{"id":17462,"date":"2022-01-05T08:58:15","date_gmt":"2022-01-05T07:58:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17462"},"modified":"2022-01-05T08:58:15","modified_gmt":"2022-01-05T07:58:15","slug":"filosofia-della-casa-una-recensione-di-m-la-matina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/filosofia-della-casa-una-recensione-di-m-la-matina\/","title":{"rendered":"Filosofia della casa: una recensione di M. La Matina"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><i>La bella circostanza di una accurata recensione, che presenta sinteticamente il pensiero di un filosofo italiano (E. Coccia) che lavora a Parigi offre un quadro interessante di un pensiero originale e sorprendente. Di cui anche la teologia deve considerare con attenzione presupposti e implicazioni. Ringrazio Marcello La Matina per la sua gentile disponibilit\u00e0 (ag) <\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato il 29 dicembre 2021 su \u00abMorel. Voci dall\u2019isola\u00bb. Ringrazio Andrea Grillo per avermi consentito di offrirlo, in forma leggermente diversa, anche ai lettori di questa Rivista (mlm)<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/coccia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17463\" alt=\"coccia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/coccia-191x300.jpg\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/coccia-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/coccia.jpg 424w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>A casa. Riflessioni su filosofia, vita e gemellanza a partire da un libro di Emanuele Coccia.<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/b><\/p>\n<div dir=\"ltr\" id=\"TextSection\">\n<p align=\"justify\">\u00a0Marcello La Matina (Universit\u00e0 di Macerata)<\/p>\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\u00a0Mentre la filosofia accademica si disperde nei rivoli dello specialismo certificato, altri modelli di sapienti emergono. Sapienti colti e versatili, ma assai diversi dal tipo consueto del docente accademico (il \u03bc\u03b1\u03b8\u03b7\u03bc\u03b1\u03c4\u03b9\u03ba\u03cc\u03c2 di cui parlava Sesto Empirico, o il filosofo \u2018universitario\u2019 cui ha dedicato pagine severe e memorabili lo storico Pierre Hadot). Tali filosofi novissimi (novissimi nel senso dei <i>poetae novi<\/i> della Roma di Catullo) appaiono per nulla interessati a difendere o erigere steccati disciplinari; al contrario, promuovono intriganti esplorazioni tematiche, inediti contagi metodologici e fin anco inviti alla diserzione disciplinare. Tutte cose che (il lettore lo vede da s\u00e9) fanno spesso sussultare (di sdegno, perlopi\u00f9) l\u2019Accademia ormai condannata alla vieta trasformazione dell\u2019universit\u00e0 in azienda e, perci\u00f2, dei circoli di <i>otium<\/i> in catene di montaggio in stile post-fordista.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Il pi\u00f9 rappresentativo in questa generazione di \u03bd\u03b5\u03ce\u03c4\u03b5\u03c1\u03bf\u03b9 \u00e8 il filosofo Emanuele Coccia. Marchigiano di nascita, cosmopolita per vocazione, Coccia insegna alla \u00ab\u00c9cole des Hautes \u00c9tudes en Sciences Sociales\u00bb (EHESS), la prestigiosa istituzione parigina dove,<span style=\"color: #000000\"> solo per fare qualche nome, tennero cattedra <\/span><span style=\"color: #000000\">studiosi come Claude L\u00e9vi-Strauss, Michel Foucault, Jacques Le Goff o Jacques Derrida. <\/span><span style=\"color: #000000\">Fiero avversario di ogni castrazione della curiosit\u00e0 intellettuale, Emanuele Coccia ritiene lo specialismo non gi\u00e0 un eccesso di sapere, bens\u00ec \u00abuna rinuncia cosciente e volontaria al sapere degli \u2018altri\u2019\u00bb (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 2: 126 e 135-6). E considera la filosofia alla stregua di una <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>non-disciplina<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> che, gi\u00e0 nel nome (<\/span><span style=\"color: #000000\">\u03c6\u03b9\u03bb\u03bf\u03c3\u03bf\u03c6\u03af\u03b1<\/span><span style=\"color: #000000\">), rifiuta di consegnarsi a un metodo o ad un campo di fenomeni dati una volta per tutte, per mostrarsi invece come un\u2019attitudine e un dispositivo del desiderio. Un non-sapere, insomma, che <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>fa<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>impigliare<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> ogni volta nelle maglie del suo discorso costellazioni disparate di saperi e stili epistemici, tutti per\u00f2 \u00abattraversati da un eccesso impressionante di desiderio\u00bb<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>: \u2018<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>filosofia\u2019 \u00e8 dunque il nome di una erotica<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> capace di sommuovere e animare ogni pratica discorsiva. In tal senso, il percorso intellettuale e filosofico di Coccia parla da s\u00e9. Conseguito il dottorato in Filosofia medievale a Firenze, egli ha studiato a fondo la teologia cristiana medievale e l\u2019averroismo latino, affrontando con rigore e originalit\u00e0 ricerche sui temi delle immagini e dell\u2019angelologia cristiana, ebraica e islamica, sulla teoria del potere in Occidente, e perfino sul discorso pubblicitario come moderna teoria morale. Nell\u2019ultimo decennio Coccia ha concentrato la sua attenzione sulla filosofia della natura e della vita, giungendo alla formulazione di un pensiero originalissimo e fecondo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"color: #000000\">In una avvincente trilogia, Emanuele Coccia ha attirato l\u2019attenzione dei suoi numerosi lettori sulla potenza creatrice immanente al mondo. Nel 2016, con <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>La vie des plantes<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> ha presentato un modello della ragione vegetale, disegnando al contempo una metafisica della mescolanza: \u00ab<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Pensare\u00a0<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>la ragione come fiore<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> \u2013 <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>o, all\u2019inverso, pensare il fiore come forma di esistenza paradigmatica della ragione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> \u2013 porta a concepirlo come la facolt\u00e0 cosmica della variazione di forme\u00bb. (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 2: 126) Il fiore \u00e8 un \u2018attrattore cosmico\u2019, capace di fondare una economia della mescolanza. Nel 2020, con <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>M\u00e9tamorphoses<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> argomenter\u00e0 in modo simile che una sola \u00e8 la vita e che tutte le specie viventi non vivono altro che questa sola e unica vita. Esempio paradigmatico \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>il bruco che diviene farfalla<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">: qui ci sono due forme distinte, con niente di anatomico o di etologicamente rilevante in comune; e per\u00f2, bruco e farfalla sono \u00abla stessa vita, lo stesso s\u00e9\u00bb. Ci\u00f2 vale anche per gli individui di altre specie, tanto viventi che minerali, dai batteri, ai virus e agli animali. Ogni volta nel mutare delle forme si sperimenta che la vita sussiste in corpi separati come <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>una sola vita<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">: \u00abNascere significa ogni volta prendere un corpo che era quello di un altro (la propria madre, il proprio padre, ma tramite loro anche tutti gli altri) e farne la propria carne. Non siamo mai soltanto figli e figlie, come non siamo mai solo fratelli e sorelle. Noi condividiamo lo stesso volto; non abbiamo bisogno di assomigliarci\u00bb. (traduco: <\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 3: 36)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Salvo che, per Coccia, questa unicit\u00e0 della vita sulla terra deve affrancarsi dalle teleologie e dalle genealogie che per secoli hanno dominato buona parte del pensiero filosofico. Ci\u00f2 che nella metamorfosi viene in chiaro \u00e8 la <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>continuit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> autotrofica della vita. Questa non \u00e8 la prestazione di un antenato che iscriva diacronicamente i propri caratteri \u2013 a mo\u2019 di un palinsesto \u2013 su quelli dei discendenti, ma piuttosto la manifestazione di una gemellanza (<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>g\u00e9mellit\u00e9<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">) che appartiene alla vita stessa e che ad ogni nascita si trascrive <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>lateralmente<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> e liberamente (cfr. <\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 3: 35-38). Pertanto, se tutti i viventi sono attraversati dallo stesso respiro ed esistono in tale gemellanza, allora c\u2019\u00e8 spazio perch\u00e9 questa originale visione della vita detti le condizioni per una nuova etica, distinta tanto dalla morale individualista di stampo anglo-sassone che dalla morale collettivista \u2013 e, in fin dei conti, borghese \u2013 che caratterizza il pensiero materialista di ogni tempo (cfr. <\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 3: 187 ss.).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Il terzo volume della trilogia \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Filosofia della casa. Lo spazio domestico e la felicit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (2021), che ora appare per Einaudi\/Stile Libero. Gi\u00e0, ma cosa c\u2019entra la filosofia della casa con la vita delle piante e le metamorfosi dei bruchi? Questo vorremmo dire in quel che segue, senza per\u00f2 scrivere una recensione (ch\u00e9 tante ve n\u2019\u00e8, e anche belle), ma provando a trascrivere a margine delle pagine alcuni scolii, alcune note di lettura, che sono frutto della mia consuetudine con questo libro. La prima domanda di Emanuele Coccia \u00e8: \u201ccome \u00e8 stato possibile che la filosofia, dall\u2019esperienza dei Greci a venir qua, abbia cos\u00ec tanto trascurato il tema della casa?\u201d. Eppure, noi umani abitiamo case e non citt\u00e0; tra ognuno di noi e la citt\u00e0 in cui vive c\u2019\u00e8 sempre un intermediario insopprimibile: la casa.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">La filosofia ha parlato quasi solo di citt\u00e0, da Platone ad Agostino e da Hobbes a Benjamin. Perfino la nozione politica e teologica di <\/span><span style=\"color: #000000\">\u03bf\u1f30\u03ba\u03bf\u03bd\u03bf\u03bc\u03af\u03b1<\/span><span style=\"color: #000000\"> (lett. \u201camministrazione della casa\u201d) bench\u00e9 rimandi alla casa, \u00e8 stata pensata con riferimento alla citt\u00e0, alla <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>polis<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, allo stato.<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> La filosofia \u2013 se si escludono le intriganti osservazioni di Ludwig Wittgenstein \u2013 non ha dialogato con la casa, ne ha anzi fatto l\u2019oggetto di una negligenza teorica. Di fatto, potremmo dire, se la Citt\u00e0 \u00e8 sempre in vista<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>, la Casa, come l\u2019essere, ama nascondersi<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, rendersi invisibile. Occorre quindi stanarla; ed \u00e8 quello che Emanuele Coccia fa nel suo libro, rivisitando i propri incontri con le tante case che ha abitato nella sua vita. La prima epifania della casa \u00e8 il trasloco. L\u00e0 dove la casa si rende evidente<\/span><span style=\"color: #000000\"><i> come tale <\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\u00e8 nel momento del trasloco, quando iniziamo ad addomesticare e appropriare a noi qualcosa che sta intorno a noi: il nostro occasionale gradiente. I filosofi Stoici avevano una parola per questo assuefarsi reciproco: <\/span><span style=\"color: #000000\">\u03bf\u1f30\u03ba\u03b5\u03af\u03c9\u03c3\u03b9\u03c2<\/span><span style=\"color: #000000\">, \u00abuna parola bellissima che significa \u2018appropriazione\u2019 (nel duplice senso di render proprio e di rendersi appropriato a qualcosa), \u2018assuefazione\u2019 (nel duplice senso di rendere simili a s\u00e9 o rendersi simili ad altro), \u2018addomesticamento\u2019\u00bb. (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 1: p. 18) Coccia mette in relazione l\u2019esperienza del trasloco con l\u2019esperienza stessa della soggettivit\u00e0: \u00ab\u00c8 traslocando che ho imparato a capire qual \u00e8 il movimento psichico e corporeo cui diamo il nome di \u2018io\u2019\u00bb (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 1: p. 19)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">La casa che \u00e8 qui in questione non \u00e8 l\u2019articolazione di uno spazio vuoto che andr\u00e0 riempito da oggetti, bagagli, mobilia. Non \u00e8 la casa come artefatto, come prodotto architettonico, ma la casa come fenomeno morale ad interessare Emanuele Coccia. Non si tratter\u00e0 pertanto di considerare un grumo di materia lignea o petrosa attorno al quale si siano coagulate alcune propriet\u00e0 formali (estetiche, architettoniche, politiche), come tante marche predicative attribuite a una sostanza fisico-semiotica. La casa non \u00e8 una cosa, non \u00e8 sostanza e neppure struttura ilomorfica, ma \u00abun aggregato di tecniche di adeguazione tra s\u00e9 e il pianeta, una piega cosmica che fa coincidere per un attimo psiche e materia\u00bb (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 1: 16) Inoltre, la casa non \u00e8 neppure quel regno della privatezza e del riserbo di cui sempre ci parla il discorso pubblicitario e la narrazione oggi comune della paraletteratura. A dispetto della pervasivit\u00e0 di questa visione consolatoria, Coccia sottolinea una diversa intuizione: la casa \u00e8 anche \u00abuna tecnica materiale e psichica che usiamo per intrecciare la nostra vita e il nostro destino con quelli altrui\u00bb (<\/span><span style=\"color: #000000\">Coccia<\/span><span style=\"color: #000000\"> 1: 23)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Andare ad abitare in una nuova casa non \u00e8 dunque un mero accidente nella vita delle persone, ma una di quelle epifanie nelle quali la Casa \u2013 complice una certa <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Stimmung<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> \u2013 si si d\u00e0 a vedere quale dispositivo morale, al di fuori della consueta maschera oggettuale in cui si racchiude. Una tale casa \u00e8 per solito vuota, deserta. Cosa accade quando siamo a cospetto di un siffatto spazio inabitato? di un appartamento completamente vuoto? Coccia racconta la sua prima esperienza a Friburgo, a inizio carriera: \u00ab\u00c8 stata l\u2019esperienza pi\u00f9 importante dei miei ultimi anni. In quei giorni ho capito che lo spazio nella sua purezza \u00e8 fisicamente inabitabile. Avevo una casa in cui il pi\u00f9 elementare degli atti di vita era impossibile. Era impossibile dormire perch\u00e9 il pavimento era troppo duro e troppo freddo [\u2026] Servivano cose, e non spazio. \u00c8 un\u2019astrazione: perch\u00e9 invece di costruirsi sulla realt\u00e0 dei gesti e del mondo di cose che popolano la vita di ciascuno di noi, li riduce a un fatto esclusivamente geometrico. In realt\u00e0, la forma-casa \u2013 il suolo, il tetto, le pareti \u2013 \u00e8 per definizione l\u2019inabitabile\u00bb (<\/span>Coccia 1: 42<span style=\"color: #000000\">).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Nella contrapposizione tra uno spazio domesticato e uno ancora selvatico, Coccia pensa certamente alle splendide pagine che \u00c9mile Benveniste ha dedicato all\u2019immaginario topologico dei greci e dei romani.<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> Nella cultura indoeuropea vi era una opposizione forte tra spazio interno e spazio esterno. Nel latino arcaico essa era evidente nella contrapposizione tra <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>domi<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (a casa) e <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>foris<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (fuori, all\u2019esterno). Tuttavia, questa coppia non \u00e8 simmetrica, perch\u00e9 il termine <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>foris<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> indica la porta e non lo spazio esteriore alla casa. Non solo dunque \u00abil fuori incomincia dalla porta\u00bb, ma il fuori presuppone un osservatore che sia collocato in uno <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>spazio osservato dall\u2019interno<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">: qualcuno o qualcosa \u00e8 fuori per chi sta dentro; ed \u00e8 spazio non domesticato solo quello spazio che pu\u00f2 essere aperto a partire dalla casa.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Naturalmente, l\u2019opposizione <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>domi<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\/<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>foris<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> era declinata anche nel mondo degli dei, dove Estia era la dea del focolare, il pegno della stabilit\u00e0 e della permanenza, mentre Ermes rappresentava lo spazio fuori dalla porta, l\u2019oltrepassamento, il contatto con il gradiente occasionale. Coccia dedica un bel capitolo (\u2018Amori\u2019. <\/span>Coccia <span style=\"color: #000000\">1: 21-28) ai disequilibri passionali nella casa, dove l\u2019amore \u00e8 il rito misterico proprio dello spazio domestico, e dove la sua divinit\u00e0 tutelare, Eros, patisce per\u00f2 un declassamento rispetto al dio Eracle. Nella casa, il rito e l\u2019occasione sono come il vuoto e il pieno in filosofia. Ogni casa \u00e8 suscettibile di ridefinire queste nozioni, mostrandone la natura bifida: vuoto e pieno, come prossimo e distante non sono coppie concettuali geometrali, ma modi di darsi di ci\u00f2 con cui, nella casa, possiamo avere o no a che fare. Non sono caratteri astratti della spazialit\u00e0, ma nozioni economiche, che solo nella casa, <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>a casa<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, possono ricevere un contenuto esperienziale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Ma, come abbiam visto, Coccia supera questa contrapposizione <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>dentro<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\/<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>fuori<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, per indicarci nella casa qualcosa come il rivelatore di una \u201cebbrezza ontologica\u201d, in virt\u00f9 della quale noi siamo sempre l\u2019identico e il qualsivoglia altro, l\u2019io e tutto ci\u00f2 che questo io avverte come gemello a s\u00e9. A casa, le leggi dell\u2019identit\u00e0 tautologica allentano i propri tentacoli; e noi \u2013 come tutti i bambini fanno, quando sono incapaci di differenziare la propria dall\u2019altrui vita \u2013 finiamo con il presentire <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>a casa<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> \u00abuno spazio di libera circolazione di questa medesima vita tra pi\u00f9 corpi: una sorta di incantesimo che permette, almeno per un attimo, che persone e oggetti diventino gemelli\u00bb (<\/span>Coccia <span style=\"color: #000000\">1: 66). Le nostre note a margine potrebbero ancora spingersi oltre, ma non vorremmo togliere al lettore il piacere, che noi abbiam sentito acuto, di scoprire passo passo, stanza dopo stanza, le meraviglie nascoste della casa. Del resto, la tesi di fondo \u00e8 chiara. La casa di cui tratta Emanuele Coccia non \u00e8 un oggetto dell\u2019esperienza, senza essere al contempo una condizione di possibilit\u00e0 dell\u2019esperienza stessa.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">Il luogo principe di questa esperienza di gemellanza cosmica \u00e8 per Emanuele Coccia la cucina. Ad essa dedica un capitolo insieme corposo e lieve, come sempre dovrebbe essere in filosofia quando ne va della vita. La cucina \u00e8 quel che i semiologi direbbero uno spazio utopico, ossia il luogo dove avvengono quelle trasformazioni narrative che mettono il senso in condizione di significare. Infatti, \u00abcucinare non significa solo trasformare quello che ci circonda, ma soprattutto instaurare e preparare la propria metamorfosi attraverso quello che si \u00e8 tagliato o affettato, grattugiato o tritato, stufato o fritto, bollito o grigliato\u00bb (Coccia 1: 115).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">L\u2019atto di cucinare non \u00e8 un mero fare trasformativo, mediante il quale un soggetto si assicura un potere su un oggetto, sottraendolo al regime della naturalit\u00e0 per introdurlo nella sfera della cultura. La cucina, scrive Coccia, \u00ab\u00e8 la forma trascendentale del rapporto di qualsiasi realt\u00e0 col mondo e con il pianeta\u00bb (Coccia 1: 114); in primo luogo, perch\u00e9 l\u2019atto di cucinare ci insegna che non si d\u00e0 mai un rapporto di mera contemplazione con il mondo, ma che essere in intimit\u00e0 con il mondo \u00e8 sempre anche voler trasformare il mondo; poi, perch\u00e9 soprattutto la cucina ci insegna che abitare il mondo \u00e8 possibile soltanto consentendo a questo di confondersi con noi, in una interpenetrazione reciproca. Cucinare \u00e8 sacrificare una parte della sostanza cosmica, affinch\u00e9 essa contribuisca a cambiare non solo s\u00e9 stessa ma anche lo stesso attore del sacrificio. In questa relazione che \u00e8 il cucinare il soggetto e l\u2019oggetto vengono presi in una metamorfosi che ne neutralizza la contrapposizione attanziale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">La filosofia della casa \u00e8 perci\u00f2 una filosofia dell\u2019a casa, dell\u2019unico <\/span><span style=\"color: #000000\">\u03bd\u03cc\u03c3\u03c4\u03bf\u03c2<\/span><span style=\"color: #000000\"> di cui oggi possiamo rivendicare l\u2019agentivit\u00e0: vivere in una privatezza che ci restituisce a noi stessi soltanto quando siamo a casa nel mondo, cos\u00ec \u00abda non lasciare pi\u00f9 alcuno spazio residuo\u00bb. (Coccia 1: 123).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> I riferimenti ai libri di Emanuele Coccia sono: (Coccia 1): <i>Filosofia della casa. Lo spazio domestico e la felicit\u00e0<\/i>, Einaudi (Stile libero extra), Torino 2021. (Coccia 2): <i>La vita delle piante<\/i>, il Mulino. Bologna 2020; (ed. orig. <i>La vie des plantes<\/i>, Payot &amp; Rivages, Paris 2016). (Coccia 3)\u00a0: <i>M\u00e9tamorphoses<\/i>, Payot &amp; Rivages, Paris 2020 (trad. ital. in uscita: Einaudi 2022).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. \u00abPensiero vegetale. Intervista a Emanuele Coccia\u00bb di Leonardo Caffo, in <i>Sette. Corriere della Sera<\/i>, 21 agosto 2020, p.68.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> In greco, <i>oikonomia<\/i> \u00e8 tutto quel che concerne l&#8217;amministrazione della casa ed \u00e8 anche, <i>da un certo punto in poi<\/i>, tutto quello che pu\u00f2 essere ottenuto estendendo l&#8217;ambito domestico a quello politico. Sarebbe legittimo inferirne che nell\u2019uso filosofico della parola venga prima il rimando alla casa (\u03bf\u1f36\u03ba\u03bf\u03c2) e, solo successivamente, il riferimento alla <i>polis<\/i>. Se, per\u00f2, si tiene conto di quello che\u00a0Aristotele scrive in\u00a0<i>Politica<\/i>\u00a01253<i>a<\/i>18-20, quando asserisce che \u00absecondo natura \u00e8 prioritaria la citt\u00e0 rispetto alla famiglia\u00bb, allora la parola potrebbe segnalare una diversa operazione semantica: non l&#8217;estensione dalla\u00a0comunit\u00e0 pi\u00f9 piccola alla comunit\u00e0 pi\u00f9 grande, ma il riferimento\u00a0<i>dall&#8217;inglobante all&#8217;inglobato<\/i>, dalla totalit\u00e0 necessaria (= la <i>polis<\/i>) alla parzialit\u00e0 ottenuta analiticamente (= la famiglia che ne \u00e8 parte). Questa ipotesi ha conseguenze anche sulla nozione teologica di <i>oikonomia<\/i>, introdotta in epoca tardoantica come termine tecnico nel dibattito sul mistero dell\u2019Incarnazione divina.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Mi riferisco a <i>Il Vocabolario delle istituzioni indoeuropee,<\/i> Einaudi, Torino 1976, pp. 240-242.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bella circostanza di una accurata recensione, che presenta sinteticamente il pensiero di un filosofo italiano (E. Coccia) che lavora a Parigi offre un quadro interessante di un pensiero originale e sorprendente. 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