{"id":17783,"date":"2022-04-05T22:42:47","date_gmt":"2022-04-05T20:42:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17783"},"modified":"2022-04-05T22:42:47","modified_gmt":"2022-04-05T20:42:47","slug":"equilibrio-o-egemonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/equilibrio-o-egemonia\/","title":{"rendered":"Equilibrio o egemonia"},"content":{"rendered":"<p>\u00abRiunirsi in un mondo che si sta disgregando\u00bb \u00e8 il capitolo finale de <em>Il secolo della solitudine<\/em> [tr.it. il Saggiatore 2021, ed.or. 2020] di Noreena Hertz, direttrice del Centre for International Business and Management dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge. \u00abLa crisi di solitudine odierna non \u00e8 emersa dal nulla. \u00c8 stata alimentata in misura notevole da un particolare progetto politico \u2013 il capitalismo neoliberista. Una forma di capitalismo egocentrica e egoistica che ha normalizzato l\u2019indifferenza, ha fatto dell\u2019egoismo una virt\u00f9 e sminuito l\u2019importanza della compassione e della cura\u00bb, \u00abha negato il ruolo fondamentale che i servizi pubblici e le comunit\u00e0 locali hanno storicamente svolto nell\u2019aiutare le persone a prosperare, e ha invece perpetuato la narrativa secondo cui il nostro destino \u00e8 nelle nostre mani. Non \u00e8 che prima non fossimo soli. \u00c8 che ridefinendo le nostre relazioni come transazioni, assegnando ai cittadini il ruolo di consumatori e generando un divario sempre pi\u00f9 ampio di redditi e ricchezze, quarant\u2019anni di capitalismo neoliberista hanno, nel migliore dei casi, marginalizzato valori quali la solidariet\u00e0, la comunit\u00e0, l\u2019unit\u00e0 e la gentilezza. Nel peggiore dei casi, ha brutalmente calpestato questi valori. Dobbiamo adottare una nuova forma politica \u2013 una che ponga al centro la cura e la compassione\u00bb [p. 267]. \u00abPersino Adam Smith, padre del capitalismo, pur se noto soprattutto come eloquente sostenitore del libero mercato e della libert\u00e0 individuale, in <em>Teoria dei sentimenti morali<\/em> (il precursore di <em>La ricchezza delle nazioni<\/em>) scrisse ampiamente dell\u2019importanza di empatia, comunit\u00e0 e pluralismo. Aveva capito che lo Stato deve svolgere un ruolo ben definito nel fornire l\u2019infrastruttura della comunit\u00e0 \u2013 e che quando i mercati hanno bisogno di essere frenati, dovrebbero essere frenati\u00bb [p. 268]. \u00abL\u2019antidoto al secolo della solitudine, in fin dei conti, pu\u00f2 essere solo l\u2019esserci l\u2019uno per l\u2019altro, indipendentemente da chi sia l\u2019altro\u00bb [p. 289].<br \/>\nCon Fra Cristoforo pensiamo: \u00abEcco un filo, un filo che la provvidenza mi mette nelle mani. E in quella casa medesima!\u00bb [<em>I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni<\/em>, Hoepli 1998, p. 118].<br \/>\n\u00abGli avvocati della globalizzazione neoliberista hanno rielaborato l\u2019immagine neoclassica della buona societ\u00e0 \u201ceconomica\u201d divulgata da Milton Friedman e altri, e il \u201ctrionfalismo\u201d dei conservatori post Guerra Fredda come Fukuyama. Il pi\u00f9 importante \u00e8 stato il supporto dato nel mondo ai regimi che hanno abbracciato la dottrina neo-liberale del libero mercato mantenendo il controllo politico nelle mani di minoranze (spesso brutali) come varianti del tema della poliarchia (ad es. Cina, Russia postsovietica, Arabia Saudita). Sull\u2019altro versante, vi sono stati la condanna e l\u2019intervento instancabile negli affari di societ\u00e0 che hanno cercato di abbattere il regime dell\u2019\u00e9lite\u00bb [Stephen J. Rosow\u2013Jim George, <em>Globalization &amp; Democracy<\/em>, Rowman &amp; Littlefield 2015, pp. 26-7].<br \/>\n\u00abIn termini politici il mantra neoliberista era piuttosto semplice, consistente in tre obiettivi politici fondamentali e universalmente attuabili \u2013 privatizzazione dei settori pi\u00f9 importanti dell\u2019economia (ad es. trasporti, miniere, telecomunicazioni, manifatture, salute e educazione) e delle imprese di pubblica propriet\u00e0, deregolamentazione del sistema economico e delle sue istituzioni-chiave (ad es. banche, relazioni industriali, mercati azionari) e in generale lo spostamento di leggi e abitudini verso il libero mercato a ogni livello della societ\u00e0\u00bb. \u00abPerci\u00f2 negli anni 1980 la teoria e pratica neoliberista \u00e8 divenuta dominante nell\u2019economia politica globale. Di fatto, va precisato che la prima articolazione dei principi neoliberali, in pratica, fu in Cile nel 1973, quando la CIA aiut\u00f2 il colpo di stato contro il presidente democraticamente eletto (Allende) a favore di un generale di destra (Pinochet), ritenuto giustamente ben pi\u00f9 riconducibile alle dottrine neoliberali di Friedmann e della scuola di Chicago. L\u2019oscuro lato antidemocratico del neoliberismo fu evidente ovunque in America Latina, specie nei regimi spesso brutali del Brasile e dell\u2019Argentina. Negli anni 1980 tuttavia l\u2019onda neoliberista fu pi\u00f9 evidente al centro dell\u2019anglosfera \u2013 UK di Margaret Thatcher (1979-1990) e USA di Reagan (1980-1988). Domin\u00f2 l\u2019agenda analitica e politica globale anche in Australia, Nuova Zelanda e Canada. E negli anni 1980 il neoliberismo egemonizz\u00f2 le maggiori istituzioni dell\u2019economia politica globale (ad es. FMI e Banca Mondiale), dove si abbandonarono le prospettive keynesiane e le originarie istituzioni regolative di Bretton Woods divennero i centri pi\u00f9 potenti dell\u2019agenda di libero mercato globalizzato. Comunemente nota come Washington Consensus [\u2026] emanante da FMI, Banca Mondiale e Dipartimento del Tesoro US, tutti con sede a Washington\u00bb [p. 37]. \u00abVi furono una massiccia espansione dei settori finanziari in tutto il mondo [\u2026] e una accelerazione del processo di globalizzazione economica, via via che in numero crescente le economie vennero integrate in un sistema di mercato globale di \u201cturbo-capitalismo\u201d. In questo  processo, per\u00f2, lo sviluppo finanziario osannato dai neoliberali \u00e8 avvenuto largamente al di fuori delle economie \u201creali\u201d nel mondo del trading elettronico delle valute, degli hedge-funds e dei \u201cderivati\u201d\u00bb [p. 38].<br \/>\n\u00abUna migliore comprensione dei vincenti nel contesto neoliberista focalizza un\u2019\u00e9lite transnazionale o globale che, nei suoi vari spazi e posti, \u00e8 capace di trarre vantaggio dalle condizioni sociali e politiche intrinseche alla democrazia neoliberista. La variante della narrativa democratica occidentale \u00e8 allora utile non solo agli ideologi USA che invocano il \u201cmanifest destiny\u201d come pietra angolare della leadership americana, ma anche a ognuno dei numerosi regimi al potere in Medio Oriente, Asia, Africa e Europa orientale, che possono facilmente manipolare con successo le promesse del libero mercato neoliberista a proprio (antidemocratico) vantaggio\u00bb [pp. 41-2]. \u00abSi pu\u00f2 forse capire meglio questo progetto di democrazia gestita in termini di poliarchia\u00bb [p. 43]: tipicamente, Trump e Putin.<br \/>\n\u00abLa concezione poliarchica della democrazia non riconosce il grande significato dell\u2019uguaglianza economica come parte integrante della democrazia\u00bb. \u00abLa definizione poliarchica di democrazia de-enfatizza le questioni di eguaglianza sociale e economica che sono intrinseche alle articolazioni classiche della democrazia della prima modernit\u00e0, suggerendo invece che monopolizzare ricchezza e potere da parte di una minoranza \u00e8 di fatto conforme con la democrazia \u2013 fin che esistono \u201clibere ed eque\u201d elezioni a intervalli regolari\u00bb [p. 44]. Sono \u00abgli anni di Putin: riportare lo stato dentro, lasciando fuori la democrazia\u00bb [p. 109]. Vecchia storia, ricordata da Adriano Panatta nella vicenda del tennista Djokovic agli Austrialian Open 2022, con la battuta di Sordi ripresa dal sonetto <em>Li sovrani der Monno vecchio<\/em> del Belli: \u00abC\u2019era una vorta un Re cche ddar palazzo \/ mann\u00f2 ffora a li popoli st\u2019editto \/ \u201cIo s\u00f2 io e vvoi non zete un cazzo\u00bb. Dopo l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina \u00absi fa la mossa di prendersela con gli oligarchi, ma di fatto sono coinvolte poche centinaia di persone, senza un controllo sistematico e con molte scappatoie mentre bisognerebbe mirare alle decine di migliaia di patrimoni russi investiti nei circuiti finanziari e immobiliari occidentali\u00bb. \u00abIl problema \u00e8 che il sistema legale e finanziario creato dall\u2019Occidente in decenni mira anzitutto a proteggere i pi\u00f9 ricchi, che l\u2019hanno creato, a spese di tutti gli altri\u00bb [Thomas Piketty, \u00abAffronter la guerre, repenser les sanctions\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 13-14\/3\/2022, online]. Sovrani del <em>Mondo nuovo<\/em> prefigurato nel 1932 da Aldous Huxley e messo a punto nel 1958 con <em>Ritorno al mondo nuovo<\/em>.<br \/>\n\u00abIn agricoltura, sette societ\u00e0 controllano la met\u00e0 del commercio mondiale. Spesso con sede svizzera, comunicano poco e preferiscono di gran lunga l\u2019oscurit\u00e0. \u201cSono deliziate quando ci si interroga sulla finanziarizzazione delle materie prime\u201d, nota Javier Blas [autore di <em>The World for sale<\/em>, Penguin Books 2021], \u201cmentre la vera questione \u00e8 la loro presa di potere\u201d. La loro potenza \u00e8 tale che a volte osano speculare sulla fame nel mondo, scrive nel suo libro\u00bb [Eric Albert, \u00abLes mati\u00e8res premi\u00e8res, \u2018dernier bastion du capitalisme sauvage\u2019\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 02\/04\/2022, online]. Con la Russia di Putin che invade l\u2019Ucraina, la speculazione \u00e8 sulla pace nel mondo.<br \/>\nUn problema fondamentale della storia politica moderna \u00e8 equilibrio o egemonia.<br \/>\n<em><strong>Equilibrio o egemonia<\/strong><\/em> [tr.it. il Mulino 1988] \u00e8 \u00abun problema fondamentale della storia politica moderna\u00bb, scriveva lo storico tedesco Ludwig Dehio nell\u2019Europa distrutta del 1948. \u00abOggi pare a noi che il gran gioco, che nell\u2019et\u00e0 moderna ha tenuto in moto l\u2019Europa e alla fine il mondo, sia terminato. \u00abL\u2019antico sistema di stati civili composti di parti piccole fu completamente eclissato dalle giovani gigantesche potenze che esso aveva chiamato in suo soccorso, perch\u00e9 ora meno che mai poteva aiutarsi da s\u00e9\u00bb [p. 239]. \u00abMa l\u2019antica tendenza europea al frazionamento viene ormai cacciata da parte dalla nuova tendenza mondiale alla unificazione. E questa, nella sua tempestosa avanzata, non avr\u00e0 posa finch\u00e9 non si sia fatta valere in tutto il globo terrestre\u00bb [p. 240]. \u00abAppena che l\u2019ultimo temporale si \u00e8 scaricato, se ne addensa una nuovo. Col restringersi dello spazio, in conseguenza della civilizzazione, procede il restringersi del tempo: ogni invenzione accelera il decorso\u00bb [p. 241]. Civilizzazione tecnologica, che nega \u00abuna sfera insopprimibile di autonomia del singolo nei confronti del potere statale\u00bb, precisava nel 1988 Sergio Pistone nel presentare l\u2019edizione italiana [p. 15].<br \/>\n\u00abAbbiamo ricevuto una straordinaria educazione\u00bb. \u00abL\u2019educazione europea [\u2026] \u00e8 quando fucilano tuo padre, o quando tu stesso ammazzi qualcuno in nome di qualcosa di importante o quando crepi di fame o radi al suolo una citt\u00e0\u00bb [Romain Gary, <em>Educazione europea<\/em>, tr.it. Neri Pozza 2006, p. 256, ed.or. 1956]. Il Putin \u2018europeo\u2019 che, \u00absuggerisce Boris Nemtsov, \u201ccrede che la Russia abbia bisogno di un\u2019economia di mercato affluente, sfortunatamente non crede che la Russia abbia anche bisogno di democrazia\u201d\u00bb. \u00abD\u2019altra parte, pu\u00f2 avere meno a che fare con le tendenze anti-democratiche della cultura russa in s\u00e9 e pi\u00f9 con la recente esperienza della sua variet\u00e0 neoliberista. Certo questa \u00e8 stata una delle tensioni della Russia del ventunesimo secolo, giocata nel confronto fra stato e contestatori in questi anni\u00bb [S.J. Rosow\u2013J. George, cit., p. 42]. Come il Cile di Pinochet, gli USA di Trump, la Cina di Xi-Jinping, il Brasile di Bolsonaro, l&#8217;India di Modi, \u2026 l&#8217;Ungheria di Orb\u00e1n, la Polonia del PiS.<br \/>\nCol nome d\u2019arte Romain Gary, Romain Kacev, lituano di genitori russi e combattente francese nella seconda guerra mondiale, all\u2019Europa affida un dialogo tra due partigiani. \u00abJanek chiese a Dobranski: \u201cTu ami i russi, vero?\u201d \u2013 \u201cAmo tutti i popoli, ma nessuna nazione. Sono un patriota non un nazionalista\u201d \u2013 \u201cChe differenza c\u2019\u00e8?\u201d \u2013 \u201cIl patriottismo \u00e8 amare la propria gente; il nazionalismo \u00e8 odiare gli altri. Russi, americani\u2026 Un grande sentimento di fraternit\u00e0 va maturando nel mondo, i tedeschi saranno serviti almeno a questo\u201d\u00bb [<em>Educazione europea<\/em>, cit., p. 238]. \u00abQuesto\u00bb \u00e8 l\u2019UE, tanto pi\u00f9 necessaria dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina a conferma dell\u2019ormai inderogabile necessit\u00e0 di effettivo governo democratico europeo eletto dal parlamento europeo e responsabile di fronte ad esso e a noi cittadini europei. \u00c8 la modernit\u00e0 alla prova senza fine della storia, su cui riflette Leszek Kolakowski, nato a Radom in Polonia nel 1929 morto a Oxford nel 2009. \u00abNon considero antiquata l&#8217;idea dell&#8217;Europa centrale come area culturale condivisa; oso credere che la rinascita di un tale spazio culturale, libero da dominazioni, sia possibile e desiderabile; anzi, pu\u00f2 anche essere critica per il destino dell&#8217;Europa\u00bb. E, constatiamo, per il destino del mondo spinto da Putin verso la terza guerra mondiale. \u00abL&#8217;educazione alla democrazia \u00e8 educazione alla dignit\u00e0; e ci\u00f2 presuppone due cose: la disponibilit\u00e0 a lottare, unita alla libert\u00e0 dall&#8217;odio. La libert\u00e0 dall&#8217;odio che si ottiene solo fuggendo dai conflitti \u00e8 una virt\u00f9 fittizia, come la castit\u00e0 degli eunuchi\u00bb [<em>Modernity on endless trial<\/em>, The University of Chicago Press, 1990, pp. 255 e 260].<br \/>\nLa disponibilit\u00e0 a lottare unita alla libert\u00e0 dall\u2019odio \u00e8 alla prova dell\u2019odio nazionalista di Putin (e gli altri) per il patriottismo UE, mentre dall\u2019Europa distrutta del 1948 Dehio ci ammonisce che \u00abnon un inceppamento della nostra fantasia, ma il suo allargamento dovrebbe fruttarci lo sguardo comparativo rivolto al passato: un affinamento del senso della nostra inderogabile responsabilit\u00e0 personale, non un ottundimento causato dal fantasma d\u2019un determinismo regolato da leggi che ci esonererebbero dalla responsabilit\u00e0. Le idee che le diverse scienze si fanno di un corso obbligato della storia umana sono pur tutte quante un efflusso della hybris dell\u2019idea della civilizzazione: opporsi a quella vuol dire ravvivare la forza che \u00e8 radice della nostra civilt\u00e0, la vita personale\u00bb [Dehio, cit., pp. 248-9]. Civilt\u00e0 dei diritti umani, propria della democrazia, e per noi europei \u00abil problema primo \u00e8 se siamo ancora capaci di un patto giurato: l\u2019unica cosa certa \u00e8 che il pericolo realmente esiste e che solo dal pericolo, non dalle speculazioni astratte, esso pu\u00f2 nascere\u00bb [Paolo Prodi, <em>Homo Europaeus<\/em>, il Mulino 2015, p. 228].<br \/>\nPatto giurato di democrazia negli Stati Uniti d\u2019Europa in una \u00abepoca di grandi sfide e contraddizioni, ma anche di speranza. Perch\u00e9 ora abbiamo una vera opportunit\u00e0 di riunirci e costruire un futuro completamente diverso\u00bb [Hertz, cit., p. 287]. \u00abL\u2019Europa dovr\u00e0 rafforzare l\u2019autonomia (a livello industriale e tecnologico) del suo mercato interno e ridurre le diseguaglianze sociali prodotte dalla precedente globalizzazione. Senza coesione sociale sar\u00e0 difficile riformare\u00bb [Sergio Fabbrini, \u00abPutin obbliga a ripensare la globalizzazione\u00bb, <em>Il Sole 24ORE<\/em>, p. 8].<br \/>\nNon a caso la democrazia \u00e8 nata in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRiunirsi in un mondo che si sta disgregando\u00bb \u00e8 il capitolo finale de Il secolo della solitudine [tr.it. il Saggiatore 2021, ed.or. 2020] di Noreena Hertz, direttrice del Centre for International Business and Management dell\u2019Universit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17783"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17783"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17783\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17788,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17783\/revisions\/17788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17783"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17783"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17783"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}