{"id":17329,"date":"2021-10-23T12:25:25","date_gmt":"2021-10-23T10:25:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17329"},"modified":"2021-10-23T12:25:25","modified_gmt":"2021-10-23T10:25:25","slug":"lautorita-delle-lingue-parlate-un-importante-decreto-vaticano-sulle-traduzioni-liturgiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lautorita-delle-lingue-parlate-un-importante-decreto-vaticano-sulle-traduzioni-liturgiche\/","title":{"rendered":"L&#8217;autorit\u00e0 delle lingue parlate.  Un importante Decreto vaticano sulle traduzioni liturgiche"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/tradurre.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10421\" alt=\"tradurre\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/tradurre-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/tradurre-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/tradurre.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;altro ieri, 22 ottobre, \u00e8 stato approvato un <a href=\"https:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2021\/10\/22\/0683\/01452.html#ita\">Decreto<\/a>\u00a0della Congregazione per il culto e la disciplina dei Sacramenti, che interviene come una dettagliata precisazione del contenuto del MP\u00a0<em>Magnum Principium <\/em>(2017). Si tratta di ristabilire una relazione corretta tra diversi piani della esperienza ecclesiale: tra lingua latina e lingue parlate, tra testo liturgico e Conferenze Episcopali, tra Conferenze Episcopali e Congregazioni romane. Non si potrebbe capire questo documento se non si facesse memoria di quanto \u00e8 accaduto nell&#8217;ultimo ventennio: la pretesa di &#8220;regolare&#8221; i conflitti di interpretazione a riguardo della &#8220;traduzione dei testi liturgici&#8221; con una logica unilateralmente deduttiva. Pensare le lingue parlate come &#8220;traduzione dal latino&#8221; e le competenze dei Vescovi come irrilevanti rispetto alle Congregazioni aveva portato all&#8217;esito inevitabile: le nuove traduzioni o venivano bloccate o, se approvate, creavano imbarazzo. Ci\u00f2 dipendeva da un duplice punto cieco, nel quale ci eravamo infilati senza discernimento: l&#8217;idea che in liturgia le lingue parlate fossero una &#8220;concessione&#8221;. E che la vera competenza su ogni lingua spettasse soltanto alla Sede Romana. Questa lettura, diffidente verso le &#8220;lingue moderne&#8221; perch\u00e9 nostalgica di una universalit\u00e0 cattolica identificata con la lingua latina, confidava di poter essere fedele alla tradizione solo a due condizioni. Se il latino restava la lingua della esperienza e se Roma poteva controllare il passaggio dal latino (su cui resta obiettivamente forte) ad ogni altra lingua. Controllando la &#8220;fonte&#8221;, la universalit\u00e0 sembrava assicurata e la pace garantita. Ma il disegno era clamorosamente ingenuo e senza alcuna possibilit\u00e0 di riuscita.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il Concilio aveva gi\u00e0 compreso, in modo irreversibile, che le cose stanno in modo meno lineare e molto pi\u00f9 complesso. Proviamo a dirlo in alcuni punti:<\/p>\n<p>a) La esperienza della fede non si vive e non si esprime pi\u00f9 immediatamente in latino. Questo \u00e8 vero da alcuni secoli, ma \u00e8 diventato evidente, anche a Roma, dal momento in cui il latino non \u00e8 pi\u00f9 lingua madre per nessuno. Come lingua &#8220;tecnica&#8221;, il latino ha perso tutto lo strato simbolico e metaforico che si addice solo a &#8220;lingue vive&#8221;. Non essendo pi\u00f9 parlato dai bambini, dalle mamme, dai comici e dai poeti, \u00e8 uscito dall&#8217;uso primario. Si pu\u00f2 usare, ma solo come lingua tecnica. Ma la liturgia non \u00e8 una tecnica!<\/p>\n<p>b) Questo significa che noi facciamo esperienza della fede anzitutto in lingue diverse dal latino. Che cos\u00ec diventano &#8220;fonte&#8221; della nostra espressione, oltre che della nostra esperienza. Per questo, le versioni dei testi latini nelle lingue moderne non debbono riconoscere solo la forza del latino come lingua di partenza, ma anche la forza delle lingue parlate come lingue di arrivo.<\/p>\n<p>c) Questo cambia anche le competenze ecclesiali. La prima competenza di sintesi non pu\u00f2 essere quella romana, ma quella &#8220;locale&#8221;, dove la sintesi tra latino e lingua parlata viene vissuta &#8220;materno more&#8221; e &#8220;paterno sensu&#8221;. La pretesa di controllare da Roma l&#8217;uso dell&#8217;inglese in Australia o in Kenia o in Nuova Zelanda perdeva di vista la logica delle lingue e della esperienza di fede sul piano esperienziale ed espressivo.<\/p>\n<p>d) Per questo la &#8220;liturgia autentica&#8221; pu\u00f2 essere solo quella fedele. Ma la fedelt\u00e0 deve essere accuratamente valutata su tre diversi piani, che si intersecano e non permettono mai ad un livello di prevaricare sugli altri. Lo dicono in modo esemplare in 4 numeri del recentissimo decreto (nn.20-23). Li riporto qui integralmente:<\/p>\n<p><em>20. Il can. 838, \u00a7 3 chiede alle Conferenze Episcopali di \u201cpreparare fedelmente le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti\u201d. L\u2019avverbio\u00a0<\/em>fedelmente<em><b>\u00a0<\/b>comporta una <\/em>triplice fedelt\u00e0<em>: anzitutto al testo originale, quindi alla lingua peculiare in cui si traduce e infine alla comprensibilit\u00e0 del testo da parte dei destinatari introdotti nel vocabolario della rivelazione biblica e della tradizione liturgica.<\/em><\/p>\n<p><em>21. Fedelt\u00e0 anzitutto al testo originale, ossia in lingua latina, presente nei libri liturgici tipici del Rito Romano. Resta inteso che, trattandosi di traduzione, il testo latino funge sempre da riferimento in caso di dubbio circa il senso corretto. Non si pu\u00f2 escludere, in seconda battuta, che come ausilio interpretativo ci si possa riferire anche alla versione dei testi liturgici in una lingua maggiormente diffusa gi\u00e0 confermata dalla Sede Apostolica.<\/em><\/p>\n<p><em>22. Fedelt\u00e0 poi alla lingua in cui avviene la traduzione, dal momento che ogni lingua presenta peculiarit\u00e0 proprie. La diligenza della traduzione consiste nel coniugare il rispetto del carattere proprio di ciascuna lingua con il rendere \u201cpienamente e fedelmente il senso del testo originale latino\u201d.<sup>[30]<\/sup><\/em><\/p>\n<p><em>23. Fedelt\u00e0 infine alla comprensibilit\u00e0 e alle \u201cnecessit\u00e0 spirituali\u201d<sup>[31]<\/sup>\u00a0da parte dei destinatari, tenendo conto che \u201cil testo liturgico, in quanto segno rituale, \u00e8 mezzo di comunicazione orale\u201d.<sup>[32]<\/sup>\u00a0Il lavoro di traduzione esige tra l\u2019altro attenzione ai diversi generi letterari (orazioni presidenziali, acclamazioni, canti, monizioni, ecc.) come al fatto che vi sono testi destinati alla proclamazione, all\u2019ascolto, ad essere proferiti coralmente. Resta inteso, che il linguaggio liturgico \u2013 termini, elementi, segni \u2013 ha bisogno nella catechesi di essere spiegato alla luce della Sacra Scrittura e della tradizione cristiana.<\/em><\/p>\n<p>La &#8220;triplice fedelt\u00e0&#8221; illustra bene il fine, che \u00e8 la &#8220;partecipazione attiva&#8221; del popolo all&#8217;atto di culto. L&#8217;opera di traduzione, infatti, non guarda solo al passato, ma anche e anzitutto al futuro. Ci\u00f2 viene sottolineato con molta propriet\u00e0 al n. 13<\/p>\n<p><em>13. La preparazione della versione dei libri liturgici suppone un quadro valutativo che tenga anzitutto conto della lingua,<sup>[20]<\/sup>\u00a0delle sue prerogative e della sua diffusione, avendo uno sguardo rivolto al futuro prossimo del suo uso, a partire dal suo apprendimento da parte delle giovani generazioni. L\u2019adozione nella liturgia di lingue vernacole deve tener conto, tra l\u2019altro, che il criterio fondamentale \u00e8 la partecipazione del popolo alle celebrazioni liturgiche e non convenienze di altro tipo, come risvolti socio-identitari.<\/em><\/p>\n<p>Proprio qui si gioca il ruolo che il &#8220;magnum principium&#8221; svolge nel guidare l&#8217;opera di traduzione. Cos\u00ec come formulato nel documento del 2017, risuona ora al n. 19:<\/p>\n<p><em>19. Infatti, \u201cfine delle traduzioni dei testi liturgici e dei testi biblici, per la liturgia della parola, \u00e8 annunciare ai fedeli la parola di salvezza in obbedienza alla fede ed esprimere la preghiera della Chiesa al Signore. A tale scopo bisogna fedelmente comunicare ad un determinato popolo, tramite la sua propria lingua, ci\u00f2 che la Chiesa ha inteso comunicare ad un altro per mezzo della lingua latina. Sebbene la fedelt\u00e0 non sempre possa essere giudicata da parole singole ma debba esserlo nel contesto di tutto l\u2019atto della comunicazione e secondo il proprio genere letterario, tuttavia alcuni termini peculiari vanno considerati anche nel contesto dell\u2019integra fede cattolica, poich\u00e9 ogni traduzione dei testi liturgici deve essere congruente con la sana dottrina\u201d.<\/em><sup><br \/>\n<\/sup><\/p>\n<p>Il principio della &#8220;traduzione dinamica&#8221; indica precisamente la condizione &#8220;storica&#8221; della lingua latina. E&#8217; una fonte, ma \u00e8 situata. E la correlazione tra latino e lingue parlate \u00e8 operazione non semplice, bens\u00ec complessa, perch\u00e9 non \u00e8 univoca, ma biunivoca. Il latino ci permette di capire l&#8217;italiano, ma l&#8217;italiano ci permette di capire il latino. Per rispettare questa complessit\u00e0 occorre una &#8220;normativa articolata di competenze diverse&#8221;. Questo \u00e8 l&#8217;intento fondamentale del Decreto, che sblocca in modo lungimirante una situazione che risultava paralizzata. Perch\u00e9 la lettura ideologica degli ultimi 20 anni chiedeva al latino di essere quello che non \u00e8 pi\u00f9 da secoli e alle lingue parlate di non essere quello che sono ormai diventate da secoli: luoghi di esperienza e di espressione primaria del Mistero pasquale. Ossia &#8220;autorit\u00e0&#8221; di cui il latino deve tenere conto. Il nuovo Decreto offre nel dettaglio la forma amministrativa e strutturale di questo importante riconoscimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro ieri, 22 ottobre, \u00e8 stato approvato un Decreto\u00a0della Congregazione per il culto e la disciplina dei Sacramenti, che interviene come una dettagliata precisazione del contenuto del MP\u00a0Magnum Principium (2017). 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