{"id":17959,"date":"2022-07-07T17:22:50","date_gmt":"2022-07-07T15:22:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17959"},"modified":"2022-07-07T17:22:50","modified_gmt":"2022-07-07T15:22:50","slug":"liturgia-stupore-e-formazione-nella-rilettura-di-desiderio-desideravi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/liturgia-stupore-e-formazione-nella-rilettura-di-desiderio-desideravi\/","title":{"rendered":"Liturgia, stupore e formazione nella rilettura di &#8220;Desiderio desideravi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17964\" alt=\"Les_p\u00e8lerins_d'Emma\u00fcs_by_Paul_Bril\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril1-300x201.jpg\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril1-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril1-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Uno dei passaggi centrali di DD consiste nel mettere in primo piano lo &#8220;stupore per il mistero pasquale&#8221;, che viene distinto dal &#8220;senso del mistero&#8221;, e che come tale costituisce il cuore della esperienza liturgica di relazione con il mistero pasquale. Lo stupore riguarda la &#8220;attualizzazione&#8221; del mistero nel qui ed ora della celebrazione. Per capire questo passaggio, che copre i nn. 24-26, e che apre alla parte dedicata alla &#8220;formazione liturgica&#8221;, dobbiamo premettere una serie di precisazioni terminologiche.\u00f9 (1), per poi fermarci su come il discorso viene presentato in DD (2) e su come faccia da preludio al riferimento a Guardini e al concetto di &#8220;formazione liturgica&#8221; (3)<\/p>\n<p><strong>1. Alcune precisazioni terminologiche<\/strong><\/p>\n<p>La categoria di &#8220;stupore&#8221; ha salde radici bibliche. Stupore suscita la parola di Ges\u00f9, la sua azione, i suoi miracoli,, la sua fine come nuovo inizio. In particolare in rapporto all&#8217;eucaristia vi \u00e8 lo stupore per le parole di Ges\u00f9 sul &#8220;pane di vita&#8221; (Gv 6) e nei due di Emmaus (Lc 24), dove si mescolano la relazione con la sua morte e risurrezione e con la &#8220;traditio&#8221; del pane e del calice, come rapporto di fede con la sua morte e la sua vita. Questo nucleo &#8220;stupefacente&#8221;, che riguarda il cuore del mistero pasquale e di fronte al quale lo stupore sconfina con la incapacit\u00e0 di comprendere e con la grazia della fede, si innesta l&#8217;uso del riferimento &#8220;stupefacente&#8221; all&#8217;eucaristia.<\/p>\n<p>a) Lo &#8220;stupore&#8221; come categoria liturgica<\/p>\n<p>Come termine &#8220;liturgico&#8221; lo stupore \u00e8 categoria piuttosto recente. Come dice bene C. Giraudo, nel suo &#8220;Stupore eucaristico&#8221; (LEV 2003) si pu\u00f2 far risalire ad\u00a0<em>Ecclesia de eucharistia<\/em> di Giovanni Paolo II l&#8217;utilizzo della espressione &#8220;stupore eucaristico&#8221; (EE 6). Con questa espressione il testo vuole sottolineare la correlazione tra dono eucaristico e esperienza ecclesiale, tra la dipendenza dell&#8217;eucaristia dalla Chiesa e la dipendenza della Chiesa dalla eucaristia. Nel testo il termine appare 5 volte, sempre in questo significato, pi\u00f9 orientato alla adorazione che alla celebrazione. La dinamica rituale, nello &#8220;stupore eucaristico&#8221;, appare in EE come ambito problematico, di cui controllare gli abusi: e sar\u00e0 proprio da EE che nascer\u00e0 il documento\u00a0<em>Redemptionis sacramentum<\/em>, il cui intento di evitare abusi eucaristici arriver\u00e0 a configurare come &#8220;abuso&#8221; persino l&#8217;utilizzo di espressioni come &#8220;assemblea celebrante&#8221; o &#8220;comunit\u00e0 celebrante&#8221;!<\/p>\n<p>b) Il rapporto con il &#8220;mistero&#8221;<\/p>\n<p>Del tutto nuovo, nell&#8217;uso che DD introduce del termine &#8220;stupore&#8221;, \u00e8 la sottolineatura della differenza con l&#8217;espressione &#8220;senso del mistero&#8221;. Ci\u00f2 che una improvvida negazione del cuore del Vaticano II aveva indotto prima con il citato RS\u00a0 (2004) e poi, molto pi\u00f9 gravemente, con il MP Summorum Pontificum (2007) aveva portato a confondere &#8220;stupore eucaristico&#8221; con &#8220;senso del mistero&#8221;. E a ridurre la esperienza della eucaristia ad una rigida forma esteriore parallela ad una devozione interiore senza rapporto col rito. DD ci dice che questa idea di &#8220;senso del mistero&#8221; contraddice il cammino con cui il Movimento Liturgico e il Concilio hanno riscoperto il senso teologico della liturgia.<\/p>\n<p>c) La eredit\u00e0 scolastica<\/p>\n<p>Va aggiunto, come\u00a0 elemento ulteriore, che una lunga tradizione, alimentata dal linguaggio scolastico, aveva prima contribuito a concentrare non solo tutta la attenzione &#8220;devota&#8221; sulla &#8220;consacrazione&#8221;, ma a percepire tutto lo &#8220;stupore&#8221; solo nella misteriosa presenza della sostanza del corpo e sangue di Cristo sotto le specie del pane e del vino. La progressiva concentrazione dello sguardo ecclesiale sul dettaglio delle specie ha compresso lo stupore su un solo punto, distogliendo la vista e la preghiera dall&#8217;intera azione di Cristo e della Chiesa. Proprio su questo punto, mi pare, il testo di DD fa alcuni passaggi assai rilevanti, che meritano di essere considerati in modo specifico.<\/p>\n<p><strong>2. Lo sviluppo del discorso sullo &#8220;stupore&#8221; in DD<\/strong><\/p>\n<p>Al discorso sullo &#8220;stupore&#8221; il testo di DD arriva dopo 23 paragrafi, nei quali ripercorre il &#8220;senso teologico della liturgia&#8221;, recuperandone valore cristologico e ecclesiologico e mostandola come &#8220;antidoto&#8221; contro la mondanit\u00e0 spirituale. Apprezzata solo in questa esperienza di bellezza, la liturgia deve assicurare la esperienza dello &#8220;stupore&#8221;, che \u00e8 pi\u00f9 profondo della correttezza formale e della elaborazione interiore. Stupore \u00e8 &#8220;irruzione&#8221; del mistero pasquale, come sintesi di incarnazione e redenzione. Perci\u00f2 bisogna salvaguardare lo stupore liturgico dalle forme esteriori ed interiori che tendono a dissolverlo in altro da s\u00e9. Il testo, al n.25, si sofferma con precisione sulla differenza tra &#8220;stupore&#8221; e &#8220;senso del mistero&#8221;: il testo, a proposito di questo &#8220;senso del mistero&#8221;, afferma che:<\/p>\n<p><em>&#8220;tra i presunti capi di\u00a0imputazione contro la riforma liturgica vi \u00e8 anche quello di averlo \u2013 si dice \u2013 eliminato dalla\u00a0celebrazione. Lo stupore di cui parlo non \u00e8 una sorta di <strong>smarrimento di fronte ad una realt\u00e0 oscura\u00a0o ad un rito enigmatico, ma \u00e8, al contrario, la meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci \u00e8\u00a0stato rivelato nella Pasqua di Ges\u00f9<\/strong><\/em>&#8221; (DD 25)<\/p>\n<p>Qui \u00e8 chiaro che lo stupore non \u00e8 mera &#8220;non conoscenza&#8221;, o &#8220;segreto&#8221;, ma &#8220;scoperta&#8221; della mirabile continuit\u00e0 tra Corpo di Cristo e Corpo della Chiesa. Diremmo perci\u00f2 che lo &#8220;stupore&#8221; non \u00e8 dote &#8220;individuale&#8221;, esperienza soggettiva, ma &#8220;forma comunitaria&#8221;. Cosa che suppone una esperienza comune in cui ci si riconosce &#8220;corpo di Cristo&#8221; come comunit\u00e0 ecclesiale e non semplicemente come individui di fronte al lato incomprensibile di un rito segreto. Questo \u00e8 tanto vero, che si pu\u00f2 capovolgere il giudizio espresso con leggerezza verso la Riforma Liturgica:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Se la riforma avesse eliminato quel \u201csenso del mistero\u201d pi\u00f9 che un capo di\u00a0accusa sarebbe una nota di merito&#8221;. (DD 25)<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 implica, in conclusione del ragionamento, un passaggio assai importante, ossia quello tra &#8220;stupore&#8221; e &#8220;simbolo&#8221;. Ecco il breve paragrafo 26, che condensa in tre righe, che diventano importanti per il seguito:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Lo stupore \u00e8 parte essenziale dell\u2019atto liturgico perch\u00e9 \u00e8 l\u2019atteggiamento di chi sa di trovarsi di\u00a0fronte alla peculiarit\u00e0 dei gesti simbolici; \u00e8 la meraviglia di chi sperimenta la forza del simbolo, che\u00a0non consiste nel rimandare ad un concetto astratto ma nel contenere ed esprimere nella sua\u00a0concretezza ci\u00f2 che significa<\/em>&#8221; (DD 26).<\/p>\n<p>Con questa espressione si completa la distinzione dello &#8220;stupore&#8221; dal vago &#8220;senso del mistero&#8221;. Lo stupore \u00e8 &#8220;simbolico&#8221; perch\u00e9 \u00e8 parte dell&#8217;atto liturgico stesso. Non sta &#8220;di fronte&#8221; all&#8217;atto, ma sta &#8220;dentro&#8221; l&#8217;azione liturgica. Per questo il testo, giunto a questa comprensione simbolica della azione rituale, deve necessariamente impostare tutta la lunga parte, in cui sar\u00e0 la &#8220;formazione liturgica&#8221; ad ottenere il massimo della attenzione. Per entrare in questo campo, tuttavia, DD ritorna a quello che non \u00e8 esagerato considerare il &#8220;testo istitutivo&#8221; del tema &#8220;formazione liturgica&#8221;, ossia il prezioso libretto che R. Guardini pubblic\u00f2 nel 1923, che reca l&#8217;espressione &#8220;Liturgiche Bildung&#8221; come titolo.<\/p>\n<p><strong>3. Il riferimento a Guardini, maestro di &#8220;stupore&#8221; simbolico<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che per chiudere il cerchio della argomentazione, DD deve tornare alla origine della questione liturgica, cos\u00ec come formulata da R. Guardini nei primi decenni del XX secolo. E perci\u00f2 dedica, in un modo che non ha precedenti, ben 5 importanti citazioni a due testi fondamentali, che stanno all&#8217;inizio e alla fine della carriera di Guardini. &#8220;Formazione liturgica&#8221;, del 1923, e la famosa lettera al Vescovo di Magonza, del 1964. A distanza di 40 anni, Guardini sottolinea alcuni aspetti decisivi per il recupero della esperienza liturgica:<\/p>\n<p>a) La liturgia deve sollecitare l&#8217;integrale esperienza dell&#8217;uomo, nella sua unit\u00e0 di interiorit\u00e0 ed esteriorit\u00e0;<\/p>\n<p>b) Senza questa &#8220;formazione&#8221;, che non \u00e8 soltanto formazione all&#8217;atto liturgico, quanto anche formazione da parte dell&#8217;azione rituale, le riforme di testi e gesti serviranno a poco;<\/p>\n<p>c) E&#8217; la capacit\u00e0 simbolica che deve essere recuperata al centro della azione rituale ed ecclesiale. Per questo il cristiano esige specifica formazione.<\/p>\n<p>d) L&#8217;arte del celebrare \u00e8 una disciplina integrale, non pu\u00f2 ridursi n\u00e9 a formalismi esteriori, n\u00e9 a immediatezze sempre nuove.<\/p>\n<p>L&#8217;insieme di questi spunti sono maturati nei 60 anni prima del Concilio e hanno trovato un primo sviluppo nei 60 anni dopo il Concilio. Nel rilanciare con forza questo progetto originario, DD riapre lo spazio per una riforma liturgica che sappia di essere &#8220;strumento per altro&#8221;: ossia di un rinnovamento nella esperienza del mistero pasquale e della vita cristiana, vissuta nel simbolo da parte di comunit\u00e0 prima che di singoli, nella profezia della relazione ecclesiale e della testimonianza mondana. Nessuno pu\u00f2 scambiare questo &#8220;stupore per il mistero pasquale&#8221; con la nostalgia per un formalismo senza futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei passaggi centrali di DD consiste nel mettere in primo piano lo &#8220;stupore per il mistero pasquale&#8221;, che viene distinto dal &#8220;senso del mistero&#8221;, e che come tale costituisce il cuore della esperienza liturgica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17959"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17959"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17959\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17965,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17959\/revisions\/17965"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17959"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17959"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17959"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}