{"id":17612,"date":"2022-03-02T20:59:12","date_gmt":"2022-03-02T19:59:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17612"},"modified":"2022-03-02T20:59:12","modified_gmt":"2022-03-02T19:59:12","slug":"elogio-dellinesemplare-1-la-guerra-e-la-pietas-di-marcello-la-matina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/elogio-dellinesemplare-1-la-guerra-e-la-pietas-di-marcello-la-matina\/","title":{"rendered":"Elogio dell&#8217;inesemplare (\/1): la guerra e la pietas (di Marcello La Matina)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_1-2021.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16718\" alt=\"head_1-2021\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_1-2021-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_1-2021-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/head_1-2021.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Quando gli eventi diventano troppo grandi, \u00e8 proprio allora che occorre predisporre con urgenza un pensiero coraggioso e forte. Pensare il fondo oscuro della guerra \u00e8 un esercizio faticoso e necessario. Marcello La Matina contribuisce con un suo testo molto articolato, che verr\u00e0 pubblicato in 4 puntate. Lo ringrazio per questo suo &#8220;de bello&#8221;. (ag)<\/em><\/p>\n<h3 align=\"justify\"><b>Elogio dell\u2019inesemplare. Piccola riflessione su violenza e persona (\/1)<\/b><\/h3>\n<p align=\"justify\">\u00a0di\u00a0Marcello La Matina<b><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a00. <i>Preludio<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">La guerra, che molti buoni propositi e alcune azioni concrete avevano tentato di scongiurare, \u00e8 tornata alle porte dell\u2019Europa. Si \u00e8 anzi allocata sulla soglia stessa che congiunge l\u2019Europa all\u2019Asia, in quel crogiuolo di storie che pi\u00f9 correttamente dovremmo chiamare Eurasia. La cerniera che univa due imperi e due mondi \u2013 un tempo paralleli e altro tempo contigui \u2013 si \u00e8 ora rotta, il cursore si \u00e8 sfilato. Ed emerge senza veli la violenza, reale e simbolica, come una domanda mai doma. Violenza che non \u00e8 solo l\u2019accidente di una regione, la crisi di un\u2019epoca, ma un accadimento planetario sul quale indugiano ragioni politiche, religiose, mercantili e anche metafisiche. Questa violenza provoca a riflettere. Qual \u00e8, per esempio, il punto di insorgenza (<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Entstehungspunkt<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">), per usare un\u2019espressione cara a Nietzsche, di questa violenza? \u00c8 quel che vogliamo chiederci in queste pagine, sollecitati anche da una curiosit\u00e0 che nasce dall\u2019investigazione filosofica del legame tra linguaggio e violenza, tra furia tassonomica dei predicati e incertezza dei sostrati. Perch\u00e9 sempre vi \u00e8 violenza nel linguaggio e nella ragione; e sempre la Ragione, nel venire a capo di s\u00e9, deve metter qualcosa da canto, come un resto che non entri nel computo; qualcosa che si urta alla sua esemplarit\u00e0 e che, non foss\u2019altro che per questo, merita una attenzione speciale. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large\"><b>A \u2013 La guerra e la pietas<\/b><\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><i>Una spirale inarrestabile?<\/i><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Il terzo millennio \u00e8 iniziato con l\u2019abbattimento delle Torri gemelle; con un evento, perci\u00f2, in s\u00e9 architettonico, tanto precisa ne fu la scansione e ben studiato il progetto. Architettare il crollo non richiede meno scienza che il costruire. Il colpo, quel volo di aerei che parve un volo rapace di falconi, fu architettato come una fortezza volante, perch\u00e9 gi\u00e0 nel suo disegno architettonico apparisse visibile un sapiente impetuoso messaggio di violenza:<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> un ossimoro, a dirla tutta. Da allora, il reale e il simbolico sono sempre pi\u00f9 finemente caratterizzati nella violenza contemporanea, anche in quella di cui normalmente non verremmo a conoscenza. In tal senso, l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>escalation<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> di violenza cui assistiamo anche in questi anni recenti potrebbe non significare una maggiore quantit\u00e0 o una maggiore portata degli atti violenti, ma una maggiore pervasivit\u00e0 della violenza, una capacit\u00e0 di replicazione e di manifestazione che possiamo presumere siano propri di una \u2018societ\u00e0 delle immagini\u2019, nel senso che Guy Debord dava a questa espressione. Secondo quest\u2019ultimo, gi\u00e0 l\u2019origine dello spettacolo \u00e8 connessa alla \u00abperdita di unit\u00e0 del mondo\u00bb; talch\u00e9, se \u00e8 vero che lo spettacolo della violenza riesca ad unire il mondo, \u00e8 ancor pi\u00f9 vero che \u00ablo spettacolo riunisce il separato, ma lo riunisce <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>in quanto separato<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">\u00bb.<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> Inoltre, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>questa<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> violenza illustrata \u00e8 un fenomeno che appare oggi sempre pi\u00f9 alienante; e ci\u00f2 \u00e8 anche dovuto al fatto che le relazioni sociali globali sono mediate da una quantit\u00e0 e da una qualit\u00e0 (nel senso di definizione o trama \u2018pixelare\u2019) prima mai vista di immagini: pi\u00f9 lo spettatore della violenza contempla, dice Debord, e meno vivr\u00e0 e comprender\u00e0 la propria esistenza e il proprio desiderio. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\"><b>1.1<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Una cos\u00ec lucida spirale di violenza va certo connessa alla velocizzazione dei processi di conoscenza<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> che la globalizzazione dell\u2019informazione cerca di imporre dappertutto. Si trovano in giro molte spiegazioni di questo processo; di solito, per\u00f2, esse investono gli aspetti pragmatici dei linguaggi, della comunicazione. Senza invalidare questi tentativi, noi percorreremo una diversa strada, cercando di mostrare come la violenza \u2018illustrata\u2019 sia legata a un paradigma insieme gnoseologico e ontologico. Giusto per cominciare, muoviamo da alcune semplici considerazioni. Conoscere \u2013 ci viene insegnato \u2013 significa padroneggiare, possedere la cosa conosciuta.<a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a> \u00c8 cos\u00ec che i media globali diventano ogni giorno di pi\u00f9 strumenti di potenza. Da un lato, essi accrescono i possibili oggetti di conoscenza; dall\u2019altro, implementano la loro architettura vorace proprio offrendosi quali \u201csistemi di vita\u201d, cio\u00e8 quali <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>habitat<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> in cui, tuttavia, l\u2019essere si risolve nell\u2019operare.<a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a> Come conseguenza di ci\u00f2, conoscere le cose e le persone (cio\u00e8 conoscere la vita di certi individui di una qualche specie, naturale o no) non significa pi\u00f9 passare del tempo con esse, ma equivale a classificarle qui e <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>ora<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">, proprio per non doverle incontrare <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>poi<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Talch\u00e9, il reale di cui parliamo \u00e8 spesso solo il prodotto di ripetute inferenze induttive, un castello di proiezioni e previsioni, che si regge su un \u2018apriori storico\u2019: la attuale scommessa \u2013 tipica di ogni proiezione induttiva \u2013 sull\u2019uniformit\u00e0 del reale stesso.<a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">La furia tassonomica di cui \u00e8 qui questione \u00e8 gravida di conseguenze per l\u2019ontologia dell\u2019Occidente: tanto per quella, semplice e insieme multifaria, dell\u2019uomo comune, quanto per le sofisticate ontologie (globali o regionali) che i filosofi amano disegnare come fondamento dei loro sistemi. Ebbene, diciamo subito che l\u2019attuale spinta classificatoria in cui \u00e8 presa l\u2019attivit\u00e0 della conoscenza ha come effetto principale e spesso non avvertito <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>la riduzione del singolare alla specie<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">. Nella vita di tutti i giorni, incontrare il tale o la talcosa \u00e8 divenuta una fortunata infrazione alla regola; di solito, andando di fretta, si incontra il Tipo astratto. Ci si imbatte sempre pi\u00f9 spesso in <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>un<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> uomo, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>una<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> donna, <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>un<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> albero; quasi mai in quel dato individuo, quella tale donna, quel tale albero. E pensare che ci sono ancora oggi popoli che trattano gli alberi come persone,<a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a> che danno nomi alle singolarit\u00e0 non umane: essi mostrano cos\u00ec di avere una nozione di persona molto pi\u00f9 ampia di quella del filosofo tradizionale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><b style=\"font-family: Brill, serif\">1.2<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-family: Brill, serif\">Quale sia il punto di insorgenza \u2013 lo <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>Entstehungspunkt<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"> nicciano \u2013 della violenza simbolica e tassonomica lo dicono bene le numerose aggressioni fisiche o sessuali che in questi anni sempre pi\u00f9 spesso culminano nell\u2019uccisione dell\u2019altro. Vittime e altari di questa violenza sono le donne, i pi\u00f9 deboli, coloro che non resultino facilmente inquadrabili in una griglia di categorie sociali. In molti casi la violenza viene scaricata sugli anziani, sugli stranieri: su individui che siano visti come \u00abportatori di una diversit\u00e0 non riducibile al possesso di tratti comuni\u00bb. Il mondo moderno va per le spicce, e identifica i possibili diversi, usando solo i colori primari; mentre il mondo antico \u2013 per quanto esprimesse anch\u2019esso una violenza di origine logicista \u2013 sapeva coltivare una coraggiosa <\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\"><i>pietas<\/i><\/span><span style=\"font-family: Brill, serif\">: per esempio, assegnando agli anziani il ruolo di senatori, trattando gli stranieri come ospiti o circondando di una siepe di riserbo le donne e i portatori di una diversit\u00e0 incolmabile \u2013 come erano i sacerdoti, le sacerdotesse, o i portatori di certi morbi, per esempio.<a href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(continua 1\/4)\u00a0<\/em><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Chi volesse, pu\u00f2 scrivere all\u2019autore a questo indirizzo: <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"mailto:marcello.lamatina@unimc.it\"><span style=\"color: #000000\">marcello.lamatina@unimc.it<\/span><\/a><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"text-decoration: underline\">. <\/span><\/span>Dipartimento di Studi umanistici, Universit\u00e0 di Macerata, via Illuminati 4. 62100 \u2013 Macerata (Italia). Questo articolo, inedito, sviluppa e argomenta alcune tesi esposte nell\u2019intervista concessa alla dottoressa Benedetta Lombo e apparsa nel quotidiano digitale \u201cCentro Pagina-edizione di Macerata\u201d il 23 settembre 2020.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. Sul rapporto tra internet, informazione e violenza, specialmente nel mondo islamico e con riferimento al ruolo delle immagini, si veda il saggio di Roberto Calasso, <i>L\u2019innominabile attuale<\/i>, Adelphi, Milano 2020.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Cfr. Guy Debord, <i>La soci\u00e9t\u00e9 du spectacle<\/i>, Buchet\/Chastel, Paris 1967. Cito dalla ed. ital., p. 62<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Cfr. Luciano Floridi, <i>Infosfera. Filosofia e Etica dell&#8217;informazione<\/i>, Giappichelli, Torino, 2009.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> L\u2019idea che nel mito della Ragione verrebbe in chiaro la volont\u00e0 di potenza dell\u2019Occidente \u00e8 presente nel dibattito attuale in molti autori e in differenti ambiti. Un testo rigoroso e originale, dedicato alla Grecia antica ma utile al confronto dei nostri tempi \u00e8 Andrea Cozzo, <i>Tra comunit\u00e0 e violenza. Conoscenza, logos e razionalit\u00e0 nella Grecia antica<\/i>, Carocci, Roma 2001. Una critica del modello conoscitivo espresso in termini di Soggetto\/Oggetto \u00e8 tematizzato nell\u2019articolo di chi scrive <i>On Subjects, Objects and Icons. A Semiotic Inquiry for a New Paradigm in Human Studies<\/i> (di prossima pubblicazione; attualmente sotto peer review).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> L\u2019ecologia dei media pu\u00f2 essere considerata il campo nato dalle indagini del sociologo Marshall McLuhan. \u00c8 oggi un ambito piuttosto trafficato. Una introduzione \u00e8 in: Lance Strate, <i>Media Ecology: An Approach to Understanding the Human Condition<\/i>, Peter Lang, Berlin \u2013 Wien 2017.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Una critica al conformismo dell\u2019induzione \u00e8 in Giorgio Agamben <i>Che cos\u2019\u00e8 reale? La scomparsa di Majorana,<\/i> Neri Pozza, Vicenza 2016.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Cfr la lectio di Emanuele Coccia, <i>L\u2019io nella foresta<\/i>, Festival della Filosofia, Modena \u2013 Carpi \u2013 Sassuolo 2019 (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.festivalfilosofia.it\/index.php?mod=c_video&amp;id=850\">https:\/\/www.festivalfilosofia.it\/index.php?mod=c_video&amp;id=850<\/a><\/span><\/span>); consultato il 28 febbraio 2022.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Sulla diversit\u00e0 presso gli Antichi greci cfr. l\u2019ormai classico volume di Fran\u00e7ois Hartog, <i>Le Miroir d&#8217;H\u00e9rodote. <\/i><i>Essai sur la repr\u00e9sentation de l&#8217;autre<\/i>, Collection Biblioth\u00e8que des Histoires, Gallimard, Paris 1980.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando gli eventi diventano troppo grandi, \u00e8 proprio allora che occorre predisporre con urgenza un pensiero coraggioso e forte. 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