{"id":17834,"date":"2022-04-30T08:48:36","date_gmt":"2022-04-30T06:48:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17834"},"modified":"2022-04-30T08:48:36","modified_gmt":"2022-04-30T06:48:36","slug":"la-terza-forma-e-senza-forma-una-questione-de-poenitentia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-terza-forma-e-senza-forma-una-questione-de-poenitentia\/","title":{"rendered":"La terza forma \u00e8 senza forma? Una questione de poenitentia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/confiteor.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17835\" alt=\"confiteor\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/confiteor-300x160.jpg\" width=\"300\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/confiteor-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/confiteor.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><b>La terza forma \u00e8 senza forma?<\/b><\/p>\n<p><b>Un dibattito sul senso di \u201cforma\u201d nel sacramento della penitenza<\/b><\/p>\n<p>Molto opportuno mi \u00e8 sembrato <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-oltre-terzo-rito\/\">il resoconto su SettimanaNews proposto da M. Matt\u00e9<\/a>, a proposito di un lavoro di approfondimento sul \u201csacramento della penitenza\u201d che si concentra sulla \u201cterza forma\u201d. Qui vorrei chiarirne alcuni presupposti sistematici. Da un lato si tratta di una esperienza resa possibile dal \u201cnuovo rituale\u201d del 1974. Prima si esso, per molti secoli, non vi \u00e8 stato nulla di tutto ci\u00f2. Di recente, tuttavia, la condizione di \u201cpandemia\u201d ha riacceso, almeno in Italia, un faro di luce su questo \u201cforma\u201d. Di qui una serie di riflessioni, che hanno recuperato il terreno pi\u00f9 fecondo di confronto sul sacramento e sulle sue forme di celebrazione. Proprio su questo vorrei qui aggiungere qualche prospettiva fondamentale, che rielabori una serie di equivoci nascosti nel termine \u201cforma\u201d, che ordinariamente associamo a questa eventualit\u00e0 (chiamandola appunto \u201cterza forma\u201d), ma che manifesta proprio nella \u201cforma istituzionale\u201d, nella \u201cforma celebrativa\u201d e nella \u201ccausa formale\u201d profili allo stesso tempo equivoci e promettenti.<\/p>\n<p>a) <i>La forma <\/i><i>istituzionale<\/i><i> e lo \u201cstato di necessit\u00e0\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Le \u201ccondizioni\u201d che possono permettere l\u2019accesso a questa modalit\u00e0 del sacramento sono stabilite in modo generale da un rimando del Rituale al Codice (cann 961-963) dove si stabilisce in modo netto che l\u2019utilizzo di questa forma \u00e8 subordinato o a \u201cpericolo di morte\u201d o a \u201cgrave necessit\u00e0\u201d, e che comunque <span style=\"font-size: medium\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">colui al quale sono rimessi i peccati gravi mediante l&#8217;assoluzione generale, si accosti quanto prima, offrendosene l&#8217;occasione, alla confessione individuale, prima che abbia a ricevere un&#8217;altra assoluzione generale, a meno che non sopraggiunga una giusta causa\u201d. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">(963)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Se esaminiamo la formulazione del testo, come deriva dal combinato disposto di Rituale e Codice, ci accorgiamo di un primo livello problematico. Se \u00e8 vero che \u00e8 il diritto a stabilire le condizioni ristrette in cui \u00e8 possibile ricorrere a questa modalit\u00e0 di celebrazione del sacramento, \u00e8 vero anche che la sottolineatura della necessit\u00e0 di \u201caggiungere la confessione individuale\u201d per chi si trova in stato di peccato grave mette in luce un primo elemento paradossale. Va ricordato infatti che il sacramento esiste per rimediare al peccato grave. La sua \u201cratio\u201d \u00e8 fondata su questa evidenza, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Il sacramento \u00e8 per il battezzato che, a causa della colpa grave, ha perduto la comunione ecclesiale. Se proviamo a \u201cdecrittare\u201d il testo del Codice, esso dice, in sostanza, che questa \u201cforma\u201d non \u00e8 efficace proprio per coloro che ne hanno bisogno. Mentre \u00e8 efficace per coloro che potrebbero anche farne a meno! Singolare incoerenza tra logica del sacramento e forma della sua celebrazione.<\/p>\n<p>b) <i>La paradossale forma celebrativa<\/i><\/p>\n<p>Il secondo aspetto da mettere in rilievo \u00e8 il fatto che il rituale, nel momento in cui predispone il formulario di questo \u201cstile estremo\u201d, risente evidentemente delle condizioni eccezionali di cui abbiamo parlato prima. Se c\u2019\u00e8 pericolo di morte o \u201cstato di necessit\u00e0\u201d \u00e8 quasi inevitabile che la \u201cforma rituale\u201d possa tendere a zero. In effetti il rituale, pur rimandando in astratto alle condizioni celebrative della \u201cseconda forma\u201d (ossia alla celebrazione comunitaria della penitenza con confessione e assoluzione individuale) di fatto si concentra solo su una pi\u00f9 ampia preghiera di introduzione alla formula di assoluzione, che \u00e8 pronunciata su una comunit\u00e0, non su un singolo. Il fatto nuovo, rappresentato dalla \u201ccondizione di pandemia\u201d, sulla cui natura eccezionale non vi sono dubbi, ma che ha permesso di \u201cpreparare\u201d celebrazioni comunitarie non istantanee e non improvvisate, ci ha introdotti, almeno in Italia, in una nuova esperienza di questa modalit\u00e0. Ma non ha minimamente alterato non solo la norma del \u201cproposito di confessione individuale\u201d, bens\u00ec in alcuni casi, lo ha accentuato, motivato e suscitato. Questo \u00e8 uno dei dati pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p>c) <i>La \u201c<\/i><i>causa formale<\/i><i>\u201d del sacramento <\/i><i>e una grande sorpresa<\/i><\/p>\n<p>La terza accezione di \u201cforma\u201d che voglio considerare \u00e8 la pi\u00f9 viscerale, quella che ha inaugurato nel XII secolo una grande trasformazione della tradizione latina. Mi riferisco qui alla forma come \u201ccausa formale\u201d, ossia alla ragione sistematica che giustifica una realt\u00e0, in questo caso il sacramento della penitenza. Se ci soffermiamo su questo punto scopriamo una logica profonda, spesso dimenticata o rimossa, che giustifica gli imbarazzi di oggi e le prospettive per il domani. In effetti, se guardiamo fino in fondo nella realt\u00e0 del IV sacramento, vediamo che per molti secoli, almeno fino al Concilio di Trento, la questione centrale \u00e8 stata quella di giustificare la presenza di un sacramento della riconciliazione <i>diverso dal battesimo<\/i>. La tradizione scolastica ha impostato un ragionamento, che il Concilio di Trento ha poi utilizzato contro la negazione protestante. Ma l\u2019utilizzo \u201cantiluterano\u201d ha nascosto un elemento decisivo del ragionamento medievale: ossia che nel sacramento della penitenza non vi \u00e8 solo la grazia operante, ma anche la grazia cooperante. Per dirla in modo pi\u00f9 secco: nel sacramento della penitenza non \u00e8 sufficiente l\u2019\u201dex opere operato\u201d, ma \u00e8 richiesto \u201cl\u2019ex opere operantis\u201d. Questo per noi risulta sorprendente e anche spiazzante, perch\u00e9 sembra contraddire la \u201cregola\u201d che vale per tutti e 7 i sacramenti: ossia che nel sacramento sia decisivo non solo l\u2019atto del perdono che Dio concede, ma anche, e direi in modo particolare e specifico, la risposta del soggetto a tale perdono. Di questo la Chiesa si prende cura in questo sacramento: che il soggetto peccatore possa rispondere di nuovo alla grazia del perdono. Proprio qui, per\u00f2, gli scolastici vedono la ragione della \u201cdifferenza\u201d tra battesimo e penitenza. Nel primo \u00e8 sufficiente la grazia del perdono di Dio, nel secondo occorre anche la libert\u00e0 e la virt\u00f9 del penitente. Come dice S. Tommaso d\u2019Aquino, in modo icastico, nel vissuto della penitenza \u201cpu\u00f2 esservi la virt\u00f9 senza il sacramento, ma non il sacramento senza la virt\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>d)<i> Che cosa \u00e8 allora la \u201cterza forma\u201d?<\/i><\/p>\n<p>Dopo questo breve viaggio nella \u201cforma della terza forma\u201d, ci chiediamo: ma che cosa \u00e8 dunque la esperienza prevista nel III capitolo del rituale della Penitenza? Io credo che possiamo tranquillamente dedurne che, al di l\u00e0 delle parole utilizzate, siamo molto pi\u00f9 vicini ad una \u201cmemoria del battesimo\u201d che al \u201csacramento della penitenza\u201d. Mancando alla \u201cazione rituale\u201d la risposta del soggetto, che non pu\u00f2 essere ridotta ad una risposta generale e universale, \u00e8 evidente che alla causa formale del sacramento manca un elemento costitutivo: non a caso esso \u00e8 richiesto \u201ca posteriori\u201d, non appena si sia usciti dallo stato di necessit\u00e0. Questa non \u00e8 un aggiunta paradossale, ma la ripresa della logica decisiva del IV sacramento. Nella lingua di S. Tommaso possiamo dire che \u201cmanca la materia\u201d quando gli \u201catti del penitente\u201d vengono scavalcati, aggirati o rimossi. Perci\u00f2 la 3^ forma, di per s\u00e9, \u00e8 pi\u00f9 prossima a quelle \u201ccelebrazioni della penitenza\u201d che il rituale presenta, nel dettaglio, all\u2019interno della \u201cAppendice\u201d. La sua \u201cinefficacia sacramentale\u201d non \u00e8 semplicemente una \u201cchiusura nel passato\u201d, ma una fedelt\u00e0 a quella logica complessa, che sola \u00e8 in grado di giustificare un sacramento diverso dal battesimo.<\/p>\n<p>Qui, come \u00e8 chiaro, in gioco non vi \u00e8 solo la III forma, ma anche la I e la II. La assenza di confessione, di contrizione e di soddisfazione non \u00e8 un problema solo per la III forma (che le esclude per necessit\u00e0) ma anche delle prime due forme, che spesso (per non dire quasi sempre) formalizzano gli atti del penitente, facendoli diventare una vera e propria \u201cfinzione\u201d. Per questo il valore della III forma pu\u00f2 essere quello di una \u201csolenne memoria del dono di grazia del perdono\u201d, che pu\u00f2 abilitare nuovi percorsi penitenziali, che restano ad essa esterni, ma non senza feconda relazione con essa! Questi percorsi, differenziati e personalizzati, non si fanno mai in genere, ma sempre \u201cin specie\u201d. Nelle forme e con le modalit\u00e0 che ci toccher\u00e0 inventare, oggi e domani, come sempre ha fatto l\u2019autentica vocazione ecclesiale al \u201cfare penitenza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La terza forma \u00e8 senza forma? 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