{"id":17841,"date":"2022-05-05T10:03:04","date_gmt":"2022-05-05T08:03:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17841"},"modified":"2022-05-05T10:03:04","modified_gmt":"2022-05-05T08:03:04","slug":"la-strada-verso-est","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-strada-verso-est\/","title":{"rendered":"La strada verso est"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa prima guerra mondiale fu per la Germania una impresa superiore ai suoi mezzi, risultato di una ostinata sottovalutazione delle forze altrui e della sopravvalutazione delle proprie. Questo permanente disconoscimento della realt\u00e0 costitu\u00ec la \u201ccontinuit\u00e0 dell\u2019errore\u201d e affondava profondamente le sue radici nella politica mondiale guglielmina\u00bb [Fritz Fischer, <em>Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918<\/em>, tr.it. Einaudi 1965, ed. or. 1961, p. 815].<br \/>\n\u00abFinora, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina \u00e8 stata un disastro per le forze armate russe\u00bb. \u00abIl budget per la difesa della Russia, di oltre 250 miliardi di dollari in potere d&#8217;acquisto, \u00e8 circa tre volte quello di Gran Bretagna o Francia, ma in gran parte \u00e8 sperperato o rubato\u00bb. \u00abLa Russia pu\u00f2 essere vasta, ma \u00e8 un sistema politico di medie dimensioni che anela ancora a diventare superpotenza. La sua popolazione si colloca tra Bangladesh e Messico, la sua economia tra Brasile e Corea del Sud e la sua quota di esportazioni globali tra Taiwan e Svizzera\u00bb [\u00abHow rotten is Russia\u2019s Army?\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 30\/4-6\/5\/2022, online]. \u00abIn vent\u2019anni di potere Vladimir Poutin ha condotto quattro guerre ricorrendo allo stesso sotterfugio. La seconda guerra di Cecenia (1999-2009), quando non esit\u00f2 a pilotare lui stesso un aereo da caccia Sukhoi, era una \u201coperazione antiterroristica\u201d. La guerra del 2008 in Georgia, una campagna per \u201cdifendere i suoi cittadini\u201d nelle regioni separatiste dell\u2019Ossezia del sud e dell\u2019Abkazia, dove aveva distribuito passaporti russi. Quella iniziata nel 2005 in Siria, solo un \u201cintervento\u201d \u201csu richiesta\u201d dell\u2019alleato Bachar Al-Assad per lottare \u201ccontro terroristi internazionali\u201d. Nel 2014, nel Donbass, in Ucraina dell\u2019est, la presenza di soldati russi sul terreno \u00e8 stata semplicemente negata. La guerra non esiste nel vocabolario del capo del Cremlino, salvo la Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, la cui commemorazione il 9 maggio non ha smesso di deviare anno dopo anno in manifestazioni sempre pi\u00f9 grandiose, a servizio non della memoria, ma della preparazione degli spiriti al sacrificio di s\u00e9 e all\u2019idea che la Russia sarebbe, come ieri, assediata\u00bb [Isabelle Mandraud e Madjid Zerrouky, \u00abRussie. Poutine, le culte de la guerre\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 24-25\/04\/22, online].<br \/>\nLa guerra \u00e8 fuori legge da quando il 27 agosto 1938 fu firmato a Parigi il <em>Patto generale di rinuncia alla guerra come strumento politico<\/em>, al 1939 ratificato da 63 stati, tra cui USA, Australia, Canada, Cecoslovacchia, Germania, Regno Unito, India, Irlanda, Italia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Polonia, Belgio, Francia, Giappone. Il 24 ottobre 1945 a San Francisco fu fondata l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite per rafforzare la pace internazionale, la sicurezza e le buone relazioni tra gli Stati, promuovere lo sviluppo sociale e economico e garantire il rispetto dei diritti umani che l\u2019unanime assemblea ONU vot\u00f2 nella <em>Dichiarazione universale dei diritti umani<\/em> il 10 dicembre 1948 a Parigi.<br \/>\nDue guerre mondiali hanno sancito l\u2019unit\u00e0 del mondo, ma non con la forza, e pandemia e crisi ambientale ribadiscono lo storico progetto affidato dal 1472 a noi che, scoperta l\u2019America nel 1492, ci diciamo moderni: \u00abconsiderate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza\u00bb, invece della \u00absomma spensieratezza nel lasciare indolentemente entrare nella patria la pestilenza; somma stolidit\u00e0 nel ricusare la credenza ai fatti\u00bb [Pietro Verri, in <em>Stolidit\u00e0<\/em>, Treccani online]. Oggi nel lasciare indolentemente entrare nel mondo la crisi ambientale, il virus Covid e il rischio di guerra civile globale, di nuovo in Europa sulla strada verso est.<br \/>\n<strong><em>La strada verso est<\/em><\/strong> [tr.it. Guanda 2017, ed.or. 2016] di Philippe Sands \u2013 docente di diritto allo University College London, chiamato in processi della Corte penale internazionale fra cui quello per l\u2019estradizione di Pinochet \u2013 ripercorre le vicende anche familiari a Leopoli, il cui nome era Lemberg nell\u2019impero austroungarico, Lw\u00f3w nella Polonia risorta dopo la prima guerra mondiale, L\u2019vov quando fu occupata dai sovietici allo scoppio della seconda guerra mondiale, ancora Lemberg per gli invasori nazisti e dopo la guerra L\u2019viv in Ucraina. \u00abLemberg, L\u2019viv, L\u2019vov e Lw\u00f3w sono lo stesso posto. Il nome della citt\u00e0 \u00e8 cambiato, come pure la composizione e la nazionalit\u00e0 dei suoi abitanti, ma la posizione e gli edifici sono rimasti gli stessi: perfino quando, negli anni compresi tra il 1914 e il 1945, pass\u00f2 di mano non meno di otto volte\u00bb [p. 9]. Il 25 marzo 1943 sulla strada verso est a pochi chilometri da Lemberg, \u00abgli ebrei di \u017b\u00f3\u0142kiev, tremilacinquecento, furono portati a piedi nei boschi, in una radura e alle fosse scavate nella sabbia. Li misero in fila, a due chilometri dal centro della loro cittadina, e poi spararono\u00bb [p. 62].<br \/>\nA Lemberg\/Lw\u00f3w studiarono diritto Hersch Lauterpacht e pochi anni dopo Raphael Lemkin. Mai incontratisi, ebbero un ruolo di primo piano, pur se non ufficiale, nel processo di Norimberga ai capi nazisti. \u00abLe loro idee hanno avuto risonanza a livello mondiale e la loro eredit\u00e0 \u00e8 arrivata ovunque. I concetti di genocidio e di crimini contro l\u2019umanit\u00e0 si sono sviluppati fianco e fianco, in un rapporto che lega l\u2019individuo e il gruppo\u00bb [p. 386]. \u00abDovettero passare cinquant\u2019anni prima che l\u2019idea di un tribunale penale internazionale divenisse realt\u00e0: i vari stati spingevano in direzioni diverse, incapaci di trovare un accordo sulla punizione dei crimini internazionali. La svolta finalmente arriv\u00f2 nel luglio del 1998, catalizzata dalle atrocit\u00e0 commesse nell\u2019ex Jugoslavia e in Ruanda. Quell\u2019estate, a Roma, pi\u00f9 di 150 nazioni si accordarono su uno statuto per un tribunale penale internazionale\u00bb. \u00abNel settembre del 1998, due mesi dopo il raggiungimento dell\u2019accordo sull\u2019ICC, Jean-Paul Akayesu fu la prima persona condannata per il crimine di genocidio da un tribunale internazionale, al termine del processo celebrato dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Qualche settimana dopo, nel novembre del 1998, la Camera dei Lord a Londra decret\u00f2 che il senatore Augusto Pinochet, ex presidente del Cile, non aveva diritto alla immunit\u00e0 dalla giurisdizione dei tribunali britannici, giacch\u00e9 gli atti di tortura dei quali si diceva fosse responsabile erano un crimine contro l\u2019umanit\u00e0. Fu la prima volta in cui un tribunale nazionale si pronunci\u00f2 in tal senso. Nel maggio del 1999, il presidente serbo Slobodan Milo\u0161evi\u0107 fu il primo capo di stato a essere accusato, durante il proprio mandato, di crimini contro l\u2019umanit\u00e0 per le sue presunte azioni in Kosovo. Nel novembre del 2001, dopo che ebbe lasciato la  carica, fu aggiunta l\u2019accusa di genocidio in relazione alle atrocit\u00e0 commesse in Bosnia a Srebrenica\u00bb. \u00abNel settembre del 2007, la Corte internazionale di giustizia dell\u2019Aia stabil\u00ec che la Serbia aveva violato i suoi obblighi nei confronti della Bosnia e dell\u2019Erzegovina, non impedendo il genocidio di Srebrenica: per la prima volta una corte internazionale condannava uno stato per aver violato la Convenzione sul genocidio\u00bb. \u00abI processi, come i crimini, non si fermano. Attualmente lavoro su casi di genocidio o crimini contro l\u2019umanit\u00e0 che vedono coinvolti stati quali Serbia, Croazia, Libia, Stati Uniti, Ruanda, Argentina, Cile, Israele e Palestina, Regno Unito, Arabia Saudita, Yemen, Iran, Iraq e Siria\u00bb [pp. 387 e 388]. E in questi giorni il procuratore della Corte internazionale dell\u2019Aja ha dichiarato che \u00abgli abusi contro i migranti possono essere considerati come crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0\u00bb, con il ruolo documentato della cosiddetta guardia costiera libica e di alcuni suoi responsabili, oltre ai legami opachi con alcuni governi europei, incluso il nostro [Nello Scavo, \u00ab\u201cIn Libia crimini contro l\u2019umanit\u00e0\u201d. Dall\u2019Aja nuove accuse sugli abusi\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 30\/4\/22, online].<br \/>\nInoltre \u00abla pandemia ci ha costretto a prendere atto che il mercato globale non offre risposte adeguate alle sfide pi\u00f9 importanti, quelle da cui dipende la nostra vita\u00bb [Massimo Florio, <em>La privatizzazione della conoscenza<\/em>, Laterza 2021, p. 3]. \u00abViviamo in una situazione paradossale. La scienza dei nostri giorni nasce \u2013 sotto vari profili \u2013 come bene pubblico, ma finisce con l\u2019essere privatizzata. Questo meccanismo di privatizzazione della conoscenza produce diseguaglianza sociale e contribuisce ad una distribuzione disomogenea dei redditi e dei patrimoni che sta minacciando le fondamenta degli stati e la convivenza sociale\u00bb [p. 4]. \u00abLo scenario potrebbe cambiare se ci fossero in campo nuovi protagonisti: infrastrutture pubbliche sovranazionali ad alta intensit\u00e0 di conoscenza e imprese pubbliche di nuovo tipo, orientate da missioni scientifiche e tecnologiche a lungo termine. L\u2019Europa potrebbe esserne l\u2019incubatore, apprendendo dall\u2019esperienza delle tante eccellenti infrastrutture di cui gi\u00e0 si dispone, come il CERN, l\u2019Agenzia Spaziale Europea, l\u2019European Molecular Biology Laboratory e varie altre\u00bb. \u00abIl nuovo paradigma della produzione di scienza \u00e8 intrinsecamente basato su comunit\u00e0 scientifiche cosmopolite, non \u00e8 legato a missioni nazionali, ma tipicamente a coalizioni internazionali di governi, garantisce l\u2019accesso universale ai dati, rifugge dalla segretezza e cerca di attrarre l\u2019interesse del grande pubblico, motiva il lavoro dei ricercatori non con la partecipazione al profitto, ma con il piacere della scoperta\u00bb [pp. 4-5]. \u00abLe imprese private fanno il loro mestiere: fare soldi per gli investitori. Il problema \u00e8 che abbiamo urgentemente bisogno di altro: di conoscenze in campi in cui o non si possono generare profitti a breve termine oppure, simmetricamente, in cui la creazione di extraprofitti da oligopolio sarebbe inaccettabile per ragioni sia di equit\u00e0 sociale sia di efficienza dinamica. Sussidiare le grandi imprese o regolamentarle non funziona. Occorre un\u2019altra strada\u00bb [p. 5].<br \/>\n\u00abPropongo \u2013 per illustrare concretamente l\u2019idea \u2013 tre missioni e quindi tre soggetti strategici: salute umana, cambiamento climatico, governo dei dati. La dimensione europea di queste imprese potrebbe essere quella giusta per garantirne il successo per varie ragioni: perch\u00e9 nessuno stato europeo pu\u00f2 fare da s\u00e9, perch\u00e9 esiste una solida base di competenze scientifiche e tecniche da cui partire, perch\u00e9 l\u2019Unione europea con la pandemia sta vivendo un momento di rifondazione, favorevole all\u2019investimento pubblico e alle missioni pubbliche di ampio respiro\u00bb [p. 17-18]. \u00abQueste proposte potrebbero essere fattibili non solo sotto il profilo scientifico e tecnologico, economico e finanziario, ma potrebbero entrare nella agenda politica del confronto fra un\u2019Europa progressista e quella che guarda indietro, talvolta molto indietro. \u00c8 il momento giusto di parlarne\u00bb [p. 18].<br \/>\nConfronto fra un\u2019Unione Europea in pace da tre generazioni e un\u2019Europa di stati tuttora in guerra.<br \/>\nDaniele Coen, medico d\u2019urgenza alla guida per quindici anni del Pronto Soccorso dell\u2019Ospedale Niguarda di Milano, offre un\u2019esperienza preziosa: \u00abLa medicina pu\u00f2 controllare sempre meglio sintomi e malattie, ma non sar\u00e0 mai in grado di vincere la battaglia contro la sofferenza e la morte. Soprattutto, \u00e8 importante che i pazienti capiscano che solo attraverso il proprio coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano queste potranno alla fine risultare davvero appropriate\u00bb [<em>L\u2019arte della probabilit\u00e0. Certezze e incertezze della medicina<\/em>, Raffaello Cortina, 2021, p. 236]. \u00c8 la pietra angolare anche della democrazia, nata in Europa, che con tutti i suoi limiti ne \u00e8 la levatrice, se si dar\u00e0 un Governo UE in luogo di un Consiglio semestrale di 27 stati, impotente nella sempre pi\u00f9 pericolosa deriva globale tecnologica contro i diritti umani, pronosticata da George Orwell in <em>1984<\/em>. Sfruttando il digitale, \u00abla Cina ha un\u2019ambizione mondiale, il controllo dei dati\u00bb [Nathalie Guibert, \u00abLa Chine a une ambition mondiale : le control des donn\u00e9es\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 27\/4\/22, online], Putin invade l\u2019Ucraina e in USA Elon Musk si offre Twitter fra polemiche perch\u00e9 \u00abnon \u00e8 seguace della trasparenza nelle sue societ\u00e0: \u00e8 solo lui a parlare e ha persino soppresso il servizio stampa Tesla. Capo d\u2019impresa noto per la sua brutalit\u00e0, ha valutato di non remunerare pi\u00f9 il consiglio di sorveglianza\u00bb [Arnaud Leparmentier, \u00abElon Musk s\u2018offre Twitter et cr\u00e9e la pol\u00e9mique\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 27\/4\/22, online]. \u00ab\u201cNon mi interessa l\u2019economia\u201d, ha detto in una conferenza TED a inizio del mese. \u201c\u00c8 solo la mia forte intuitiva sensazione che avere una piattaforma pubblica massimamente affidabile e ampiamente inclusiva, sia estremamente importante nel futuro della civilt\u00e0\u00bb. \u00abC&#8217;\u00e8 molto scetticismo sul desiderio professato da Musk di salvaguardare il \u201cfuturo della civilt\u00e0\u201d\u00bb [\u00abTwitter. Elon Musk is taking Twitter\u2019s \u201cpublic square\u201d private\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 30\/4-6\/5\/22, online].<br \/>\nNon a caso, \u00abin un mese, l\u2019Unione Europea si \u00e8 dotata di un vero arsenale legislativo per contrastare il potere dei padroni del digitale\u00bb [\u00abR\u00e9gulation du web: l\u2019Europe en pointe\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 27\/4\/22, online]. E nel sostenere la resistenza ucraina all\u2019aggressione della Russia di Putin, l\u2019UE chiarisce che in gioco non \u00e8 il dominio del mondo \u2013 ossessione dei potenti di turno \u2013 ma il rispetto dei diritti umani, pietra angolare di ogni sviluppo e ora anche del futuro dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa prima guerra mondiale fu per la Germania una impresa superiore ai suoi mezzi, risultato di una ostinata sottovalutazione delle forze altrui e della sopravvalutazione delle proprie. 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