{"id":17902,"date":"2022-06-08T00:37:52","date_gmt":"2022-06-07T22:37:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17902"},"modified":"2022-06-08T00:39:02","modified_gmt":"2022-06-07T22:39:02","slug":"la-tesi-ecclesiale-del-mal-comune-in-materia-di-abusi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-tesi-ecclesiale-del-mal-comune-in-materia-di-abusi\/","title":{"rendered":"La tesi ecclesiale del &#8220;mal comune&#8221; in materia di abusi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_q-2019.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13653\" alt=\"head_q-2019\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_q-2019-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_q-2019-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_q-2019.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel dibattito che si \u00e8 aperto da tempo anche in Italia, intorno alla questione degli abusi, e su cui papa Francesco ha scritto la memorabile &#8220;lettera al popolo di Dio&#8221; nell&#8217;agosto del 2018, si \u00e8 insinuata quasi subito nelle parole ecclesiali una tesi riduttiva, che pu\u00f2 essere condensata in questi pochi punti essenziali:<\/p>\n<p>a) il fenomeno degli abusi sui minori non \u00e8 tipico della Chiesa, che presenta soltanto una percentuale di casi che va da 2 al 4 per cento. Il fenomeno riguarderebbe, secondo questa tesi, molto pi\u00f9 altri ambienti, come quelli familiari, sportivi, scolastici, dello spettacolo o del servizio militare, che presentano percentuali ben pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>b) la insistenza sulle responsabilit\u00e0 ecclesiali, che proporzionalmente sarebbero esigue rispetto agli altri ambiti, mostrerebbe bene un pregiudizio anticlericale e un desiderio di rivalsa nei confronti della chiesa senza una vera giustificazione<\/p>\n<p>c) Anche le vittime, se fossero davvero cos\u00ec importanti, sarebbero tutelate anche nei 96 casi su cento che riguardano altri ambienti abusanti, e non soltanto in quei 2 o 4 casi su cento che toccano direttamente soggetti ecclesiali con responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 questa non \u00e8 solo la tesi di giornalisti senza scrupoli, o di sociologi improvvisati, o di polemisti dalla lingua addomesticabile, ma \u00e8 argomentazione che viene ripetuta, in modo poco meditato, anche da uomini di Chiesa e addirittura da alcuni Vescovi, \u00e8 bene mostrarne con chiarezza tutti i limiti. Provo qui a confutare ognuno dei &#8220;punti forti&#8221; del ragionamento proposto:<\/p>\n<p>a) Ogni agenzia educativa procura una vicinanza, una prossimit\u00e0, un affidamento e una possibile ingerenza dell&#8217;adulto nella sfera del minore: o perch\u00e9 insegna la IV declinazione, o perch\u00e9 aiuta a smarcarsi sotto canestro, o perch\u00e9 guida la mano in un passaggio difficile sulla tastiera, il &#8220;maestro&#8221; si avvicina all&#8217;allievo e gli si fa prossimo col corpo, con la parola, con la autorit\u00e0. Ma non agisce mai &#8220;in persona Christi&#8221;. Forse vuole essere un Dio per l&#8217;allievo, ma non agisce mai &#8220;per Dio&#8221; e &#8220;in nome di Dio&#8221;. Questa \u00e8 la prima differenza decisiva, che colpisce molto veder dimenticata non dal giornalista o dal polemista, ma dalle parole di qualche Vescovo. Abusare \u00e8 sempre un fatto grave: tanto se si tratta di abuso spirituale o morale, quanto se si tratta di abuso corporeo o sessuale. Ma tanto pi\u00f9 grave \u00e8 un abuso che abbia, come sfondo o come pretesto, come scusa e come sponda non l&#8217;autorit\u00e0 di un uomo, ma l&#8217;autorit\u00e0 di Dio. Fare un discorso di &#8220;percentuali minori&#8221; senza parlare della &#8220;responsabilit\u00e0 incomparabilmente maggiore&#8221; \u00e8 miopia umana e irresponsabilit\u00e0 ecclesiale. L&#8217;abuso \u00e8 sempre un peccato contro la persona e contro Dio. Ma se compiuto &#8220;a nome di Dio&#8221;, o &#8220;sotto la copertura di Dio&#8221;, \u00e8 davvero uno scandalo per tutti: anzitutto dovrebbe esserlo per gli uomini di Chiesa, almeno per quelli davvero responsabili.<\/p>\n<p>b) E&#8217; inevitabile che, se \u00e8 vera la prima confutazione, ne derivi una scarsa rilevanza della &#8220;persecuzione&#8221; che sarebbe sollevata contro la Chiesa da parte di questi &#8220;pochi casi&#8221;. Questo argomento \u00e8 ancora pi\u00f9 debole del primo, perch\u00e9 deduce uno scandalo da una proporzione quantitativa. E nota con proprio scandalo che &#8220;se la prendono tanto&#8221; per un prete, e &#8220;non dicono nulla&#8221; per un allenatore di calcio o per un maestro di ballo. Se \u00e8 legittimo attendersi da tutti il comportamento pi\u00f9 corretto nei confronti dei minori, \u00e8 inevitabile che la reazione sia diversa nei confronti di chi non ha alcun &#8220;progetto di salvezza&#8221; diverso dalla disciplina del corpo o della mente, rispetto a chi si presenta, necessariamente, come il custode di una salvezza globale della persona, della sua dignit\u00e0 e della sua vocazione. Anche qui, se si cancella questa differenza strutturale di partenza e si compara semplicemente l&#8217;atto, nella sua figura pi\u00f9 formale e nella sua dimensione quantitativa, si smarrisce la misura dello scandalo altrui e la necessit\u00e0 della conversione propria.<\/p>\n<p>c) A cascata, anche il terzo argomento, ancora pi\u00f9 subdolo, che mette in dubbio la reale attenzione per le vittime, denunciando il silenzio che cala sulle vittime di abusi &#8220;non clericali&#8221;, si presenta come una ulteriore caduta di tono e di livello nel dibattito ecclesiale. Anche qui, se \u00e8 vero che ogni abusato merita la massima attenzione, deve essere riconosciuto nella sua sofferenza e deve essergli riconosciuta una giusta fame di giustizia e di risarcimento, insinuare che la attenzione alle vittime degli abusi clericali sia una sorta di &#8220;montatura&#8221;, che dimentica la (percentualmente) maggiore sofferenza delle vittime di abusi non clericali, compie ancora una volta una comparazione quantitativa, che non considera la radicale differenza tra la autorit\u00e0 di un bidello, di un professore, di un maestro di coro e quella di un presbitero. Come dicevano gli antichi, &#8220;corruptio optimi, pessima&#8221;: stupisce molto che alcuni uomini di Chiesa, che dovrebbero ricordare almeno alcune frasi latine, siano tanto smemorati di sapienza classica e usino argomenti degni di giornalisti improvvisati o di sociologi senza discernimento.<\/p>\n<p>La tesi dell&#8217;abuso come &#8220;mal comune&#8221; non deve essere sottovalutata, perch\u00e9 ha una sua pertinenza, proprio nel denunciare una piaga sociale che attraversa le famiglie come le istituzioni, le agenzie educative come le agenzie assistenziali. Ma nascondere la diversa attesa che la societ\u00e0 ha nei confronti degli &#8220;uomini di chiesa&#8221;, mescolandoli nel grande calderone delle &#8220;agenzie educative&#8221;, dove ci sono pur sempre mele marce, \u00e8 una forma poco\u00a0 felice di secolarizzazione dagli esiti clericali, una strategia che vuol trarre tutti i vantaggi dal relativismo sociologico, per non perdere neppure un privilegio clericale.\u00a0 Che lo dica un polemista, o un giornalista o un sociologo, posso accettarlo. Che lo si senta dire da preti o da vescovi, questo mi scandalizza profondamente e mi chiede di non tacere n\u00e9 di fronte allo scandalo di ogni abuso, n\u00e9 di fronte all&#8217;abuso di potere che pretende di fare diventare forti argomenti deboli, di far diventare serie delle parole risibili, di far diventare vittime i violenti con i loro protettori, e violente le vittime con i loro difensori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito che si \u00e8 aperto da tempo anche in Italia, intorno alla questione degli abusi, e su cui papa Francesco ha scritto la memorabile &#8220;lettera al popolo di Dio&#8221; nell&#8217;agosto del 2018, si \u00e8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17902"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17902"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17902\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17906,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17902\/revisions\/17906"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17902"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17902"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17902"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}