{"id":17549,"date":"2022-01-27T11:46:05","date_gmt":"2022-01-27T10:46:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17549"},"modified":"2022-01-27T11:46:05","modified_gmt":"2022-01-27T10:46:05","slug":"breve-storia-ragionata-del-ministero-nella-chiesa-di-franco-gomiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/breve-storia-ragionata-del-ministero-nella-chiesa-di-franco-gomiero\/","title":{"rendered":"Breve storia ragionata del ministero nella Chiesa (di Franco Gomiero)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17505\" alt=\"VescovoRavenna\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna-300x214.jpg\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna.jpg 980w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Ricevo questo bel commento da F. Gomiero al mio <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-riduzione-di-sacerdozio-ed-eucaristia-due-vere-questioni-per-la-riforma-della-chiesa\/\">post di ieri<\/a>, che credo valga la pena di essere letto autonomamente. Una analisi storica profonda e lungimirante, con grande lucidit\u00e0 e con una singolare capacit\u00e0 di mettere in luce i nodi veri della questione ministeriale e sacramentale. La consiglio a tutti i lettori del blog (ag)<\/em><\/p>\n<p><strong>Breve storia ragionata del ministero nella Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>di Franco Gomiero<\/p>\n<p>Mi permetto di offrire alcune considerazioni di carattere storico sulla ministerialit\u00e0 della Chiesa. Condivido totalmente le considerazioni del prof. Grillo. Non sarebbe assolutamente uno strappo ripartire dall\u2019eucaristia. Appartiene alla tradizione ecclesiale dei primi tempi, che accanto al ministero di presidenza della comunit\u00e0, trasmesso per imposizione di mano, conosceva una notevole variet\u00e0 di ministeri laicali, liturgici, catechistici caritativi (dai diaconi e diaconesse fino ai cosiddetti \u201cfossores\u201d che preparavano le sepolture dei morti) con pubblico riconoscimento ecclesiale.<\/p>\n<p>Successivamente, per\u00f2, avvenne una specie di concentrazione piramidale, dovuta ad una serie di fattori interni ed esterni alla Chiesa, come la perdita del senso comunitario e l\u2019impatto della cultura mediterranea con la cultura dei popoli seminomadi dell\u2019 Europa centrale, durante e dopo le invasioni barbariche. Per cui da una variet\u00e0 di servizi nella comunit\u00e0 si pass\u00f2 ai ministeri gerarchici, concentrati nella persona del prete, che ricapitolava in se tutti i ministeri del passato, compresi i carismi della vita monastica (celibato, obbligo dell\u2019Ufficio Divino, ecc \u2026 tranne, paradossalmente, quello della povert\u00e0). Inoltre, da una variet\u00e0 di settori o ambiti dell\u2019azione ministeriale ci si ridusse all\u2019ambito strettamente liturgico-sacramentale.<br \/>\nL\u2019unico ministero riconosciuto diventa quello legato alla presidenza della celebrazione eucaristica, riservata al Vescovo e in secondo ordine ai presbiteri.<\/p>\n<p>Si esalta la componente sacerdotale-cultuale del ministero e progressivamente cadono le altre funzioni come quelle della predicazione e della cura pastorale. Piano piano lo scopo dell\u2019imposizione delle mani non \u00e8 pi\u00f9 quello di creare ministri al servizio della comunit\u00e0 cristiana, ma semplicemente quello di dare ad alcune persone il potere di celebrare l\u2019eucarestia e offrire a Dio il sacrificio della Chiesa.<br \/>\nVescovi e preti, nel medioevo, ricevono l\u2019imposizione delle mani pur non avendo le capacit\u00e0 di predicare, semplicemente allo scopo di celebrare l\u2019Eucarestia.<br \/>\nIl potere di consacrare il corpo di Cristo diventa l\u2019unica caratterizzazione dell\u2019ordine sacro.<br \/>\nTale processo riduttivo sacerdotale non poteva comunque cancellare dall\u2019esperienza della Chiesa i compiti ministeriali della predicazione e del lavoro pastorale.<br \/>\nMa a poco a poco questi furono, per cos\u00ec dire, stralciati dal contesto dell\u2019ordine sacro e si invent\u00f2 una fonte diversa, autonoma, quella della giurisdizione.<br \/>\nSe il potere di celebrare l\u2019eucarestia deriva dall\u2019ordinazione ed \u00e8 fondato sul carattere sacramentale, tutto il resto \u00e8 trasmesso da un potere centrale, \u00e8 strettamente condizionato dal rapporto giuridico che il singolo ministro ha con l\u2019insieme degli organismi gerarchici che reggono la chiesa.<br \/>\nPer cui si assiste a delle vere e proprie divaricazioni e aberrazioni.<br \/>\nL\u2019autorit\u00e0 superiore, il Papa, pu\u00f2 dare o togliere a piacimento l\u2019esercizio di questo potere.<br \/>\nNei secoli XII e XIII \u00e8 normale che l\u2019arcidiacono, per esempio, abbia sul presbiterio della diocesi una giurisdizione che di fatto lo rende superiore ai preti, pur ordinati in un grado superiore a lui.<br \/>\nParroci e Vescovi ricevono l\u2019investitura della giurisdizione sulla parrocchia e sulla diocesi per poter godere delle rendite del beneficio, e rinviano la consacrazione per esimersi dagli obblighi della celebrazione dei sacramenti.<br \/>\nAnche il grosso problema della predicazione che si sviluppa intorno al secolo XIII con l\u2019istituzione degli Ordini mendicanti non \u00e8 banale fenomeno di concorrenza ecclesiastica.<br \/>\nLa questione di fondo era una questione di giurisdizione.<br \/>\nDa una parte la giurisdizione del papa, in nome del quale essi andavano a predicare nelle singole chiese locali, e dall\u2019altra la giurisdizione dei vescovi, i quali, in questo modo vedevano estendersi il potere del papa fin dentro la vita interna delle loro chiese.<br \/>\nTutto questo non poteva non determinare un taglio netto dentro le funzioni ministeriali.<\/p>\n<p>Quindi si arriva a questa situazione (che in qualche modo si protrae fino alla vigilia del Concilio Vaticano II, per quanto non in modo pacifico, appunto per la reazione protestante a questa riduzione sacerdotale): la celebrazione dell\u2019Eucarestia e degli altri sacramenti deriva dall\u2019ordine, non \u00e8 condizionata dai rapporti gerarchici fra i diversi gradi dell\u2019ordine, non \u00e8 legata a determinazioni territoriali. Invece la predicazione e il governo delle Chiese derivano da una fonte autonoma di potere, detta giurisdizione, che si trova solo nel papa e dal quale, a suo arbitrio, deriva ai ministri di grado inferiore.<br \/>\nDentro questo sistema il ministero della predicazione e il ministero pastorale si rivestono, nel discorso teologico, di formalit\u00e0 giuridiche cos\u00ec rilevanti da rendere irrilevante il normale esercizio dei carismi della parola e della cura pastorale che si svolge senza scomodare il diritto.<br \/>\nCos\u00ec piano piano in teologia non si parler\u00e0 pi\u00f9 di predicazione, ma solo di magistero; non ci si occuper\u00e0 pi\u00f9 della cura pastorale, ma solo del governo e dell\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 questo breve quadro storico ci consente di individuare una situazione che per la nostra sensibilit\u00e0 non poteva non creare problemi.<br \/>\nUna situazione di fatto, dalla quale era molto difficile uscire per la mancanza di una adeguata teologia del sacerdozio battesimale e della Parola, da cui solo poteva prendere avvio una eventuale valorizzazione dei diversi ministeri.<br \/>\nUna situazione quindi che poteva dare spazio a polemiche, a posizioni anche contrastanti, ma per la cui soluzione non si avevano strumenti adeguati.<br \/>\nLo stesso Concilio di Trento, costretto a confrontarsi con un analogo processo riduttivo operato quasi per reazione dai riformatori, che non sopportavano la distinzione e la divaricazione dell\u2019ordine sacerdotale da quello giurisdizionale, affront\u00f2 il discorso pi\u00f9 in chiave polemica, che altro, preoccupato non tanto di salvare il discorso sulla Chiesa, quanto piuttosto di salvare il discorso sui sacramenti.<br \/>\nIn altre parole, non ha avuto nessuna intenzione di definire il quadro teologico dei ministeri della Chiesa, ma piuttosto di determinare il potere sacerdotale del ministero in ordine ai sacramenti.<br \/>\nIn fondo il Concilio di Trento si limita a dire:<br \/>\nl) Che c\u2019\u00e8 un sacerdozio destinato essenzialmente alla celebrazione del sacrificio eucaristico.<br \/>\n2) Che questo sacerdozio deriva da un sacramento e implica un carattere permanente.<br \/>\n3) Che nella Chiesa c\u2019\u00e8 una gerarchia per la quale i laici non hanno lo stesso potere spirituale dei sacerdoti e nella quale i vescovi sono superiori ai preti.<br \/>\n4) Che la validit\u00e0 delle ordinazioni non \u00e8 condizionata dal consenso della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 riuscito a dire altro, perch\u00e9 sulle altre questioni non ha potuto trovare una via di accordo. E questa riduzione del problema non poteva non scontrarsi con la riduzione protestante del ministero o meglio dell\u2019ordinazione il cui contenuto e scopo veniva decisamente spostato.<br \/>\nL\u2019ordinazione, secondo i protestanti, non aveva lo scopo di creare sacerdoti dotati del potere di offrire a Dio un sacrificio, ma creare predicatori del Vangelo.<br \/>\nIl Concilio di Trento \u00e8 stato il luogo dello scontro-incontro di due concezioni, unilaterali ambedue, del ministero:<br \/>\n&#8211; quella protestante, che, rifiutandone l\u2019aspetto sacerdotale e sacrificale, ne misconosceva, non riusciva a riconoscere di questo aspetto la dimensione ministeriale evidente nella dottrina del sacrificio e intuiva che, invece, doveva essere proprio questa dimensione misterica a sbloccare e a correggere la posizione cattolica;<br \/>\n&#8211; quella cattolica, che non riusciva ad integrare la funzione della predicazione della parola, riconosciuta dai protestanti come indispensabile per elevare il compito sacerdotale al di sopra del sacerdozio pagano e veterotestamentario.<br \/>\nIl nodo della discussione era il concetto sacrificale della Messa. Ma molti cattolici pesavano che i riformatori negassero qualsiasi ministero di diritto divino e affermassero, invece, la totale uguaglianza di funzioni e di poteri tra i cristiani.<br \/>\nUn equivoco contro il quale Calvino stesso protest\u00f2 esplicitamente affermando che \u201cnessuno aveva intenzione di dire che tutti i cristiani sono eguali nell\u2019ufficio di amministrare la parola e i sacramenti, riconoscendo un esplicito mandato di Cristo di ordinare, per questo, alcuni ministri\u201d.<br \/>\nD\u2019altra parte, per\u00f2, c\u2019era il problema della giurisdizione. La maggior parte dei padri sosteneva la tesi che il compito di predicare non deriva dall\u2019ordinazione, ma dal papa, attraverso un esplicito mandato canonico, che tramite i vescovi arriva fino ai preti incaricati per la cura d\u2019anime in determinate comunit\u00e0, oppure dotati di un particolare mandato.<br \/>\nPer cui la predicazione non \u00e8 ritenuta un carisma da esplicare, ma un dovere giuridico da adempiere: la necessit\u00e0 viene dal bisogno della comunit\u00e0, non dalla natura del ministero.<br \/>\nIl Concilio di Trento non ha avuto la possibilit\u00e0 di fare una giustapposizione dei due discorsi, quello di ordine e quello di giurisdizione, e trovare una via di accordo fra i due schieramenti presenti al Concilio: quello che sosteneva essere il papa l\u2019unica fonte di ogni giurisdizione nella Chiesa e l\u2019unico vescovo di istituzione divina, e quello che affermava essere l\u2019episcopato istituito da Cristo e vera fonte di giurisdizione nella Chiesa.<br \/>\nDi fatto per\u00f2 \u00e8 successo che se la riflessione teologica postridentina si invischi\u00f2 sempre di pi\u00f9, la prassi avviata dai decreti di riforma, pur con schemi mentali riduzionisti, offr\u00ec al prete e al vescovo una gamma di funzioni molto vasta e molto elastica. Il problema per\u00f2 rimaneva, sia a livello dottrinale, sia a livello di prassi.<\/p>\n<p>Per cui se oggi si parla con una certa insistenza dei ministeri, la ragione va cercata lontano. Una situazione di fatto insostenibile, messa ancor pi\u00f9 in evidenza dal movimento di ritorno alla Scrittura, dal movimento ecumenico e da una diversa preoccupazione pastorale.<br \/>\nDeterminante, da questo punto di vista, \u00e8 stata la svolta ecclesiologica del Concilio Vaticano II.<br \/>\nNon \u00e8 che questo Concilio abbia fatto un discorso esplicito e articolato sui ministeri o abbia elaborato una sintesi teologica. Semplicemente ha raccolto abbondantemente e in maniera libera quegli elementi della Scrittura e della Tradizione che in qualche modo hanno scombussolato la scacchiera della teologia postridentina, e spostando alcune pedine a monte, ha avviato un ripensamento profondissimo sui presupposti ecclesiologici e sacramentali, offrendo anche nuove linee di riflessione sui ministeri.<\/p>\n<p>Se poi a tutto questo si aggiunge la crisi del sacerdozio ministeriale non risolta neppure dal Sinodo del 1971 e che ha assunto proporzioni notevoli in questi ultimi due decenni e il nuovo contesto culturale e sociale che si \u00e9 venuto a creare sotto la spinta di una generale ansia di partecipazione, di consapevole e libera assunzione di responsabilit\u00e0 a tutti i processi d\u00ec crescita, di maturazione e di decisione della vita sociale, civile ed ecclesiale: allora possiamo avere un quadro abbastanza completo dei perch\u00e9 che rendono motivata e indispensabile una riflessione seria e sistematica sui ministeri, non pi\u00f9 stimolata da situazioni solo negative, come la rarefazione delle vocazioni, la messa in questione di nuovi mezzi e di nuove forme di inserimento del prete nel mondo, ma anche e soprattutto dalla ormai necessaria attenzione alla riconosciuta responsabilit\u00e0 e missionariet\u00e0 di tutti i cristiani, in base ai sacramenti del battesimo e della cresima e ai diversi carismi elargiti dallo Spirito ai singoli per il bene comune.<\/p>\n<p>Don Franco Gomiero<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricevo questo bel commento da F. 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