{"id":17407,"date":"2021-11-18T17:29:16","date_gmt":"2021-11-18T16:29:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17407"},"modified":"2021-11-18T17:32:25","modified_gmt":"2021-11-18T16:32:25","slug":"officium-la-archeologia-storica-di-cortoni-e-la-archeologia-filosofica-di-agamben","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/officium-la-archeologia-storica-di-cortoni-e-la-archeologia-filosofica-di-agamben\/","title":{"rendered":"Officium:  la archeologia storica di Cortoni e la archeologia filosofica di Agamben"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ChristiCortoni.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-17408\" alt=\"ChristiCortoni\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ChristiCortoni.jpg\" width=\"184\" height=\"266\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/opusdei.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17409\" alt=\"opusdei\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/opusdei-177x300.jpg\" width=\"177\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/opusdei-177x300.jpg 177w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/opusdei.jpg 202w\" sizes=\"(max-width: 177px) 100vw, 177px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pi\u00f9 di una volta mi \u00e8 capitato di trovare cose molto belle, utili e acute in libri di cui non condividevo assolutamente la tesi centrale. Perch\u00e9 gli autori, mentre cercano di dimostrare il loro punto centrale &#8211; che talvolta lascia del tutto indifferenti o contrariati &#8211; allegano prove, citano testi, collegano situazioni o rivelano retroscena che meritano il massimo rispetto. Si pu\u00f2 rispettare profondamente un testo anche quando se ne deve respingere nel modo pi\u00f9 netto la tesi centrale. Cos\u00ec \u00e8 capitato anche questa volta: grazie alla grande sintonia con un libro storico, e al profondo dissenso verso un libro teorico, ho intravisto grazie a loro, qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p>In effetti, a ben vedere, l&#8217;interesse che da qualche tempo mi spinge a fare ricerche intorno al concetto di &#8220;officium&#8221; negli studi di teologia liturgico-sacramentale, fino a farne quasi un altro &#8220;genere&#8221; del sacramento, accanto al &#8220;segno&#8221;, alla &#8220;causa&#8221; e al &#8220;rito&#8221;, \u00e8 scaturito dal formidabile incrocio tra due libri. Un libro prevalentemente storico, ma non privo di spunti sistematici acuti, come\u00a0<span style=\"font-size: medium\"><span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">C.U. Cortoni,\u00a0<\/span><\/span><span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>Christus Christi est sacramentum. Una storia dei sacramenti nel Medioevo<\/i><\/span><\/span><span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">, (Ecclesia Orans. Studi e ricerce, 4), Napoli, Editrice Domenicana, 2021. L&#8217;altro libro, solo teorico, ma con una dovizia di citazioni medievali, \u00e8\u00a0<\/span><\/span><\/span>G. Agamben, <i>Opus Dei. Archeologia dell\u2019ufficio<\/i>,<i> Homo sacer, II, 5<\/i>, Torino, Bollati Boringhieri, 2011.<\/p>\n<p>In che senso il concetto di &#8220;ufficio&#8221; risulta decisivo in entrambi i testi? Perch\u00e9 la ricostruzione della &#8220;storia della liturgia&#8221; esige, precisamente, una riconciliazione con questo termine. In quale direzione muove questa affermazione? Provo a spiegarlo in poche parole.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>a) <em>le diverse competenze in ambito liturgico<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Una risistemazione delle competenze in campo liturgico appare da tempo necessaria. Soprattutto una riequilibratura e una precisazione delle pretese di ciascuna delle forme di intelligenza che storicamente si sono manifestate intorno a questo \u201coggetto\u201d. Anzi, sono le forme di intelligenza ad aver modellato l\u2019oggetto. Dir\u00f2 pertanto che il definirsi del \u201cgenere\u201d, come \u201cpredicato, immanente alla essenza, di parecchi oggetti differenti per specie\u201d (Aristotele), ha di fatto influito pesantemente sulla esperienza che dell\u2019oggetto faceva la Chiesa e il singolo cristiano. Dire che la liturgia \u00e8 \u201cun dovere\u201d, oppure che \u00e8 \u201cun segno-causa\u201d, o che \u00e8 un \u201crito\u201d costituisce un \u201cordine del discorso\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><\/a><\/sup>\u00a0che modifica l\u2019esperienza.<\/p>\n<p align=\"left\">Molto ci siamo impegnati, negli ultimi 200 anni, per cercare di comprendere che cosa \u00e8 accaduto della liturgia a partire dall\u2019inizio del XIX secolo. Se \u00e8 stato possibile identificare addirittura la \u201cnascita della liturgia\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><\/a><\/sup>\u00a0in questo contesto storico, \u00e8 chiaro che qualcosa di veramente importante \u00e8 avvenuto e poi \u00e8 stato recepito dapprima da alcune espressioni della prassi e della ricerca ecclesiale, ma poi, mediante il Concilio Vaticano II, nel corpo intero della Chiesa, in forma ufficiale. In un certo senso la liturgia \u00e8 stata ricompresa da parte della teologia e \u201ccome\u201d teologia.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma che cosa significa davvero questa frase? In che senso \u00e8 possibile sostenere che <i>la liturgia ha dovuto essere \u201cricompresa\u201d da parte della teologia e \u201cin quanto\u201d teologia<\/i>? Non \u00e8 vero che anche il passato avesse buone comprensioni e ottime sintesi teologiche a proposito della celebrazione rituale? E\u2019 evidente che entrambe le affermazioni antitetiche hanno il loro fondamento. E\u2019 vero infatti che la lunga tradizione della Chiesa ha saputo elaborare forme anche molto raffinate di rilettura teologica della dimensione cultuale e rituale della fede. Ma ci\u00f2 non toglie che anche nella consapevolezza di uomini come Antonio Rosmini, Prosper Gu\u00e9ranger, Maurice Festugi\u00e8re, Romano Guardini, Odo Casel \u2013 per citare solo i nomi che coprono lo spazio dai primi decenni del XIX secolo alla met\u00e0 del XX secolo \u2013 sia stata chiara la coscienza di una grande \u201crivoluzione\u201d nel rapporto tra la teologia e il rito.<\/p>\n<p align=\"left\">Mi pare, tuttavia, che resti ancora piuttosto oscuro in che senso questa legittima domanda di \u201cnuova comprensione\u201d fosse giustificata rispetto a ci\u00f2 che la tradizione aveva elaborato fino a quel momento. Come possiamo capire in che modo \u00e8 emersa, contemporaneamente al mutare culturale e sociale del mondo agli inizi del XIX secolo, una richiesta di chiarificazione della dimensione simbolico-rituale della fede, che la tradizione fino a quel momento aveva conosciuto, considerato, trattato, ma non sviluppato in modo diretto ed esplicito come problema teologico.\u00a0Qui nasce quella che a giusto titolo Romano Guardini ha chiamato <i>liturgische Frage<\/i>, \u201cquestione liturgica\u201d. La domanda intorno alla liturgia cambia e perci\u00f2 il fenomeno merita di essere osservato in modo nuovo e con categorie diverse.<i> <\/i><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><em>\u00a0b) la duplice provocazione di Cortoni e Agamben<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Per elaborare tale questione lo storico e il filosofo mettono in campo tutta la loro passione. Il primo esamina con una cura rara e con straordinarie &#8220;tavole sinottiche&#8221; gli usi che i testi liturgici, dall&#8217;alto medioevo fino alla scolastica, l&#8217;impiego dei termini fondamentali per designare ci\u00f2 che noi moderni chiamiamo liturgia e sacramenti. E trova il termine &#8220;officium&#8221; come risorsa formidabile di una <em>mens<\/em> che non accetta con troppa ingenuit\u00e0 la &#8220;grande divisione&#8221;, che si imporr\u00e0 dopo Pietro Lombardo, e che scinder\u00e0 gradualmente, sempre di pi\u00f9, la azione di culto dell&#8217;uomo verso Dio dalla azione di grazia di Dio verso l&#8217;uomo. Ci\u00f2 che &#8220;officium&#8221; permette di &#8220;tenere insieme&#8221;, nel sistema prescolastico di sistematizzazione del sapere ecclesiale, \u00e8 proprio questa unione di culto e santificazione, che invece il duplice concetto di &#8220;segno&#8221; e di &#8220;causa&#8221; vedr\u00e0 compromesso.<\/p>\n<p align=\"left\">Da parte sua Agamben, con una forte vena polemica nei confronti della riscoperta della liturgia nel XX secolo, che non avrebbe compreso nella sua chiarezza la &#8220;archeologia dell&#8217;ufficio&#8221;, propone una lettura meramente &#8220;effettuale&#8221; della liturgia, di cui &#8220;opus dei&#8221; e &#8220;officium&#8221; rappresenterebbero la migliore definizione. Il mistero liturgico risulterebbe incompreso dalla moderna teologia, e Agamben vorrebbe restituirlo &#8220;al rigore e allo splendore dei grandi trattati medievali di Amalario e Guglielmo Durando&#8221; (8).<\/p>\n<p align=\"left\">In che cosa consisterebbe questa &#8220;chiarezza&#8221; del termine &#8220;officium&#8221;? Si tratterebbe di una &#8220;riduzione politica&#8221; del termine, che Agamben vorrebbe dimostrare come sua verit\u00e0. Officium sarebbe la formulazione originaria, e originale, di una differenza tra dover essere ed essere, che starebbe alla radice tanto di Kant, quanto di Kelsen. Un &#8220;paradigma del comando&#8221; sarebbe evidente nell&#8217;uso secolare della parola officium da parte della teologia medievale.<\/p>\n<p align=\"left\"><em><strong>c) il punto cieco: Kant come erede di Amalario?<\/strong><\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Che cosa sfugge di decisivo, ad Agamben?\u00a0 Egli sta sovrapponendo, con salti storici e filologici del tutto arbitrari, una teoria &#8220;cultuale&#8221; dell&#8217;<em>officium<\/em>, con una teoria &#8220;santificante&#8221; dell&#8217;<em>opus operatum<\/em>. Questa confusione, che identifica le fonti che &#8220;distinguono&#8221; tra santificazione e culto, e quelle che non distinguono, mi sembra impedirgli di apprezzare non solo la &#8220;radicazione teologica&#8221; della terminologia, ma anche la differenza tra affermazioni scolastiche e prescolastiche. Egli confonde cos\u00ec il riferimento all&#8217;officium con il riferimento al sacramento. L&#8217;uso non \u00e8 univoco tra epoche diverse, ma \u00e8 del tutto evidente se ogni fonte viene contestualizzata. Il culmine di questa confusione si trova nella analisi a cui egli sottopone il pensiero di O. Casel, che appare sfigurato nelle sue intenzioni. Lo stesso termine-chiave della teologia di Casel &#8211; <em>Kultmysterium<\/em> &#8211; \u00e8 evidentemente la unione provocatorio di ci\u00f2 che la scolastica ha diviso: di culto e di mistero. &#8220;Mistero del culto&#8221; rappresenta non il tentativo politico di fondare una effettualit\u00e0 della operativit\u00e0, ma quello di unire azione dell&#8217;uomo e azione di Dio nel culto. Di questa intenzione profonda e chiara di Casel, Agamben non dice nulla. Perch\u00e9 nulla pu\u00f2 dire che trascenda e trasgredisca la riduzione dell&#8217;ontologia dell&#8217;ufficio alla ontologia del comando. E questa tesi brillante, imposta come verit\u00e0 archeologica a priori, che si impone su tutti i testi e che trascura tutte le necessarie distinzioni, rischia continuamente di contraddire la realt\u00e0 e anche la logica. Ma anche questo non \u00e8 per caso.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><em>d) il guadagno dal confronto<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Cionondimeno, il confronto che indirettamente si \u00e8 creato tra Cortoni e Agamben \u00e8 stato un grande guadagno. Molti &#8220;dati&#8221;, che Agamben ha collegato con grande finezza, risultano non solo utili, ma illuminanti, purch\u00e9 liberati dalla ideologia che li imprigiona. Voler utilizzare Ambrogio come un &#8220;allievo di Cicerone&#8221; e spostare tutto l&#8217;interesse spirituale ed ecclesiale sul piano di una tesi strettamente bio-politica \u00e8 una impresa paradossale e assai azzardata. Che, mostrando il suo limite, indica per\u00f2 anche un percorso fecondo. Quello di lavorare con cura, con maggiore cura, con lo stesso concetto di &#8220;officium&#8221;, riconoscendolo davvero come un &#8220;genere della liturgia&#8221;, diverso da &#8220;segno-causa&#8221; e differente anche dalla versione pi\u00f9 nuova e pi\u00f9 antica del XX secolo, ossia del &#8220;genere del rito&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Alla fine \u00e8 giusto tornare al libro di Cortoni, che si muove sui testi con la cautela di chi sa che gli storici non devono mai sottopporre le parole a forzature eccessive. Nessuna pretesa di trovare nell&#8217;officium medievale dei monaci, dei vescovi\u00a0 e dei teologi il paradigma della effettualit\u00e0 e del comando del processo ad Eichmann. Piuttosto, la accurata analisi di un passaggio delicato intorno al significato di\u00a0<em>officium,<\/em>\u00a0che pu\u00f2 diventare &#8220;effettuale&#8221; solo quando dall&#8217;<em>officium<\/em> si distingue il <em>remedium<\/em>, dal culto si separa la santificazione. Questa differenza, che si fonda sul sapere scolastico, non esiste n\u00e9 in Amalario, n\u00e9 in Guglielmo Durando. Manca loro la categoria per poter parlare, pensare e credere cos\u00ec. Per questo &#8220;officium&#8221; non indica mai un &#8220;paradigma del comando&#8221;, perch\u00e9 non \u00e8 questa la parola che si \u00e8 utilizzata per dire la effettualit\u00e0. Piuttosto indica, secondo la archeologia filologica di Cortoni, la traccia di una &#8220;percezione unitaria&#8221; della azione di Dio e dell&#8217;uomo. Leggendo Cortoni si comprende, in una forma davvero singolare, quanto la tradizione si sia stratificata secondo tra diversi &#8220;ordini del discorso&#8221;. Il genere dell&#8217;officium, quello del segno-causa e quello del rito si sono susseguiti nella storia, sovrapponendosi, contestandosi, ignorandosi, dimenticandosi l&#8217;un l&#8217;altro. Una ripresa attuale di questa tradizione composita pu\u00f2 far bene alla intelligenza della liturgia. Ma solo a condizione che le distinzioni non vengano perdute e che non si attribuisca alla parola &#8220;officium&#8221; un significato totalmente estraneo al riferimento cultuale, rituale e sacramentale che presuppone, inaggirabilmente, almeno nei testi teologici, una alterit\u00e0 rivelante, agente e amante, cui l&#8217;officiante risponde da orante, co-agente e co-amante. Senza questa alterit\u00e0, l&#8217;ufficio sarebbe sempre chiuso o produrrebbe mostri tremendi,<em> intra et extra moenia ecclesiae.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 di una volta mi \u00e8 capitato di trovare cose molto belle, utili e acute in libri di cui non condividevo assolutamente la tesi centrale. 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