e non coltivare, l\u2019ideologia che pretende che i soli valori che contano sono quelli misurabili in moneta\u00bb [Robinson, cit., p. 213].<br \/>\n\u201cSaper fare\u201d con radici antiche: \u00abnon usate i beni di questo mondo solo per voi stessi e per il vostro egoismo, ma servitevene per generare amicizie, per creare relazioni buone\u00bb [\u00abIl Papa: scaltri secondo il Vangelo vuol dire creativi nel fare il bene\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 20\/09\/22, online]. \u00abLe voci di caduta di Credit Suisse fanno impazzire gli investitori\u00bb, perch\u00e9 la seconda banca svizzera sarebbe il \u00abremake del crollo di Lehmann Brothers nel 2008 a Wall Street e della crisi finanziaria internazionale\u00bb [Serge Enderlin, <em>Le Monde<\/em>, 5\/10\/22, online]. \u00abAmante di metafore svelte non sempre politicamente corrette, il celebre investitore americano Warren Buffet usava dire di sentirsi, nelle crisi finanziarie, \u201ccome un maniaco sessuale nell\u2019harem\u201d\u00bb e gli economisti, \u00abpunti sul vivo dalla Regina d\u2019Inghilterra che nel 2008 chiese loro perch\u00e9 non avessero visto arrivare quella crisi, le hanno risposto riconoscendo \u201clo scacco della immaginazione collettiva di persone brillanti e intelligenti sia in Regno Unito che altrove\u201d. Ci risiamo\u00bb [Philippe Escande, \u00abComme un parfum de d\u00e9j\u00e0-vu\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, cit.]. Manca l\u2019intelligenza diffusa dell\u2019economia che, come dice Perroux, non \u00e8 localizzabile, neppure negli interessi.<br \/>\nPS. Cito spesso libri della mia formazione. Come il vino, sono buoni se lo sono ancora dopo anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDal 2000 il debito delle societ\u00e0 non finanziarie \u00e8 passato da 64% del Prodotto Interno Lordo a 81% in USA e da 73% a 110% in area euro. (In Gran Bretagna \u00e8 un modesto 68%,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18137"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18137"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18137\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18142,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18137\/revisions\/18142"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}