{"id":17935,"date":"2022-06-27T16:35:46","date_gmt":"2022-06-27T14:35:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17935"},"modified":"2022-06-27T16:35:46","modified_gmt":"2022-06-27T14:35:46","slug":"il-ritmo-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-ritmo-della-storia\/","title":{"rendered":"Il ritmo della storia"},"content":{"rendered":"<p>In un magistrale saggio, Anatole France fa dialogare Ponzio Pilato, ex procuratore della potenza globale di turno, con un giovane amico [<em>Il procuratore della Giudea<\/em>, tr.it. Sellerio 2018, ed.or. 1892]. Sul fatto cerniera della vita sua, poi dell\u2019impero romano, d\u2019Europa e del mondo, \u00abdopo qualche istante di silenzio: \u201cGes\u00f9?\u201d mormor\u00f2 \u201cGes\u00f9 il Nazareno? No, non ricordo\u201d\u00bb [p. 31]. Leonardo Sciascia nota che, come Tacito, \u00abPonzio Pilato ha dimenticato del tutto Cristo e i cristiani; Tacito si ha il sospetto che ha voluto \u2013 per profonda insofferenza o per lungimirante preoccupazione \u2013 dimenticarli. Il passo in cui ne parla, a proposito dell\u2019incendio di Roma, \u00e8 per noi propriamente misterioso, suggestivo e sollecitante; d\u00e0 alla fantasia, come si dice che un vino d\u00e0 alla testa. E vale la pena di rileggerlo: \u201cMa nulla, n\u00e9 gli umani soccorsi, n\u00e9 le larghezze del principe, n\u00e9 i sacrifici ai numi, valse a distruggere l\u2019infamante opinione che l\u2019incendio fosse stato comandato. Nerone, allora, per soffocar questa voce, mise avanti come rei dell\u2019incendio gente odiata pei suoi mali costumi, che il volgo chiamava Cristiani: e inflisse loro i pi\u00f9 raffinati supplizi. [\u2026] Ond\u2019\u00e8, che pur di fronte a una gen\u00eca colpevole e degna di esemplare novit\u00e0 di pene, si faceva strada la piet\u00e0, come verso chi era sacrificato, pi\u00f9 che al bene di tutti, alla ferocia di uno solo\u201d\u00bb [p. 37].<br \/>\nProsegue Sciascia: \u00abil sapere, mentre scriveva, che quella \u201cesecrabile superstizione\u201d era dovunque esplosa e il rifiutarsi all\u2019attenzione, al parlarne, al descriverla; l\u2019approvare e il disapprovare insieme quella repressione; la constatazione che \u201csi faceva strada la piet\u00e0\u201d, e cio\u00e8 ad un passo dal constatare che proprio nel farsi strada della piet\u00e0 era la vittoria del cristianesimo: sono elementi che sommamente si prestano alla fantasia di chi non pu\u00f2 non dirsi cristiano. E si dir\u00e0 che sono riconducibili a uno solo, oggettivamente tacitiano: l\u2019odio alla tirannia, l\u2019idea che la tirannia \u2013 in s\u00e9 negazione della legge \u2013 nulla mai possa compiere di legittimo e di giusto, nulla che non sia delitto; ma non riusciamo a non conferire a Tacito \u2013 a quello che ha scritto, e pi\u00f9 a quello che non ha scritto \u2013 l\u2019ombra di un interno dissidio, di una certa inquietudine. Ma il racconto di France, pur cos\u00ec breve e cos\u00ec netto da parere non contenga oscure allusioni e ambiguit\u00e0, non si pu\u00f2 racchiudere nella formula di omaggio alla dimenticanza (non a quella burocratica, da uomo d\u2019ordine e quasi da precursore di Eichmann, di Ponzio Pilato; ma a quella storica, civile, pietosa della grandezza di Roma, di Cornelio Tacito) e di apologia dello scetticismo [p. 38]. Si pu\u00f2 dire anzi che questa formula \u00e8 suscettibile di contraddizione e rovesciamento: supremo omaggio, in definitiva, dello scetticismo a se stesso\u00bb [p. 39].<br \/>\nSupremo omaggio a se stesso dello scetticismo, coerente e autocritico, che condivide con la piet\u00e0 il rifiuto della tirannia, in s\u00e9 nemica della legge, illegittima e ingiusta anche verso \u00abgente odiata pei suoi mali costumi\u00bb. Mali costumi perch\u00e9 resistenti al tiranno di turno e alla antica pedagogia d\u2019odio svelata dall\u2019interno nei documenti di lavoro di Joseph Goebbels, ministro della propaganda di Hitler. Allora come sempre, \u00abera tutto imperniato sulla sua persona; era lui a dare l\u2019impronta, tutto girava intorno a lui; lui solo decideva, sollevava problemi, distribuiva lode e biasimo, aveva trovate brillanti, faceva lunghe disquisizioni critiche, proponeva gli argomenti e tagliava corto alle obiezioni. Era il solo a decidere che cosa fosse attuale e \u201cpopolare\u201d\u00bb [Willi A. Boelcke, <em>La guerra \u00e8 bella<\/em>, tr.it. Vallecchi 1973, ed.or. 1966, p. 3]. \u00abIn fin dei conti dunque ai partecipanti alla conferenza non restava altro che il ruolo di comparse, su quella scena della quale solo Goebbels teneva in mano le fila. Ma, evidentemente, questi <em>Reichskopsfnicker<\/em> [<em>teste signors\u00ec<\/em> di ogni tirannide: ndr] gli erano necessari per la rapida esecuzione delle sue direttive\u00bb [p. 5]. \u00abContemporaneamente egli scaten\u00f2 operazioni di polizia e persecuzioni giudiziarie; fece s\u00ec che la giustizia pronunciasse sentenze intimidatorie e provvide a che i resoconti dei processi avessero la necessaria efficacia propagandistica\u00bb [p. 9]. Come gi\u00e0 a suo tempo Nerone e come sempre. E di nuovo ora in Europa.<br \/>\n\u00abGoebbels dovette costantemente occuparsi delle \u201cvoci di pace\u201d sorte all\u2019interno e all\u2019estero; nei primi anni di guerra egli proib\u00ec che le vere e proprie iniziative di pace venissero fatte conoscere dalla stampa e dalla radio. Notizie dall\u2019estero, spesso risorgenti, su trattative per un armistizio dovettero essere smentite; altre notizie furono messe in circolazione dalla propaganda clandestina\u00bb. \u00abI suoi stessi pensieri di pace Goebbels parve volerli allontanare, a partire dal 1942, con questa osservazione: \u201ccome un viandante nel deserto non deve pensare sempre all\u2019acqua, cos\u00ec un uomo che partecipa alla guerra non deve mai pensare alla pace\u00bb [p. 15]. Ma \u00abcos\u00ec come darebbe prova di colpevole leggerezza chi sottovalutasse gli effetti della moderna propaganda politica di massa, non sarebbe nemmeno giusto, d\u2019altro lato, sopravvalutare Goebbels e la sua propaganda. Goebbels non era affatto quel \u201cmago\u201d, come si usa spesso dire di lui, che durante la guerra era capace di manipolare lo stato d\u2019animo di tutto un popolo a suo completo piacimento, che era capace di cambiare in due e due quattro uno stato di depressione in uno stato d\u2019esaltazione o di trasformare quello che, a giudizio del governo, era un atteggiamento negativo del popolo nei confronti della guerra in entusiasmo per la guerra\u00bb [p. 14].<br \/>\nI vincenti sono tali finch\u00e9 vincono, oggi \u00abun\u2019\u00e9lite transnazionale o globale che, nei suoi vari spazi e posti, \u00e8 capace di trarre vantaggio dalle condizioni sociali e politiche intrinseche alla democrazia neoliberista. La variante della narrativa democratica occidentale \u00e8 allora utile non solo agli ideologi USA che invocano il \u201cmanifest destiny\u201d come pietra angolare della leadership americana, ma anche a ognuno dei numerosi regimi al potere in Medio Oriente, Asia, Africa e Europa orientale, che possono facilmente manipolare con successo le promesse del libero mercato neoliberista a proprio (antidemocratico) vantaggio\u00bb [Stephen J. Rosow\u2013Jim George, <em>Globalization &amp; Democracy<\/em>, Rowman &amp; Littlefield 2015, pp. 26-7]. Politica e\/o economico-finanziaria, \u00e8 tirannia.<br \/>\nSono \u00abgli anni di Putin: riportare lo stato dentro, lasciando fuori la democrazia\u00bb [ivi, p. 109]. Come Trump in USA, dove il 16 giugno 2022 \u00abla Commissione d\u2019inchiesta della Camera dei Rappresentanti ha documentato come l\u2019ex-presidente e il suo entourage hanno invano premuto sul vice-presidente affinch\u00e9 impedisse la certificazione dell\u2019elezione presidenziale il 6 gennaio 2021\u00bb. \u00abAlle 14,24 del 6 gennaio il Campidoglio \u00e8 assalito. Donald Trump guarda la televisione. In un nuovo tweet fustiga la mancanza di coraggio del suo vice-presidente\u00bb  [Piotr Smolar, \u00abAssaut du Capitole : comment Donald Trump a voulu enr\u00f4ler Mike Pence dans un coup d\u2019Etat\u00bb, <em>La Revue du Monde<\/em>, 17\/06\/22, online].<br \/>\nLa pretesa di bloccare la storia dell\u2019umanit\u00e0 e del mondo sotto il dominio dei potenti di turno \u00e8 una costante nel ritmo della storia.<br \/>\n<em><strong>Il ritmo della storia<\/strong><\/em>, scrive Franco Cardini [Rizzoli 2001] ci lascia sempre \u00abdisorientati e affascinati. Eppure, se ci volgiamo un istante indietro, ci sorprendiamo a chiederci come sia stato possibile che proprio gli straordinari progressi tecnologici dell\u2019ultimo secolo, anzi degli ultimi decenni, non ci abbiano messo per tempo sull\u2019avviso a proposito dell\u2019imprevedibilit\u00e0 del processo (processo: non progresso) storico. Per millenni, la vita del genere umano \u2013 nello stesso ambito eurasiomediterraneo ch\u2019\u00e8 stato uno dei grandi laboratori culturali dell\u2019umanit\u00e0 e che dal XVI secolo ha imposto la fine del mondo \u201ca compartimenti-stagno\u201d e il decollo dell\u2019economia-mondo \u2013 si \u00e8 svolta secondo parametri caratterizzati, se non da immobilit\u00e0, quando meno da una lenta dinamica sia pur scandita da alcune \u201crivoluzioni\u201d (l\u2019agricola, la commerciale, la filosofico-scientifica, l\u2019industriale e cos\u00ec via). Eppure, di tutto ci\u00f2 era possibile accorgersi relativamente poco. Nella Londra del Seicento si viveva pi\u00f9 o meno come nella Roma imperiale: anzi, molto peggio quanto a condizioni igieniche, a livello di consumi, a sicurezza\u00bb [pp. 9-10].<br \/>\nAncor peggio a Manchester nel 1845. \u00abUn giorno camminavo verso Manchester in compagnia di uno di quei signori del ceto medio. Gli parlavo dei bassifondi miseri e malsani e gli facevo notare le condizioni di quella parte della citt\u00e0 dove vivevano gli operai delle fabbriche. Gli dissi che non avevo mai visto in vita mia una citt\u00e0 cos\u00ec mal costruita. Mi ascolt\u00f2 pazientemente e, all\u2019angolo della via dove ci separammo, disse soltanto: \u201cEppure, qui si fa un mucchio di denaro. Buongiorno, signore!\u00bb [Friedrich Engels, <em>Condizioni della classe operaia in Inghilterra<\/em>, cap. XII, cit. in Eric John Hobsbawm, <em>Le rivoluzioni borghesi 1789-1848<\/em>, tr.it. Il Saggiatore 1963, p. 255].<br \/>\nOggi si fa denaro a volont\u00e0 speculando su tre crisi globali concomitanti (climatica, pandemica, bellica) in assenza d\u2019ogni controllo sui mercati globali neoliberisti, discendenti algoritmici di re Mida che, secondo la leggenda, in premio per il ritrovamento dello smarrito Bacco Sileno chiese il potere di trasformare in oro tutto ci\u00f2 che toccava, andando alla morte per fame e sete e perci\u00f2 \u00abposto tra gli esempi di avarizia punita che le anime dei penitenti gridano la notte nel quinto girone del <em>Purgatorio<\/em>, XX 106: \u201cla miseria de l\u2019avaro Mida, \/ che segu\u00ec a la sua dimanda gorda, \/ per la qual sempre convien che si rida\u201d\u00bb [<em>Treccani<\/em>, online]. \u00c8 il girone dell\u2019\u00ab\u00e9lite transnazionale o globale che, nei suoi vari spazi e posti, \u00e8 capace di trarre vantaggio dalle condizioni sociali e politiche intrinseche alla democrazia neoliberista\u00bb, \u00aba proprio (antidemocratico) vantaggio\u00bb [Stephen J. Rosow\u2013Jim George, cit., p. 27]. Ma Jacques Le Goff [<em>La nascita del Purgatorio<\/em>, tr.it. Einaudi 1982] ci ricorda che il purgatorio porta prima o poi al paradiso.<br \/>\n\u00abSe pure per buona parte della storia violenza e fame sono state due degli strumenti pi\u00f9 efficaci di cui si \u00e8 servita la morte, l\u2019unica che \u00e8 riuscita a spazzare via un quarto della Terra in un colpo solo \u00e8 stata proprio la malattia da contagio. La peste ha messo fine all\u2019et\u00e0 antica e segnato l\u2019inizio del Rinascimento. Varie infezioni hanno plasmato l\u2019epoca degli imperi globali, e contenerle ha permesso di rafforzare l\u2019economia del mondo moderno. N\u00e9 la guerra n\u00e9 la carestia possono rivendicare un ruolo equivalente\u00bb [Charles Kenny, <em>La danza della peste<\/em>, tr.it. Bollati Boringhieri 2021, p. 210, ed.or. 2021]. Ora guerra e speculazione fanno velo alla pandemia, ma abbiamo i mezzi per venirne fuori.<br \/>\n\u00c8 quanto ci ricorda \u00abun pragmatico puro che diffida delle teorie. Per lui \u201cla realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019idea\u201d. \u00c8 anche uno dei suoi principi d\u2019azione. Sa anche lavorare sulla durata. Un altro \u00e8 il suo principio di azione. Lo esprime cos\u00ec, \u201cil tempo \u00e8 superiore allo spazio\u201d. Francesco si spiega nell\u2019esortazione apostolica La gioia del Vangelo: \u201cQuesto principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l\u2019ossessione di risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realt\u00e0 impone. \u00c8 un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorit\u00e0 al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell\u2019attivit\u00e0 socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorit\u00e0 allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di auto-affermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorit\u00e0 al tempo significa occuparsi di iniziare processi pi\u00f9 che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella societ\u00e0 e coinvolgono altre persone e gruppi che li porteranno avanti, finch\u00e9 fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansiet\u00e0, per\u00f2 con convinzioni chiare e tenaci\u201d\u00bb [Jean-Marie Gu\u00e9nois, <em>Jusqu\u2019o\u00f9 ira Fran\u00e7ois ?<\/em>, JC Latt\u00e9s 2014, pp. 108-9].<br \/>\n\u00c8 il profilo genetico dell\u2019Unione Europea, il cui sostegno \u00e8 oggi fondamentale \u2013 nel contesto della crisi bellica e alimentare fomentata dai \u00abvincenti nel contesto neoliberista\u00bb \u2013 per attuare la riforma fiscale di un\u2019imposta minima del 15% sugli utili delle grandi multinazionali, a partire dal 31 dicembre 2023, dando corpo al progetto adottato nel 2021 da 140 paesi sotto l\u2019egida dell\u2019Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Con il mondo intero di cui avere cura, fornire gambe al farsi strada della piet\u00e0 \u00e8 supremo omaggio dello scetticismo a se stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un magistrale saggio, Anatole France fa dialogare Ponzio Pilato, ex procuratore della potenza globale di turno, con un giovane amico [Il procuratore della Giudea, tr.it. Sellerio 2018, ed.or. 1892]. 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