{"id":17470,"date":"2022-01-09T22:19:45","date_gmt":"2022-01-09T21:19:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17470"},"modified":"2022-01-09T22:21:29","modified_gmt":"2022-01-09T21:21:29","slug":"la-nascita-del-purgatorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-nascita-del-purgatorio\/","title":{"rendered":"La nascita del Purgatorio"},"content":{"rendered":"<p>\u00ab\u201cMi permetto di disturbare la censura con quanto segue\u201d. Suonano cos\u00ec le parole, scritte il 22 settembre 1922, in apertura alla lettera indirizzata alla sezione politica per distoglierla dal proposito di censurare alcune parti di un testo di geometria. Sono trascorsi cinque anni dalla rivoluzione bolscevica e uno dalla proclamazione della nascita dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche quando Pavel Florenskij si vede cassate alcune riflessioni sulle geometrie non euclidee contenute nel testo <em>Gli immaginari in geometria<\/em>\u00bb [tr.it. Mimesis 2021]. \u00abFlorenskij, che da molti \u00e8 considerato il Leonardo da Vinci russo\u00bb, \u00abmatematico, filosofo, teologo consacratosi nel 1909 alla Chiesa ortodossa, ingegnere elettrotecnico, esperto di linguistica, estetica e simbolismo matura, dall\u2019intreccio delle sue competenze, una visione organica e unitaria del mondo. Una coerenza dottrinaria che non si incrina all\u2019incontro con la vita. Le scelte di padre Pavel lo portano infatti all\u2019arresto del 1933 e alla fucilazione nel 1937 nei pressi di Leningrado dopo cinque anni trascorsi nel gulag delle isole Solovki\u00bb. \u00abPer il teologo russo la matematica non \u00e8 un vezzo, ma una \u201cabitudine di pensiero\u201d che \u201caiuta a vedere rapporti geometrici in tutta la realt\u00e0\u201d e \u201clega in un unico modo la visione del mondo\u201d, scriver\u00e0 dalla prigionia alla figlia Olga\u00bb [Simone Paliaga, \u00abLa geometria di Florenskij. Lettura teologica del mondo\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 28\/10\/21, p. 19]. Visione oggi necessaria.<br \/>\n\u00abNella rete c\u2019\u00e8 tutta l\u2019informazione del mondo. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario sapere come gestire questa conoscenza. Abbiamo data analytics che possono prendere il posto dell\u2019intelligenza. Siamo in un rapporto intimissimo tra persona e macchina. Dobbiamo chiederci quale mondo pu\u00f2 sostenere questa ibridazione\u00bb [Alessandro Beltrami, \u00ab\u201cNell\u2019era dell\u2019algoritmo i media salvino l\u2019umano\u201d, intervista a Derrick de Kerkhove\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 30\/11\/21, p. 23]. Non \u00e8 il \u00abmondo virtuale reso famoso in queste settimane da Mark Zuckerberg\u00bb, \u00abRecode l\u2019ha spiegato bene: \u201cCos\u00ec come il web \u00e8 popolato da milioni di siti, diverse aziende stanno costruendo i propri regni virtuali in cui sperano che le persone abitino nella loro versione digitale per giocare, lavorare, divertirsi. L\u2019insieme di questi regni virtuali former\u00e0 il metaverso\u201d\u00bb. \u00abChi comanda nel nuovo metaverso? chi emana le leggi che lo regolano e chi le fa rispettare? quanto sar\u00e0 tutelata la privacy dei suoi abitanti? Peccato che a queste domande nessuno voglia rispondere. Ed \u00e8 facile immaginare perch\u00e9. Le aziende digitali si stanno spartendo un mondo che fingono sia di tutti ma che cos\u00ec non sar\u00e0\u00bb [Gigio Rancili, \u00abUna briciola di metaverso costa gi\u00e0 milioni di dollari\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 3\/12\/21, p. 2]. Paradiso per pochi, Inferno per gli altri.<br \/>\nLo conferma World Inequality Lab coi numeri, \u00ab\u201cabitudine di pensiero\u201d che \u201caiuta a vedere rapporti geometrici in tutta la realt\u00e0\u201d e \u201clega in un unico modo la visione del mondo\u201d\u00bb, come dice Florenskij. \u00abNel mondo il 50% pi\u00f9 povero detiene nel 2020 solo il 2% della propriet\u00e0 privata (attivi immobiliari, professionali e finanziari al netto dei debiti), il 10% dei pi\u00f9 ricchi il 76%. La palma dell\u2019ineguaglianza va a America Latina e Medio Oriente, seguiti da Russia e Africa sub-sahariana dove il 50% pi\u00f9 povero possiede solo l\u20191% di tutto il possedibile, a fronte del 10% pi\u00f9 ricco vicino all\u201980%. Situazione un po&#8217; meno estrema in Europa, ma non c\u2019\u00e8 davvero di che vantarsi: il 50% pi\u00f9 povero detiene il 4% del totale, il 10% pi\u00f9 ricco il 58\u00bb. \u00abNel mondo alle donne va solo il 35% circa dei redditi da lavoro (oltre il 65% agli uomini). Nel 1990 31%, nel 2000 33%: i progressi dunque ci sono, ma estremamente lenti. In Europa era il 38% nel 2020, ben lungi dalla parit\u00e0\u00bb. \u00abIl 50% dei pi\u00f9 poveri \u00e8 un po&#8217; ovunque su livelli di emissione relativamente ragionevoli, ad esempio 5 tonnellate pro-capite in Europa. Ma la media di emissione \u00e8 29 tonnellate per il 10% pi\u00f9 povero e 89 per l\u20191% pi\u00f9 ricco\u00bb. \u00abPi\u00f9 che mai, per superare le sfide ambientali e sociali che lo minano il pianeta deve valutare le molteplici fratture di diseguaglianza che lo fendono\u00bb [Thomas Piketty, \u00abLes nouvelles in\u00e9galit\u00e9s mondiales\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 12-13\/12\/21, online].<br \/>\n\u00abL\u2019iniquit\u00e0 distributiva poteva essere compensata dall\u2019intervento riequilibratore dei governi tramite il sistema fiscale. Ma ahim\u00e9 anche su questo piano da anni assistiamo a scelte che tendono a favorire i ricchi. Lo testimoniano la riduzione storica delle aliquote sugli alti redditi, l\u2019abbattimento delle tasse di successione, la mancata introduzione di serie imposte sul patrimonio. Scelte che oltre ad accrescere le disuguaglianze, rendono gli Stati sempre pi\u00f9 deboli e incapaci di garantire i servizi richiesti da una societ\u00e0 moderna. Per di pi\u00f9 costringono i governi a cercare di fare cassa vendendo il patrimonio pubblico, impoverendoli sempre di pi\u00f9. Nei primi anni \u201980 i governi occidentali possedevano il 15-30% della ricchezza complessiva accumulata nei loro paesi, oggi siamo intorno allo 0%\u00bb [Francesco Gesualdi, \u00abI miliardari ancora pi\u00f9 ricchi. Ma il tasso di povert\u00e0 \u00e8 sceso\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 8\/12\/21, p. 3].<br \/>\nTra Paradiso e Inferno, via di salvezza \u00e8 tuttora la nascita del Purgatorio.<br \/>\n<em><strong>La nascita del Purgatorio<\/strong><\/em> [Jacques Le Goff, tr.it. Einaudi 1982] per \u00abl\u2019essenziale rientra forse nell\u2019ordine della logica\u00bb [p. 10]. \u00abStruttura logica, matematica, il concetto di intermedio \u00e8 collegato a mutazioni profonde delle realt\u00e0 sociali e mentali del Medioevo. Non lasciare pi\u00f9 soli a fronteggiarsi i potenti e i poveri, i chierici e i laici, ma ricercare una categoria mediana \u2013 classi medie o terzo ordine \u2013 rientra nel medesimo processo e si riferisce a una societ\u00e0 mutata. Passare dagli schemi binari agli schemi ternari significa superare quello stadio nell\u2019organizzazione dell\u2019idea di societ\u00e0 di cui Claude L\u00e9vi-Strauss ha sottolineato l\u2019importanza\u00bb [pp. 10-11]. \u00abL\u2019essenziale \u2013 la scelta tra l\u2019Inferno e il Paradiso, poich\u00e9 il Purgatorio era sicura anticamera del Paradiso \u2013 si poteva ancora giocare all\u2019ultimo minuto. Gli istanti estremi erano quelli dell\u2019ultima chance\u00bb [p. 407]. \u00abLa nostra epoca, in particolare nelle societ\u00e0 cosiddette avanzate, torna a concentrare i propri interrogativi, le proprie speranze e le proprie angosce ai due poli. Oltre che quaggi\u00f9, lo sguardo, se si fa eccezione per l\u2019infinito numero dei veri \u2018indifferenti\u2019, si volge all\u2019orizzonte della morte, dove i vecchi modelli vacillano da tutte le parti. Come morire? Per i cattolici, gli uomini di tutte le fedi e coloro che devono semplicemente pensare alla propria morte, la scelta sembra nuovamente restringersi a paradiso e inferno, proiezione dei sogni di quaggi\u00f9 e di una paura che ha trovato una nuova realt\u00e0 immaginaria. Oggi \u00e8 l\u2019apocalisse nucleare: un\u2019apocalisse la cui terrificante esperienza si \u00e8 gi\u00e0 compiuta sulla terra. Spero tuttavia che nei sogni dell\u2019uomo ci sar\u00e0 sempre posto per la sfumatura, la giustizia\/giustezza, la misura in tutti i sensi della parola, la ragione (o ragionevole Purgatorio!) e la speranza. Mi auguro che non si arrivi presto a dire che, veramente, il Purgatorio \u00e8 durato una sola stagione\u00bb [p. 410].<br \/>\nL\u2019apocalisse \u2013 \u201cpalesamento\u201d \u2013 ora \u00e8 pandemica e ambientale fra crescenti conflitti e guerre civili in un mondo in cui tuttora \u00able guerre nascono dal rapporto, in un determinato momento e a seconda dell\u2019animo (e delle risorse) dell\u2019autorit\u00e0 che le decide, fra avidit\u00e0, timore e altruismo\u00bb [John R. Hale, <em>Guerra e societ\u00e0 nell\u2019Europa del Rinascimento<\/em>, tr.it. Laterza 1987, p. 13]. \u00ab\u00c8 estremamente difficile capire la politica polacca di oggi, costatano gli osservatori esterni. Hanno ragione\u00bb. \u00abUna chiave di questo processo \u00e8 in diretto rapporto con il termine \u2018sovranit\u00e0\u2019\u00bb. \u00abPochi anni dopo la Rivoluzione francese la Polonia nel 1795 fu cancellata dalla carta dopo ottocento anni d\u2019esistenza. Fino al 1989 in due secoli il sogno di restaurare uno Stato indipendente ha mobilitato i tentativi delle \u00e9lite polacche. Il breve periodo di sovranit\u00e0 tra le due guerre non ha fatto che rafforzare queste tendenze. Il successo dello Stato dopo il crollo comunista \u00e8 stato dunque imbastito su terreno altamente traumatico\u00bb. \u00abI populisti d\u2019Europa centrale ripetono continuamente che un giorno il loro atteggiamento verso l\u2019UE sar\u00e0 maggioritario. Ma non sembrano rendersi conto che questo segner\u00e0 la fine dell\u2019UE quale la conosciamo oggi, un ambito e una fonte di stabilit\u00e0 e solidariet\u00e0 per paesi come la Polonia, a dispetto del loro sovranismo a fior di pelle\u00bb [Jaroslaw Kuisz e Karolina Wigura, \u00abLes traumatisme politiques de la Pologne doivent \u00eatre pris au s\u00e9rieux\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 8\/12\/21, online]. A fior di pelle, superficiale: gi\u00e0 negli anni 1920, \u00abil rimedio avrebbe potuto avviarlo teoricamente una cooperazione di stati europei giacch\u00e9 la civilizzazione, per prosperare, esige spazi sempre pi\u00f9 vasti. Ma pensare a una tale cooperazione era una fantasticheria. La tendenza al frazionamento trionfante ancora di nuovo, era ormai il character indelebilis del sistema\u00bb di stati sovrani [Ludwig Dehio, <em>Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna<\/em>, tr.it. il Mulino 1988, p. 226]. Ma dopo il 1945, 60-68 milioni di morti e 12 di Volksdeutsche espulsi dall\u2019Europa centro-orientale, gli europei si sono decisi a cooperare nel mercato comune e poi in UE, purgatorio tra inferno sovranista e paradiso neoliberista. \u00abChe gran cosa il Purgatorio!\u00bb [Santa Caterina da Genova, Le Goff, cit., in epigrafe]. \u00abIl Purgatorio supera in poesia il cielo e l\u2019inferno, in quanto rappresenta un avvenire del quale entrambi sono privi\u00bb [Chateaubriand, ibid.].<br \/>\nCome il Purgatorio, anche l\u2019UE per \u00abl\u2019essenziale rientra forse nell\u2019ordine della logica\u00bb, non della competizione \u00ab[dal lat. tardo competitio-onis, der. di compet\u0115re, sul modello dell\u2019ingl. competition]. Il competere di persone o gruppi che cercano di superarsi, di conquistare un primato e sim., con la prep. con dei contendenti e la prep. per della posta contesa]\u00bb [Treccani]. Siamo noi la posta contesa da Stati sovrani e imprese del <em>Casino Capitalism<\/em> speculativo, molto volatile e imprevedibile [Susan Strange, Blackwells 1986]. Siamo noi umanit\u00e0 e il mondo che ci ospita, necessari \u2018quanto basta\u2019. Al contrario, \u00abconsidera un valore ritenuto pi\u00f9 alto e elusivo di inquinamento o strade: la fiducia tra persone. Ha quantomeno un valore pratico molto importante. \u00c8 estremamente efficiente; e ci risparmia molti problemi avere un certo grado di affidamento sulla parola altrui. Purtroppo non \u00e8 merce che si pu\u00f2 comprare molto facilmente. Se devi comprarlo, non puoi fidarti. Fiducia e valori analoghi, lealt\u00e0 o verit\u00e0, sono esempi di ci\u00f2 che l\u2019economista direbbe \u2018esternalit\u00e0\u2019\u00bb. \u00abNe consegue che dal punto di vista sia dell\u2019efficienza sia della giustizia distributiva, ci vuole qualcosa pi\u00f9 del mercato. Altri sono i modi per amministrare l\u2019allocazione delle risorse. Il pi\u00f9 importante \u00e8 il governo a tutti i livelli\u00bb [Kenneth Arrow, <em>the limits of organization<\/em>, W.W. Norton &amp; Company 1974, p. 23]. In particolare, il governo-purgatorio UE.<br \/>\n\u00abAl centro della legittimit\u00e0 UE si celano stronzate. In altri sistemi politici, un governo esercita un mandato elettorale. A Bruxelles le leggi vengono dalla Commissione europea che, pur non eletta direttamente, deve agire nell\u2019interesse europeo\u00bb [<em>The Economist<\/em>, \u00abCharlemagne. Why bullshit rules in Brussels\u00bb, 4-10\/12\/21, online]. Ormai \u00e8 tempo di governo democratico in UE, fulcro dell\u2019enorme bacino di sudditi sgovernati nel Regno (non pi\u00f9) Unito, nell\u2019Europa orientale al sanguinario tramonto imperiale, nel Vicino Oriente e Africa dove da guerre e dittature fugge in UE l\u2019immensa ricchezza di intelligenza e futuro di persone che respingiamo, a nostri vergogna e danno perch\u00e9 \u00abquando circolano gli uomini, circolano le idee: \u00e8 forse l\u2019unico aspetto positivo delle emigrazioni forzate\u00bb [Massimo Montanari, <em>La fame e l\u2019abbondanza. Storia dell\u2019alimentazione in Europa<\/em>, Laterza 1997, p. 145].<br \/>\nNell\u2019Inferno\/Paradiso di stati e imprese sovrani, con l\u2019UE il \u00absupplemento di possibilit\u00e0 offerto alla nuova societ\u00e0 dal Purgatorio si integra nel sistema globale\u00bb [Le Goff, cit., p. 17]. \u00abVia via che l&#8217;UE si solidifica in qualcosa di simile a uno stato normale, con guardie di frontiera, debiti, valuta e, sempre pi\u00f9, politica condivisa, sar\u00e0 uno stato-civilt\u00e0 piuttosto che uno stato-nazione. L&#8217;Europa ha sempre avuto bisogno di un \u2018altro\u2019, di un estraneo contro cui giudicarsi. Ora ha il resto del mondo. La maggior parte dei politici del continente si aggrappa al nazionalismo. Ma sono contenti dell&#8217;europeismo che l&#8217;ha sostituito\u00bb [\u00abCharlemagne. How Europe\u2019s politicians started to think of themselves as European\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 1-7\/1\/2021, online]. Purgatorio di cittadinanza globale tra Inferno reale di umanit\u00e0 negata nel mondo e Paradiso fittizio promesso nel metaverso, \u00abl\u2019UE dovr\u00e0 evolvere dalle proibizioni alle proposte\u00bb [\u00abCharlemagne. The return of big government sparks questions for Europe\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 8-14\/1\/22, online], a un governo democratico dell\u2019Europa unita e in pace dopo secoli di guerre sovrane culminate in due guerre mondiali di sterminio in soli trent\u2019anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u201cMi permetto di disturbare la censura con quanto segue\u201d. 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