{"id":17417,"date":"2021-11-20T07:30:03","date_gmt":"2021-11-20T06:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17417"},"modified":"2021-11-20T09:12:18","modified_gmt":"2021-11-20T08:12:18","slug":"la-messa-non-e-nostra-uso-e-abuso-di-un-principio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-messa-non-e-nostra-uso-e-abuso-di-un-principio\/","title":{"rendered":"&#8220;La messa non \u00e8 nostra&#8221;. Uso e abuso di un principio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15158\" alt=\"Messale_Romano\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-1024x784.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Che cosa significa affermare &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221;? Con questa espressione si suole indicare, correttamente, una &#8220;perdita di potere&#8221; sulla azione rituale. In questo, come \u00e8 evidente, vi \u00e8 molto di buono. E&#8217; giusto, infatti, che nella esperienza rituale della fede ci troviamo in una condizione di &#8220;prendere l&#8217;iniziativa di perdere l&#8217;iniziativa&#8221;. Come atto di &#8220;riconoscimento&#8221;, l&#8217;atto rituale non \u00e8 mai un atto <em>assolutamente<\/em> creativo. E tuttavia, per essere atto rituale, la messa deve anche restare un atto\u00a0<em>relativamente<\/em> creativo. Per questo motivo, nella affermazione &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221;, accanto al buon fondamento di un assunto ragionevole e dovuto, pu\u00f2 insinuarsi una piccola e grande distorsione. Vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<p>a) L&#8217;azione rituale della eucaristia \u00e8 un atto di Cristo e della Chiesa. Quindi allo stesso tempo &#8220;non \u00e8&#8221; nostra ed &#8220;\u00e8&#8221; nostra. Se con nostra diciamo &#8220;della Chiesa&#8221; e se non identifichiamo la Chiesa in un &#8220;ente&#8221; affidato soltanto alla gestione gerarchica, ma capillarmente presente nel corpo ecclesiale, dotato dei munera regali, profetici e sacerdotali, dobbiamo ammettere che la messa \u00e8 sempre anche &#8220;nostra&#8221;.<\/p>\n<p>b) Questa titolarit\u00e0 &#8220;comune&#8221; della azione, che permette di pensare Dio e il suo popolo, Cristo e la sua Chiesa, come soggetti del rito, induce a rileggere con un occhio meno drastico tutti i codici espressivi della celebrazione. In ogni linguaggio della messa non agisce n\u00e9 solo Dio n\u00e9 solo il popolo, n\u00e9 solo Cristo n\u00e9 solo la Chiesa. Ma sempre, allo stesso tempo, gli uni e gli altri, insieme, concordemente, in una relazione qualificante.<\/p>\n<p>c) La Riforma liturgica ha restituito anche le parole a questa logica complessa. Un repertorio, che \u00e8 nato largamente in lingua latina, ora viene celebrato nelle lingue parlate, che non sono semplicemente la traduzione del latino, ma anche la valorizzazione di ci\u00f2 che il latino, come ogni altra lingua di Babele, non riesce a dire. Dire che &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221; non significa pensare che possiamo solo tradurla letteralmente dal latino. Questa sarebbe allo stesso tempo una ingenuit\u00e0 e un abuso.<\/p>\n<p>d) Ma non basta. Se il rito \u00e8 composto di testi autorevoli, e che ordinariamente costituiscono la base invariabile del testo parlato, il rapporto con questi testi non pu\u00f2 essere solo di ripetizione. Essendo nati da &#8220;plurime espressioni&#8221; della stessa fede, non escludono affatto che, alle debite condizioni, non si possano considerare come esclusivi. Una Chiesa che, proprio nel suo atto pi\u00f9 decisivo, fosse solo capace di &#8220;riprodurre testi classici&#8221; e incapace di improvvisare con fedelt\u00e0 e con gusto, sarebbe una Chiesa in profonda crisi.<\/p>\n<p>e) Per questo il principio &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221; non pu\u00f2 essere utilizzato come principio dirimente. Non solo perch\u00e9 la Chiesa non pu\u00f2 negare di avere avuto e di avere ancora una &#8220;autorit\u00e0&#8221; sulla messa. Non solo nello stabilire, ad es., che vi sia una, tre, cinque o dieci preghiere eucaristiche, ma anche nel riconoscere che la assemblea che si raduna fa parte del mistero che viene celebrato. Nella misura in cui questo assunto diventa una evidenza, allora sar\u00e0 sempre possibile riferirsi al principio, ma con il dovuto discernimento.<\/p>\n<p>Non \u00e8 raro che quanto pi\u00f9 drastica risuoni la affermazione di &#8220;mancanza di potere&#8221;, tanto pi\u00f9 forte possa essere il desiderio di conservarlo tutto senza alcuna alterazione. Una delle risorse pi\u00f9 utilizzate, negli ultimi 40 anni, per mettere a tacere ogni legittima domanda di riforma \u00e8 stata, precisamente, la stessa: la chiesa che non ha voluto mutare un solo iota della propria disciplina si \u00e8 spesso rifugiata nell&#8217;argomento (sofistico) della assenza di potere. Se il Concilio avesse fatto cos\u00ec, non avremmo elaborato n\u00e9 il concetto di partecipazione attiva n\u00e9 il processo di riforma che ci ha condotto ai nuovi riti. Un dispositivo di blocco che voglia escludere ogni creativit\u00e0 dalla messa \u00e8 tanto pericoloso quanto un approccio arbitrario e incontrollato.<\/p>\n<p>Insomma, affermare che &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221;, pur con tutta la sua parziale ragionevolezza, rischia di suonare singolarmente coerente con le forme pi\u00f9 intolleranti di tradizionalismo ecclesiale. Nessun intervento sul testo della messa \u00e8 di per s\u00e9 giustificato, salvo che non vi sia un cammino comunitario che elabora forme rispettose di approfondimento, di riflessione, di articolazione e di arricchimento della fede ecclesiale. Poich\u00e9 questo non \u00e8 ordinario, ma non pu\u00f2 essere escluso, il principio affermato \u00e8 un principio relativo, ma non un principio assoluto. Il che equivale a dire che richiamarlo significa additare un uso che pu\u00f2 anche diventare un abuso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa significa affermare &#8220;la messa non \u00e8 nostra&#8221;? Con questa espressione si suole indicare, correttamente, una &#8220;perdita di potere&#8221; sulla azione rituale. In questo, come \u00e8 evidente, vi \u00e8 molto di buono. 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