{"id":17429,"date":"2021-12-05T18:29:03","date_gmt":"2021-12-05T17:29:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17429"},"modified":"2021-12-06T21:02:35","modified_gmt":"2021-12-06T20:02:35","slug":"leta-del-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/leta-del-diritti\/","title":{"rendered":"L&#8217;et\u00e0 dei diritti"},"content":{"rendered":"<p>\u00abParlando dell\u2019annacquamento dell\u2019ultimo minuto della risoluzione sul carbone (\u2018riduzione\u2019 e non pi\u00f9 \u2018eliminazione\u2019), Johnson pare tentennare, ma poi rivendica: \u201cPossiamo fare pressioni, possiamo blandire, possiamo incoraggiare ma non possiamo costringere le nazioni sovrane a fare ci\u00f2 che non desiderano\u201d\u00bb. Nazioni sovrane? \u00abSono le parole di Alok Sharma [presidente della Cop26] ad aprire una finestra su chi sono i cattivi e chi i buoni della storia, quando spiega con gli occhi vicini alle lacrime dopo l\u2019exploit dell\u2019India: \u201cHo sentito il peso del mondo sulle mie spalle\u201d, dice, e \u201cil motivo per cui ho chiesto scusa non \u00e8 stato perch\u00e9 pensavo che non avessimo avuto un risultato storico, \u00e8 perch\u00e9 il mondo pensava che la procedura fosse stata opaca\u201d. Ecco, la procedura opaca a cui si riferiva Sharma sono stati i negoziati \u2018laterali\u2019 portati avanti nell\u2019ombra dalle grandi economie mondiali (i grandi inquinatori) a scapito dei Paesi poveri \u2013 e del clima \u2013 che alla fine hanno spedito l\u2019India fare la parte del \u2018poliziotto cattivo\u2019\u00bb [Monica Perosino, \u00abClima, il \u2018cattivo\u2019 \u00e8 l\u2019India ma dietro il flop dell\u2019accordo c\u2019\u00e8 la regia dei Paesi ricchi\u00bb, <em>LA STAMPA<\/em>, 15\/11\/21, pp. 14-5].<br \/>\n\u00abNessun economista, contrariamente a quanto spesso si dice, pensa che l\u2019obiettivo della politica economica sia massimizzare il Prodotto Interno Lordo: l\u2019obiettivo \u00e8 massimizzare il benessere\u00bb.  \u00abLe due differenze essenziali concernono le ineguaglianze e le esternalit\u00e0\u00bb. \u00abLa mente va anzitutto alle esternalit\u00e0 climatiche\u00bb. \u00abPassare da un obiettivo di PIL a uno di benessere implica perci\u00f2 eliminare il pi\u00f9 possibile\u00bb e \u00ab\u2018internalizzare\u2019 queste esternalit\u00e0\u00bb aumentando il prezzo del carbone, migliorando la remunerazione dei lavori disagevoli e tassando le importazioni dai paesi con insufficienti politiche climatiche e debole protezione sociale (\u00abla spesa pubblica per sanit\u00e0 e pensioni rappresenta il 16% del PIL nei paesi OCSE e il 7% in Cina\u00bb) [Patrick Artus, \u00abComment passer du PIB au bien-\u00eatre\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 7-8\/11\/21, online]. Dal PIL al benessere, l\u2019et\u00e0 dei diritti.<br \/>\n<em><strong>L\u2019et\u00e0 dei diritti<\/strong><\/em> [Einaudi, 1990] in quarant\u2019anni di scritti di Norberto Bobbio. \u00abDiritti dell\u2019uomo, democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti. Con altre parole, la democrazia \u00e8 la societ\u00e0 dei cittadini, e i sudditi diventano cittadini quando vengono loro riconosciuti alcuni diritti fondamentali; ci sar\u00e0 pace stabile, una pace che non ha la guerra come alternativa, solo quando vi saranno cittadini non soltanto di questo o quello stato, ma del mondo\u00bb [pp. VII-VIII]. \u00abNon c\u2019\u00e8 diritto senza obbligo, e non c\u2019\u00e8 n\u00e9 diritto n\u00e9 obbligo senza una norma di condotta\u00bb [p. XVIII]. \u00abChe si cominci dagli obblighi degli uni o dai diritti degli altri \u00e8, rispetto alla sostanza del problema, assolutamente indifferente. I posteri hanno dei diritti verso di noi perch\u00e9 noi abbiamo degli obblighi verso di loro, o viceversa? Basta porre la domanda in questi termini per rendersi conto che la logica del linguaggio mostra l\u2019assoluta inconsistenza del problema\u00bb [pp. XIX-XX].<br \/>\nMa \u00abaltro \u00e8 proclamare questo diritto, altro \u00e8 goderne effettivamente. Il linguaggio dei diritti ha indubbiamente una grande funzione pratica, che \u00e8 quella di dare particolare forza alle rivendicazioni di quei movimenti che richiedono per s\u00e9 e per gli altri soddisfazione di nuovi bisogni materiali e morali, ma diventa ingannevole se oscura o occulta la differenza tra il diritto rivendicato e quello riconosciuto e protetto. Non si spiegherebbe la contraddizione tra la letteratura inneggiante all\u2019et\u00e0 dei diritti, e quella denunciante la massa dei \u201csenza diritti\u201d. Ma i diritti di cui parla la prima sono quelli soltanto preannunciati nelle assise internazionali e nei congressi, i diritti di cui parla la seconda sono quelli che la stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0 non possiede di fatto (anche se solennemente e ripetutamente proclamati)\u00bb [pp. XX-XXI]. \u00abIl pi\u00f9 forte argomento addotto dai reazionari di tutti i paesi contro i diritti dell\u2019uomo, in specie contro i diritti sociali, non \u00e8 gi\u00e0 la loro mancanza di fondamento, ma la loro inattuabilit\u00e0. Quando si tratta di enunciarli, l\u2019accordo \u00e8 ottenuto con relativa facilit\u00e0, indipendentemente dalla maggiore o minore convinzione del loro fondamento assoluto: quando si tratta di passare all\u2019azione, fosse pure il fondamento indiscutibile, cominciano le riserve e le opposizioni. Il problema di fondo relativo ai diritti dell\u2019uomo \u00e8 oggi non tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli. \u00c8 un problema non filosofico ma politico\u00bb [pp. 15-16].<br \/>\n\u00abLa Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo rappresenta la manifestazione dell\u2019unica prova con cui un sistema di valori pu\u00f2 essere considerato umanamente fondato e quindi riconosciuto: e questa prova \u00e8 il consenso generale circa la sua validit\u00e0. I giusnaturalisti avrebbero parlato di \u201cconsensus omnium gentium\u201d o \u201chumani generis\u201d\u00bb [pp. 18-19]. \u00abSolo dopo la Dichiarazione possiamo avere la certezza storica che l\u2019umanit\u00e0, tutta l\u2019umanit\u00e0, condivide alcuni valori comuni e possiamo finalmente credere all\u2019universalit\u00e0 dei valori nel solo senso in cui tale credenza \u00e8 storicamente legittima, cio\u00e8 nel senso che universale significa non dato oggettivamente ma soggettivamente accolto dall\u2019universo degli uomini. Questo universalismo \u00e8 stato una lenta conquista. Nella storia della formazione delle dichiarazioni dei diritti si possono distinguere almeno tre fasi. Le dichiarazioni nascono come teorie filosofiche\u00bb. \u00abNel momento in cui queste teorie sono accolte per la prima volta da un legislatore, e ci\u00f2 accadde con le Dichiarazioni dei diritti degli Stati americani e della Rivoluzione inglese (un secolo pi\u00f9 tardi), e poste alla base di una nuova concezione dello stato, che non \u00e8 pi\u00f9 assoluto ma limitato, non \u00e8 pi\u00f9 fine a se stesso ma mezzo per il raggiungimento di fini che sono posti prima e al di fuori della sua stessa esistenza, l\u2019affermazione dei diritti dell\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019espressione di una nobile esigenza, ma il punto di partenza per l\u2019istituzione di un vero e proprio sistema di diritti nel senso stretto della parola, cio\u00e8 come diritti positivi o effettivi\u00bb. \u00abI diritti sono d\u2019ora innanzi protetti, cio\u00e8 sono veri e propri diritti positivi, ma valgono solo nell\u2019ambito dello stato che li riconosce. Per quanto venga mantenuta nelle formule solenni la distinzione tra diritti dell\u2019uomo e diritti del cittadino, non sono pi\u00f9 diritti dell\u2019uomo ma del cittadino, o per lo meno sono diritti dell\u2019uomo solo in quanto sono diritti del cittadino di questo o di quello stato particolare. Con la Dichiarazione del 1948 ha inizio una terza e ultima fase in cui l\u2019affermazione dei diritti \u00e8 insieme universale e positiva: universale nel senso che i destinatari dei princip\u00ee ivi contenuti non sono pi\u00f9 soltanto i cittadini di questo o quello stato ma di tutti gli uomini; positivo nel senso che essa pone in moto un processo alla fine del quale i diritti dell\u2019uomo dovrebbero essere non pi\u00f9 soltanto proclamati o soltanto idealmente riconosciuti, ma effettivamente protetti anche contro lo stesso stato che li ha violati. Alla fine di questo processo i diritti del cittadino si saranno trasformati realmente, positivamente, nei diritti dell\u2019uomo. O almeno saranno i diritti del cittadino di quella citt\u00e0 che non conosce confini, perch\u00e9 comprende tutta l\u2019umanit\u00e0, o in altre parole saranno diritti dell\u2019uomo in quanto diritti del cittadino del mondo\u00bb [pp. 23-24].<br \/>\nEntrambi globali, pandemia e riscaldamento confermano che \u00abl\u2019economia europea, come ogni altra economia, non \u00e8 localizzabile e le politiche che lo dimenticano sono nocive\u00bb [Fran\u00e7ois Perroux, tr.it. <em>L\u2019economia del XX secolo<\/em>, Etas Kompass 1967, p. 143]. Del resto, economia \u00e8 \u00ab\u2018amministrazione della casa\u2019\u00bb \u00abdal lat. oeconom\u012da, gr. \u03bf\u1f30\u03ba\u03bf\u03bd\u03bf\u03bc\u1f77\u03b1 comp. di \u03bf\u1f36\u03ba\u03bf\u03c2 \u2018dimora\u2019 e -\u03bf\u03bc\u1f77\u03b1 \u2018-nomia\u2019\u00bb [Treccani]. Il \u2018mondo-casa\u2019, \u00abtutto verde, poi a distanza di pochi anni era completamente diverso. Una distruzione della foresta dovuta alla creazione di nuovi spazi per ottenere nuovi appezzamenti di terreno per la coltivazione e l\u2019allevamento\u00bb, dice \u00abLuca Parmitano, dell\u2019Esa, protagonista di due missioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) di cui l\u2019ultima a cavallo tra il 2019 e il 2020\u00bb [\u00abIl pianeta visto dallo spazio? Uno choc, una volta era tutto verde\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 2\/11\/21, p. 3]. \u00abTrasformare il progresso tecnico in sviluppo non va da s\u00e9. Nell\u2019economia classica, in regime di concorrenza minori costi significano minori prezzi e crescita produttiva, salvo peripezie a breve termine. Ma, come dimostra Mary O\u2019Sullivan, non basta che un\u2019innovazione riduca i costi per essere gestita al meglio socialmente, perch\u00e9 chiave di volta del suo uso resta la profittabilit\u00e0 privata. Che dipende dalla capacit\u00e0 di un imprenditore di costruire e controllare il mercato e i prezzi, in ogni modo\u00bb [Pierre-Cyrille Hautcoeur, \u00abLa rente contre l\u2019innovation\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18\/11\/21, online].<br \/>\n \u00abAll\u2019avvicinarsi dell\u2019apertura della COP26 il 31 ottobre a Glasgow sono stati numerosi i passi, come il rapporto Dasgupta (<em>Economics of Biodiversity<\/em>, 2 febbraio) per contabilizzare ambiente, clima, biodiversit\u00e0 \u2013 la \u2018natura\u2019 \u2013 e fare capire agli attori economici \u2013 imprese, consumatori, poteri pubblici \u2013 il valore finanziario delle loro distruzioni. Non potremo evitare il collasso senza valutarne il costo, senza \u2018contabilit\u00e0 verde\u2019: affermazione che pare la parola d\u2019ordine dell\u2019attuale economia e delle sue politiche. Fabian Muniesa, direttore di ricerca al Centre de sociologie de l\u2019innovation (Ecole des Mines ParisTech) vi vede un paradosso inquietante: \u201cPer difendere la natura dal capitalismo, bisogner\u00e0 dunque trasformarla in capitale!\u201d\u00bb. \u00abIl capitale non \u00e8 solo un oggetto di calcolo per gli economisti, che si preoccupano della sua entit\u00e0, inflazione o insufficienza o ancora formazione e allocazione. \u00c8 anche, dice Fabian Muniesa, una operazione semiotica e culturale di trasformazione delle cose, una tecnologia politica \u2013 per dirla con Michel Foucault \u2013 capace di consolidare la presa delle sue rappresentazioni sulla societ\u00e0. Sta alla finanza \u201cadottare le disposizioni pi\u00f9 importanti per la societ\u00e0\u201d affermava Larry Summers nel 2001, nel bicentenario della Borsa di Londra. Economista, segretario al Tesoro americano, \u00e8 stato il principale consigliere economico della amministrazione nella crisi del 2008. Capacit\u00e0 \u2018performativa\u2019 \u2013 vale a dire trasformare un discorso in oggetto sociale reale \u2013 che si traduce ad esempio nel trasformare le \u2018spese pubbliche\u2019 in \u2018investimenti pubblici\u2019, assimilando cos\u00ec ogni contribuente a un investitore che si aspetta dallo Stato una rendita futura \u2013 in forma di servizi pubblici di qualit\u00e0 o di politiche di salvaguardia dell\u2019ambiente. Inconsapevolmente, se adotta questo tipo di concettualizzazione, di fatto la societ\u00e0 cede le chiavi politiche del suo avvenire a chi ne domina meglio la retorica: ai professionisti della finanza\u00bb [Antoine Reverchon, \u00abLe pouvoir de la m\u00e9taphore financi\u00e8re\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 29\/10\/21, online]. Quale avvenire?<br \/>\nSulla scia del lungo XX secolo, il metaverso, \u00abvita elettronica autonoma\u00bb [Treccani], \u00abnon arriver\u00e0 da un giorno all\u2019altro, non pi\u00f9 di World Wide Web o Internet mobile. Ma va preso sul serio\u00bb [\u00abThe future of the internet. Don\u2019t mock the metaverse\u00bb, <em>The Economist Today<\/em>, 17\/11\/21, online]. Gi\u00e0 \u00ab\u201cdue generazioni di bimbi sono cresciute nel gioco online\u201d, dice Bronstein, responsabile di produzione di Roblox. \u201cNavigare in 3D. Uscire con gli amici in un mondo virtuale. Banalit\u00e0, per loro\u201d\u00bb [\u00abThe future of the internet. The video-game industry has metaverse ambitions, too\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 20-26\/11\/21, online]. La \u00abraccomandazione ai responsabili politici \u00e8 il realismo. Poich\u00e9 la tecnologia non pu\u00f2 essere dis-inventata, l\u2019invito all\u2019America \u00e8 di sviluppare e modellare le applicazioni militari dell\u2019IA, invece di cedere il campo a paesi che non ne condividono i valori\u00bb [\u00abHenry Kissinger and Eric Schmidt take on AI\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 20-26\/11\/21, online]. \u00c8 l\u2019incitamento alla guerra tribale globale per tutti i talebani del mondo che, come quelli afghani, non sono \u00abper nulla bifolchi medievali ribelli\u00bb, bens\u00ec \u00abmilitanti di estrema destra reazionari e settari al potere con la forza e il controllo\u00bb [Jacques Follorou, \u00abAfghanistan, malheureuse terre de convoitise\u00bb, Le Monde, 30\/11\/21, online, recensione a Michael Barry, <em>LE CRI AFGHAN<\/em>, L\u2019Asiath\u00e8que 2021].<br \/>\n\u00abTra i primi a capire l\u2019apparente paradosso che le scoperte pi\u00f9 utili nascono dal lavoro motivato da curiosit\u00e0 senza fini utilitaristici fu Abraham Flexner, fondatore dell\u2019Institute for Advanced Studies di Princeton nel 1939. Espose la sua filosofia di ricerca in un saggio dal titolo esplicito: \u201cSull\u2019utilit\u00e0 dei saperi inutili\u201d (1939). L\u2019eclatante successo indusse a crearne altri in USA e Europa\u00bb. \u00abNota Alain Supiot: \u201c\u00c8 proprio della conversazione essere contagiosa quando punta non a atterrare l\u2019altro, ma a pensare diversamente per riuscire a pensare insieme\u00bb [Margherita Nasi, \u00abLe travail et l\u2019\u00e9conomie demain\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 28\/11\/21, online], perch\u00e9 \u00abil rapporto tra vero, falso e finto \u00e8 la trama del nostro stare al mondo: dunque \u00e8 qualcosa che riguarda tutti, non solo gli studiosi\u00bb [Carlo Ginzburg in dialogo con Paolo di Stefano, \u00abCarlo Ginzburg. Fa bene alla storia affidarsi al caso\u00bb, <em>La lettura<\/em>, 21\/11\/21, p. 20]. I diritti di tutti in tutto il mondo sono letteralmente la nostra vita, personale e globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abParlando dell\u2019annacquamento dell\u2019ultimo minuto della risoluzione sul carbone (\u2018riduzione\u2019 e non pi\u00f9 \u2018eliminazione\u2019), Johnson pare tentennare, ma poi rivendica: \u201cPossiamo fare pressioni, possiamo blandire, possiamo incoraggiare ma non possiamo costringere le nazioni sovrane a fare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17429"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17429"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17432,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17429\/revisions\/17432"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}