{"id":17347,"date":"2021-11-05T18:10:18","date_gmt":"2021-11-05T17:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17347"},"modified":"2021-11-08T10:56:06","modified_gmt":"2021-11-08T09:56:06","slug":"17347","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/17347\/","title":{"rendered":"La sovranit\u00e0 nel mondo moderno"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMachiavelli pensava che per il Principe fosse meglio esser temuto che amato. L\u2019America pu\u00f2 avere tratto la stessa lezione dall\u201911 Settembre. Ma la paura \u00e8 l\u2019alleato migliore? Afghanistan e Iraq sono destinati a divenire metro di successo di una strategia di sicurezza con l\u2019intimidazione? Non in un\u2019era d\u2019interdipendenza. Non quando far da soli prelude al fallimento. Non quando il terrorismo ha messo in luce la fragilit\u00e0 della sovranit\u00e0 e l\u2019obsolescenza di una dichiarazione di indipendenza un tempo orgogliosa. Se l\u201911 Settembre \u00e8 una lezione sul potere della paura, lo \u00e8 anche sull\u2019insufficienza del potere militare\u00bb. \u00abCercando un mondo pi\u00f9 sicuro, abbiamo sistematicamente minato la sicurezza collettiva. Nel reagire all\u2019illegalit\u00e0 globale la nazione ha vacillato tra appellarsi alla legge o sminuirla, ricorrere alle istituzioni internazionali o sfidarle. Ha invocato il diritto a azioni unilaterali, guerre preventive e cambi di regime che scalzano il quadro internazionale di cooperazione e legge di cui fu un tempo l\u2019architetto-capo \u2013 ma solo questo quadro pu\u00f2 superare l\u2019anarchia terrorista. La guerra al terrorismo del presidente Bush pu\u00f2 essere giusta o no, rispettare o no i valori americani, ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che, cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata perseguita e nonostante i successi militari, non pu\u00f2 e non vuole sconfiggere il terrorismo. Dalla peste HIV al riscaldamento globale, dai monopoli mediatici globali ai cartelli criminali internazionali, ogni nuovo tratto del mondo interdipendente chiede all\u2019America di guardare avanti; ma, a occhi chiusi, si guarda dentro\u00bb. \u00ab\u2018Modello\u2019 di societ\u00e0 democratica l\u2019America spesso agisce con plutocratico spregio per le istanze di uguaglianza globale, condannando un\u2019ombra di \u2018asse del diavolo\u2019 e ignorando un fin troppo visibile asse di disuguaglianza\u00bb [Benjamin R. Barber, <em>FEAR\u2019S EMPIRE. War, Terrorism, and Democracy<\/em>, W.W. Norton &amp; Company <strong>2001<\/strong>, pp. 16-17].<br \/>\n\u00abSiamo chiaramente entrati in una economia speculativa. La speculazione punta su attivi o beni rari a offerta rigida che traduce pi\u00f9 domanda in prezzi pi\u00f9 alti. Immobili, criptomonete, azioni riacquistate dalle imprese e meno disponibili, materie prime la cui maggiore produzione vuole tempo. Il problema \u00e8 che l\u2019economia speculativa \u00e8 inefficace. Una parte importante di risparmio compra attivi speculativi, non capitale produttivo\u00bb. \u00abSi sa, lo scarso rendimento degli attivi tradizionali \u00e8 dovuto alle politiche monetarie molto espansive delle banche centrali\u00bb. \u00abChe fare? Rinunciare a queste politiche. Ma \u00e8 difficile, se non impossibile, in economie molto indebitate dove una politica monetaria restrittiva, a tassi di interesse molto alti, scatenerebbe crisi di debito. Bisogna invece scoraggiare gli investimenti in attivi speculativi, con vari strumenti: proibire le criptomonete private (come in Cina); tassare le plusvalenze a breve termine sul capitale; aumentare i vantaggi fiscali per investimenti in capitale produttivo. Se no, proseguir\u00e0 il paradosso di politiche monetarie espansive e bassi tassi d\u2019interesse che alimentano la speculazione e riducono i guadagni di produttivit\u00e0 della economia reale\u00bb [Patrick Artus, \u00abUne \u00e9conomie de sp\u00e9culation\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 3-4\/10\/21, online].<br \/>\nNel 2008 \u00abalcuni gestori di fondi di investimento speculativi (gli hedge funds) e alcuni funzionari di molte banche d\u2019affari agirono a proprio vantaggio, invece di parlare. Peraltro, qualche dipendente governativo o impiegato presso la Federal Reserve espresse profonda preoccupazione. E diversi economisti, come Kenneth Rogoff, Nouriel Roubini, Robert Shiller e William White lanciarono ripetuti avvertimenti\u00bb. \u00abIl problema, quindi, non fu che nessuno avvert\u00ec dei pericoli, ma che quanti \u2013 molti \u2013 beneficiavano del surriscaldamento della economia erano poco incentivati ad ascoltare. Le voci critiche furono accusate di fare la parte di Cassandra\u00bb. \u00abLo so, perch\u00e9 ero una di quelle Cassandre\u00bb. \u00abNon esagero molto confessando che mi sentii come uno dei primi cristiani in mezzo a un branco di lupi famelici\u00bb  [Raghuram G. Rajan, <em>Terremoti finanziari<\/em>, tr.it. Einaudi 2012, p. 3,4,6].<br \/>\n\u00ab\u201cLa crescita economica \u00e8 ancorata nella cultura, nella politica e nelle istituzioni\u201d riassume in una recente nota l\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente (EEA), organo ufficiale consultivo UE. \u201cNel mondo la legittimit\u00e0 dei governi \u00e8 indissociabile dalla capacit\u00e0 di assicurare la crescita economica e creare lavoro\u201d. \u00c8 impensabile un mondo economicamente stazionario\u00bb. \u00ab\u201cUna riduzione della pressione e degli impatti ambientali esigerebbe trasformazioni fondamentali, per andare verso un diverso tipo di economia e societ\u00e0, dice l\u2019EEA, invece di cercare progressivi guadagni di efficienza del sistema di produzione e consumo attuale\u201d. Per la maggior parte di noi, una simile rivoluzione culturale sembra oggi impossibile. Ma basta proiettarsi in un mondo con pi\u00f9 2 gradi di riscaldamento per chiederci se abbiamo davvero scelta\u00bb [St\u00e9phane Foucart, \u00abLa croissance, una croyance parmi d\u2019autres\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 3-4\/10\/21, online]. \u00c8 in crisi la sovranit\u00e0 nel mondo moderno.<br \/>\n<em><strong>La sovranit\u00e0 nel mondo moderno<\/strong><\/em> [Luigi Ferrajoli, Laterza 1997] \u00abrisale alla nascita dei grandi Stati nazionali europei e al correlativo incrinarsi, alle soglie dell\u2019et\u00e0 moderna, dell\u2019idea di un ordinamento giuridico universale che la cultura medioevale aveva ereditato dalla cultura romana\u00bb, sostituito dalla \u00abparticolare formazione politico-giuridica che \u00e8 lo Stato nazionale moderno, nata in Europa poco pi\u00f9 di quattro secoli fa, esportata in questo secolo in tutto il pianeta e oggi al tramonto\u00bb [pp. 7-8]. \u00ab\u201cIl concetto di sovranit\u00e0\u201d, scriveva Kelsen a conclusione del suo celebre saggio sulla sovranit\u00e0 del 1920, \u201cdeve essere radicalmente rimosso. \u00c8 questa la rivoluzione della coscienza culturale di cui abbiamo per prima cosa bisogno\u201d\u00bb [p. 10]. Ma i sovranisti \u00abcondividono, con quelli dei difensori dell\u2019ordine diseguale esistente, la medesima fallacia realistica: quella fallacia che nel diritto internazionale prende il nome di \u2018principio di effettivit\u00e0\u2019 e risale, come ho ricordato, ad Alberico Gentili e Ugo Grozio. Contro questa fallacia, che appiattisce il diritto sul fatto, dobbiamo recuperare la dimensione normativa e assiologica della scienza giuridica internazionale [\u2026] riconoscendo che il diritto \u00e8 come lo fanno gli uomini e dunque tutti noi, a cominciare da noi giuristi [\u2026] e che \u00e8 un sistema normativo, sicch\u00e9 gli assetti e i comportamenti effettivi degli Stati con esso in contrasto non ne rappresentano delle \u2018smentite\u2019, come spesso lamentano giuristi e politologi realisti, ma piuttosto delle \u2018violazioni\u2019 di cui abbiamo il compito di denunciare l\u2019illegittimit\u00e0\u00bb [p. 56]. \u00c8 un\u2019\u00abembrionale costituzione del mondo. I valori in essa incorporati \u2013 il divieto della guerra e i diritti degli uomini e dei popoli \u2013 non essendo pi\u00f9 esterni all\u2019ordinamento ma essendo divenuti norme giuridiche sopraordinate a tutte le altre, non sono pi\u00f9 fonti di delegittimazione ideologica ma fonti di delegittimazione giuridica\u00bb [p. 57]. \u00abLa vera alternativa che abbiamo di fronte non \u00e8 tra realismo e utopia normativistica, ma tra realismo dei tempi brevi e realismo dei tempi lunghi\u00bb. \u00abSe \u00e8 vero che nei tempi brevi non possiamo farci illusioni, \u00e8 anche vero che la storia c\u2019insegna che i diritti non cadono dal cielo\u00bb [p. 58].<br \/>\nIn pandemia, \u00absiamo la prima generazione umana che abbia fatto tutta insieme un\u2019esperienza collettiva del paradigma di Hobbes: la paura della morte come causa della soggezione a un moderno Leviatano. Un\u2019opinione che fu anticipata dall\u2019allievo dei gesuiti Giovanni Botero, il quale nella sua celebre e molto letta Ragion di Stato, scrisse: \u201cIo sono di parere che, per la sicurezza de gli Stati, e de\u2019 prencipi loro, miglior cosa sia la severit\u00e0 del governo, che la piacevolezza; e la paura, che l\u2019amore; e la ragion si \u00e8, che il farti amare da tutto un popolo, non \u00e8 in tua potest\u00e0; ma bene \u00e8 in tua possanza il farti temere\u201d. Aspettiamo di vedere le forme in cui prender\u00e0 corpo questa esperienza\u00bb [Adriano Prosperi, <em>Tremare \u00e8 umano. Una breve storia della paura<\/em>, i Solferini 2021, p. 146]. In UE \u00e8 cronaca. \u00abBoris Johnson voleva davvero lasciare l\u2019UE. Come l\u2019ungherese Viktor Orban, Jaroslaw Kaczynski, capo del partito nazionalista Diritto e giustizia (PIS) al potere a Varsavia, vuole restarvi, ma distorcendone le regole e liberarsi del quadro giuridico che ne limita la deriva anti-democratica. Se attua il giudizio del Tribunale costituzionale, il governo polacco ha tre opzioni, scrive Piotr Buras, esperto polacco del gruppo di riflessione European Center on Foreign Relations, nel sito Balkan Insight: <em>\u201cCambiare i trattati europei, cambiare la Costituzione polacca, o un \u2018Polexit\u2019. Ma la vera battaglia sar\u00e0 su una quarta opzione, ben pi\u00f9 devastante per l\u2019UE di un nuovo \u2018exit\u2019 di un suo membro: la demolizione dell\u2019ordine giuridico UE dall\u2019interno\u201d<\/em>. \u00c8 la risposta del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki al putiferio scatenato dal verdetto del Tribunale costituzionale e alle dozzine di migliaia di compatrioti in strada con la bandiera europea\u00bb. \u00abSecondo lui, la Polonia ha ripreso in Europa il posto di cui era stata privata, le sovvenzioni sono dovute in riparazione di questa ingiustizia e le regole decise da altri non si impongono. Ma queste regole sono state accettate dai Polacchi con referendum. E per contestare l\u2019ordine giuridico che rifiuta, Morawiecki fa leva su una corte di magistrati che tutto il mondo sa agli ordini del suo partito. Non pu\u00f2 pi\u00f9, come Boris Johnson, appellarsi al voto popolare che, nei sondaggi, perderebbe. <em>\u201cLa Polonia gioca col fuoco\u201d<\/em>, ammonisce Jean Asselborn, capo della diplomazia lussemburghese. Senz\u2019altro. Ma per l\u2019UE il gioco \u00e8 altrettanto pericoloso. Per riportare Varsavia alla ragione, bloccare le decine di miliardi di euro promessi alla Polonia nel piano di rilancio europeo anti-Covid potrebbe alla lunga attizzare il risentimento di quei polacchi che si sentono ingiustamente trattati\u00bb. \u00abAttenzione, \u00e8 il diritto che viene attaccato, e la china \u00e8 viscida\u00bb [Sylvie Kaufmann, \u00abUn \u201cPolexit\u201d peut en cacher un autre\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 14\/10\/21, online]. \u00abCorruzione, autocrazia, governo dispotico: erano i pericoli cui molti speravano l&#8217;Europa orientale stesse sfuggendo quando le sue democrazie nascenti si unirono all&#8217;Unione Europea nei primi anni 2000. Invece, con preoccupazione del resto d&#8217;Europa, hanno semplicemente contrabbandato questi vizi nell&#8217;UE\u00bb [\u00abAn October revolution\u00bb, <em>The Economist<\/em>, October 23-29\/21, online].<br \/>\n\u00abL\u2019originalit\u00e0 di questa unione \u00e8 che per sua natura \u00e8 molto diversa da una alleanza fondata sulla sola sovranit\u00e0 degli Stati. Un\u2019alleanza non crea una nuova forma di sovranit\u00e0, che \u00e8 il caso dell\u2019UE\u00bb. \u00abFondamento della coesione europea, che ne ispira i valori fondamentali e lo sviluppo delle politiche, \u00e8 la necessit\u00e0 di essere uniti. Ma una semplice alleanza non offre questa garanzia di permanenza. La stabilit\u00e0 di quest\u2019ordine giuridico di Stati che hanno deciso liberamente e sovranamente di associarsi in un\u2019unione pi\u00f9 ampia per escludere in modo durevole ogni rischio di conflitto interno, suppone un livello minimo di omogeneit\u00e0 politica, implica un accordo incontestabile su dei valori politici comuni\u00bb [Thierry Chopin, \u00abL\u2019int\u00e9gration europ\u00e9enne ne peut \u00eatre r\u00e9duite \u00e0 une simple alliance entre Etats souverains\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 20\/10\/21, online]. I valori di libert\u00e0 e cittadinanza condivisi di diritto e non per concessione sovrana. Valori oggi calpestati da No Vax\/No Green Pass. \u00abPi\u00f9 siamo liberi, pi\u00f9 dobbiamo essere responsabili verso gli altri. Ma i disobbedienti non sembrano aver compreso questa proporzione: le responsabilit\u00e0 \u2013 per loro \u2013 sono da socializzare, a differenza dei benefici che invece vorrebbero mantenere privati. \u00c8 una brutta vicenda piena di contraddizioni, ignoranza e furbizia. Dove chi ne beneficia sono quei cinici senza virt\u00f9 all\u2019incetta di voti che sfruttano le contingenze della storia e le debolezze della gente. E giustificano i vizi umani, anche i pi\u00f9 bassi, nel nome di un concetto di libert\u00e0 senza cittadinanza\u00bb [Simone Maria Sepe, \u00abLa libert\u00e0 senza cittadinanza nella stagione del Green pass\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 21\/10\/21, p. 3].<br \/>\nFin dal 1947, nella traduzione italiana di <em>Autorit\u00e9 et Bien Commun. Aux fondements de la Soci\u00e9t\u00e9<\/em>, pubblicato in Francia nel 1944, Gaston Fessard indica la via: \u00abil comando del Principe cosiddetto \u2018legittimo\u2019 non basta pi\u00f9 a assicurare al cittadino di stare perseguendo il bene comune nazionale. Al contrario \u00e8 a partire dal Bene comune universale che il cittadino deve discernere se l\u2019ordine ricevuto emani dall\u2019autorit\u00e0 legittima o da un potere illegittimo, per obbedire alla prima e resistere all\u2019altro\u00bb [\u00c9ditions Ad Solem, 2015, p. 224]. In Ungheria cos\u00ec agisce \u00abun sindaco di provincia <em>\u201cconservatore e credente\u201d<\/em> contro Viktor Orban. Peter Marki-Zay, 49 anni, ha vinto al secondo turno le primarie di opposizione ungherese per le elezioni legislative di primavera 2022. Primato storico, hanno coinvolto oltre 600 mila ungheresi, che hanno designato un candidato unico di sei partiti di opposizione, dalla sinistra all\u2019estrema destra, per cercare di battere il primo ministro nazionalista che ininterrottamente governa dal 2010 questo paese di 9,8 milioni di abitanti\u00bb. \u00abSecondo i sondaggi l\u2019opposizione \u00e8 gomito a gomito col Fidesz del primo ministro uscente e ha modo di batterlo, per la prima volta in dodici anni\u00bb [Jean-Baptiste Chastand, \u00abHongrie: Orban face \u00e0 un catholique conservateur\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18\/10\/21, online].<br \/>\nSull\u2019ambiente, bene comune universale, due giovani dialogano in tweet con Greta Thunberg: \u00ab\u201cLe azioni individuali da sole non sono abbastanza, ma sono il catalizzatore del cambiamento di cui abbiamo bisogno\u201d\u00bb e \u00ab\u201cNon possiamo aspettare che i governi e le imprese facciano la cosa giusta. Se la gente non vota col portafoglio i potenti lo considereranno come un segnale che gli stessi non voteranno neanche alle elezioni per la sostenibilit\u00e0 ambientale. Se noi non agiamo, le istituzioni ci ignoreranno\u201d\u00bb. Commenta Leonardo Becchetti: \u00abIl vero \u201cpotere forte\u201d dunque alla fine siamo noi. Il gioco della comunicazione tende a mistificare questa verit\u00e0 con l\u2019obiettivo di orientare questo potere nella direzione desiderata con le leve del marketing\u00bb [\u00abUna cosa su cui Greta sbaglia\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 27\/10\/21, p.1 e 2]. Neoliberismo e marketing invece di libert\u00e0 e cittadinanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMachiavelli pensava che per il Principe fosse meglio esser temuto che amato. L\u2019America pu\u00f2 avere tratto la stessa lezione dall\u201911 Settembre. Ma la paura \u00e8 l\u2019alleato migliore? Afghanistan e Iraq sono destinati a divenire metro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17347"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17347"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17347\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17358,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17347\/revisions\/17358"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17347"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17347"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17347"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}