{"id":17907,"date":"2022-06-18T08:04:45","date_gmt":"2022-06-18T06:04:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17907"},"modified":"2022-06-18T16:50:46","modified_gmt":"2022-06-18T14:50:46","slug":"matrimonio-primo-e-ultimo-dei-sacramenti-una-questione-antica-in-10-punti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-primo-e-ultimo-dei-sacramenti-una-questione-antica-in-10-punti\/","title":{"rendered":"Matrimonio primo e ultimo dei sacramenti: una questione antica in 10 punti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Famille2copie.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-8852\" alt=\"Famille2copie\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Famille2copie-300x147.jpg\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Famille2copie-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Famille2copie.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La chiesa cattolica si interessa del matrimonio da molti secoli, ma ha pensato di gestirlo in prima persona soltanto negli ultimi 500 anni. Questo sviluppo moderno, che ha portato ad unificare, sotto la competenza ecclesiale, ogni dimensione del matrimonio, fino a rivendicare la &#8220;competenza esclusiva&#8221; della Chiesa contro lo stato liberale, ha anche ispirato una duplice deriva, che poggia solidamente sulla tradizione, ma che anche la esaspera e la porta a conseguenze non controllabili. Vediamo meglio di cosa si tratta, partendo da lontano.<\/p>\n<p>1. Una collocazione &#8220;estrema&#8221;<\/p>\n<p>Il matrimonio ha a che fare con le cose estreme. Ha in s\u00e9 un eccesso. Per questo \u00e8 stato collocato, gi\u00e0 nei primi elenchi dei sette sacramenti, allo stesso tempo, in testa e in coda, all&#8217;inizio e alla fine, al primo e all&#8217;ultimo posto. Ha un primato temporale e simbolico che lo fa primeggiare ed ha un legame con la divisione e con la alterit\u00e0 che lo mette in fondo. Da un lato dice la unione e la unit\u00e0 come nessun altro. D&#8217;altro canto mette alla prova ogni intesa e ogni progetto come nessun altro. Nel matrimonio la natura \u00e8 grazia e la grazia si riconosce natura. Ma la natura pu\u00f2 imporsi sulla grazia e la grazia pu\u00f2 distrarsi dalla natura. Di questo sono coscienti tutti gli scolastici, che ricordano come solo il matrimonio preceda la caduta del peccato, e perci\u00f2 sia nato solo &#8220;per il dovere&#8221;, non &#8220;per la salvezza&#8221;. Mentre poi pu\u00f2 essere invocato per la salvezza, ma in una certa tensione costitutiva con il dovere!<\/p>\n<p>2. La relazione originaria con la natura e con la citt\u00e0<\/p>\n<p>Il matrimonio \u00e8 di campagna, ma il matrimonio \u00e8 anche di citt\u00e0. E&#8217; naturale e artificiale. Gli uomini e le donne si sposano perch\u00e9 non sono semplicemente naturali. La gestione della sessualit\u00e0, che nel cavallo, nella pecora, nell&#8217;usignolo e nel pescecane risponde semplicemente a quanto detta la natura, nell&#8217;uomo e nella donna deve trovare non semplicemente la &#8220;conformit\u00e0 alla natura&#8221;, ma la integrazione nella &#8220;natura umana&#8221;, che, insieme a quella divina, \u00e8 l&#8217;unica al mondo ad essere determinata dalla parola e dalle mani. Gli uomini e le donne non semplicemente &#8220;fanno sesso&#8221;, come gli altri animali, ma &#8220;interpretano la sessualit\u00e0&#8221; secondo la natura umana, che \u00e8 strutturalmente segnata dalla relazione con il prossimo e con Dio. Nessun uomo \u00e8 naturale come un gallo o come un castoro. Ogni uomo e ogni donna sta in equilibrio tra una dimensione naturale &#8220;informe&#8221;, che si struttura nel rapporto con il prossimo e con Dio, in termini medievali in relazione alla citt\u00e0 e alla chiesa.<\/p>\n<p>3. L&#8217;animale non si sposa<\/p>\n<p>Ci sono animali che generano senza aver rapporto con i propri figli. Ci sono animali che hanno un rapporto breve e funzionale con i discendenti. Solo nell&#8217;uomo la relazione esige tempo, cura, presenza per lunghi anni. Lo stesso vale per la relazione orizzontale, tra maschio e femmina. Generare pu\u00f2 significare un rapporto puntuale, una certa collaborazione di giorni, mesi o anni. Nell&#8217;uomo \u00e8 ragionevole, e conforme alla sua natura, interpretare la generazione in modo responsabile, sia assumendola, sia sospendendola, sia spostandola sul piano spirituale. Questa libert\u00e0, rispetto al generare, \u00e8 tipica solo dell&#8217;uomo, della donna e di Dio.<\/p>\n<p>4. Il matrimonio e la societ\u00e0 chiusa<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mi pare, la tradizione si \u00e8 lasciata toccare da questi due aspetti, ma lo ha fatto dentro la soluzione adottata dalle &#8220;societ\u00e0 chiuse&#8221;: ossia in societ\u00e0 che adottano un controllo capillare dell&#8217;esercizio del sesso da parte di ciascun soggetto (anzitutto del soggetto femminile). La donna viene sottoposta ad un controllo rigoroso, prima da parte della famiglia di origine e poi da parte della famiglia di elezione (elezione spesso non sua). La soglia matrimoniale diventa, in queste societ\u00e0, la soglia dell&#8217;esercizio del sesso per la donna. L&#8217;uomo \u00e8 largamente dispensato da questa soglia. Quando oggi parliamo, ecclesialmente, di &#8220;scambio degli anelli&#8221;, dobbiamo ricordare che per lunghi secoli, l&#8217;unico anello banedetto era quello che l&#8217;uomo metteva alla mano della donna.<\/p>\n<p>5. Dal sesso alla sessualit\u00e0<\/p>\n<p>La scoperta del soggetto tardo-moderno ha liberato il sesso dalla sua esclusiva destinazione alla generazione. E&#8217; nata la sessualit\u00e0, che legge la dimensione sessuale come &#8220;esperienza&#8221; e come &#8220;espressione&#8221; del soggetto maschile e femminile. Soprattutto per la donna questo passaggio ha mutato profondamente la coscienza, la collocazione sociale, la libert\u00e0 di riconoscimento della identit\u00e0 e ha inaugurato anche la sua entrata autorevole nello spazio pubblico.\u00a0 In questo contesto rinnovato, la lettura cristiana del matrimonio non pu\u00f2 confondersi con le regole contingenti di una societ\u00e0 chiusa e deve confrontarsi con le nuove regole della societ\u00e0 aperta, con le nuove identit\u00e0 e le nuove competenze. Pensare di &#8220;difendere la dottrina matrimoniale&#8221; confondendola con le regole di una societ\u00e0 chiusa \u00e8 uno degli errori peggiori che si possa fare.<\/p>\n<p>6. Altre fonti per la tradizione<\/p>\n<p>La tradizione cristiana non \u00e8 priva di elementi per interpretare anche questa nuova fase. Spesso tali elementi sono presenti pi\u00f9 nella tradizione sapienziale e profetica che nella tradizione legale. Questo \u00e8 ovvio e non deve sorprendere. Una ermeneutica rinnovata della tradizione \u00e8 un compito che alla Chiesa spetta da sempre. Gi\u00e0 Paolo \u00e8, da questo punto di vista, un &#8220;traduttore&#8221;. E lo fa anche sul piano dell&#8217;esercizio del sesso, stabilendo che il &#8220;matrimonio legittimo&#8221; \u00e8 una soglia decisiva per la relazione con Cristo mediata dall&#8217;uso del sesso.<\/p>\n<p>7. L&#8217;atto e il processo<\/p>\n<p>Da questa affermazione paolina, che Paolo deriva dalle evidenze della societ\u00e0 ebraica del suo tempo, dipendono molte delle vicende interpretative che il cristianesimo e il cattolicesimo ha poi ritenuto insuperabili. Ma la scoperta del matrimonio non solo come &#8220;atto&#8221;, ma come &#8220;processo&#8221; implica una rilettura profonda di questa tradizione. Che si inaugura nel momento in cui il controllo sociale sulla sessualit\u00e0 cambia, lasciando al soggetto una nuova disponibilit\u00e0 nel gestire la propria esperienza e la propria espressione. Sia pure in termini riduttivi, <i>Humanae vitae<\/i> segna il riconoscimento di questa parziale separazione tra funzione di generazione e funzione espressivo-esperienziale della sessualit\u00e0. Questa \u00e8 una delle condizioni radicali della societ\u00e0 aperta. Grande possibilit\u00e0 e grande tentazione.<\/p>\n<p>8. La differenza dal catecumenato<\/p>\n<p>Tutta questa dinamica di recupero dei &#8220;gradus ad matrimonium&#8221; non pu\u00f2 per\u00f2 identificarsi semplicemente in un cammino catecumenale. Questa lettura, assimilando il matrimonio al battesimo e all&#8217;ordine, smarrisce per strada le ragioni della differenza del matrimonio rispetto al catecumenato della iniziazione cristiana e alla formazione in vista della ordinazione. In entrambi i casi, infatti, non vi \u00e8 una dimensione naturale e civile che collabora originariamente nella definizione del sacramento. Il giusto riconoscimento del &#8220;processo&#8221; non pu\u00f2 essere gestito con la assolutizzazione dell&#8217;atto. Qui la tradizione matrimoniale cattolica si lascia ancora condizionare da una logica giuridica da stato moderno. Sposarsi in Cristo \u00e8 diverso dal far registrare l&#8217;atto al parroco. La intuizione tridentina \u00e8 superata dagli eventi, da almeno 200 anni.<\/p>\n<p>9. La sporgenza della grazia del matrimonio sulla natura e sulla citt\u00e0<\/p>\n<p>Una lunga tradizione, che la scolastica ha valorizzato in modo esemplare, sa che la differenza del matrimonio, rispetto agli altri sacramenti, sta proprio nella sua irriducibilit\u00e0 alla logica ecclesiale. Il matrimonio &#8220;sporge&#8221; al di qua e al di l\u00e0 della Chiesa. Il desiderio naturale e il legame civile ne fanno parte costitutiva e non si lasciano determinare semplicemente dalla logica della fede. Qui la sfida \u00e8 la pi\u00f9 grande e non pu\u00f2 essere affrontata con la risorsa che il Concilio di Trento ha adottato nel 1563. Ossia dalla determinazione della Chiesa ad essere il primo &#8220;stato moderno&#8221; a strutturare una competenza capillare sui contratti matrimoniali. Questa pretesa della &#8220;legge oggettiva&#8221; appare ad\u00a0<em>Amoris Laetitia<\/em> come &#8220;meschina&#8221; (AL 304).<\/p>\n<p>10. La burocrazia di uno Stato e la grazia del sacramento<\/p>\n<p>Il &#8220;percorso&#8221; che struttura il matrimonio non \u00e8 semplicemente la preparazione dell'&#8221;atto&#8221;, ma il costituirsi di relazioni profonde e nuove tra il vissuto del desiderio naturale, lo strutturarsi del legame sociale e la rilettura &#8220;per grazia&#8221; del primo come del secondo. Se il &#8220;percorso&#8221; viene letto con gli occhiali tridentini, \u00e8 negato prima ancora di essere assunto e viene pensato e modulato con una sorta di &#8220;ibrido&#8221; tra &#8220;iniziazione cristiana&#8221; e &#8220;formazione di seminario&#8221;. Gli sposi cristiani non possono essere ridotti a catecumeni mancati o seminaristi potenziali. Gli schemi di questo &#8220;orientamento catecumenale&#8221; appaiono assumere la dimensione del processo, ma in modo sfasato rispetto alla dinamica sempre anche naturale e civile di cui intendono prendersi cura. Una confusione ancora troppo forte tra &#8220;primo&#8221; e &#8220;ultimo&#8221; sacramento incide profondamente sul tenore espressivo e sulla efficacia pastorale del testo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa cattolica si interessa del matrimonio da molti secoli, ma ha pensato di gestirlo in prima persona soltanto negli ultimi 500 anni. 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