{"id":17789,"date":"2022-04-13T09:47:25","date_gmt":"2022-04-13T07:47:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17789"},"modified":"2022-04-13T11:28:31","modified_gmt":"2022-04-13T09:28:31","slug":"la-penitenza-e-la-pasqua-piccola-storia-di-luci-e-di-ombre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-penitenza-e-la-pasqua-piccola-storia-di-luci-e-di-ombre\/","title":{"rendered":"La penitenza e la Pasqua: piccola storia di luci e di ombre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13940\" alt=\"Confessione donna (stampa Ottocento)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E&#8217; noto che almeno a Pasqua molti cattolici sentono il dovere e provano anche il gusto di confessarsi. Una storia molto lunga associa la Pasqua alla Penitenza, ben prima della formulazione dell&#8217;obbligo universale di confessione pasquale, sancito dal Concilio Lateranense IV (1215). Ma proprio la associazione della penitenza alla Pasqua, legata ai catecumeni prima che ai penitenti, ci permette oggi di interrogare la tradizione con quella parrhesia di cui la tradizione stessa ha bisogno costitutivo.<\/p>\n<p>I dati dai quali dobbiamo partire sono tre:<\/p>\n<p>a) Il perdono del peccato \u00e8 la grande esperienza che si realizza, in ogni uomo e in ogni donna, nel rapporto con Cristo, che battesimo, cresima ed eucaristia realizzano in modo efficace. Grazie a questo percorso di introduzione nel &#8220;corpo di Cristo&#8221; ogni uomo e ogni donna viene giustificato e salvato, nella fede, nella speranza e nella carit\u00e0.<\/p>\n<p>b) Mentre la eucaristia \u00e8 per la ripetizione (annuale, settimanale o quotidiana) il battesimo e la cresima non si ripetono. Questo \u00e8 un dato evidente e assai antico.<\/p>\n<p>c) Se il cristiano, che ha gi\u00e0 gustato la pienezza della giustificazione, cade in un peccato grave, trova la possibilit\u00e0 di recuperare la pienezza della comunione, mediante un procedimento penitenziale che ha assunto, a partire dal VI-VII secolo, la figura del sacramento che oggi conosciamo. Ma si deve ricordare che &#8220;penitenza&#8221; non indica solo il sacramento, ma anche la virt\u00f9, che il cristiano vive in base al suo battesimo.<\/p>\n<p>Queste tre grandi verit\u00e0 esigono alcuni chiarimenti, perch\u00e9 non prevarichino una sull&#8217;altra. In particolare credo che debba essere approfondita la natura particolare e &#8220;differente&#8221; del IV sacramento, rispetto ai primi tre. Per evitare quello che \u00e8 oggi il rischio maggiore: ossia la riduzione del sacramento della penitenza alla &#8220;ripetizione del battesimo&#8221;, ad un battesimo che si ripete.<\/p>\n<p>Proprio su questo aspetto occorre fissare una serie di principi, che sfuggono alla percezione comune e talora anche alla pratica pastorale:<\/p>\n<p>1. Il perdono, che in Cristo riceviamo una volta per tutte nel battesimo e che ci porta alla vita di comunione eucaristica, pu\u00f2 entrare in crisi per i nostri comportamenti, che diventano esperienze amare di peccato e alterano il nostro rapporto con Dio, con il prossimo e con noi stessi.<\/p>\n<p>2. Il dono gratuito, che abbiamo gi\u00e0 sperimentato nella vita di comunione, pu\u00f2 rinnovarsi ancora, ma solo a certe condizioni, che la tradizione ha identificato negli &#8220;atti del penitente&#8221;, ossia nella risposta del cuore, della bocca e del corpo del peccatore.<\/p>\n<p>3. La differenza tra il battesimo e il sacramento della penitenza sta proprio in questa necessaria e libera risposta che il peccatore \u00e8 chiamato a compiere nel sacramento del perdono. Nel battesimo vi \u00e8 una esperienza della grazia operante, mentre nella sacramento della penitenza vi \u00e8, allo stesso tempo, grazia operante e grazia cooperante, azione di Dio e azione dell&#8217;uomo, come qualificanti il sacramento.<\/p>\n<p>4. Perci\u00f2 una riduzione del sacramento della penitenza a &#8220;ricevere il perdono&#8221; (ossia alla grazia operante) costituisce un problema, perch\u00e9 tende ad annullare ogni differenza tra battesimo e penitenza. Di fatto rischia di trasformare il IV sacramento nella ripetizione del primo. Ma questa \u00e8 una via chiusa, fin dalle origini della Chiesa.<\/p>\n<p>I quattro punti qui ricordati rimandano, come \u00e8 evidente, ad una questione delicatissima, che non \u00e8 semplicemente teologica (ossia la definizione sistematica del sacramento della confessione) ma pastorale. Se noi pensiamo che il sacramento della penitenza consista semplicemente nella &#8220;assoluzione di chi si \u00e8 confessato&#8221;, cadiamo in un errore che viene facilitato dalla &#8220;formalizzazione&#8221; degli atti del penitente. Quanto pi\u00f9 il &#8220;dolore per il peccato&#8221;, la &#8220;verbalizzazione del peccato&#8221; e il &#8220;lavoro di cambiamento di s\u00e9&#8221; vengono ridotti, sterilizzati e stilizzati, tanto maggiore diventa il problema della giustificazione teologica del sacramento. Se il dolore del peccato diventa &#8220;recitare l&#8217;atto di dolore&#8221;; se la confessione della colpa diventa &#8220;elenco dei soliti peccati&#8221;; se le opere penitenziali si limitano a &#8220;dieci avemarie&#8221;, di fatto il coinvolgimento laborioso del soggetto, che il sacramento richiede nella sua essenza, si svuota di ogni rilevanza (non solo antropologica, ma teologica!).<\/p>\n<p>Sullo sfondo vi \u00e8 la questione profonda, e che chiede molta cura, di identificare le &#8220;differenze&#8221; tra i sacramenti. In particolare le differenze tra sacramenti della iniziazione e tutti gli altri. Per capire questa differenza dobbiamo rileggere bene due testi della tradizione:<\/p>\n<p>a) Il terzo canone di condanna del Concilio di Trento sui &#8220;sacramenti in genere&#8221; dice apertamente che \u00e8 incompatibile con la comunione cattolica sostenere che tutti i sacramenti siano &#8220;della stessa dignit\u00e0&#8221;, cos\u00ec salvaguardando la differenza della iniziazione cristiana da tutto il resto della esperienza sacramentale.<\/p>\n<p>b) La norma del Laternanense IV, che prescrive non la celebrazione frettolosa del sacramento della penitenza il sabato santo per comunicarsi la Domenica di Pasqua, ma lo spazio di un cammino di penitenza in vista della pienezza della comunione eucaristica pasquale.<\/p>\n<p>Se dimentichiamo il punto a) e riduciamo a norma positiva il punto b) rischiamo di svuotare la tradizione e di perdere la differenza tra sacramento della penitenza e sacramento del battesimo. Il &#8220;precetto pasquale&#8221; ha in s\u00e9, nella forma pi\u00f9 intensa, questo rischio. Per questo il &#8220;modo&#8221; con cui si propone il processo penitenziale corrisponde alla verit\u00e0 di ci\u00f2 che si presenta come atto di recupero di una iniziazione alla fede, che \u00e8 il vero luogo di esperienza del perdono, del fare penitenza e del lavoro su di s\u00e9, senza i quali il sacramento della penitenza, secondo le classiche definizioni che la tradizione ne ha dato, rischia di ridursi soltanto ad un\u00a0\u00a0<em>flatus vocis<\/em>.<\/p>\n<p>Una accurata trasformazione della &#8220;puntualit\u00e0 dell&#8217;atto di assoluzione&#8221;, che si ripete in s\u00e9 sempre uguale, alla &#8220;processualit\u00e0 di un percorso&#8221; che prende forma oltre se stesso nella relazione tra perdono e risposta, \u00e8 il compito primario della teologia e della pastorale, per uscire da una visione burocratica e formalistica del sacramento della crisi e della guarigione.<\/p>\n<p>Detto in una parola: il sacramento della penitenza non pu\u00f2 n\u00e9 durare pochi minuti, n\u00e9 chiudersi all&#8217;interno del confessionale (e queste sono due delle caratteristiche classiche del &#8220;precetto pasquale&#8221; degli ultimi secoli). Il tempo opportuno e il luogo adeguato sono i simboli impegnativi di una grande opportunit\u00e0 e di un vero disagio: una accurata revisione dei tempi e dei luoghi \u00e8 il primo passo per un recupero della grande tradizione penitenziale, della quale ha bisogno la vita degli uomini e delle donne, purch\u00e9 non si riduca alla garanzia astratta di una &#8220;macchina di assoluzioni formali&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; noto che almeno a Pasqua molti cattolici sentono il dovere e provano anche il gusto di confessarsi. 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