{"id":17764,"date":"2022-03-28T11:48:49","date_gmt":"2022-03-28T09:48:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17764"},"modified":"2022-03-28T11:48:49","modified_gmt":"2022-03-28T09:48:49","slug":"elogio-dellinesemplare-piccola-riflessione-su-violenza-e-persona-di-marcello-la-matina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/elogio-dellinesemplare-piccola-riflessione-su-violenza-e-persona-di-marcello-la-matina\/","title":{"rendered":"Elogio dell\u2019inesemplare. Piccola riflessione su violenza e persona (di Marcello La Matina)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" alt=\"head_1-2021\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_1-2021-300x154.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Elogio dell\u2019inesemplare. Piccola riflessione su violenza e persona<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0di Marcello La Matina<b><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a00. <i>Preludio<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">La guerra, che molti buoni propositi e alcune azioni concrete avevano tentato di scongiurare, \u00e8 tornata alle porte dell\u2019Europa. Si \u00e8 anzi allocata sulla soglia stessa che congiunge l\u2019Europa all\u2019Asia, in quel crogiuolo di storie che pi\u00f9 correttamente dovremmo chiamare Eurasia. La cerniera che univa due imperi e due mondi \u2013 un tempo paralleli e altro tempo contigui \u2013 si \u00e8 ora rotta, il cursore si \u00e8 sfilato. Ed emerge senza veli la violenza, reale e simbolica, come una domanda mai doma. Violenza che non \u00e8 solo l\u2019accidente di una regione, la crisi di un\u2019epoca, ma un accadimento planetario sul quale indugiano ragioni politiche, religiose, mercantili e anche metafisiche. Questa violenza provoca a riflettere. Qual \u00e8, per esempio, il punto di insorgenza (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Entstehungspunkt<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">), per usare un\u2019espressione cara a Nietzsche, di questa violenza? \u00c8 quel che vogliamo chiederci in queste pagine, sollecitati anche da una curiosit\u00e0 che nasce dall\u2019investigazione filosofica del legame tra linguaggio e violenza, tra furia tassonomica dei predicati e incertezza dei sostrati. Perch\u00e9 sempre vi \u00e8 violenza nel linguaggio e nella ragione; e sempre la Ragione, nel venire a capo di s\u00e9, deve metter qualcosa da canto, come un resto che non entri nel computo; qualcosa che si urta alla sua esemplarit\u00e0 e che, non foss\u2019altro che per questo, merita una attenzione speciale.<\/span><\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><i>Una spirale inarrestabile?<\/i><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Il terzo millennio \u00e8 iniziato con l\u2019abbattimento delle Torri gemelle; con un evento, perci\u00f2, in s\u00e9 architettonico, tanto precisa ne fu la scansione e ben studiato il progetto. Architettare il crollo non richiede meno scienza che il costruire. Il colpo, quel volo di aerei che parve un volo rapace di falconi, fu architettato come una fortezza volante, perch\u00e9 gi\u00e0 nel suo disegno architettonico apparisse visibile un sapiente impetuoso messaggio di violenza:<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> un ossimoro, a dirla tutta. Da allora, il reale e il simbolico sono sempre pi\u00f9 finemente caratterizzati nella violenza contemporanea, anche in quella di cui normalmente non verremmo a conoscenza. In tal senso, l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>escalation<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> di violenza cui assistiamo anche in questi anni recenti potrebbe non significare una maggiore quantit\u00e0 o una maggiore portata degli atti violenti, ma una maggiore pervasivit\u00e0 della violenza, una capacit\u00e0 di replicazione e di manifestazione che possiamo presumere siano propri di una \u2018societ\u00e0 delle immagini\u2019, nel senso che Guy Debord dava a questa espressione. Secondo quest\u2019ultimo, gi\u00e0 l\u2019origine dello spettacolo \u00e8 connessa alla \u00abperdita di unit\u00e0 del mondo\u00bb; talch\u00e9, se \u00e8 vero che lo spettacolo della violenza riesca ad unire il mondo, \u00e8 ancor pi\u00f9 vero che \u00ablo spettacolo riunisce il separato, ma lo riunisce <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>in quanto separato<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u00bb.<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> Inoltre, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>questa<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> violenza illustrata \u00e8 un fenomeno che appare oggi sempre pi\u00f9 alienante; e ci\u00f2 \u00e8 anche dovuto al fatto che le relazioni sociali globali sono mediate da una quantit\u00e0 e da una qualit\u00e0 (nel senso di definizione o trama \u2018pixelare\u2019) prima mai vista di immagini: pi\u00f9 lo spettatore della violenza contempla, dice Debord, e meno vivr\u00e0 e comprender\u00e0 la propria esistenza e il proprio desiderio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">1.1<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Una cos\u00ec lucida spirale di violenza va certo connessa alla velocizzazione dei processi di conoscenza<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> che la globalizzazione dell\u2019informazione cerca di imporre dappertutto. Si trovano in giro molte spiegazioni di questo processo; di solito, per\u00f2, esse investono gli aspetti pragmatici dei linguaggi, della comunicazione. Senza invalidare questi tentativi, noi percorreremo una diversa strada, cercando di mostrare come la violenza \u2018illustrata\u2019 sia legata a un paradigma insieme gnoseologico e ontologico. Giusto per cominciare, muoviamo da alcune semplici considerazioni. Conoscere \u2013 ci viene insegnato \u2013 significa padroneggiare, possedere la cosa conosciuta.<a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a> \u00c8 cos\u00ec che i media globali diventano ogni giorno di pi\u00f9 strumenti di potenza. Da un lato, essi accrescono i possibili oggetti di conoscenza; dall\u2019altro, implementano la loro architettura vorace proprio offrendosi quali \u201csistemi di vita\u201d, cio\u00e8 quali <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>habitat<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> in cui, tuttavia, l\u2019essere si risolve nell\u2019operare.<a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a> Come conseguenza di ci\u00f2, conoscere le cose e le persone (cio\u00e8 conoscere la vita di certi individui di una qualche specie, naturale o no) non significa pi\u00f9 passare del tempo con esse, ma equivale a classificarle qui e <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>ora<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, proprio per non doverle incontrare <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>poi<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Talch\u00e9, il reale di cui parliamo \u00e8 spesso solo il prodotto di ripetute inferenze induttive, un castello di proiezioni e previsioni, che si regge su un \u2018apriori storico\u2019: la attuale scommessa \u2013 tipica di ogni proiezione induttiva \u2013 sull\u2019uniformit\u00e0 del reale stesso.<a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">La furia tassonomica di cui \u00e8 qui questione \u00e8 gravida di conseguenze per l\u2019ontologia dell\u2019Occidente: tanto per quella, semplice e insieme multifaria, dell\u2019uomo comune, quanto per le sofisticate ontologie (globali o regionali) che i filosofi amano disegnare come fondamento dei loro sistemi. Ebbene, diciamo subito che l\u2019attuale spinta classificatoria in cui \u00e8 presa l\u2019attivit\u00e0 della conoscenza ha come effetto principale e spesso non avvertito <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>la riduzione del singolare alla specie<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Nella vita di tutti i giorni, incontrare il tale o la talcosa \u00e8 divenuta una fortunata infrazione alla regola; di solito, andando di fretta, si incontra il Tipo astratto. Ci si imbatte sempre pi\u00f9 spesso in <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>un<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> uomo, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>una<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> donna, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>un<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> albero; quasi mai in quel dato individuo, quella tale donna, quel tale albero. E pensare che ci sono ancora oggi popoli che trattano gli alberi come persone,<a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a> che danno nomi alle singolarit\u00e0 non umane: essi mostrano cos\u00ec di avere una nozione di persona molto pi\u00f9 ampia di quella del filosofo tradizionale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">1.2<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Quale sia il punto di insorgenza \u2013 lo <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Entstehungspunkt<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> nicciano \u2013 della violenza simbolica e tassonomica lo dicono bene le numerose aggressioni fisiche o sessuali che in questi anni sempre pi\u00f9 spesso culminano nell\u2019uccisione dell\u2019altro. Vittime e altari di questa violenza sono le donne, i pi\u00f9 deboli, coloro che non resultino facilmente inquadrabili in una griglia di categorie sociali. In molti casi la violenza viene scaricata sugli anziani, sugli stranieri: su individui che siano visti come \u00abportatori di una diversit\u00e0 non riducibile al possesso di tratti comuni\u00bb. Il mondo moderno va per le spicce, e identifica i possibili diversi, usando solo i colori primari; mentre il mondo antico \u2013 per quanto esprimesse anch\u2019esso una violenza di origine logicista \u2013 sapeva coltivare una coraggiosa <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>pietas<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">: per esempio, assegnando agli anziani il ruolo di senatori, trattando gli stranieri come ospiti o circondando di una siepe di riserbo le donne e i portatori di una diversit\u00e0 incolmabile \u2013 come erano i sacerdoti, le sacerdotesse, o i portatori di certi morbi, per esempio.<a href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Gli antichi avevano elaborato regole di rispetto (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03b1\u1f30\u03b4\u03ce\u03c2<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03be\u03b5\u03bd\u03af\u03b1<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03c6\u03b9\u03bb\u03af\u03b1<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> per i Greci; <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>pietas<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>fides<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>fas<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>sacer<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> per i Romani) non gi\u00e0 per onorare la classe (o la specie) dei vecchi, degli stranieri, quasi volessero affermare il tipo astratto. Al contrario, Greci e Romani riconoscevano in ciascun <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>individuo non specifico<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> (cio\u00e8 non riducibile alle propriet\u00e0 genuine di una certa specie) il mistero di ci\u00f2 che direi una possibile \u201cpresenza di persona\u201d.<a href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a> Basti per ora un esempio, peraltro molto famoso, tratto dalla letteratura epica latina. Nel poema di Virgilio<a href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a> il troiano Enea non abbandona la citt\u00e0 distrutta, prima di aver preso su di s\u00e9 il vecchio padre Anchise e il figlioletto Ascanio; come a significare che non v\u2019\u00e8 identit\u00e0 nella dimensione presente senza che la linea verticale degli ascendenti e dei discendenti sia visibile. Questa dimensione della diacronia sembra oggi assente nell\u2019Occidente opulento e malato, specie nell\u2019Europa individualista del Nord.<a href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a> Oggi si tende a vedere in un vecchio, in uno straniero e perfino in una donna solo i membri di una classe di cui non conosciamo pi\u00f9, n\u00e9 pi\u00f9 avvertiamo, la carnalit\u00e0: siamo ciechi rispetto alla carne vivente che abita in ciascun individuo. Cos\u00ec, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>abbiamo trasformato gli incontri con le cose singolari in rapporti con gli esemplari <\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">(<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>pi\u00f9 o meno riusciti<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, quindi) <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>di una qualche specie o tipo<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">.<a href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a> E per tutelarci dalle diversit\u00e0 che non riusciamo pi\u00f9 a tollerare, rinchiudiamo gli anziani negli ospizi, gli stranieri nei centri di raccolta, le donne in casa; e i diversi li sistemiamo in luoghi impersonali, spesso mentali e simbolici, che ci tengano al riparo dal confronto con quel che in loro non sappiamo classificare e dominare. Questa dislocazione spaziale \u00e8 solo una traccia della separatezza ontologica che la violenza del linguaggio intende istituire. <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Divide et impera<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, dicevano i latini. Allo stesso modo, potremmo dire, il potere presuppone in qualche modo un sistema di pensiero di tipo platonista,<a href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a> poich\u00e9 quel che lo fa vivere e lo consolida nel suo essere altro non \u00e8 che un procedimento retorico e dieretico.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">1.3<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Perch\u00e9 un vecchio, una donna, un malato, uno straniero (e cos\u00ec tutto quello che non \u00e8 passibile di una classificazione) diventano oggetto di violenza? Che tipo di violenza \u00e8 questa? La violenza \u00e8 sempre il trionfo della specie: \u00e8 un atto tassonomico, un tentativo di classificare, mettendosi <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>sopra<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> o sotto, anzi che semplicemente <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>accanto<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Ecco che un carattere della violenza simbolica e classificatoria consiste nella prevalenza dell\u2019individuo che considera s\u00e9 l\u2019esemplare di una specie (il sano che prevale sul malato, il maschio sulla femmina, l\u2019adulto sull\u2019anziano). Nella logica della classificazione, la supposta debolezza equivale o alla mancanza di tratti culturali accettati, ovvero al possesso di tratti adiafori, cio\u00e8 non opponibili ai tratti dell\u2019esemplare che considera s\u00e9 genuino. Si comprende allora in che senso la violenza sia il trionfo della specie: la violenza \u00e8 il trionfo non di una data specie su un\u2019altra specie o su individui allomorfi. Nella violenza io vedo piuttosto il trionfo del meccanismo che produce l\u2019esemplarit\u00e0 di qualsivoglia specie, consentendo a certi individui di automarcarsi<a href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a> quali <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>esemplari-al-quadrato<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> a spese di altri conspecifici che vengono marcati come esemplari-<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>imperfetti<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> ovvero: <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>inesemplari<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Il violento non confligge con il diverso da s\u00e9, ma con il conspecifico, che avverte come portatore di una pericolosa omonimia all\u2019interno della sua stessa specie. \u00abInesemplare\u00bb non \u00e8 pertanto il campione non genuino (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>unfair<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">) e nemmeno il campione vicario: non \u00e8 il non-campione (che semplicemente nega o non possiede l\u2019esemplarit\u00e0) ma il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>campione-di-non<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, ossia il campione che addita, senza volerla o poterla soddisfare, la propria esemplarit\u00e0. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Se \u00e8 cos\u00ec, allora possiamo dire che <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>nella violenza \u00e8 sempre la dimensione personale che viene sacrificata<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Nel vecchio non vedo la persona che potrei onorare, nella donna non vedo la persona che potrei amare, ma vedo solo le marche culturali che io non sono capace di assorbire o di differenziare. In tal senso, quando parliamo di \u201cviolenza personale\u201d, dovremmo intendere l\u2019espressione non nel senso di \u201cviolenza compiuta da una persona o su una persona\u201d, ma nel senso di violenza che sacrifica la dimensione della persona alla prevalenza della specie, dell\u2019individuo che meglio rappresenta l\u2019integrit\u00e0 della specie. La violenza per me \u00e8 fascista e hitlerista in questo senso: non perch\u00e9, come ha sostenuto Levinas, essa radicalizzi l\u2019Essere,<a href=\"#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\"><sup>16<\/sup><\/a> inchiodando l\u2019uomo alla \u00abvoce misteriosa del sangue\u00bb, ma, al contrario, perch\u00e9 la violenza ignora la domanda radicale e non estirpabile che proprio l\u2019Essere rivolge all\u2019uomo, quando lo reclama perch\u00e9 si apra alla verit\u00e0. Proprio l\u2019uomo, infatti, pu\u00f2 assumere il compito di trasformare la propria <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Geworfenheit<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> nella storicit\u00e0 di una esistenza libera (Heidegger, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Introduzione alla metafisica<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, \u00a7 IV).<a href=\"#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\"><sup>17<\/sup><\/a> Una vittoria definitiva della violenza sulla inesemplarit\u00e0 non segnerebbe il trionfo dell\u2019individuo o di una specie, ma la fine della storia, perch\u00e9 la storia \u00e8 precisamente il gesto di chi ogni volta si mostra irriducibile alla sola forma di vita della specie. In questo senso sono particolarmente profetiche le osservazioni di Alexandre Koj\u00e8ve a commento di Hegel.<a href=\"#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\"><sup>18<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">1.4<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Odio e invidia, alfieri della violenza, diventano pi\u00f9 potenti laddove impera il conformismo della specie. Il pensiero del discredito e della condanna della societ\u00e0 sembrano non essere pi\u00f9 sufficienti a fermare la mano dell\u2019aggressore, perch\u00e9?<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">Negli anni Sessanta gli antropologi usavano parlare di \u201ccivilt\u00e0 della vergogna\u201d, per indicare quelle culture nelle quali ci\u00f2 che si teme massimamente \u00e8 il giudizio di riprovazione del proprio simile: non si fa violenza, perch\u00e9 ci si vergognerebbe davanti agli altri. Diversamente, le \u201ccivilt\u00e0 della colpa\u201d sono quelle che hanno interiorizzato la norma e temono la sanzione divina o di una autorit\u00e0 distale, collocata in uno spazio superiore: Non Uccidere, per esempio, \u00e8 uno dei <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>deka logoi<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> del Dio di Israele. Queste definizioni antropologiche sembrano non adattarsi pi\u00f9 al complesso presente di cui parliamo. Chi commette violenza cerca, e spesso trova, l\u2019approvazione sociale; d\u2019altra parte, chi riconosce di aver commesso violenza, sempre pi\u00f9 spesso al giorno d\u2019oggi riconosce apertamente di non provare alcuna colpa, n\u00e9 alcun rimorso. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Trovo ancora sensata una bella definizione di Guy Debord, sebbene io preferisca ritoccarla facendo uso di un concetto di Roland Barthes.<a href=\"#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\"><sup>19<\/sup><\/a> Io direi che siamo membri di una <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Societ\u00e0 dell\u2019 Immagine-a-colori<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">; salvo che, questa immagine \u00e8 quella della fotografia digitalizzata. Siamo per questo incapaci di leggere la <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>singolarit\u00e0 irripetibile<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> che la vecchia immagine in bianco e nero poteva rivelare a chi passava sufficiente tempo con essa. Siamo divenuti incapaci di lasciarci \u201cpungere\u201d dalle immagini, siamo insensibili al <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>punctum<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> che l\u2019immagine fotografica in bianco e nero \u2013 quella studiata amorevolmente da Roland Barthes \u2013 possiede ed esemplifica per il semplice fatto di essere unica e irripetibile. La fotografia in bianco e nero, anche riprodotta pi\u00f9 volte, non perde questa sua unicit\u00e0, perch\u00e9 questa \u00e8 dovuta ad una azione che la luce esercita sulla pellicola in virt\u00f9 delle propriet\u00e0 degli alogenuri di argento. La fotografia in bianco e nero in tal modo ottenuta \u00e8 innanzi tutto un indice, cio\u00e8 un indicatore della presenza: il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>mathema<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> della fotografia non \u00e8 in tal senso l\u2019esserci, il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Da-sein<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, o l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Il-y-a<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, ma il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>C\u2019\u00e8 stato<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> singolare (il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Da-gewesen-sein<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">) unico e irripetibile che accade diversamente in ogni <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03c6\u03c9\u03c4\u03b9\u03c3\u03bc\u03cc\u03c2<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, e di cui la luce si fa garante con l\u2019inamovibilit\u00e0 del suo essere \u2013 che si differenzia dall\u2019ente come il la luce dal colore.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Che, pertanto, l\u2019ente che noi sempre siamo (l\u2019Esserci dell\u2019uomo in questo caso) sia diventato ottuso di fronte alla rivelazione ontologica operata dalla fotografia altro non sta a significare che una incapacit\u00e0 di cogliere il mondo come traccia di una possibile fotografia, cio\u00e8 trascrizione di una \u201cscrittura della luce\u201d. Una traccia, si badi, che non \u00e8 il <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>denotatum<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> della fotografia, ma che \u00e8 piuttosto \u2013 come oggi potrebbe dire Lacan \u2013 il Significante che sempre \u201csignifica un soggetto per un altro significante\u201d.<a href=\"#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\"><sup>20<\/sup><\/a> Dovremmo chiederci quanto costi questa cecit\u00e0 all\u2019uomo, cio\u00e8 a quell\u2019ente per il quale \u2013 in quanto gi\u00e0 sempre esposto alla scrittura della luce \u2013 \u00ab<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">nel suo essere, ne va\u00a0di\u00a0questo essere stesso\u00bb (Heidegger, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Essere e tempo<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, \u00a7 4)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">1.5<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">La violenza che appare da questa lettura non \u00e8 per niente un fenomeno sociale, ma un evento (forse, come scrisse Ren\u00e9 Girard, l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Arci-evento<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> fondatore) della metafisica. \u00c8 legittimo chiedersi quanto la cultura possa fare per contrastare la riproduzione e la diffusione della violenza: per dirla con Kant: si pu\u00f2 concepire una rivoluzione o una inversione nello sviluppo della Ragione? Ho ricordato in precedenza l\u2019eroe troiano Enea, che il poeta Virgilio scelse come padre della civilt\u00e0 cui apparteneva. Enea ci ricorda che non vi \u00e8 una fondazione che possa lasciare inoperoso il passato dalle cui membra usciamo. Qualsiasi rivoluzione culturale equivale alla fondazione di una citt\u00e0, alla ricerca di una citt\u00e0 che sia il luogo per il futuro della comunit\u00e0, e contemporaneamente il luogo dove il passato che conta possa rivivere (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>antiquam exquirite matrem<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, \u201ccercate l\u2019antica madre\u201d: cos\u00ec il padre Anchise ammoniva il figlio e i Troiani tutti).<a href=\"#sdfootnote21sym\" name=\"sdfootnote21anc\"><sup>21<\/sup><\/a> Vorrei trarre spunto da un episodio dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Eneide<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, per dare forma al mio pensiero. Nel terzo libro del poema si racconta dell\u2019approdo di Enea in una terra straniera alla ricerca di legna e fogliame adatti alla celebrazione di un sacrificio. Enea si avvicina a un cespuglio di rovi e strappa un rametto. E subito (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>horrendum et dictu video mirabile monstrum<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> \u2013 abbrividisce Enea) vede sgorgare del sangue da quegli sterpi: i quali subito si fanno voce: la voce di Polidoro, figlio di Priamo, che racconta come sia stato ucciso a tradimento e poi trasformato in questa pianta senza nome. Virgilio ci mostra Enea mentre ritrova nella sterpaglia una presenza di persona. Egli \u00e8 l\u2019eroe che trasforma una confusa pluralit\u00e0 dell\u2019ambiente naturale in un vincolo personale e identitario, che storicizza la natura e le conferisce un senso comunitario. Enea possiede e manifesta quella <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Stimmung<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> che a mio avviso servirebbe per neutralizzare il mito della Ragione, della specie. La violenza specista, infatti, presuppone sempre una autoctonia che manca ad Enea. Egli \u00e8 per antonomasia l\u2019eroe profugo, destinato al <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03b2\u03af\u03bf\u03c2<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u03be\u03b5\u03bd\u03b9\u03ba\u03cc\u03c2<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, all\u2019erranza che deve fare a meno dell\u2019ontologia consueta. Ricostruire a mezzo della memoria e della storia la \u201cpersona ambientale\u201d, facendo uscire le cose della mera materialit\u00e0 della specie e del genere, per conferir loro lo statuto simbolico che possa consegnarle alla memoria e al rispetto. Se, come s\u2019\u00e8 detto, la violenza \u00e8 sempre la vittoria della specie e dell\u2019individuo-esemplare a scapito della persona, allora fare una persona del moderno \u201csciame digitale\u201d, leggere la personalit\u00e0 latente nelle cose, pu\u00f2 rivelarsi una strada promettente. <\/span><\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><i>Individui genuini ed esemplarit\u00e0 imperfetta<\/i><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">\u00a0Vorrei provare a sviluppare in una direzione semio-filosofica questa piccola teoria della violenza come scaturente dal conflitto tra individui diversamente qualificati rispetto alla specie. La violenza sarebbe causata da qualche individuo che ritiene minacciata la propria rappresentativit\u00e0 (= esemplarit\u00e0) di campione genuino o esemplare (nel senso di Nelson Goodman) di una specie.<a href=\"#sdfootnote22sym\" name=\"sdfootnote22anc\"><sup>22<\/sup><\/a> Questa esemplarit\u00e0, comincio col dire, non si possiede sempre. In base all\u2019uso comune, le cose, le persone, si \u201cdeteriorano\u201d, vanno incontro ad una perdita delle loro marche. Ci\u00f2 accade in qualche caso come una pura accidentalit\u00e0: \u00e8 allora una consunzione che accade nel tempo o nello spazio. Altre volte, invece, la perdita di esemplarit\u00e0 pu\u00f2, in altro senso, essere una condizione durevole: in questi casi \u00e8 il sistema che <i>de-figura<\/i> quegli individui che non riesce a classificare senza entrare in crisi. In ambo i casi, secondo la mia teoria, la violenza scaturisce come conseguenza di una difficolt\u00e0 classificatoria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Va da s\u00e9 che gli individui che vengono considerati deteriori non lo sono in senso assoluto, ma soltanto agli occhi di altri individui che li ritengono debolmente esemplari. In molte culture, ad esempio, agli individui Donna, sono bens\u00ec ritenuti partecipi della specie Uomo; e tuttavia vengono considerati alla stregua di esseri inferiori ai maschi. Parimenti, avviene in molti contesti cosali che i portatori di uno stigma sociale vengano ritenuti degli <i>esemplari-imperfetti<\/i> da coloro che io qui chiamerei gli <i>esemplari-al-quadrato<\/i>. Va detto che tanto l\u2019imperfetta quanto la piena esemplarit\u00e0 sono ovviamente frutto di supposizioni e contrapposizioni sociali. Questa premessa ci aiuta a rispondere alla domanda di partenza sulla violenza. La violenza \u00e8 quel dispositivo ontico-ontologico che fa s\u00ec che un individuo che si ritiene massimamente esemplare prevarichi su ogni altro individuo che pu\u00f2 considerare imperfetto o degradato (occasionalmente o no). Talch\u00e9, l\u2019esercizio della violenza ha come condizione necessaria, ancorch\u00e9 non sufficiente, quei contesti \u201camebeici\u201d<a href=\"#sdfootnote23sym\" name=\"sdfootnote23anc\"><sup>23<\/sup><\/a> in cui qualche individuo <i>suppos\u00e9<\/i>-esemplare si trovi a interagire significativamente con un dato individuo <i>suppos\u00e9<\/i>-degradato. Non \u00e8 qui questione di contrapposizione tra classi o specie, ma di \u201cintensit\u00e0\u201d o gradualit\u00e0 all\u2019interno di una stessa specie. In altre parole, quel che appare scatenare la violenza non \u00e8 la differenza specifica, ma l\u2019indifferenza co-specifica, ossia data tra individui in qualche modo membri di una e sola specie. Se ci\u00f2 \u00e8 plausibile, occorre chiedersi ora: posto che il primo esemplifica la specie (ossia, pretende di essere un <i>fair sample <\/i>di questa), che cosa esemplificher\u00e0 (di cosa sar\u00e0 <i>sample<\/i>) il secondo? Cosa esemplifica \u201cil vecchio\u201d, \u201cla donna\u201d, \u201cil malato\u201d agli occhi di un uomo che si suppone massimamente esemplare di Uomo?<\/p>\n<p align=\"justify\">2.1<\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo la nota definizione di \u201cesemplare\u201d (<i>sample<\/i>) data da Nelson Goodman, un campione, un <i>sample<\/i> \u00e8 tale, <i>se e solo se \u00e8 un esempio genuino (fair sample) delle propriet\u00e0 che possiede (<\/i>letteralmente o no). Esemplificare (<i>sampling<\/i>) implica quindi il <i>possesso<\/i> di certi tratti e la possibilit\u00e0 per altri individui di fare <i>riferimento<\/i> a questi tratti nell\u2019uso di un qualche linguaggio.<a href=\"#sdfootnote24sym\" name=\"sdfootnote24anc\"><sup>24<\/sup><\/a> Conseguentemente, si dir\u00e0 che il campione (<i>sample<\/i>) possiede una data propriet\u00e0, se ne \u00e8 un esempio genuino agli occhi di chiunque usi un linguaggio per fare riferimento ad esso. Ci\u00f2 chiarito, una risposta ragionevole al quesito: \u201ccosa \u00e8 esemplificato da una dato malato, da una data donna, da un dato vecchio?\u201d pu\u00f2 essere la seguente: <i>ognuno di questi individui \u00e8 supposto non possedere ci\u00f2 che <\/i>al tempo t<sub>0 <\/sub><i>esemplifica<\/i>: il vecchio non \u00e8 ritenuto un uomo pieno e la donna neppure: quest\u2019ultima ontologicamente, il vecchio onticamente. Sicch\u00e9, l\u2019individuo che esercita violenza contro il vecchio o la donna o il malato esercita la sua pressione in nome e per conto della specie che crede di rappresentare (e \u201cdifendere\u201d dalla indifferenziazione). Ora, su cosa viene esercitata la violenza del primo? Rispondo cos\u00ec: L\u2019individuo che esercita violenza sulla donna o sul vecchio o sul malato lo fa in quanto ritiene ciascuno di essi un esemplare affetto da <i>faiblesse<\/i>, un campione debole, che non pu\u00f2 e, perci\u00f2 non deve \u2013 a giudizio del violento \u2013 esemplificare le propriet\u00e0 che non possiede. La violenza pare sanzionare l\u2019<i>inesemplarit\u00e0<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">2.2<\/p>\n<p align=\"justify\">Tuttavia, che tipo di individuo \u00e8 il campione inesemplare? Potrei rispondere cos\u00ec: in primo luogo, lo direi un individuo non in grado di esemplificare le propriet\u00e0 della specie cui appartiene: il vecchio sta all\u2019uomo come la donna sta all\u2019uomo; ontico e ontologico appaiono al violento dei casi di degrado. (In un altro senso, si potrebbe dire che il campione debole sia l\u2019individuo supposto sacrificabile. Pu\u00f2, in tal senso, la violenza essere considerata una forma degradata di sacert\u00e0? Questa domanda richiede una analisi apposita, che qui non faremo). In secondo luogo, il malato, il vecchio, la donna non li posso ascrivere a un genere o una specie. La donna non pu\u00f2 essere inclusa in una specie a parte, perch\u00e9 essa \u00e8 membro della specie Uomo senza essere un uomo (<i>la donna \u00e8 gi\u00e0 sempre umana, senza dover essere un uomo<\/i>; questo spiega la difficolt\u00e0 per la filosofia di spiegare la differenza sessuale); il vecchio \u00e8 anch\u2019egli umano, membro della specie Uomo: ma per gli Antichi restava, se pur debole, un uomo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella et\u00e0 postmoderna, il vecchio, ciascun vecchio, \u00e8 ritenuto spesso un umano sacrificabile, perch\u00e9 non possiede quel che dovrebbe esemplificare. Egli non ha per cos\u00ec dire il diritto di rivendicare le propriet\u00e0 di Uomo. E, se lo fa, se le esemplifica, si tratter\u00e0 di un <i>camouflage<\/i>: la genuinit\u00e0 del campione \u00e8 difesa allora contro il campione non genuino. Si comprende in questa luce la \u201csomatolatria\u201d che vediamo nelle vite di molti anziani, costretti dal paradigma specista a sembrare perennemente giovani. Una cartina di tornasole per questo procedimento \u00e8 la pubblicit\u00e0 contemporanea, sempre ansiosa di presentare campioni (<i>samples<\/i>) enfatici, quasi caricaturali. E, poich\u00e9 il campione pubblicitario non \u00e8 la \u201ccosa stessa\u201d ma le assomiglia soltanto, questa credibilit\u00e0 pu\u00f2 esser considerata un effetto retorico della veridizione prodotta dal discorso pubblicitario; un discorso spesso costruito grazie all\u2019uso di testimonial \u2013 questi s\u00ec genuini \u2013 che vantino una credibilit\u00e0 indipendente. Comprendiamo cos\u00ec perch\u00e9 accada, ad esempio, che la pubblicit\u00e0 e i media sempre pi\u00f9 spesso esibiscano fino all\u2019ostentazione nell\u2019uomo anziano i caratteri plastici dell\u2019uomo greco policleteo, quell\u2019uomo senza et\u00e0 che ancora diciamo \u201cclassico\u201d: esso viene assunto come un modello senza tempo, equidistante cos\u00ec dal momento della nascita come da quello della morte. Il <i>Doriforo di Policleto<\/i> pu\u00f2 cos\u00ec rivivere come riferimento occulto nel <i>trash<\/i> delle moderne pubblicit\u00e0 di farmaci per la prostata.<\/p>\n<p align=\"justify\">2.3<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto il mondo antico conobbe spirali di violenza sulle quali non possiamo qui soffermarci. diciamo solo che l\u2019antropologia moderna \u00e8 ancora troppo astiosa per riconoscere il debito profondo che la civilt\u00e0 ha accumulato nei confronti del pensiero giudaico-cristiano in materia di rivelazione dei meccanismi occulti della violenza. Il lavoro di un antropologo come Ren\u00e9 Girard \u00e8 disgraziatamente troppo poco apprezzato e isolato. Comunque sia, molti studiosi sono concordi nel ritenere che il Cristianesimo, l\u2019annuncio di Ges\u00f9 Cristo e, insieme, la travagliata storia del popolo di Israele costituiscano una singolare virtuosa eccezione allo specismo generatore di violenza che era largamente diffuso nell\u2019Antichit\u00e0 classica e nelle societ\u00e0 basate sulla logica sacrificale. Il giudeo-cristianesimo, in un modo davvero imprevedibile, ha introdotto nelle culture umane il <i>sentore<\/i> secondo cui un individuo debole \u00e8 bens\u00ec incapace di comunicare alla propria specie, ma proprio per questo esso <i>pu\u00f2<\/i> essere \u201cguardato\u201d nella sua <i>haecceitas<\/i>, nella individualit\u00e0 (non della specie, ma) della persona.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Il Samaritano<\/i> della parabola evangelica<i> coglie il sentore di questa inesemplarit\u00e0<\/i>, mentre <i>il sacerdote e il levita colgono solo la mancanza di esemplarit\u00e0 <\/i>dell\u2019individuo-Uomo ridotto dai briganti \u2018mezzo morto\u2019 (\u1f21\u03bc\u03b9\u03b8\u03b1\u03bd\u03ae\u03c2). Inoltre, occorre presupporre che l\u2019individuo personale \u2013 quello cio\u00e8 che nasce dalla disaffiliazione del singolo dalla classe, cio\u00e8 dell\u2019individuo <i>faible<\/i> dalla specie \u2013 possa non essere soltanto umano. Un certo albero, un certo gatto, un dato fiore possono schiudere la persona dalla propria individualit\u00e0, soprattutto nella rivelazione della loro <i>faiblesse<\/i>. Il fatto che non si sia spesso in grado di differenziare una quercia dall\u2019altra o un elefante dal suo vicino non \u00e8 un argomento contro il riconoscimento della loro personalit\u00e0. Al contrario, quasi sempre una difficolt\u00e0 nel classificare offre lo spunto per ripensare la dimensione personale del vivente uomo alla luce della \u03bf\u1f30\u03ba\u03b5\u03b9\u03ce\u03c4\u03b7\u03c2 che il Creato possiede in quanto tale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se questo \u00e8 plausibile, la riflessione sulla violenza ci avvicina a una diversa spiegazione della <i>debolezza<\/i>. Contrariamente a quanto sovente si crede, la debolezza <i>non \u00e8 la causa<\/i>, <i>ma la conseguenza<\/i> della perdita di marche specifiche. Non si diventa deboli <i>perch\u00e9<\/i> ci si ammala, ma si viene etichettati \u201cmalati\u201d <i>quando<\/i> certi individui si ritengono minacciati dalla esemplarit\u00e0 imperfetta del sofferente che cercano di espellere dalla classe-Uomo. Parimenti, non si \u00e8 deboli perch\u00e9 donne, o perch\u00e9 vecchi: si viene etichettati dispregiativamente \u201cvecchi\u201d o \u201cdonne\u201d solo quando l\u2019individuo supposto esemplare si sente minacciato dalla coesistenza di individui che considera esemplari imperfetti della sua specie. Inoltre, se le cose stanno cos\u00ec, se la debolezza \u00e8 il frutto di una opzione classificatoria interna a una specie, allora possiamo scorgere il carattere squilibrante della malattia, che pu\u00f2 essere imputata non solo a chi \u00e8 ritenuto perdere esemplarit\u00e0, ma anche a chi ne acquisisce in eccesso. Lo dice molto bene Massimo il Confessore, quando scrive che \u00abla malattia \u00e8 chiaramente una carenza della salute, e un eccesso materialit\u00e0: una condizione priva di misura e di ordine\u00bb: <a href=\"#sdfootnote25sym\" name=\"sdfootnote25anc\"><sup>25<\/sup><\/a> si tratta di una inesemplarit\u00e0 che pu\u00f2 assumere indifferentemente le forme della mancanza o quelle della sovrabbondanza di tratti caratterizzanti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Che si tratti di una violenza sempre frutto di una opzione classificatoria e non di una conseguenza necessaria \u00e8 facile capirlo da pochi esempi. La \u2018debolezza\u2019 di un vecchio pu\u00f2 rivelare saggezza, quella di una donna pu\u00f2 dischiudere una diversa visione della vita, e quella di un \u2018malato\u2019 pu\u00f2 conferire senso alla relazione. Una rivelazione di questo senso \u00e8 dischiusa nel Vangelo, dove si dice che il Figlio di Dio \u00e8 venuto come medico per i malati, non per i sani. Ora, non esiste in senso logico una \u201cclasse dei malati\u201d. Il malato \u2013 ogni potenziale individuo malato \u2013 \u00e8 tale in quanto si discosta dalla sanit\u00e0 della specie e non gi\u00e0 perch\u00e9 costituisce un\u2019altra specie. In senso logico, non esiste neppure una classe dei \u201cmedici\u201d: solo la relazione terapeutica istituisce e articola qualcosa come una malattia e qualcosa come una relazione terapeutica. Non sar\u00e0 mai sottolineato abbastanza che la violenza scaturisce dalla paura del simile e non, come spesso si crede, dalla paura del diverso. La donna \u00e8 \u201csimile all\u2019uomo\u201d nel mistero della differenza sessuale: diremo che essa \u2013 proprio perch\u00e9 <i>sempre umana senza dover essere uomo<\/i> \u2013 mette<i> in crisi la nozione stessa di Uomo come specie<\/i>. Ed \u00e8 per questo motivo che la differenza sessuale pu\u00f2 difficilmente essere spiegata in termini di genere e specie e differenza. Da parte sua, Vecchio non \u00e8 una classe diversa da Uomo, ma i suoi individui sono piuttosto segmenti temporali della classe Uomo, dal momento che non posseggono n\u00e9 esemplificano alcuna propriet\u00e0 che non sia gi\u00e0 di per s\u00e9 una <i>Merkmal<\/i> posseduta ed esemplificata da altri individui della specie Uomo: il vecchio \u00e8 tale per la sua temporanea imperfezione nell\u2019esemplificare la pienezza di Uomo. Queste imperfezioni esistono soltanto nella ideologia degli individui che ritengono s\u00e9 stessi degli <i>esemplari-al-quadrato <\/i>e non accettano che altri esemplari (che stessi ritengono <i>esemplari imperfetti<\/i>) siano etichettabili in modo omonimo.<\/p>\n<p align=\"justify\">2.4<\/p>\n<p align=\"justify\">Si fa, pertanto, strada l\u2019idea che i campioni (i <i>samples<\/i>, gli esemplari) possano essere suddivisi non solo \u2013 come ho fatto nei miei lavori precedenti<a href=\"#sdfootnote26sym\" name=\"sdfootnote26anc\"><sup>26<\/sup><\/a> \u2013 in campioni <i>genuini<\/i> e campioni <i>vicari<\/i> (ad esempio, l\u2019Icona bizantina non \u00e8 la sostanza, la \u03bf\u1f50\u03c3\u03af\u03b1 del dio, ma \u00e8 quel \u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd che pone in esistenza una relazione vicariante tra il dio e l\u2019orante), ma anche in <i>campioni imperfetti<\/i> o <i>inesemplari<\/i>. Fra i due estremi del campione genuino e del campione vicario va quindi posto il caso della <i>esemplarit\u00e0 imperfetta<\/i>, ossia la condizione che rende un individuo simile, in parte o meno, a un campione (<i>sample<\/i>) che altri individui ritengono non possegga esemplarmente (massimamente) le propriet\u00e0 che dovrebbe esemplificare. Questa supposta imperfezione del campione, questa sua \u201cinesemplarit\u00e0\u201d \u2013 ripeto \u2013 \u00e8 sempre data agli occhi di qualcuno e pu\u00f2 essere ontica, se concerne gli accidenti, o ontologica, se affetta invece differenze che sono <i>Merkmale<\/i>, cio\u00e8 tratti, direbbe Wittgenstein, <i>grammaticali<\/i> della specie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci\u00f2 che fa nascere curiosit\u00e0 \u00e8 il soggiacente meccanismo di individuazione: sembrerebbe infatti che il campione inesemplare sia fatto bersaglio della violenza non in quanto portatore di tratti specifici che si oppongano ad altri tratti, bens\u00ec <i>perch\u00e9 sprovvisto di tratti individuativi specifici<\/i>: cosa che lo colloca pertanto in una zona antropica adiafora o \u201cnemica\u201d. La violenza \u2013 questa la nostra ipotesi \u2013 viene perci\u00f2 esercitata non verso qualcuno che possiede (e in quanto possiede) certi tratti, ma <i>verso colui che esemplifica<\/i> \u2013 in un dato linguaggio e in una data circostanza che sono comuni al violento e alla vittima \u2013 <i>quei tratti che non possiede<\/i> o che possiede in modo supposto inesemplare. In altre parole, i tratti \u2013 se cos\u00ec ci tocca ragionare \u2013 ci sono, sia nell\u2019esemplare-al-quadrato sia nell\u2019individuo inesemplare: il conflitto violento non \u00e8 per\u00f2 una contrapposizione di tratti, ma una contrapposizione tra supposti <i>doppi<\/i>, un conflitto tra individui non differenziabili che a mezzo di una presa di posizione violenta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine, chi fa violenza a qualcuno non agisce per differenza di tratti ma perch\u00e9 i tratti non fanno differenza ai suoi occhi. Il violento agisce nella indistinzione dei tratti e fa sempre violenza a un certo qualcuno, poich\u00e9 cerca di distruggere la sua esistenza qui e ora. Non ci\u00f2 che \u00e8 comune \u00e8 qui preso di mira, bens\u00ec il non potersi accomunare o diversificare le singolarit\u00e0 adiafore. Chiediamoci allora in quale relazione possono stare l\u2019individualit\u00e0 e la specificit\u00e0 nella condizione che per solito si d\u00e0 quando qualcuno attiva il meccanismo della violenza. Cosa fa violenza a cosa? Quale ontologia pu\u00f2 sussumere la relazione violenta?<\/p>\n<p align=\"justify\">2.5<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni filosofi contemporanei<a href=\"#sdfootnote27sym\" name=\"sdfootnote27anc\"><sup>27<\/sup><\/a> sostengono una teoria \u2013 gi\u00e0, peraltro, evidente nel pensiero di Simondon o Deleuze \u2013 secondo la quale una ontologia filosofica potrebbe fare a meno degli individui senza cadere nel platonismo: secondo questa corrente di pensiero, non c\u2019\u00e8 posto per individui unici e irripetibili. Tutto si spiegherebbe postulando l\u2019esistenza di \u201ctratti\u201d, suscettibili di concretizzarsi come tali: tratti singolari, e per\u00f2 comuni e ripetibili. Se pur bene argomentata, io trovo inaccettabile questa proposta, cos\u00ec come mi pare da respingere ogni tentativo di ricondurre la metafisica a un unico principio (o il solo l\u2019individuo, o i soli universali, o i <i>Qualia<\/i>, i <i>Quanta<\/i>): l\u2019errore \u00e8 in tutti questi casi un atto di eccessiva fiducia nella Ragione, un atto di \u1f55\u03b2\u03c1\u03b9\u03c2, che sacrifica la molteplicit\u00e0 della vita alla tassonomia della scienza o della filosofia. Insieme a Nelson Goodman, ritengo che fare a meno degli Individui \u2013 come concrezioni uniche e irripetibili \u2013 richieda il sacrificio non indifferente del senso comune e del buon senso. Oltretutto, questa metafisica senza individui si scontra con una intuizione che personalmente, e come uomo e come studioso, ritengo insopprimibile: il sentore che l\u2019individuo, soprattutto quando de-figurato dal pregiudizio ideologico, sia sempre unico e irripetibile.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se adesso chiamiamo \u2018persona\u2019 (\u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd) questa unicit\u00e0 irripetibile data nel faccia-a-faccia, allora possiamo ammettere che l\u2019Altro, ogni altro che non sia sempre esemplarmente l\u2019individuo di una data specie, \u00e8 per l\u2019individuo il fenomeno molare che permette di cogliere la trascendenza come <i>rivelazione, non di qualcosa ma di qualcuno<\/i>. L\u2019imperfetta esemplarit\u00e0 che cogliamo in una data persona rende possibile per l\u2019individuo autotrascendersi e trascendere cos\u00ec i limiti della sua specie. Per questa via viene infatti scoperta la differenza assoluta tra me, individuo, e quel dato individuo che \u00e8 insieme a me, qui e ora, la persona, il \u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd, letteralmente: <i>colui-che-mi-sta-faccia-a-faccia<\/i>. Il \u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd non \u00e8 un campione imperfetto della specie, ma il limite stesso della mia pretesa <i>vis<\/i> tassonomica. Colui che mi sta ora faccia-a-faccia \u00e8 colui che mi fa assumere la mia condizione di soggetto come fosse una <i>positio debilis<\/i>. In questo si d\u00e0 una evidente inversione di ruoli: la debolezza supposta di \u201ccolui che mi sta ora faccia-a-faccia\u201d rivela la reale debolezza della mia pretesa di sciogliere mediante il calcolo induttivo o deduttivo la questione cruciale di ogni grammatica: la <i>ratio<\/i> che lega il tipo alle sue repliche, il <i>type<\/i> ai <i>tokens<\/i>, gli individui ad una specie.<\/p>\n<p align=\"justify\">3. <i>Postludio<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Occorre resistere alla tentazione di innalzare teoreticamente l\u2019esemplare al suo presunto tipo. L\u2019imperfezione del <i>token<\/i> smette di esistere non appena io rinuncio a riferirlo a un <i>type<\/i>. Facile, a questo punto, parafrasare la pensosit\u00e0 di Ludwig Wittgenstein, per tentare una conclusione pi\u00f9 nostra. Io direi che <i>la supposta debolezza di un campione nell\u2019esemplificare la sua specie significa la debolezza e i limiti della mia grammatica e, cos\u00ec, dello stesso mio mondo<\/i>. \u00c8 solo quando abbiamo sentore di una presenza inamovibile e insupponibile (quella del \u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd) che possiamo esser-<i>ci<\/i> davanti ad Altri come <i>ci<\/i>-siamo davanti al mistero, all\u2019eros, alla morte \u2013 che diventa cos\u00ec \u2018sorella\u2019 morte. Il riconoscimento della persona (questa \u1f00\u03bd\u03b1\u03b3\u03bd\u03ce\u03c1\u03b9\u03c3\u03b9\u03c2 che non presuppone la riduzione del Qui e dell\u2019Ora ad un luogo o evento passato o ad una precognizione spaziotemporale data) \u00e8 riconoscimento del carattere <i>cronosensitivo<\/i> della conoscenza, che \u00e8 sempre genuinamente erotica. La disposizione cronosensitiva annuncia l\u2019ingresso dell\u2019Altro nell\u2019orizzonte cognitivo del soggetto mentre ne dissolve la grammatica. Nella sensitivit\u00e0 all\u2019altro che <i>ad-viene<\/i> pu\u00f2 sciogliersi il perverso legame che lega le ragioni del linguaggio alle loro conseguenze violente. Liberati dall\u2019ansia di classificare ogni nuova istanza, possiamo sottrarci alla cogenza dei predicati familiari e ascoltare, finalmente, quel che si rende manifesto nell\u2019incertezza dei sostrati. E pu\u00f2 accadere allora, nell\u2019amore, come nella vita teoretica, che la potenza si riveli debolezza, e la stoltezza si riveli cosparsa \u2013 come voleva Benjamin \u2013 di schegge del tempo messianico.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Chi volesse, pu\u00f2 scrivere all\u2019autore a questo indirizzo: <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"mailto:marcello.lamatina@unimc.it\"><span style=\"color: #000000\">marcello.lamatina@unimc.it<\/span><\/a><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"text-decoration: underline\">.<\/span><\/span>Dipartimento di Studi umanistici, Universit\u00e0 di Macerata, via Illuminati 4. 62100 \u2013 Macerata (Italia). Questo articolo, inedito, sviluppa e argomenta alcune tesi esposte nell\u2019intervista concessa alla dottoressa Benedetta Lombo e apparsa nel quotidiano digitale \u201cCentro Pagina-edizione di Macerata\u201d il 23 settembre 2020.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. Sul rapporto tra internet, informazione e violenza, specialmente nel mondo islamico e con riferimento al ruolo delle immagini, si veda il saggio di Roberto Calasso, <i>L\u2019innominabile attuale<\/i>, Adelphi, Milano 2020.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Cfr. Guy Debord, <i>La soci\u00e9t\u00e9 du spectacle<\/i>, Buchet\/Chastel, Paris 1967. Cito dalla ed. ital., p. 62<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Cfr. Luciano Floridi, <i>Infosfera. Filosofia e Etica dell&#8217;informazione<\/i>, Giappichelli, Torino, 2009.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> L\u2019idea che nel mito della Ragione verrebbe in chiaro la volont\u00e0 di potenza dell\u2019Occidente \u00e8 presente nel dibattito attuale in molti autori e in differenti ambiti. Un testo rigoroso e originale, dedicato alla Grecia antica ma utile al confronto dei nostri tempi \u00e8 Andrea Cozzo, <i>Tra comunit\u00e0 e violenza. Conoscenza, logos e razionalit\u00e0 nella Grecia antica<\/i>, Carocci, Roma 2001. Una critica del modello conoscitivo espresso in termini di Soggetto\/Oggetto \u00e8 tematizzato nell\u2019articolo di chi scrive <i>On Subjects, Objects and Icons. A Semiotic Inquiry for a New Paradigm in Human Studies<\/i> (di prossima pubblicazione; attualmente sotto peer review).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> L\u2019ecologia dei media pu\u00f2 essere considerata il campo nato dalle indagini del sociologo Marshall McLuhan. \u00c8 oggi un ambito piuttosto trafficato. Una introduzione \u00e8 in: Lance Strate, <i>Media Ecology: An Approach to Understanding the Human Condition<\/i>, Peter Lang, Berlin \u2013 Wien 2017.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Una critica al conformismo dell\u2019induzione \u00e8 in Giorgio Agamben <i>Che cos\u2019\u00e8 reale? La scomparsa di Majorana,<\/i> Neri Pozza, Vicenza 2016.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Cfr la lectio di Emanuele Coccia, <i>L\u2019io nella foresta<\/i>, Festival della Filosofia, Modena \u2013 Carpi \u2013 Sassuolo 2019 (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.festivalfilosofia.it\/index.php?mod=c_video&amp;id=850\">https:\/\/www.festivalfilosofia.it\/index.php?mod=c_video&amp;id=850<\/a><\/span><\/span>); consultato il 28 febbraio 2022.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Sulla diversit\u00e0 presso gli Antichi greci cfr. l\u2019ormai classico volume di Fran\u00e7ois Hartog, <i>Le Miroir d&#8217;H\u00e9rodote. <\/i><i>Essai sur la repr\u00e9sentation de l&#8217;autre<\/i>, Collection Biblioth\u00e8que des Histoires, Gallimard, Paris 1980.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> Questa tesi sembra avvalorata dalla diffusione della <i>xen\u00eca<\/i>, la quale \u00e8 sempre in Grecia una relazione interpersonale, e mai un vuoto ossequio alla \u201cclasse\u201d o al \u201cgenere\u201d. Cfr. Andrea Cozzo, <i>Stranieri. Figure dell\u2019altro nella Grecia antica<\/i>, Di Girolamo, Trapani 2014.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> Certo ricorda il lettore le concitate fasi dell\u2019incendio di Troia la toccante preghiera di Anchise, che solo dinanzi a un prodigio divino si persuade a partire con il figlio e gli altri suoi: \u00abHic vero victus genitor se tollere ad auras \/ Adfaturque deos et sanctum sidus adorat: \/ Iam nulla mora est: sequor, et qua ducitis, adsum. \/ Di patrii, servate domum, servate nepotem\u00bb. Verg. <i>Aeneis<\/i>, II, 699-702.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> Il riferimento pi\u00f9 pertinente, e a suo modo, sconcertante, \u00e8 un film documentario girato in Svezia da un regista italiano: Erik Gandini, <i>La teoria svedese dell&#8217;amore<\/i> [<i>The Swedish Theory of Love<\/i>], Fasad AB, Stockholm, 2015 (tra i personaggi merita ricordare il filosofo Zygmunt Bauman, che interpreta s\u00e9 stesso).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a> Il discorso sottende una questione logica e semantica, legata alla dialettica tra individuo e classe. Per una critica dei sistemi filosofici platonisti, si veda Nelson Goodman, <i>The Structure of Appearance<\/i>, Springer (= Boston Studies in the Philosophy of Science), Dordrecht 1977.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a> Su platonismo e potere, \u00e8 ancora utile leggere Karl R. Popper, <i>The Open Society and its Enemies. Vol. 1 &#8211; The Spell of Plato<\/i>, Routledge, London 1945.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a> Del problema dell\u2019automarcatura degli individui in un contesto socio-semiotico mi ero occupato nel volume, <i>Cronosensitivit\u00e0. Una teoria per lo studio filosofico dei linguaggi<\/i>, Carocci, Roma 2004.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote16\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\">16<\/a> Si veda in proposito il denso scritto di Emmanuel Levinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell&#8217;hitlerismo, con una Introduzione di Giorgio Agamben e un saggio di Miguel Abensour; traduzioni di Andrea Cavalletti e Stefano Chiodi. Quodlibet, Macerata 1996.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote17\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\">17<\/a> Sulle filosofie dell\u2019essere e la violenza, vedi la discussa interpretazione di Donatella Di Cesare, <i>Heidegger e gli ebrei. I \u201cQuaderni neri\u201d<\/i>, Torino, Bollati Boringhieri, 2014.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote18\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\">18<\/a> Ci riferiamo a Alexandre Koj\u00e8ve, <i>Introduzione alla lettura di Hegel. Lezioni sulla \u00abFenomenologia dello Spirito\u00bb tenute dal 1933 al 1939 all\u2019\u00c9cole Pratique des Hautes \u00c9tudes raccolte e pubblicate da Raymond Queneau<\/i>, Adelphi, Milano 1996.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote19\">\n<p><a href=\"#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\">19<\/a> Cfr. Roland Barthes, <i>La chambre claire. Note sur la photographie<\/i>, Gallimard, Paris 1980.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote20\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\">20<\/a> Cfr., per questa definizione, Jacques Lacan, <i>S\u00e9minaire XI. <\/i><i>Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse<\/i>, Seuil, Paris 1973.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote21\">\n<p><a href=\"#sdfootnote21anc\" name=\"sdfootnote21sym\">21<\/a> Verg. Aeneis, vv.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote22\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote22anc\" name=\"sdfootnote22sym\">22<\/a> Cfr specialmente le teorie di Nelson Goodman in <i>Facts, Fiction, and Forecast<\/i>, Harvard Univ. Press, Cambridge (Ma) and London, UK 1954. Per una riflessione su questo ambito, vedi il mio contributo Esemplificazione, Riferimento e Verit\u00e0 in Marcello La Matina e Elio Franzini (a cura di), <i>Nelson Goodman filosofo dei linguaggi<\/i>, Quodlibet, Macerata 2009.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote23\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote23anc\" name=\"sdfootnote23sym\">23<\/a> Ho chiamato \u201camebeico\u201d ogni contesto di interazione sensitiva, umana od etologicamente significante, cos\u00ec come pu\u00f2 essere trattata nel quadro della teoria esposta in <i>Cronosensitivit\u00e0<\/i>, cit. cap. 6.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote24\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote24anc\" name=\"sdfootnote24sym\">24<\/a> Cfr. Nelson Goodman, <i>Languages of Art. An Approach to a Theory of Symbols<\/i>, Bobbs-Merrill, Indianapolis (Ma) 1968.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote25\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote25anc\" name=\"sdfootnote25sym\">25<\/a> \u00ab\u1f29 \u03bd\u03cc\u03c3\u03bf\u03c2, \u03b5\u1f54\u03b4\u03b7\u03bb\u03bf\u03bd, \u1f61\u03c2 \u1f14\u03bb\u03bb\u03b5\u03b9\u03c8\u03af\u03c2 \u1f10\u03c3\u03c4\u03b9\u03bd \u1f51\u03b3\u03b9\u03b5\u03af\u03b1\u03c2, \u03ba\u03b1\u03af \u1f51\u03c0\u03b5\u03c1\u03b2\u03bf\u03bb\u03ae \u03c3\u03c9\u00b5\u03ac\u03c4\u03c9\u03bd \u1f10\u03bd\u03cd\u03bb\u03c9\u03bd, \u03bf\u1f54\u03c4\u03b5 \u00b5\u03ad\u03c4\u03c1\u03bf\u03bd, \u03bf\u1f54\u03c4\u03b5 \u03c4\u03ac\u03be\u03b9\u03bd \u1f10\u03c7\u03bf\u00b5\u03ad\u03bd\u03b7\u00bb (Max. Conf. \u1f18\u03ba \u03c4\u03bf\u1fe6 \u1f01\u03b3\u1f77\u03bf\u03c5 \u1f39\u03b5\u03c1\u03bf\u03b8\u1f73\u03bf\u03c5).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote26\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote26anc\" name=\"sdfootnote26sym\">26<\/a> Mi permetto di citare il mio <i>L\u2019accadere del suono<\/i> (Mimesis, Milano 2017), dove assumo come la relazione stessa con il suono da noi prodotto abbia una origine indessicale che non pu\u00f2 essere eradicata; questa origine, questo grambo del suono, \u00e8 la sua matrice e la sua madre, e lo custodisce sempre come un individuo unico e irripetibile.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote27\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote27anc\" name=\"sdfootnote27sym\">27<\/a> Alcuni di questi pensatori sono tra i miei preferiti, sia per rigore metodologico sia per originalit\u00e0. Tuttavia, come a volte accade, non posso condividere le conclusioni cui essi pervengono. E sono quasi dispiaciuto che tra questi autori e me si debba dare un tale disaccordo. Per parte mia, ritengo irrinunciabile la nozione di individuo e quella, prossima ad essa, di \u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03c9\u03c0\u03bf\u03bd. Anzi, \u00e8 forse perch\u00e9 non si d\u00e0 scienza delle cose individuali (<i>individuum est ineffabile<\/i>) che la filosofia deve pensare oltre il limite della metafisica e della classificazione degli enti. Scriveva Vladimir Lossky che la \u201cpersona\u201d non \u00e8 definibile se non come \u00abl\u2019irriducibilit\u00e0 stessa dell\u2019individuo alla propria natura\u00bb. Un recente lutto mi ha privato di mia mamma. E sono certo di non aver con lei perduto solo dei <i>features<\/i> o dei <i>qualia<\/i>, ma una individualit\u00e0 (un <i>concretum<\/i>) irripetibile.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elogio dell\u2019inesemplare. Piccola riflessione su violenza e persona \u00a0di Marcello La Matina1 \u00a00. 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