{"id":17340,"date":"2021-11-05T15:33:19","date_gmt":"2021-11-05T14:33:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17340"},"modified":"2021-11-05T15:33:19","modified_gmt":"2021-11-05T14:33:19","slug":"il-sesso-come-dono-e-come-compito-in-dialogo-con-giuseppe-lorizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sesso-come-dono-e-come-compito-in-dialogo-con-giuseppe-lorizio\/","title":{"rendered":"Il sesso come dono e come compito. In dialogo con Giuseppe Lorizio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ddl-zan-manifestante.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17342\" alt=\"Nation Mourns Victims Of Worst Mass Shooting In U.S. History\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ddl-zan-manifestante-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ddl-zan-manifestante-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ddl-zan-manifestante.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un breve e interessante commento per SettimanaNews, che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/societa\/il-sesso-come-dono-una-lettura-del-ddl-zan\/\">qui<\/a>, Giuseppe Lorizio individua il punto-chiave del dibattito intorno al &#8220;decreto Zan&#8221; nell&#8217;ultima delle definizioni che si trovano all&#8217;inizio del decreto. Per utilit\u00e0 riporto cui la serie di 4 definizioni che apre il testo di legge:<\/p>\n<p><em>\u00aba)\u00a0per <\/em>sesso<em> si intende il sesso biologico o anagrafico;\u00a0b)\u00a0per <\/em>genere<em> si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;\u00a0c)\u00a0per <\/em>orientamento sessuale<em> si intende l\u2019attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;\u00a0d)\u00a0per <\/em>identit\u00e0\u0300 di genere<em> si intende l\u2019identificazione percepita e manifestata di se\u0301 in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall\u2019aver concluso un percorso di transizione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Di fronte all&#8217;ultima di queste definizioni Lorizio dice che &#8220;si apre un abisso antropologico, filosofico e teologico fra quanti ritengono che l\u2019identit\u00e0 di genere si debba assumere come criterio legislativo e quanti invece vi si oppongono&#8221;. Quale \u00e8 la argomentazione che sorregge questo dissidio? Lorizio indica in un approccio &#8220;realistico&#8221; la accettazione di una &#8220;precedenza&#8221; rispetto all&#8217;uomo, che \u00e8 allo stesso tempo un &#8220;dato&#8221; e un &#8220;dono&#8221;. Questa precedenza impedirebbe di poter accettare una &#8220;prospettiva di genere&#8221; come normativa. Riporto per intero le due frasi in cui Lorizio sintetizza la sua posizione, commentando il punto d) della definizione:<\/p>\n<p><em>&#8220;Chi, come il sottoscritto, pensa che il punto\u00a0d) rappresenti una reale e non surrettizia criticit\u00e0 della proposta di legge, muove in una prospettiva di realismo, secondo la quale c\u2019\u00e8 qualcosa che ci precede e ci seguir\u00e0, per cui ad esempio non abbiamo deciso se, come e quando esistere, eppure esistiamo e viviamo e siamo chiamati, qualora non lo fossimo, a riconciliarci con la nostra esistenza.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><\/em><em>Questo vogliamo dire quando affermiamo che la vita \u00e8 \u00abdono\u00bb da raccogliere e da offrire. E della vita fa parte il \u00absesso\u00bb (punto\u00a0a) delle definizioni). Il sesso \u00e8 dono! Forse non sempre lo abbiamo insegnato e percepito cos\u00ec nella forma del cattolicesimo convenzionale, ma \u00e8 difficile sostenere il contrario. Le scelte soggettive e individuali vanno collocate in questo orizzonte di senso della vita e della morte&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>In queste parole chiare, mi pare emerga una posizione classica, con cui non solo la fede cattolica, ma anche la ragione comune hanno elaborato posizioni importanti di custodia della tradizione e della umanit\u00e0 dell&#8217;uomo. Proprio per questa lunga tradizione, Lorizio pu\u00f2 dire di non aver esultato per l&#8217;esito della votazione del 27 ottobre, dove non ha vinto nessuno: &#8220;<em>non l\u2019amore per la vita e il sesso come dono, in quanto rappresentato anche da gruppi sovranisti e inclini ai respingimenti, non il rispetto delle persone, che avrebbe meritato una legge contro la violenza omofobica tale da salvaguardarne la dignit\u00e0.&#8221;\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Penso che questo passaggio &#8220;preoccupato&#8221; del testo possa aiutare a cogliere una questione ulteriore, che dal testo non trapela, e che forse merita una specifica attenzione. Provo a spiegarla qui di seguito.<\/p>\n<p><strong>Non solo dati e doni, ma compiti<\/strong><\/p>\n<p>Il sesso, a ben vedere, non \u00e8 semplicemente un &#8220;dato naturale&#8221; che ci caratterizza originariamente, e neppure \u00e8 solo un &#8220;dono&#8221; di cui rendere grazie. Il sesso, come ogni altra parte del nostro corpo e della nostra vita, \u00e8 anche un compito. Questa categoria, che certamente \u00e8 classica, visto che intorno al sesso abbiamo costruito raffinate dottrine morali, rende molto pi\u00f9 complessa la relazione che abbiamo con il sesso, con il corpo e con la vita. Proprio perch\u00e9 siamo &#8220;animali che hanno la parola e le mani&#8221;, non possiamo mai mettere semplicemente &#8220;in asse&#8221; il dato e il dono. Tra il dato e il dono vi \u00e8 il compito, ossia il legame, la lotta, la scienza, la tecnica: vi sono mediazioni tipicamente umane. Nella parola e nelle mani la vita, il corpo e anche il sesso vengono assunti e trasformati. Per l&#8217;uomo \u00e8 cos\u00ec fin dall&#8217;origine. Con la parola e con le mani, che l&#8217;uomo ha ricevuto da Dio, l&#8217;uomo trasforma la vita, il corpo e il sesso e diventa a immagine e somiglianza di Dio. Non come posto o dato, ma come compiuto. Nell&#8217;inizio che l&#8217;uomo riceve \u00e8 scritto l&#8217;inizio che deve diventare.<\/p>\n<p>Questa differenza implica che la prospettiva, da Lorizio indicata come &#8220;soluzione&#8221;, ossia la &#8220;riconciliazione&#8221; abbia assunto, nel corso dei secoli, volti e forme assai diverse. Certo, da sempre tra dato e dono non vi \u00e8 stata, per l&#8217;uomo, perfetta coincidenza. Ed \u00e8 giusto ricordare che, per mettere in pari la esperienza, una via classica, mai del tutto esaurita e spesso anche vincente, \u00e8 stata ed resta la riconciliazione, la accettazione, la resa, la obbedienza. Ma il mondo tardo moderno, correndo il rischio di &#8220;voler tutto ridurre sotto il proprio controllo&#8221;, e di disobbedire all&#8217;infinito, ha scoperto &#8220;mediazioni nuove&#8221;, in cui le &#8220;mani&#8221; hanno insegnato qualcosa alla parola. Qui io credo che la tradizione del &#8220;compito&#8221;, ossia la tradizione etica, ha conosciuto nuove aperture, nuove crisi e nuove opportunit\u00e0. Provo a fare due esempi.<\/p>\n<p><strong>Due dati\/doni classici: essere schiavi ed essere cardiopatici gravi<\/strong><\/p>\n<p>La storia della ragione comune, e anche della riflessione teologica, ha conosciuto a lungo forme di &#8220;riconciliazione&#8221; nella vita dei soggetti, che riguardavano la loro condizione &#8220;sociale&#8221; o &#8220;naturale&#8221;. Che cosa significava, nel mondo antico o moderno, essere &#8220;nati schiavi&#8221;? Era un &#8220;dato&#8221; che poteva certamente essere vissuto come &#8220;dono&#8221;. E cos\u00ec \u00e8 stato. Ma da quando l&#8217;idea di schiavit\u00f9 \u00e8 stata culturalmente esclusa dalla dignit\u00e0 umana, \u00e8 nata una &#8220;riconciliazione diversa&#8221;: si sono cambiati i rapporti sociali mediante nuove leggi e si \u00e8 creato un mondo senza schiavit\u00f9 (almeno senza schiavit\u00f9 formale). Non \u00e8 stato un fenomeno lineare: anche in un tale mondo &#8220;nuovo&#8221; potevano esserci regole per cui una donna di colore doveva liberare il posto in autobus se sul bus saliva un uomo bianco. La stessa cosa, su un piano diverso, \u00e8 accaduta per i soggetti cardiopatici gravi. Essi erano chiamati, per lunghissima tradizione, ad assumere il &#8220;dato&#8221; imbarazzante come un &#8220;dono&#8221; e se ne facevano una ragione. E potevano riconciliarsi con la loro malattia ed essere capaci di vivere la vita intera come un dono. Ma quando \u00e8 nata la &#8220;possibilit\u00e0 tecnologica&#8221; del trapianto di cuore, la relazione tra dato e dono \u00e8 mutata. C&#8217;\u00e8 stato un compito intermedio, una lotta, una ricerca, una sperimentazione, una &#8220;infrazione\/sostituzione della natura&#8221; che ha aperto spazi di vita, di esperienza e di speranza nuovi e prima inconcepibili.<\/p>\n<p><strong>La legge e il compito, tra dato e dono<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 ho proposto questi due esempi, che possono anche apparire impertinenti rispetto al tema? Perch\u00e9 in questa relazione tra &#8220;dato&#8221; e &#8220;dono&#8221;, che possiamo applicare al sesso, al corpo e alla vita intera, non possiamo leggere ogni passaggio culturale forte, dove entrano nuove parole o nuove tecnologie, solo con la categoria di &#8220;abisso antropologico&#8221;. Perch\u00e9 \u00e8 lo stesso uomo\/donna ad essere costitutivamente abissale. E la trasformazione della identit\u00e0 sessuale non inizia quando qualcuno pensa di &#8220;cambiare sesso&#8221;, ma quando la cultura comune non pensa pi\u00f9 il sesso come una semplice dotazione per la generazione. Questa &#8220;trasformazione della intimit\u00e0&#8221; \u00e8 un fenomeno che ha ormai 200 anni e che \u00e8 parallelo ad una diversa comprensione della legge.\u00a0 Essa non dischiude semplicemente uno sguardo benevolo sul &#8220;delirio di un uomo manipolatore&#8221;, ma riesce a dare soluzione a questioni nuove, che sono e restano urgenti. Ma qui, appunto, occorre uscire da una visione della legge esclusivamente pedagogica, e aprirsi ad una funzione con cui la legge riconosce una sofferenza nuova e un nuovo diritto. Sar\u00e0 sempre possibile pensare che una eventuale legge sulla disciminazione sessuale potrebbe favorire il capriccio di chi volesse provare ad essere uomo, essendo donna o donna essendo uomo. Ma questa valutazione \u00e8 tipica di chi pensa il problema dal di\u00a0 fuori. La tutela di coloro che non si percepiscono sul piano del genere in asse rispetto al loro sesso costituisce una questione vera, una esperienza profonda e dura, rispetto a cui l&#8217;abisso antropologico rischia di essere anzitutto quello di chi rischia di intenderla solo come il frutto di una &#8220;campagna di stampa&#8221; o di una &#8220;lobby di potere&#8221;.<\/p>\n<p>Tra il dato naturale e il dono di senso vi \u00e8 lo spazio aperto e complesso del compito. Questa non \u00e8 una invenzione moderna. In questo spazio \u00e8 possibile legiferare bene o male. Ma non credo che si possa semplicemente ridurre il compito al dono o al dato. Questo sarebbe, in sostanza, restare ad una impostazione che, non solo teologicamente, sarebbe troppo dipendente da un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Sia chiaro, ci\u00f2 non significa affatto che la decisione di un soggetto che &#8220;vuole cambiare sesso&#8221; (psicologicamente o fisicamente) possa essere collocata immediatamente n\u00e9 nel campo dei diritti soggettivi cui dare tutela diretta, n\u00e9 nel campo dei capricci che meritano solo un riprovero o una sanzione. Ci sono ordinamenti che non concepiscono neppure l&#8217;idea di tutelare queste scelte. Ci sono ordinamenti che le permettono persino ad un minore. Il discernimento resta necessario e prezioso: ma non pu\u00f2 essere risolto con il rimando immediato n\u00e9 al dato n\u00e9 al dono. Poich\u00e9 il sesso non \u00e8 mai solo &#8220;natura&#8221; n\u00e9 solo &#8220;grazia&#8221;, ma cammino storico e passaggio coscienziale, comprensione generazionale del rapporto tra genere e sesso. Questa complessit\u00e0 esige a mio avviso categorie pi\u00f9 complesse. Ma non per questo meno urgenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un breve e interessante commento per SettimanaNews, che si pu\u00f2 leggere qui, Giuseppe Lorizio individua il punto-chiave del dibattito intorno al &#8220;decreto Zan&#8221; nell&#8217;ultima delle definizioni che si trovano all&#8217;inizio del decreto. 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