{"id":17950,"date":"2022-07-03T10:26:01","date_gmt":"2022-07-03T08:26:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17950"},"modified":"2022-07-03T11:31:09","modified_gmt":"2022-07-03T09:31:09","slug":"stili-curiali-e-analfabetismo-teologico-verona-fidelis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/stili-curiali-e-analfabetismo-teologico-verona-fidelis\/","title":{"rendered":"Stili curiali e analfabetismo teologico: Verona fidelis?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/arena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17946\" alt=\"arena\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/arena-300x150.jpg\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/arena-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/arena.jpg 318w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il grande conflitto, sorto tra il Vescovo di Verona Mons. Zenti e Don Marco Campedelli, come \u00e8 noto, \u00e8 scaturito da una presa di posizione pubblica, che Don Marco ha assunto mediante una &#8220;lettera aperta&#8221;, in cui prendeva formalmente le distanze dalla missiva che il Vescovo aveva scritto, pochi giorni prima, a tutti i suoi preti, nella quale entrava in modo esplicito nelle valutazioni politiche legate alle &#8220;elezioni comunali&#8221;, in vista del turno di ballottaggio. Tutto questo \u00e8 per\u00f2 solo l&#8217;orizzonte di uno scontro che ha poi preso figura nella &#8220;negazione dell&#8217;incarico di Docente IRC&#8221; per il prossimo anno. Le parole del Vescovo sono diventate chiare attraverso le interviste che ieri, 2 luglio, egli ha rilasciato alle televisioni locali, proprio alcune ore prima della nomina del suo successore, Mons. Domenico Pompili.<\/p>\n<p>Ma in tutto questo sviluppo di contrasti \u00e8 entrata la parola dell&#8217;Ufficio Scuola della medesima diocesi veronese, che per due volte, a distanza di 24 ore, ha sostenuto due tesi opposte, con argomenti differenti e con oggetti diversi. Un esame attento dei due comunicati pu\u00f2 essere utile per elaborare considerazioni di pi\u00f9 ampio respiro, rispetto alle specifiche questioni &#8220;di giustizia&#8221;, che sono ovviamente importanti, ma in modo contingente. Intendo dire che dai due comunicati si traggono due &#8220;stili curiali&#8221;, molto diversi, ma alleati nell&#8217;esercitare quello che non \u00e8 esagerato definire &#8220;abuso di potere&#8221;, causato da analfabetismo teologico.<\/p>\n<p><em>a) La nota del giorno 1 luglio<\/em><\/p>\n<p>La posizione assunta dall&#8217;Ufficio Scuola \u00e8 puramente formale. Nega ogni fatto: non vi \u00e8 stato alcun licenziamento, non vi \u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di licenziamento, il Vescovo \u00e8 privo di potere e sono in mala fede tutti coloro che hanno parlato di ci\u00f2 che non \u00e8 mai avvenuto. L&#8217;intervento, per\u00f2, raffigura una Chiesa talmente priva di potere, da insospettire. Anche perch\u00e9 utilizza invece una pesantezza di giudizio verso i &#8220;giornali&#8221; (in particolare verso Adista) che appare del tutto sporporzionata. Il probabile intento era di &#8220;negare il fatto&#8221;, per salvare il salvabile. Ma l&#8217;eccesso accusatorio rivela il carattere strumentale della ricostruzione. In realt\u00e0, sia pure entro certi limiti, la Chiesa esercita un reale potere nell&#8217;insegnamento della religione cattolica e negarlo pubblicamente suona quanto meno sospetto. Si trattava di riconoscerlo, serenamente, e di ammettere che c&#8217;era un contrasto tra opinione del Vescovo e opinione dell&#8217;Ufficio. Ma siccome per l&#8217;organigramma clericale &#8220;a priori&#8221; non pu\u00f2 esservi difformit\u00e0 di pareri tra il Vertice e il ministri, ecco che scatta la logica da &#8220;capro espiatorio&#8221;. E&#8217; tutta colpa di Adista, dei giornalisti, dei media, che mettono zizzania dove non c&#8217;\u00e8 alcun contrasto.<\/p>\n<p><em>b) La nota del giorno 2 luglio<\/em><\/p>\n<p>Il vento cambia, non ci sono solo le proteste della base, ma anche quelle del Vertice, e allora virata di 180 gradi. Una seconda nota scopre che Marco Campedelli &#8220;\u00e8 un &#8220;sacerdote&#8221;, che ha promesso obbedienza nelle mani del Vescovo. E che quindi, se come insegnante ha una serie di diritti, come prete deve rinunciarvi e adattarsi. Qui al formalismo del &#8220;diritto comune&#8221; corrisponde la logica &#8220;sacramentale&#8221; del rapporto tra Vescovo e prete. Un rapporto ricostruito con un paternalismo e una mancanza di discussione veramente impressionante. Cos\u00ec l&#8217;Ufficio di Curia, che il giorno prima negava ogni arbitrio episcopale sugli IRC, ora teorizza che per il Marco &#8220;sacerdote&#8221; vale una regola opposta, che l&#8217;Ufficio, imprudentemente, sintetizza nella forma di un giudizio quasi inappellabile:<\/p>\n<p><em>&#8220;Don Marco \u00e8 stato mandato al Maffei 22 anni fa come sacerdote, non come laico. Chiediamoci se il suo antagonismo in nome di una libert\u00e0 di coscienza svincolata da ogni responsabilit\u00e0 possa oggi configurare ancora la possibilit\u00e0 di una sua riconferma come sacerdote al Liceo Maffei.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, i due stili curiali, quello del formalismo e quello del paternalismo, mancano precisamente di mediazioni istituzionali, per le quali, ogni Curia, avrebbe bisogno di cultura teologica e giuridica di qualit\u00e0. Vediamo meglio che cosa manca a queste analisi superficiali e gravemente erronee.<\/p>\n<p><em>Le tre questioni-chiave nel caso Campedelli<\/em><\/p>\n<p>1. la differenza tra &#8220;pastorale&#8221; e &#8220;sacramentale&#8221;<\/p>\n<p>Una &#8220;mitologia clericale&#8221; confonde le parole e le menti. Fa del &#8220;sacramento&#8221; non il limite del potere, ma lo spazio per l&#8217;arbitrio. Molto istruttivo \u00e8 leggere, nella seconda nota, questa affermazione centrale, che merita di essere riletta integralmente:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Il 13 maggio di 33 anni fa, don Marco ha messo le sue mani nelle mani del Vescovo e gli ha promesso \u201cfiliale rispetto e obbedienza\u201d, senza che nessuno lo obbligasse a far questo se non la sua libera coscienza come risposta ad una chiamata dall\u2019alto. Il rapporto quindi che lega don Campedelli al Vescovo \u00e8 di natura non solo pastorale o giuridica, ma anche sacramentale, per chi ci crede&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Secondo il paternalismo curiale, ma non secondo la tradizione teologica, che la curia sembra non conoscere, il filiale rispetto e obbedienza, comporterebbe, &#8220;per fede&#8221;, la rinuncia da parte del figlio ad ogni dissenso nei confronti del Padre. Perch\u00e9 qui si sta parlando del dissenso che riguarda non il &#8220;Magistero autentico e ordinario&#8221;, ma una lettera in cui si dicono cose politicamente discutibili. Se il vincolo del silenzio riguarda anche le lettere elettorali, e si chiede al &#8220;sacramento&#8221; di coprire questi silenzi, \u00e8 evidente che non si capisce che cosa si dice quando di parla di &#8220;sacramento&#8221;. E non c&#8217;\u00e8 nulla di peggio di una Curia che usa &#8220;sacramento&#8221; in modo errato. Oltre al paternalismo davvero insopportabile di considerare il dissenso come &#8220;contraddizione con la ordinazione&#8221;. Questo \u00e8 anche umanamente un tratto moralmente riprovevole del testo.<\/p>\n<p><em>2. la &#8220;comunione col Vescovo&#8221; e lo spazio della teologia<\/em><\/p>\n<p>Come conseguenza di questo primo abbaglio, il secondo \u00e8 il modo di considerare la &#8220;obbedienza&#8221; rispetto alla &#8220;parola&#8221;. Obbedire vuol forse dire &#8220;tacere&#8221;? Non vale, anche per i ministri ordinati, la regola generale di una sapienza teologica, che permette di distinguere quando \u00e8 bene parlare e quando \u00e8 bene tacere. E se il Vescovo dice di aver scritto solo ai suoi &#8220;familiari&#8221;, ma si tratta di ben 900 preti, ai quali parla anche dell&#8217; imminente turno elettorale, che non \u00e8 solo &#8220;affare di famiglia&#8221;, come \u00e8 possibile considerare &#8220;scorretto&#8221; lo scrivere pubblicamente il proprio motivato dissenso? E come pu\u00f2 un Ufficio Scuola, che fino al giorno prima ha difeso sindacalmente la categoria degli insegnanti, convertirsi con un giro di valzer alla incompatibilit\u00e0 tra dissenso e incarico scolastico? Come si fa a passare in 24 ore dalla societ\u00e0 della dignit\u00e0 (ma con menzogne) alla societ\u00e0 dell&#8217;onore (ma disonorata)? Se si considera che nella stessa Diocesi di Verona, una recente decisione del Vescovo pretenderebbe di &#8220;formare&#8221; i diaconi permanenti senza alcun rapporto diretto con le istituzioni teologiche della diocesi, si vede bene come la fragilit\u00e0 dell&#8217;argomento corrisponde ad uno specifico disegno: presbiteri e diaconi senza formazione teologica seria sono pi\u00f9 &#8220;obbedienti&#8221;, ossia pi\u00f9 malleabili e soprattutto garantiscono il silenzio. Il disegno di scorporare la formazione diaconale dalla nutriente sapienza biblica, teologica, storica e spirituale da parte di questa deriva burocratica deve essere arginata.<\/p>\n<p><em>3. Marco insegnante e Marco presbitero (non sacerdote)<\/em><\/p>\n<p>Per finire, una piccola attenzione deve essere dedicata alla formidabile &#8220;clausola&#8221; del documento. Dove si auspica un paternalistico chiarimento (tutto a carico del presbitero), che per\u00f2 viene chiamato &#8220;sacerdote&#8221;:<\/p>\n<p><em>&#8220;Chiediamo quindi a don Marco di perseguire questa via piuttosto che quella dell\u2019esposizione mediatica, perch\u00e9 si possano trovare dei punti di incontro ed una rinnovata \u201cintesa e comunione con il Vescovo\u201d per lui tanto pi\u00f9 importante e necessaria in quanto sacerdote\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ecco, anche qui il &#8220;peccato originale&#8221; della esposizione mediatica. E il richiamo al &#8220;sacerdote&#8221;. Credo che rispetto alla esposizione mediatica di Marco, il suo Vescovo e soprattutto gli uffici di Curia si siano esposti molto di pi\u00f9 e con molto minore coerenza. Soprattutto manifestando una scarsissima coscienza delle questioni teologiche in gioco. Di fronte alla ingiustizia un prete non pu\u00f2 tacere. Le espressioni episcopali non sono tutte dotate della medesima autorit\u00e0 vincolante. La ordinazione \u00e8 al &#8220;presbiterato&#8221;, perch\u00e9 il sacerdozio \u00e8 patrimonio comune di tutti i battezzati, come munus che \u00e8 esclusivo del Signore Ges\u00f9.<\/p>\n<div>\n<div dir=\"auto\"><em>Comunione e omert\u00e0<\/em><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div dir=\"auto\">Confondere la comunione da custodire con la omert\u00e0 \u00e8 la tentazione di ogni autorit\u00e0. Che non si rende conto che l &#8216;abuso di potere \u00e8 la morte di ogni comunione. L&#8217; idea che per un prete tacere di fronte ad una ingiustizia sia il suo dovere non rende diversa la chiesa dalla mafia. Per chi non crede la chiesa, \u00e8 solo un fatto. Per chi professa il Credo \u00e8 una questione inaggirabile, che qualifica la fede. La soluzione di chi attacca l asino dove vuole il padrone \u00e8 blasfema. Purtroppo \u00e8 la soluzione suggerita anche dal CJC del 1983, quando tende ad imporre, rispetto al motivato dissenso, un ossequioso silenzio, ma lo fa solo per il magistero ordinario, non per le campagne elettorali!\u00a0 Una lettera elettorale pu\u00f2 ben sopportare discussione, critica e dibattito, rispetto ai quali le esternazioni episcopali e curiali &#8220;di autorit\u00e0&#8221; sembrano i relitti di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. E questi &#8220;abusi di potere&#8221; tanto pi\u00f9 sono facili se non c&#8217;\u00e8 una diffusa cultura teologica, che sa smascherarne falsi presupposti e vere intenzioni. Per fortuna, molti dei protagonisti di questa vicenda considerano la teologia secondaria. Ed \u00e8 proprio la loro fragile teologia, ridotta a norme autoreferenziali, che torna su di loro come un boomerang.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il grande conflitto, sorto tra il Vescovo di Verona Mons. 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