{"id":17677,"date":"2022-03-12T09:48:17","date_gmt":"2022-03-12T08:48:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17677"},"modified":"2022-03-12T09:56:22","modified_gmt":"2022-03-12T08:56:22","slug":"lautorita-della-donna-su-uno-scritto-di-marinella-perroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lautorita-della-donna-su-uno-scritto-di-marinella-perroni\/","title":{"rendered":"L&#8217;autorit\u00e0 della donna: su uno scritto di Marinella Perroni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marinecorsera.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17678\" alt=\"marinecorsera\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marinecorsera-300x187.jpeg\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marinecorsera-300x187.jpeg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marinecorsera-1024x640.jpeg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marinecorsera.jpeg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un lungo articolo pubblicato su &#8220;La Lettura&#8221; del &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 6 marzo, con il titolo &#8220;La figlia di Dio&#8221;, Marinella Perroni d\u00e0 seguito al dibattito al quale abbiamo fatto riferimento qualche tempo fa (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-donna-e-il-ministero-alcune-distinzioni-di-michelina-tenace\/\">qui<\/a>). Alcuni aspetti di questo testo meritano di essere sottolineati. Anzitutto la testimonianza di un grande mutamento: dopo il Concilio Vaticano II anche le donne hanno potuto studiare teologia in modo professionale. Questa &#8220;rivoluzione silenziosa&#8221; ha permesso ad alcune donne di acquisire una autorit\u00e0 teologica nella chiesa cattolica e di entrare cos\u00ec nel percorso di &#8220;declericalizzazione&#8221; di cui la Chiesa sentiva il bisogno gi\u00e0 negli anni 60 e 70 del secolo scorso. Allora l&#8217;obiettivo della formazione teologica femminile era questo cammino culturale, pi\u00f9 che il ministero ecclesiale. D&#8217;altra parte \u00e8 vero che la elaborazione di una &#8220;teoria del sacerdozio&#8221; che escludesse esplicitamente le donne non era semplice, gi\u00e0 allora: il percorso che port\u00f2 Papa Paolo VI a commissionare uno studio alla Commissione Biblica, che poi venne segretato e che \u00e8 stato pubblicato solo nel 2015 dalla Rivista &#8220;il Regno&#8221;, dal quale si desume la impossibilit\u00e0 di escludere la donna dal ministero sulla base del testo biblico, appare a Perroni una vicenda singolarmente esplicita nel far trasparire, fin da allora, gli imbarazzi che avrebbero caratterizzato stabilmente il tema nei decenni seguenti.<\/p>\n<p>La esclusione della donna da &#8220;ogni servizio all&#8217;altare&#8221; sarebbe rimasta anche nei tre successivi pontefici, a conferma di quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico del 1917, ribadito nel 1983. Gli argomenti che i documenti utilizzano per confermare questa esclusione sono molto fragili e oscillano tra &#8220;dati positivi&#8221; (assai generici) e prassi tradizionali (con motivazioni per\u00f2 assai precarie). In sostanza le scelte che la storia ha compiuto sono dovute a necessit\u00e0 apologetiche e missionarie che non restano sempre le medesime. La gerarchia tra i sessi non \u00e8 un dato originario, ma una costruzione storica, con le sue giustificazioni di circostanza, ma con una sua evidenza contingente e non strutturale.<\/p>\n<p>Nel 1994 con\u00a0<em>Ordinatio sacerdotalis<\/em> Giovanni Paolo II ha ritenuto di dichiarare che la Chiesa non ha la facolt\u00e0 di conferire alle donne la ordinazione sacerdotale, in una forma, per\u00f2, che non pu\u00f2 essere definita assolutamente irreformabile. Per\u00f2 \u00e8 chiaro come l&#8217;irrigidimento successivo alla fine degli anni 90 avvenga soltanto sul piano disciplinare e non sul piano della argomentazione, che resta singolarmente vuota: la Chiesa rivendica il dovere di riconoscere di non avere la facolt\u00e0 di cambiare il proprio assetto ministeriale in rapporto al sesso del ministro. Ma la argomentazione di questo &#8220;impedimento&#8221; \u00e8 come se passasse dalla donna alla Chiesa. Non \u00e8 pi\u00f9 &#8220;impedimentum sexus&#8221;, ma &#8220;impedimentum ecclesiae&#8221;. Questa trasformazione \u00e8 assai significativa sul piano sistematico e della argomentazione, e segnala una evoluzione importante.<\/p>\n<p>Tanto \u00e8 vero che,\u00a0 di recente, sul piano dei &#8220;ministeri istituiti&#8221;, papa Francesco, con un &#8220;passo di lato&#8221; come lo chiama Perroni, ha ammesso le donne al lettorato e all&#8217;accolitato. Questo provvedimento, il cui impatto potrebbe essere giudicato o troppo banale o troppo impegnativo, segna tuttavia un passaggio decisivo sul piano della rilevanza dell'&#8221;impedimentum sexus&#8221;. Se cade la riserva maschile per i gradi pi\u00f9 bassi del ministero ecclesiale, significa che cade la argomentazione per cui le donne non possono servire in termini di esercizio pubblico della autorit\u00e0. Questa \u00e8 una traformazione sistematicamente molto rilevante.\u00a0Alla quale si accompagna un disagio pastorale che in alcune regioni ecclesiali prende le vie di fatto: \u00e8 sufficiente pensare alla domanda di diaconato femminile, che viene dalla Amazzonia, ma che \u00e8 anche oggetto di studio da parte di una Commissione pontificia, fino alle richieste che salgono dal Sinodo della Chiesa tedesca.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;immaginario ecclesiale, tuttavia, sembra ancora legato a forme di &#8220;spiritualizzazione della gerarchia sessuale&#8221; che hanno trovato nella elaborazione di grandi teologi una base di convincimento che non sembra capace di superare il pregiudizio. La teologia di Von Balthasar del &#8220;principio mariano e petrino&#8221; appare come una sorta di sublimazione intellettuale di un pregiudizio. E risulta tanto avvicente e ben congeniata, quanto incapace di uscire da una idea della gerarchia sessuale, che pretende di trovare nelle fonti, ma che \u00e8 solo il riflesso del soggetto che le legge. E&#8217; in sostanza un modo, assai raffinato, per non lasciarsi provocare dai &#8220;segni dei tempi&#8221;, che Giovanni XXIII ha identificato con grande lucidit\u00e0, gi\u00e0 nel 1963, in quanto luoghi di &#8220;apprendimento ecclesiale&#8221;. Come segnala giustamente Perroni, fin dall&#8217;inizio del suo articolo, la scoperta della donna &#8220;nello spazio pubblico&#8221; mette in crisi tutte quelle forme ecclesiali che, pur con finezza, vogliono restare alla distinzione: maschio in pubblico, donna in privato. Il mondo nuovo scopre che questo \u00e8, in larga parte, un equivoco, al quale strizza l&#8217;occhio anche la distinzione tra principio mariano (privato) e principio petrino (pubblico).<\/p>\n<p>La dignit\u00e0 della donna non sopporta gerarchie tra i sessi da proiettare sulla Scrittura e sulla Tradizione. Questo principio, chiarissimo nel 1963, ha iniziato a lavorare nel corpo mastodontico della tradizione cattolica. Che lo recepisce in modo non lineare. Una delle condizioni di questa recezione \u00e8 che delle donne siano anzitutto le donne a parlare. La crescita di un &#8220;coordinamento&#8221; anche in Italia di discorsi cristiani e cattolici che hanno le donne come soggetto \u00e8 una bella e recente realt\u00e0, che in qualche modo risponde nel modo pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 efficace alle parole di Giovanni XXIII.\u00a0 Cos\u00ec accade che proprio a livello accademico la chiesa cattolica abbia superato almeno formalmente quei pregiudizi che in altri settori continuano ad essere condivisi e sostenuti. Forse proprio la caduta della riserva maschile per la attribuzione dei &#8220;ministeri istituiti&#8221; potrebbe diventare il precedente per un ripensamento strutturale della relazione tra ministero e sesso, che faccia in conti con una tradizione millenaria, dalla quale si possono sempre trarre cose antiche e cose nuove.\u00a0 E la lettura che le donne sanno fare di una tradizione prevalentemente scritta da uomini riserva, inevitabilmente, pi\u00f9 di una salutare sorpresa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un lungo articolo pubblicato su &#8220;La Lettura&#8221; del &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 6 marzo, con il titolo &#8220;La figlia di Dio&#8221;, Marinella Perroni d\u00e0 seguito al dibattito al quale abbiamo fatto riferimento qualche tempo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17677"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17677"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17677\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17683,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17677\/revisions\/17683"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17677"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17677"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17677"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}