{"id":17921,"date":"2022-06-22T11:42:14","date_gmt":"2022-06-22T09:42:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17921"},"modified":"2022-06-22T11:42:14","modified_gmt":"2022-06-22T09:42:14","slug":"itinerari-catecumenali-per-gli-sposi-un-dialogo-su-fede-e-matrimonio-di-antonello-siracusa-e-andrea-grillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/itinerari-catecumenali-per-gli-sposi-un-dialogo-su-fede-e-matrimonio-di-antonello-siracusa-e-andrea-grillo\/","title":{"rendered":"Itinerari catecumenali per gli sposi? Un dialogo su fede e matrimonio (di Antonello Siracusa e Andrea Grillo)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/itineraricate.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17922\" alt=\"itineraricate\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/itineraricate-218x300.jpeg\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/itineraricate-218x300.jpeg 218w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/itineraricate-745x1024.jpeg 745w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/itineraricate.jpeg 1076w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><b><i>Alcune domande rivoltemi da Antonello Siracusa mi sono sembrate molto pertinenti e acute. Le abbiamo scritte, insieme ad alcune risposte. Per cercare di capire le questioni delicate che riguardano il sacramento del matrimonio e la pastorale che vuole accompagnare coloro che entrano in questa forma di &#8220;vita in Cristo&#8221;. <\/i><\/b>Antonello Siracusa<b><i> \u00e8 laureato in filosofia e scienze religiose, \u00e8 insegnante e si occupa di pastorale familiare nella Diocesi di Como (ag)<\/i><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\">AS: <\/span><i style=\"font-size: large\">Caro Professore, sto seguendo con attenzione il dibattito sul recente documento \u201cItinerari catecumenali per la vita matrimoniale\u201d del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Come puoi immaginare, per chi collabora alla pastorale delle famiglie il tema della preparazione al matrimonio tocca un punto sensibile: da anni si cercano e si sperimentano strade nuove e ci si interroga su alcune scelte di fondo.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><i>Il tuo articolo \u201cMatrimonio primo e ultimo dei sacramenti: una questione antica in 10 punti\u201d (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-primo-e-ultimo-dei-sacramenti-una-questione-antica-in-10-punti\/\">qui<\/a>)\u00a0mette bene in luce come sia essenziale fondare l\u2019accompagnamento al matrimonio sull\u2019esperienza reale delle persone, sulla storia della coppia, anche per quello che riguarda la sessualit\u00e0. Quello che ti chiederei di approfondire \u00e8 il ruolo che in questo sacramento (e nella sua preparazione) rivestono la fede e la ministerialit\u00e0 ecclesiale.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><i>Nel tuo articolo, criticando l\u2019uso dell\u2019aggettivo \u201ccatecumenali\u201d, sottolinei la \u201cdifferenza del matrimonio rispetto al catecumenato della iniziazione cristiana e alla formazione in vista della ordinazione\u201d. Proprio su questi due aspetti mi sembra che ci siano delle questioni da chiarire.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><i>Nel sacramento del matrimonio, che ruolo ha la fede? Celebrare questo sacramento non comporta forse per gli sposi il desiderio di vivere la loro storia d\u2019amore alla luce del Vangelo, per incontrare Ges\u00f9 Cristo e camminare con lui? Eppure accade molte volte che le persone che chiedono di \u201csposarsi in chiesa\u201d non manifestino questo desiderio, questa consapevolezza, questa fede. Tante volte sono adulti la cui esperienza di fede si \u00e8 fermata al catechismo. L\u2019esperienza sembra dire che, purtroppo, l\u2019Iniziazione cristiana dei bambini\u2026 non \u00e8 sufficiente a generare adulti credenti. Per questo, credo, si fa riferimento, pur impropriamente, al catecumenato: sembra che occorra una nuova iniziazione alla vita cristiana. Come si pu\u00f2 compiere un itinerario di fede verso il matrimonio? Con quali obiettivi? Con quali differenze rispetto all\u2019Iniziazione cristiana?<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: \u201cI cristiani si sposano come tutti gli altri\u201d: questa espressione della \u201cLettera a Diogneto\u201d ci aiuta ad uscire dalla prima delle difficolt\u00e0. Ossia dalla attuale \u201csovraesposizione\u201d della fede nella comprensione del matrimonio. Questo non \u00e8 affatto tradizionale. Perch\u00e9, semmai, il matrimonio riposa su evidenze naturali e civili, che poi la fede rielabora. Pensare di \u201cfondare\u201d sul piano della fede tutto l\u2019impianto della vita matrimoniale mi pare una prospettiva intemperante e forse anche un po\u2019 fondamentalista. Il cammino verso il matrimonio \u00e8 \u201canche\u201d un cammino di fede, ma non soltanto un cammino di fede. E\u2019 un cammino antropologico, relazionale, sessuale, sociale, economico. Dentro questa trama la fede ha una sua decisiva rilevanza, ma non nella forma di una sostituzione. Coloro che oggi \u201cchiedono il matrimonio sacramentale\u201d sono stati educati dalla Chiesa ad esibire non la fede, ma il battesimo. Cos\u00ec, in un certo senso, chi di burocrazia colpisce, di burocrazia perisce. Non \u00e8 il mondo oggi a pretendere dalla Chiesa una cosa strana, ma \u00e8 la Chiesa ad aver impostato cos\u00ec, da circa 500 anni, e soprattutto dalla fine del 800, il rapporto con il matrimonio. Il boomerang sta tornando in testa a chi lo ha lanciato. Se prima costruisci il teorema (piuttosto traballante, ma netto) della identit\u00e0 tra \u201cbattezzati che stipulano contratto di matrimonio\u201d e \u201csacramento del matrimonio\u201d, una volta attestato il battesimo e il contratto, non si scappa dalla logica sacramentale. Una crisi del sacramento non pu\u00f2 essere risolta semplicemente trasformando il matrimonio in battesimo. Questa mi pare una via poco praticabile, come sa bene lo stesso testo degli \u201cItinerari catecumenali\u201d, che al n. 16 dice che tutto ci\u00f2 che in essi viene previsto sar\u00e0 necessariamente \u201cscavalcato\u201d da altri percorsi (ossia dalla assenza di percorsi). Io credo che l\u2019unica via sia quella di un \u201cincontro\u201d tra la Chiesa che \u00e8 salvezza per il mondo e il mondo che \u00e8 salute per la Chiesa, come diceva M. D. Chenu. Se vogliamo solo fare documenti paternalistici sul matrimonio e non accettiamo di imparare dalle forme nuove di vita comune, dove sta la forza vitale del presente e del futuro, finiamo per costruire macchine complicate che nessuno user\u00e0. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-size: large\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>AS: <\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>\u00a0La conclusione che traggo io da quanto scrivi \u00e8 che l&#8217;investimento debba essere ribaltato molto di pi\u00f9 sull&#8217;Iniziazione cristiana e la &#8220;formazione permanente&#8221; del battezzato. Ma ho seri dubbi che il modello &#8220;Battesimo dei neonati&#8221; possa portare a questo: in un certo senso mentre tu critichi che si pensi di trattare il Matrimonio come il Battesimo, di fatto al momento il Battesimo viene trattato come il Matrimonio: il fatto naturale di essere nati viene automaticamente elevato a &#8220;diventare cristiani&#8221;, senza nessuna considerazione per la fede. Poi ci si affanna &#8220;a posteriori&#8221; a generare una fede che corrisponda a quanto si \u00e8 celebrato. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: Hai ragione, ma credo che questo sia un fenomeno che \u201ccopre\u201d l\u2019intero settenario sacramentale. Noi applichiamo a tutti i sacramenti quello che abbiamo elaborato per giustificare il \u201cpedobattesimo\u201d. E quindi un assoluto primato della grazia che dispensa dalla fede. Questo funziona bene sul piano giuridico, ma \u00e8 pastoralmente un disastro. Riempie la Chiesa di clienti, non di discepoli. E spesso a questo si reagisce con il movimento opposto, ma altrettanto deleterio, ossia creando una chiesa settaria, dove il discepolato bisogna meritarselo con una dura selezione. Non pochi movimenti mettono in atto questa risposta. Il matrimonio diventa \u201ccatecumenale\u201d dentro questa seconda possibilit\u00e0, che in nome di un giusto richiamo alla fede, perde facilmente il lato realistico della vita dei soggetti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>AS: Io rimango perplesso sul fatto che il matrimonio possa essere un sacramento senza mettere al centro la fede (perplesso non rispetto alla legittimit\u00e0 &#8220;canonica&#8221;, ma rispetto alla mia libera riflessione): non lo dico in un&#8217;ottica di giudizio di valore, <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>considero altrettanto di valore i matrimoni civili, senza nessuna esclusione di principio neanche verso le convivenze&#8230; \u00e8 la qualit\u00e0 effettiva della storia d&#8217;amore che conta, che non coincide automaticamente con la forma; ma, se la fede non \u00e8 centrale, verrebbe da pensare come pi\u00f9 adeguata la benedizione dell&#8217;unione, in qualsiasi forma sia. Se deve essere un sacramento deve esserlo in rapporto a Cristo: naturalmente non nella logica di un privilegio di status ma in quella del servizio <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>verso tutti\u2026 direi nella logica dell&#8217;essere segno di conversione evangelica e non semplicemente dell&#8217;essere segno della bellezza generata dal Creatore. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: Proprio qui sta il punto delicato. Questo \u201csposarsi in Cristo\u201d \u00e8 decisivo, ma prende figura non semplicemente perch\u00e9 gli sposati fanno le stesse cose dei seminaristi o delle religiose. Qui, a me pare, la differenza di esperienza diventa una variabile irrilevante, mentre \u00e8 decisiva. Il rapporto con la Parola, con la preghiera e con il sacramento \u00e8 qualificante, ma in forma specifica. Per dare \u201cfigura cristiana\u201d al matrimonio non si pu\u00f2 subordinarlo a \u201ccondizioni catecumenali\u201d. Perch\u00e9 questo \u201cripugna\u201d alla logica naturale e civile del sacramento e lo clericalizza. La fede, la coscienza della comunione con il Signore, deve emergere dagli \u201catti propri dei coniugi\u201d. Su questo, mi pare, siamo ancora fermi. Invece infoltire l\u2019agenda dei \u201cnubendi\u201d nei due anni prima del matrimonio mi pare, francamente, una via troppo clericale e perci\u00f2 facilmente aggirabile. Avverrebbe come con la penitenza canonica. Tu puoi mettere anche 10 anni di penitenza come condizione per ottenere la valida assoluzione, ma otterrai solo che le persone si confesseranno in punto di morte. Forse pi\u00f9 corretta \u00e8 la previsione del \u201crito del matrimonio\u201d italiano, che constata la differenza di iniziazione tra le coppie e la integra nel rito, differenziando le forme.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222;font-size: large\">AS: Soprattutto da &#8220;Familiaris Consortio&#8221; in poi si \u00e8 sviluppata nella pastorale familiare l\u2019idea della \u201ccomplementariet\u00e0 di Ordine e Matrimonio nell\u2019edificazione della Chiesa\u201d. L\u2019intenzione apprezzabile \u00e8 quella di presentare un\u2019idea di Chiesa che non sia fondata solo sui ministri ordinati (ma si parla spesso di \u201csacerdoti\u201d, intendendo vescovi e presbiteri, perch\u00e9 forse il tema del diaconato si adatta meno a questa idea di complementariet\u00e0). C\u2019\u00e8 per\u00f2 il rischio di immaginare un duplice clericalismo, fatto di preti e sposi, come se non si potesse \u201cedificare la Chiesa\u201d attraverso altre strade e scelte di vita. Ti sembra che il documento del Dicastero sia condizionato da questo parallelismo preti \u2013 sposi? In che cosa si evidenzia? Come evitare che, come scrivi, la formazione degli sposi assomigli a un \u201cseminario\u201d? E anche in questo caso, non pensi che la questione di fondo sia la mancanza di una autentica formazione che renda protagonisti tutti i battezzati (formazione che poi si cerca di recuperare per gli sposi in occasione del matrimonio?)<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #222222;font-size: large\">AG: Questa mi pare una lettura che, pur recependo elementi di obiettiva novit\u00e0, li traduce in un registro ambiguo e pericoloso. Da un lato, infatti, viene recepita, sebbene a fatica, l\u2019idea che le coppie di sposi e le famiglie non siano semplicemente \u201cdestinatarie\u201d di una pastorale, ma \u201csoggetti\u201d di essa. Questo \u00e8 il frutto della personalizzazione che il mondo moderno ha imposto alla cultura, anche a quella matrimoniale e familiare. La Chiesa aveva a lungo condiviso un approccio opposto: nel rito del matrimonio, fino al 1969, era il prete che benediceva l\u2019anello, che poi passava allo sposo, che lo metteva al dito della sposa. In un semplice gesto era identificata la soggezione della coppia al presbitero e della sposa allo sposo. Questo oggi \u00e8 talmente mutato, che lo sposo e la sposa si \u201cscambiano\u201d gli anelli ed essi stessi pronunciano parole autorevoli sull\u2019anello, prima benedetto da colui che presiede. Ma interpretare questo sviluppo in termini di \u201cconsacrazione\u201d ecclesiale, mi pare una indiretta forma di clericalizzazione del matrimonio. Perch\u00e9 la realt\u00e0 viene letta sulla base di un linguaggio che \u00e8 stato elaborato per la realt\u00e0 del ministero. Diciamo che il rischio \u00e8 che anche il matrimonio diventi \u201cufficio ecclesiastico\u201d. Tracce di questa svista, che considero grave, vi \u00e8 nel documento \u201cItinerari catecumenali\u201d. Un contributo non piccolo a questo sviluppo \u00e8 venuto sicuramente da alcuni \u201cmovimenti\u201d, che hanno molto insistito su questa lettura del matrimonio in termini di consacrazione.<\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222;font-size: large\">AS: Nel concetto di \u201cMatrimonio per l\u2019edificazione della Chiesa\u201d, comunque, mi sembra importante l\u2019idea che gli sposi cristiani vivano la loro storia d&#8217;amore in una prospettiva di missione e di servizio verso gli altri. Certo gi\u00e0 molto di questo dovrebbe venire dall\u2019Iniziazione cristiana, dalla storia di fede personale: ma, come gi\u00e0 detto, non \u00e8 affatto scontato. E poi c\u2019\u00e8 qualcosa in pi\u00f9: vivere il servizio insieme, come espressione dell\u2019amore della coppia e come un \u201crispondere insieme all\u2019amore di Cristo\u201d apre un orizzonte nuovo. E allora non ci vuole un cammino di fede perch\u00e9 gli sposi possano sviluppare questa prospettiva? Come realizzarlo perch\u00e9 corrisponda alla specificit\u00e0 dell\u2019amore coniugale?<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: Questo \u00e8 un altro punto delicato: essere \u201csposi in Cristo\u201d esige un pensiero forte, alto, potente, ma non mediato sul modello del ministero ordinato o della vita religiosa. Definire meglio questa \u201cspiritualit\u00e0 di coppia e di famiglia\u201d \u00e8 un compito che da 60 anni viene coraggiosamente intrapreso. Ma l\u2019impatto ecclesiale \u00e8 ancora scarso, perch\u00e9 le forme, come attesta anche questo documento, sono ancora quelle vecchie, spesso totalmente dipendenti da modelli celibatari. Qui, io penso, interferisce un diverso vissuto della \u201ccastit\u00e0\u201d, che crea facilmente sguardi \u201cdistorti\u201d. <\/span><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">Chi fa esperienza di castit\u00e0 come voto religioso o come vita celibataria fatica a comprendere la castit\u00e0 coniugale. Ne sente parlare. Ma non la esercita e perci\u00f2 non la conosce. E spesso la ricostruisce in termini di continenza. Questo crea uno stacco problematico, che spesso si trasforma in parole o immagini estrinseche, moralistiche e paternalistiche. Classico equivoco \u00e8 pensare che la vita pre-matrimoniale dei futuri sposi possa assomigliare naturalmente alla vita della continenza religiosa o celibataria. Qui il difetto di sguardo e di parole \u00e8 altissimo. E determina incomprensioni \u201cdi andata\u201d e \u201cdi ritorno\u201d. L\u2019amore coniugale \u00e8 sempre anche amore fisico, carnale, sessuale. Senza che per questo debba chiedere perdono. Qui c\u2019\u00e8 un vero e proprio blocco culturale, che merita una parola diversa e pi\u00f9 attenta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>AS: <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>nella domanda precedente il centro era &#8220;come educare a vivere il matrimonio in una prospettiva di missione e servizio verso gli altri&#8221;, quindi in una \u201cprospettiva evangelica&#8221;. La tua risposta dopo poco si sposta verso il tema della castit\u00e0. Forse il collegamento che hai in mente \u00e8 che il cuore del cammino dovrebbe essere centrato sullo sviluppare tutte le dimensioni della coppia (un amore che diventa &#8220;sale della terra&#8221;)&#8230; che poi sarebbe il vero senso della castit\u00e0 <\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>coniugale (che si comprenderebbe meglio, credo, se non venisse associata, proprio per chi si prepara al matrimonio, a una richiesta di \u201ccontinenza\u201d sui cui effetti ci sono molti dubbi). Ecco, potresti esplicitare meglio il collegamento tra<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i> la mia domanda e il tema della castit\u00e0?<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: La missione della \u201cchiesa domestica\u201d \u00e8 forma originaria della comunione, che prende la figura quotidiana del pasto, del riposo, della festa, del gioco, del talamo, del viaggio, della cura reciproca. Con il rischio che questo \u201cI care\u201d sia introverso e non sappia diventare estroverso. La trasformazione della casa in \u201cappartamento\u201d \u00e8 il grande rischio. Abbiamo bisogno di luoghi che proteggano, ma anche di uscire dalla privatizzazione. La Chiesa sarebbe il richiamo alla \u201cvocazione comune\u201d della casa. Ma una chiesa che privatizza burocraticamente, cosa che fa dal 1563, difficilmente recupera, anche se istituisce un certo parallelismo tra iniziazione degli adulti e matrimonio. Ma il matrimonio non \u00e8 un sacramento della iniziazione. Il cammino di fede non sopporta automatism<\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">i <\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">burocratici, ai quali abbiamo affidato sempre di pi\u00f9 le sorti delle \u201cfortune matrimoniali\u201d. Questo non funziona pi\u00f9. Ma non possiamo tenere, allo stesso tempo, i privilegi burocratici e le dinamiche iniziatiche. Questa \u00e8 una illusione di facciata. Dove le norme restano quelle tridentine, gli automatismi e le scorciatoie sono irrefrenabili e previste gi\u00e0 dalla istituzione che vorrebbe combatterle.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><i>AS: Il documento parla di \u201cItinerari catecumenali\u201d anche avendo in mente le \u201cconsegne\u201d che caratterizzano il catecumenato, l\u00ec dove parla di \u201criti di passaggio da celebrare all\u2019interno della comunit\u00e0\u201d. Condividi questo orientamento? In che modo, secondo te, il linguaggio del rito pu\u00f2 avere un ruolo in questo percorso?<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">AG: La metafora utilizzata da papa Francesco in <em>Amoris Laetitia<\/em> \u00e8 diventata similitudine e poi diretta imitazione. Una metafora, per\u00f2, non \u00e8 mai la cosa stessa. Questa soluzione, non solo in questo caso, risulta rischiosa. Una metafora \u201ccatecumenale\u201d pu\u00f2 essere sempre giustificata. Ma strutturare l\u2019avvicinamento delle coppie al \u201cproprio\u201d matrimonio con le forme verbali e rituali del catecumenato a me sembra che resti problematico. E lo \u00e8 sul piano di principio e sul piano rituale. Mi spiego. Se si legge la teologia classica, ad es. in Tommaso d\u2019Aquino, si nota sempre una grande cura nel distinguere la logica battesimale e della iniziazione dalle altre logiche sacramentali. Soprattutto questo vale per il matrimonio. Perch\u00e9 nel matrimonio, a differenza del battesimo, vi \u00e8 una sporgenza naturale e civile che non pu\u00f2 essere intercettata \u201cnel modo del catecumenato\u201d. Trattare i battezzati da \u201ccatecumeni\u201d proprio sul versante che \u00e8 pi\u00f9 tipicamente legato alla loro natura e cultura appare un gesto paradossale. Io capisco bene che si tratta di \u201cevangelizzare il matrimonio\u201d: ma questo avviene sulla base della natura e della cultura, non a partire dalla fede. Proprio perch\u00e9 il matrimonio non \u00e8 stato \u201cistituito\u201d come sacramento, ma semplicemente \u201celevato\u201d sulla base di una esperienza che era e rimane presupposta. D\u2019altra parte, mi chiedo: il battezzato pu\u00f2 essere ridotto a catecumeno? <\/span><\/span><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">Trattare da catecumeno un battezzato pu\u00f2 essere utile per ridimensionare il \u201cdiritto\u201d che la legge canonica gli riconosce. D&#8217;altra parte se il battezzato non cede a questa <\/span><\/span><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><i>deminutio<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">, la legge gli dar\u00e0 ragione. Lo stesso documento, al n.16, \u00e8 costretto a riconoscere che, per quanto si strutturino \u201ccammini\u201d, la via breve al matrimonio \u00e8 posta dalla legge e quindi non facilmente evitabile. Ma se per questo si cambiasse la legge stessa, forse il problema si risolverebbe da s\u00e9. Un matrimonio &#8220;a ostacoli&#8221; sarebbe un matrimonio non solo raro, ma anche snaturato: un matrimonio ridotto a ufficio ecclesiastico.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: large\">Antonello Siracusa e Andrea Grillo<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Alcune domande rivoltemi da Antonello Siracusa mi sono sembrate molto pertinenti e acute. Le abbiamo scritte, insieme ad alcune risposte. 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