{"id":17476,"date":"2022-01-10T12:33:45","date_gmt":"2022-01-10T11:33:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17476"},"modified":"2022-01-10T12:33:45","modified_gmt":"2022-01-10T11:33:45","slug":"lepiscopato-e-un-sacramento-non-un-titolo-annotazioni-con-la-dovuta-parresia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lepiscopato-e-un-sacramento-non-un-titolo-annotazioni-con-la-dovuta-parresia\/","title":{"rendered":"L\u2019episcopato \u00e8 un sacramento, non un titolo: annotazioni con la dovuta parres\u00eca"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesavuota.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15378\" alt=\"chiesavuota\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesavuota-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesavuota-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesavuota.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il termine \u201ccuria\u201d ha a che fare con \u201cSignore\u201d, con \u201csignoria\u201d e con \u201cpotere\u201d. L\u2019esercizio del potere, che caratterizza ogni curia, e che non \u00e8 un male, ha delle cause, delle procedure e dei fini. Tutto questo riguarda anche la curia romana e quella \u201cprovvista episcopale\u201d che costituisce una \u201cmacchina\u201d di nomine, di sostituzioni, di avvicendamenti, di valutazioni, che esiste per \u201cservire la Chiesa\u201d. Ma la curia \u00e8 al servizio della Chiesa, non la Chiesa al servizio della curia.<\/p>\n<p>Il procedimento di \u201cnomina\u201d dei vescovi \u00e8 giustamente molto articolato. Non \u00e8 mai un gesto unilaterale, senza mediazioni. Proprio perch\u00e9 i Vescovi non sono \u201cfunzionari del papa\u201d, il processo di nomina deve essere un \u201cprocesso ecclesiale\u201d che non pu\u00f2 rispondere anzitutto a logiche \u201cspurie\u201d. Diventare Vescovo non pu\u00f2 essere la \u201csistemazione di un soggetto ecclesiale\u201d, non pu\u00f2 essere il \u201ccoronamento di una carriera\u201d, ma neppure pu\u00f2 essere la \u201csoluzione periferica di un problema centrale\u201d. Se ci sono problemi con un Ufficiale della curia romana, e i suoi superiori pensano di risolvere il problema passando la patata bollente ad una Diocesi, questa non \u00e8 mai una soluzione, bens\u00ec l\u2019inizio di un problema maggiore.<\/p>\n<p>Anche nella Curia, come in ogni realt\u00e0 umana complessa, ci sono \u201cpeccati strutturali\u201d. Non si tratta solo di singole responsabilit\u00e0, ma della acquiescenza generalizzata ad una tendenza autoreferenziale, che tutto pu\u00f2 trattare (la approvazione di un testo liturgico, la nomina di un vescovo, la risposta ad un dubbio o la inerzia nella applicazione di un compito) come una questione \u201cprivata\u201d. La burocrazia, come degenerazione, non \u00e8 altro che la sostituzione con cui l\u2019\u2018ufficio\u201d mette s\u00e9 stesso e i propri interessi al posto della funzione per cui esiste.<\/p>\n<p>Le parole chiare che abbiamo sentito e ripetuto negli ultimi anni sulla Chiesa in uscita e sul superamento della autoreferenzialit\u00e0 non riguardano solo \u201cquestioni di principio\u201d o \u201ccasi-limite\u201d. Forse proprio questa \u00e8 stata una carenza di queste giuste affermazioni, che restano sacrosante, ma che possono peccare di eccessiva astrattezza. Se si parla di \u201csuperamento della autoreferenzialit\u00e0\u201d come uno slogan di priorit\u00e0, e giustamente si riconduce alla autoreferenzialit\u00e0 anche l\u2019inadeguato modo di trattare i casi di abuso su minori, ma nel frattempo si lascia che la \u201cmacchina curiale\u201d dia soddisfazione alle carriere episcopali secondo logiche distorte, si contribuisce gravemente al degrado comune, tanto ecclesiale quanto civile. Qui, lo dobbiamo dire, si offre proprio un cattivo esempio e si alimentano i pregiudizi pi\u00f9 ingiusti, ma che in questi casi trovano le loro ragioni: applicando il terribile principio <i>\u201cpromoveatur ut amoveatur\u201d<\/i> arriviamo a gestire quello che \u00e8 un sacramento come se fosse una cosa funzionale, che sta nella disponibilit\u00e0 della curia. La Chiesa cos\u00ec varca il limite della propria autorit\u00e0 e quindi perde autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Infatti, con quale autorit\u00e0 potrebbe la Chiesa parlare sul malcostume di una politica autoreferenziale, sulla inadeguatezza delle cariche, sulla distorsione del consenso, se nella nomina dei Vescovi non si mirasse al \u201cbene della Diocesi di destinazione\u201d ma soltanto a risolvere gli equilibri di potere interni alla Curia romana? Con quale autorit\u00e0 si pu\u00f2 lavorare sulla \u201csinodalit\u00e0 dell\u2019ascolto\u201d, perci\u00f2 ripetendo con limpida insistenza \u201cascoltare, ascoltare, sempre\u201d, se non si ascolta affatto la voce della Chiesa che riceve la nomina, e delle Chiesa della regione episcopale, ma si asseconda soltanto la logica cieca con cui l\u2019apparato curiale sistema le sue piccole eo grandi pedine? Chi potr\u00e0 prendere sul serio la \u201cpaternit\u00e0 episcopale\u201d in una gestione cos\u00ec opaca delle nomine pastorali e della loro correlazione alle pecore?<\/p>\n<p>Un caro amico teologo, ormai molto anziano, sulla cui autorit\u00e0 nessuno ha mai avuto dubbi, raccontava un episodio giovanile, tipico di questa tendenza degenerata. Un nuovo vescovo della sua diocesi siciliana, appena arrivato in sede, convoc\u00f2 i presbiteri e inizi\u00f2 il suo discorso dicendo: \u201cIn questa diocesi sono di passaggio\u2026\u201d. Al che il giovane teologo, che come presbitero era seduto in prima fila, si alz\u00f2 dicendo: \u201cAllora non \u00e8 questo il mio vescovo\u201d\u2026 e lasci\u00f2 impetuosamente la riunione!<\/p>\n<p>Ci vuole parrhesia, anche nella Chiesa. Questa \u00e8 la parola che ascoltiamo tanto spesso, con vera soddisfazione, soprattutto negli ultimi anni. E la ascoltiamo proprio da quel vertice della piramide che sa di stare in basso, non in alto. Proprio in virt\u00f9 di questa parresia, si deve dire che nomine di Vescovi funzionari non sono pi\u00f9 compatibili n\u00e9 con la base che \u00e8 vertice, n\u00e9 con il vertice che \u00e8 base. Non possono essere n\u00e9 accettate dai destinatari, n\u00e9 avallate dalle autorit\u00e0 superiori. A questo gioco non si pu\u00f2 pi\u00f9 giocare seriamente. Altrimenti tutta la vocazione sinodale, che pure assume localmente i suoi passi belli e significativi, diventa solo esercizio ozioso di retorica falsa, vuoto risuonare di parole estranee, sovrastruttura lucida, ma solo apparente, prezioso diversivo per le folle che non rinunciano mai alla loro speranza.<\/p>\n<p>La Chiesa si \u00e8 vincolata nel Concilio Vaticano II ad una teologia dell\u2019episcopato che lo intende, dopo molti secoli, di nuovo come sacramento. Alla <i>potestas iurisdictionis<\/i> poteva bastare un vescovo-conte o un funzionario diligente o una sistemazione di fortuna. Alla comprensione postconciliare, ecclesiale e sacramentale, questo non basta pi\u00f9. Occorre un pastore che stia allo stesso tempo davanti, dietro e in mezzo al popolo e che ne condivida e ne presieda le qualit\u00e0 sacerdotali, profetiche e regali. Forse alcuni ufficiali romani possono ancora ignorarlo, ma il cambio di paradigma c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato da 60 anni e li vincola di fronte a tutti. Di questo <i>munus<\/i> la Curia romana non solo dispone, ma risponde. E proprio su una delle maggiori novit\u00e0 del Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica non dovrebbe permettersi di essere contraddittoria con se stessa, solo per un piatto di lenticchie. L\u2019episcopato \u00e8 un sacramento, non il toccasana per le malattie della curia romana. Guai a noi se lo dimenticassimo. Lo Spirito Santo resta sempre libero, anche quando facciamo di tutto per mettergli il bastone tra le ruote. Ma se la speranza non \u00e8 perduta, la testimonianza \u00e8 certo compromessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il termine \u201ccuria\u201d ha a che fare con \u201cSignore\u201d, con \u201csignoria\u201d e con \u201cpotere\u201d. 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