{"id":17576,"date":"2022-02-13T18:46:36","date_gmt":"2022-02-13T17:46:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17576"},"modified":"2022-02-13T18:46:36","modified_gmt":"2022-02-13T17:46:36","slug":"autocompiacimento-due-definizioni-di-atto-omosessuale-e-partecipazione-liturgica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/autocompiacimento-due-definizioni-di-atto-omosessuale-e-partecipazione-liturgica\/","title":{"rendered":"&#8220;Autocompiacimento&#8221;: due definizioni di atto omosessuale e partecipazione liturgica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presentazionedeidoni.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16972\" alt=\"presentazionedeidoni\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presentazionedeidoni-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presentazionedeidoni-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presentazionedeidoni-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presentazionedeidoni.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quando ho letto, alcuni giorni fa, il \u00a7. 7 della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede <i>Homosexualitatis problema\u00a0<\/i>(1986), sono rimasto colpito da molte cose, ma soprattutto dal modo icastico e diretto con cui si conclude il penultimo paragrafo di quel capoverso, che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>L&#8217;attivit\u00e0 omosessuale non esprime un&#8217;unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un&#8217;esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, \u00e8 l&#8217;essenza stessa della vita cristiana. Ci\u00f2 non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un&#8217;attivit\u00e0 omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, <strong>per se stessa caratterizzata dall&#8217;autocompiacimento<\/strong>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Qui il documento traduce le categorie classiche della &#8220;inclinazione sessuale disordinata&#8221; e lo fa con un gesto rapido, forte, diretto, che non lascia scampo. Con uno stile teologico di alta scuola, in una sola parola vuole dire il senso di una intera realt\u00e0. Questo \u00e8 tipico della grande teologia: la &#8220;reductio ad unum&#8221;. Tutti hanno imparato da Aristotele a sussumere tutta intera una categoria di fenomeni sotto un solo genere. Cos\u00ec si afferma che la condizione omosessuale (orientamento e azione omosessuale) sarebbe &#8220;di per s\u00e9 autocompiacimento&#8221;, ossia mancanza di alterit\u00e0, immanenza, incapacit\u00e0 di trascendenza, chiusura al prossimo e a Dio. Quante cose in una sola parola!<\/p>\n<p>Una esperienza simile mi era gi\u00e0 capitata leggendo un altro testo, non magisteriale, ma teologico, a firma di H. U Von Balthasar. Nel famosissimo &#8220;Solo l&#8217;amore \u00e8 credibile&#8221; il teologo costruisce una infinita catena di genealogie nelle quali sono collocati, con un solo gesto, centinaia di autori diversi. Si resta ammirati da tutta questa organizzazione della storia del pensiero teologico in sole due grandi categorie: modello cosmologico e modello antropologico, con infinite sfumature e dialettiche. Ma a un certo punto, in una noticina, si trova una espressione molto simile a quella della Lettera citata sopra:<\/p>\n<p align=\"left\"><em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">&#8220;Nel movimento liturgico si riflette paradossalmente qualche cosa di queste concezioni (da Kant a Marx a Ragaz), perch\u00e9 quella maggior partecipazione dei fedeli alla liturgia, che giustamente si vorrebbe realizzare, <strong>sotto sotto si tramuta in un&#8217;autoesperienza e in un autogodimento della coscienza religiosa comunitaria<\/strong>. Persino nell&#8217;architettura troviamo i riflessi di quelle concezioni&#8221;<\/span><\/span><\/span><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">.<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Non vi \u00e8 dubbio che qui Balthasar, per collocare il movimento liturgico nell&#8217;ambito della &#8220;riduzione antropologica&#8221;, debba fare un salto mortale tanto spettacolare quanto rischioso. La buona teologia \u00e8 sempre cos\u00ec: molto bella, quasi incantevole, ma molto rischiosa e spesso azzardata.<\/p>\n<p align=\"left\">Cos\u00ec sia la accusa di &#8220;autocompiacimento&#8221; rivolta all&#8217;azione omosessuale, sia quella di &#8220;autogodimento&#8221; rivolta alla azione liturgica partecipata suonano singolarmente simili. Che cosa le accomuna? La eventualit\u00e0 di interpretare una forma di vita o una forma di partecipazione come &#8220;negazione autoreferenziale della apertura a Dio&#8221;. La messa in guardia contro la &#8220;deriva soggettivistica&#8221; \u00e8 un grande classico della teologia del XX secolo, con tutte le sue ragioni. Nel caso specifico ho ragione di dubitare che la definizione del movimento liturgico e la definizione dell&#8217; atto omosessuale riescano a cogliere nel segno. Che il movimento liturgico sia, &#8220;sotto sotto&#8221;, non un passaggio dello spirito, ma un inquinamento dello spirito, \u00e8 un piccolo cono d&#8217;ombra antimodernistico nello splendore della lode alla &#8220;credibilit\u00e0 dell&#8217;amore&#8221;. Ma pi\u00f9 grave \u00e8 la riduzione dell&#8217;amore omosessuale ad autocompiacimento. Ogni amore \u00e8 sempre anche &#8220;amore di s\u00e9&#8221;. Ma che l&#8217;amore omosessuale non possa aprirsi all&#8217;altro, non viva alterit\u00e0 e non sia capace di trascendenza, questa mi pare una &#8220;definizione apodittica&#8221; elaborata solo a priori. Non importa da dove sia venuta e di quanta autorit\u00e0 si sia dotata: se una teologia generica e astratta pretende di ridurre le forme di vita ad una definizione indiscutibile, sotto la forma di una grande sintesi\u00a0 propone in realt\u00e0 una lettura teologicamente troppo fragile e culturalmente troppo marginale. Ad aggravare le cose vi \u00e8 il fatto che la &#8220;definizione&#8221; che troviamo in Von Balthasar \u00e8 comunque formulata con cautela. Mentre la definizione magisteriale non lascia scampo: le azioni omosessuali sarebbe &#8220;di per s\u00e9&#8221;, ossia &#8220;oggettivamente&#8221;, ossia &#8220;intrinsecamente&#8221;, chiuse in se stesse. Questa condanna definitiva avviene per\u00f2 in contumacia. Dunque c&#8217;\u00e8 ancora margine per un ricorso e per onorare non solo una ragione astratta che sistema tutto, ma anche una esperienza concreta e aperta alle sorprese.<\/p>\n<p align=\"left\">Autocompiacimento: il rispetto delle persone, che tutti affermano con grande foga, chiederebbe che i concetti portanti delle lettere scritte a Vescovi con autorit\u00e0 non fossero formulati solo dalla scrivania, a nome di una Chiesa che cos\u00ec facendo si mostra purtroppo &#8220;inesperta in umanit\u00e0&#8221;. Perch\u00e9 parla di ci\u00f2 che non conosce. Forse per un certo &#8220;autocompiacimento&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"left\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">H.U.von Balthasar, <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"text-decoration: underline\">Solo l&#8217;amore \u00e8 credibile<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman'\"><span style=\"font-size: medium\">, Roma, Borla, 1991, p.46, nota 15.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ho letto, alcuni giorni fa, il \u00a7. 7 della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede Homosexualitatis problema\u00a0(1986), sono rimasto colpito da molte cose, ma soprattutto dal modo icastico e diretto con cui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17576"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17576"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17576\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17578,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17576\/revisions\/17578"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17576"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17576"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17576"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}