{"id":17424,"date":"2021-11-30T23:01:56","date_gmt":"2021-11-30T22:01:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17424"},"modified":"2021-11-30T23:01:56","modified_gmt":"2021-11-30T22:01:56","slug":"senza-discriminazioni-ma-non-senza-differenze-una-bella-sfida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/senza-discriminazioni-ma-non-senza-differenze-una-bella-sfida\/","title":{"rendered":"Senza discriminazioni, ma non senza differenze: una bella sfida"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/gente.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-16103\" alt=\"gente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/gente.gif\" width=\"200\" height=\"119\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come si fa a non discriminare? Il linguaggio, pur con i suoi limiti, pu\u00f2 fare molto. Una societ\u00e0 che si orienti alla tolleranza, deve portarla anzitutto nelle parole e nei pensieri. Cos\u00ec pu\u00f2 esprimere una esperienza di accoglienza pi\u00f9 universale e assumere forme espressive pi\u00f9 attente a come suonano le parole non solo nelle orecchie proprie, ma anche in quelle altrui. Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche una &#8220;usura della tolleranza&#8221; (Ricoeur). La tolleranza si &#8220;usura&#8221; nel momento in cui perde le differenze da cui nasce e cos\u00ec inizia a generare indifferenza. Le differenze possono fare molto male, ma la indifferenza pu\u00f2 essere il male peggiore.<\/p>\n<p>La piccola discussione che si \u00e8 aperta intorno al documento della <em>Equality Commission<\/em> deve essere ricondotta alla sua vera dimensione. Che non pu\u00f2 essere travisata con titoli esagerati e con vere e proprie menzogne. Nessuno si \u00e8 sognato di &#8220;vietare&#8221; n\u00e9 la parola Natale n\u00e9 il nome Maria.\u00a0 Piuttosto si tratterebbe di sostituire ai nomi &#8220;qualificati da una differenza&#8221;, appellativi pi\u00f9 &#8220;indifferenti&#8221;.<\/p>\n<p>Proprio qui, per\u00f2, sta il punto. Capisco bene che, in determinate circostanze, sia preferibile utilizzare terminologie pi\u00f9 &#8220;neutre&#8221;. Lo facciamo tutti, a seconda dei contesti e delle circostanze. Ci\u00f2 che deve essere invece discusso \u00e8 l&#8217;obiettivo fondamentale: come creare una societ\u00e0 davvero pacificata e non discriminante?<\/p>\n<p>Qui le strategie sono due: siamo pi\u00f9 rispettosi e meno discriminatori se eliminiamo dal linguaggio tutte le differenze? Oppure se manteniamo le differenze, ma sappiamo rispettarle e onorarle come un arricchimento comune? In effetti le &#8220;feste&#8221; e i &#8220;nomi&#8221; nascono solo da differenze di storia, di fondazioni, di miti e di riti, di cui la societ\u00e0 vive.<\/p>\n<p>Quando le &#8220;feste religiose&#8221; diventano &#8220;feste civili&#8221; &#8211; il Natale, la Pasqua, la Pentecoste (che a loro volta sono diventate feste religiose da adattamenti precedenti) &#8211; la terminologia con cui vengono chiamate risulta inevitabilmente differenziata. E le lingue elaborano queste esperienze in modo a loro volta differenziato. In Italia chiamiamo &#8220;Domenica&#8221; ci\u00f2 che gli inglesi chiamano &#8220;Sunday&#8221;, ma loro chiamano &#8220;Christmas&#8221; ci\u00f2 che noi chiamiamo &#8220;Natale&#8221;. Cos\u00ec si potrebbe astrattamente avere un problema con &#8220;giorno del Signore&#8221;, ma non con &#8220;giorno del Sole&#8221;, con &#8220;Christmas&#8221; ma non con &#8220;Natale&#8221;. Le lingue sono imprevedibili almeno quanto i progetti degli umani. Le diverse parole possono avere un peso variabile impattando su altre sensibilit\u00e0 e altre confessioni. Ma il punto decisivo \u00e8 questo: la tolleranza viene favorita dalla indifferenza di un linguaggio &#8220;neutro&#8221;, o dall&#8217;acquisito rispetto verso &#8220;linguaggi qualificati&#8221;? Come si costruisce la convivenza pacifica? Eliminando le differenze come minacce alla pacifica convivenza o rafforzando il rispetto per le differenze da intendersi come ricchezze comuni?<\/p>\n<p>Possiamo dire &#8220;buon Ferragosto&#8221; o &#8220;buona Assunta&#8221;, ma non sono certo che il primo augurio sia pi\u00f9 tollerante del secondo.\u00a0 La ostentazione di una differenza che emargina resta problematica e deve essere sempre evitata. Ma la sottomissione ad una indifferenza che non capisce pi\u00f9 le ragioni della festa \u00e8 altrettanto discutibile. La prima pu\u00f2 generare una imposizione violenta, ma la seconda pu\u00f2 aprire ad una disorientata indolenza.<\/p>\n<p>Il tempo assume un senso se \u00e8 segnato da differenze: belle cose di cui far memoria e grandi eventi da attendere ancora. Le &#8220;feste&#8221; hanno tutte questa logica &#8220;diversa&#8221;, che irrompe e che sorprende. Una festa &#8220;programmata&#8221; \u00e8 una festa senza fuoco, senza luce, senza racconto, senza vita. Dire &#8220;buone feste&#8221; \u00e8 possibile e non sar\u00e0 mai un reato, ma solo perch\u00e9 non dice quasi niente. Ma se la festa \u00e8 vuota, se diventa solo &#8220;vacanza&#8221;, se \u00e8 acquisita solo per differenza dal lavoro, se \u00e8 solo &#8220;non lavoro&#8221;, \u00e8 troppo poco. Per festeggiare ci vuole un fuoco vivo, una promessa non infranta, un perdono che si rinnova, una liberazione inattesa. E ogni tradizione ha i suoi eventi e le sue narrazioni. La societ\u00e0 tollerante, se non vuole usurare la tolleranza, e mutarla in indifferenza, deve custodire i diversi nomi propri, e non lasciarli cadere in un generico neutro festivo.<\/p>\n<p>Per dire la eguaglianza fino in fondo possiamo usare solo parole della differenza. Le formule di saluto, come si sa, possono variare. Molto corretto e senza problemi \u00e8 &#8220;Buon giorno&#8221;: espressione pulita ed elegante, ma nulla pi\u00f9. Se per\u00f2 vogliamo gustare di una bella confidenza, rompiamo l&#8217;equilibrio paritario e diciamo &#8220;Ciao&#8221;. Dire &#8220;sono tuo schiavo&#8221; non \u00e8 il massimo della equality, ma \u00e8 l&#8217;unico modo per essere davvero in un rapporto senza discriminazioni. Mi discrimino per te: quale migliore eguaglianza? Tra la forma e la sostanza del linguaggio inclusivo resta sempre un divario non anticipabile, che ogni lingua elabora in modo diverso, e che la sorveglianza puramente formale rischia di mancare nel suo bersaglio sostanziale: quello di poter essere universalmente riconosciuti in una storia particolare, contingente, non necessaria e per questo degna del massimo rispetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come si fa a non discriminare? Il linguaggio, pur con i suoi limiti, pu\u00f2 fare molto. Una societ\u00e0 che si orienti alla tolleranza, deve portarla anzitutto nelle parole e nei pensieri. 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