{"id":17309,"date":"2021-10-02T15:21:19","date_gmt":"2021-10-02T13:21:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17309"},"modified":"2021-10-02T15:22:51","modified_gmt":"2021-10-02T13:22:51","slug":"loccidentalizzazione-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/loccidentalizzazione-del-mondo\/","title":{"rendered":"L&#8217;occidentalizzazione del mondo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abVent\u2019anni fa l&#8217;America decise di rimodellare l&#8217;ordine mondiale dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre. Oggi \u00e8 facile concludere che la sua politica estera \u00e8 stata abbandonata su una pista dell&#8217;aeroporto di Kabul\u00bb [\u00abAmerica and the World. The real lessons from 9\/11\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 11-17\/9\/21, online]. Ma secondo un sondaggio Yougov \u00abcondotto tra il 4 e il 7 settembre, il 43% degli americani crede che la \u2018guerra al terrore\u2019, incluse operazioni militari all\u2019estero e pi\u00f9 sicurezza e sorveglianza in patria, sia \u2018valsa la pena\u2019\u00bb [\u00abDaily chart. Twenty years after 9\/11, Americans give Joe Biden poor marks on terrorism\u00bb, <em>The Economist Today<\/em>, 20\/9\/21, online]. \u00abLa politica estera \u00e8 guidata dagli eventi e dalla strategia: Bush ha governato su una piattaforma di conservatorismo compassionevole, non di guerra al terrorismo. Biden deve improvvisare risposte a un&#8217;et\u00e0 turbolenta. Ma non dovrebbe pensare che una politica estera subordinata a quella interna ridar\u00e0 vita alla pretesa dell&#8217;America di guidare il mondo\u00bb [\u00abAmerica and the World. The real lessons from 9\/11\u00bb, <em>The Economist<\/em>, cit.].<br \/>\n\u00abTrump ha confermato i sospetti di molti che gli ideali professati dell&#8217;America camuffino l&#8217;esercizio del potere per interessi personali, dando un quadro buio della storia dell&#8217;America. \u201cCi sono un sacco di assassini. Pensi che il nostro paese sia cos\u00ec innocente?\u201d, ha chiesto nel 2017 difendendo Putin in un&#8217;intervista su Fox News\u00bb [\u00abAshes from ashes. How America wasted its unipolar moment\u00bb, ibid.].<br \/>\nAntico delitto che si ripete nell\u2019occidentalizzazione del mondo.<br \/>\n<em><strong>L\u2019occidentalizzazione del mondo<\/strong><\/em>,\u00abun complesso di valori il cui tratto dominante \u00e8 l\u2019universalit\u00e0\u00bb [Serge Lautoche, tr.it. Bollati Boringhieri 1992, p. 42, ed.or. la D\u00e9couverte 1989]. \u00abL\u2019Occidente si \u00e8 identificato quasi completamente con il paradigma deterritorializzato cui ha dato origine. L\u2019importante, a nostro avviso, \u00e8 la credenza, inaudita sulla scala del cosmo e delle culture, in un tempo cumulativo e lineare e l\u2019attribuzione all\u2019uomo della missione di dominare totalmente la natura, da una parte; e la credenza nella ragione calcolatrice per organizzare la sua azione, dall\u2019altra. Questo immaginario sociale che svela il programma della modernit\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8 esplicitato in Newton e in Descartes, ha chiaramente origine nel fondo culturale ebraico, nel fondo culturale greco e nella loro fusione. Al di fuori dei miti che fondano la pretesa al dominio della natura e al di fuori dello schema continuo, lineare e cumulativo del tempo, le idee di progresso e di sviluppo non hanno a rigore alcun senso e le pratiche tecniche ed economiche che ne derivano sono del tutto impossibili perch\u00e9 insensate o proibite\u00bb. \u00abIrriducibile al territorio, l\u2019Occidente non \u00e8 soltanto una entit\u00e0 religiosa, etica, razziale o anche economica. L\u2019Occidente come unit\u00e0 sintetica di queste diverse manifestazioni \u00e8 una entit\u00e0 \u2018culturale\u2019, un fenomeno di civilt\u00e0. Bisogna tuttavia intendersi sul senso di questi termini e individuare la specificit\u00e0 di questa civilt\u00e0\u00bb [ivi, pp. 48-9]. \u00abChe si metta l\u2019accento sugli ingranaggi economici o su quelli tecnici, sulla mimesi o sulla costrizione burocratica, l\u2019hybris del sistema consiste proprio nell\u2019assenza di controllo del nostro controllo della natura, secondo la formula di Marshall Sahlins. Questo progetto \u00e8 anticulturale non soltanto perch\u00e9 \u00e8 puramente negativo e uniformizzante (perch\u00e9 si possa parlare di una cultura bisogna che ve ne siano almeno due\u2026), ma soprattutto perch\u00e9 non fornisce risposta al problema dell\u2019esistenza sociale dei \u2018perdenti\u2019. Integrando in astratto il mondo intero, elimina in concreto i \u2018deboli\u2019 e d\u00e0 diritto di vita e cittadinanza soltanto ai pi\u00f9 efficienti: da questo punto di vista \u00e8 il contrario di una cultura che implica una dimensione olistica; la cultura fornisce una soluzione alla sfida dell\u2019essere per tutti i suoi membri\u00bb [ivi, 58].<br \/>\n\u00abL\u2019occidentalizzazione \u00e8 un processo economico e culturale con doppio effetto; universale per la sua espansione e la sua storia; riproducibile per il carattere del modello dell\u2019Occidente e la sua natura di \u2018macchina\u2019. In entrambi i casi, il punto di arrivo ideale \u00e8 l\u2019accesso uguale di tutti e per ciascuno ai benefici della \u2018macchina\u2019; sia perch\u00e9 ogni gruppo umano potrebbe riprodurre a proprio profitto una tale \u2018macchina\u2019, sia perch\u00e9, essa sola, la \u2018macchina\u2019, estenderebbe a tutti i suoi benefici. Ponendosi come modello la macchina occidentale si presenta come accessibile a tutti. Ciascuno pu\u00f2 costruire una simile meraviglia per proprio conto\u00bb [ivi, p. 63]. \u00abIl problema per questa leggenda rosa \u00e8 che questa doppia universalit\u00e0 si tradisce proprio per questa dualit\u00e0. I due processi mimetici si neutralizzano e contraddicono. La riproducibilit\u00e0 non \u00e8 universale perch\u00e9 implica l\u2019espansione. Pi\u00f9 essa tocca il nocciolo duro del sistema, pi\u00f9 \u00e8 difficile, conflittuale e limitata. Dal canto suo l\u2019espansione riguarda soltanto la propagazione dell\u2019uniformit\u00e0 culturale a scapito della creativit\u00e0 locale. Il mimetismo dello sviluppo non \u00e8 altro che una caricatura tragica dell\u2019universalit\u00e0, all\u2019ombra della quale si perpetua una dominazione di fatto dei \u2018signori anonimi della macchina\u2019\u00bb [ivi, p. 64].<br \/>\nNon pi\u00f9 anonimi: \u00ab\u201cogni volta si ripete lo stesso copione: la piattaforma di Facebook viene usata a fini malevoli, magari per condizionare elezioni politiche, organizzare l\u2019assalto al Congresso, attaccare minoranze etniche. I tecnici di sicurezza che governano la rete se ne accorgono e danno l\u2019allarme, ma non succede nulla di significativo. Cos\u00ec i social producono grossi danni ai sistemi politici e sociali. A quel punto l\u2019azienda \u00e8 costretta e correre ai ripari e i suoi capi, chiamati a rendere conto dei guai combinati, si scusano promettendo che non sbaglieranno pi\u00f9. Ma non cambia nulla. Lo abbiamo raccontato nel nostro libro e cerchiamo di spiegare anche perch\u00e9: per cambiare davvero Mark Zuckenberg dovrebbe rinunciare al suo business model basato su un aumento impetuoso del traffico e delle connessioni sulle sue reti sociali senza tanti vincoli e controlli che rallenterebbero la crescita di fatturato e profitti\u201d. Sheera Frenkel e Cecilia Kang raccontano a <em>la Lettura<\/em> come anni di lavoro a Facebook per il New York Times abbiano consentito loro non solo di svelare successi ed errori del gigante mondiale delle reti sociali \u2013 scavando in vicende gravi come lo scandalo Cambridge Analytica, le interferenze russe nelle elezioni Usa del 2016 e l\u2019uso delle sue piattaforme per organizzare l\u2019assalto al Congresso del 6 gennaio scorso\u00bb [Massimo Gaggi, \u00abRassegnatevi: Facebook non cambier\u00e0\u00bb, <em>la Lettura<\/em>, 12\/9\/2021, p. 14]. Cambridge Analytica, fallita nel 2018 e ora Emerdata, manipol\u00f2 pro-Trump paure e rabbie web degli elettori, come poi Luca Morisi pro-Salvini.<br \/>\n\u00abL\u2019odiatore collettivo si sente protetto dell\u2019anonimato, dall\u2019abuso di profili fake, dalla peculiarit\u00e0 espressiva del mezzo, da una sorta di immunit\u00e0 virtuale\u00bb. \u00abSembra che la regola non scritta della rete sia questa: non importa chi odiare, l\u2019importante \u00e8 odiare qualcuno\u00bb [Aldo Grasso, \u00abIeri, Goggi e domani: l\u2019odio senza tempo\u00bb, <em>Corriere della Sera<\/em>, 19\/9\/21, p.1]. Odio reciproco tra gli odiatori che manifestano senza proteggersi nella silente, mortale pandemia; odio a servizio dei signori del web in occidente e dei despoti in Cina e altrove, facce dello stesso totalitarismo globale. \u00abPer Julien Nocetti, docente ricercatore all\u2019Accademia di Saint Cyr, \u00e8 in atto una forma di ibridazione: \u201cle piattaforme assumono funzioni sovrane mentre gli stati si trasformano in reti\u201d\u00bb [Marc-Olivier Bherer, \u00abLes habits neufs de l\u2019h\u00e9g\u00e9monie am\u00e9ricaine\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 2\/10\/21, online]. Un buio quadro di paura e odio.<br \/>\nMa \u00abse l\u2019Occidente ci \u00e8 apparso come quella macchina infernale che stritola gli uomini e le culture per fini insensati che nessuno conosce e il cui punto di arrivo rischia di essere la morte, non \u00e8 soltanto questo. Nel progetto ellenico-giudeo-cristiano c\u2019\u00e8 l\u2019aspirazione a un\u2019umanit\u00e0 fraterna\u00bb [Latouche, cit., p. 142]. \u00abPoich\u00e9 non c\u2019\u00e8 speranza di fondare alcunch\u00e9 di durevole sulla truffa di una pseudo-universalit\u00e0 imposta dalla violenza e perpetuata dalla negazione dell\u2019Altro, vale la pena di fare la scommessa che ci sia uno spazio comune di coesistenza fraterna da scoprire e da costruire\u00bb [ivi, p. 149]. Dopo l\u201911 Settembre e il fallimento afghano, USA-UK-Australia scommettono sui sommergibili atomici, mentre \u00abper uscire davvero dall\u201911 Settembre \u00e8 necessaria una nuova lettura del mondo: abbandonare il concetto di \u2018scontro delle civilt\u00e0\u2019 e sostituirlo con quelli di sviluppo condiviso e di giustizia globale. Occorrono obiettivi espliciti e verificabili di prosperit\u00e0 condivisa e la definizione di un nuovo modello di sviluppo, durevole e equo, in cui ogni regione del pianeta pu\u00f2 trovare posto\u00bb [Thomas Piketty, \u00abSortir du 11-Septembre\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 12-13\/9\/21, online]. Lo \u2018scontro delle civilt\u00e0\u2019 e l\u2019occupazione militare rafforzano l\u2019avversario e rischiano di continuare a illuderci che basti il libero mercato a distribuire ricchezza, scordando la forte gerarchizzazione dell\u2019economia mondiale, in cui i paesi non combattono a armi uguali. L\u2019arricchimento occidentale e oggi cinese poggia sempre sullo sfruttamento sfrenato delle risorse umane e naturali del pianeta, abbandonando i profughi mentre ci si accaparrano le materie prime. \u00abSe si accetta il principio della divisione dei vantaggi fra tutti i paesi, evidentemente vanno discussi i criteri di attribuzione e le regole da rispettare per averne diritto. Sar\u00e0 occasione di definire regole precise e esigenti nel rispetto dei diritti degli esseri umani e in specifico di donne e minori, valide per i talebani e per tutti i paesi che desiderano beneficiare della manna\u00bb, tracciando le ricchezze illecite e applicando ovunque le stesse regole. \u00abIl tempo del libero-scambio incondizionato \u00e8 finito: la prosecuzione degli scambi deve dipendere da indicatori sociali e ambientali obiettivi\u00bb. \u00abCerto si pu\u00f2 comprendere che Biden desideri voltare al pi\u00f9 presto la pagina degli scontri di civilt\u00e0. Per gli Stati Uniti la minaccia non \u00e8 pi\u00f9 islamista: \u00e8 cinese e soprattutto interna, con le sue fratture sociali e razziali che minacciano il paese e le sue istituzioni in una quasi-guerra civile. Ma di fatto la sfida cinese come la sfida sociale interna troveranno soluzione solo nella trasformazione del modello economico\u00bb. \u00abUscire dall\u201911 settembre non significa un nuovo isolazionismo, ma una nuova ventata di internazionalismo e di sovranismo universale\u00bb [ibid.].<br \/>\n\u00c8 l\u2019agenda ricordata da Latouche, lascito millenario di una necessaria convivenza fraterna che oggi ha spazio politico in UE. Nel viaggio del 12-15 settembre a Budapest e in Slovacchia, \u00abdecisamente contro corrente rispetto alle paure europee, il capo della Chiesa cattolica si \u00e8 sforzato anzitutto di sdrammatizzare la diversit\u00e0 culturale e sociale. Visitando quello che ha definito \u2018ghetto\u2019 rom a Kosice in Slovacchia, ha voluto mostrare che questo pluralismo \u00e8 costitutivo dell\u2019Europa, bench\u00e9 non sia mai stato semplice viverlo e implichi continui sforzi di integrazione. Ha parlato a favore d\u2019una diversit\u00e0 culturale consapevolmente accettata\u00bb. \u00abIn quattro giorni il papa non ha spesso pronunciato la parola \u2018migranti\u2019, ma tutti l\u2019hanno sentita come un basso continuo. Non senza malizia Francesco ha precisato a fine viaggio che i dirigenti ungheresi, con il primo ministro Viktor Orban campione del movimento anti-immigrazione, non avevano affrontato la questione\u00bb. \u00abOggi diversit\u00e0 religiosa e secolarizzazione non vanno considerate minacce, ma \u201cmessaggi di apertura e di pace\u201d. Rivendicare le proprie radici ha senso solo se si sa \u201cguardare all\u2019avvenire\u201d, ha detto ai vescovi ungheresi. Non basta vantarsi del simbolo della croce, come certi politici alla Matteo Salvini, leader dell\u2019estrema destra in Italia, per essere fedeli al messaggio di colui che fu crocefisso duemila anni fa\u00bb. \u00abInfine papa Francesco ha fatto ancora una volta la lezione all\u2019Unione europea. La pandemia, \u201cla prova\u201d del nostro tempo, ricorda che la tentazione del ciascun per s\u00e9 \u00e8 sempre presente. \u201cL\u2019Europa non si deve accontentare di essere un \u2018comitato di gestione\u2019\u201d, ha detto nel ritorno in aereo. \u201cDeve rinnovare i sogni dei Padri Fondatori\u201d. \u00c8 ben un messaggio di audacia e creativit\u00e0 che il papa ha scandito nella visita, rivolto agli europei chiamati a non \u201ctrincerarsi in un cattolicesimo difensivo\u201d\u00bb [\u00ab\u00c9ditorial. Le pape \u00e0 contre-courant des peurs europ\u00e9ens\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 17\/9\/21, online].<br \/>\nVissuto nel tritacarne argentino precursore del neoliberismo e della lotta delle culture, nel millenario ministero papale Francesco dice la svolta della modernit\u00e0, anch\u2019essa millenaria come scrive Luciano Canfora: \u00abAlessandro, figura inquietante, demonica, eccessiva in ogni sua manifestazione, anche nel modo drammatico in cui \u00e8 morto \u2013 spropositata la sua fine da ogni punto di vista \u2013 ha mutato il mondo iranico e il mondo egizio in una parte della grecit\u00e0. Ha creato quello che gli storici moderni, dall\u2019Ottocento in avanti, chiamano Ellenismo, cio\u00e8 la mescolanza di una civilt\u00e0 di partenza, quella greca, con due civilt\u00e0 altissime e antichissime, quella persiana achemenide e quella egizia faraonica. Si potrebbe dire che con l\u2019Ellenismo Alessandro abbia creato il mondo moderno. Roma affiora alla civilt\u00e0 facendosi anch\u2019essa citt\u00e0 ellenistica\u00bb. \u00abIl 1918 \u00e8 un\u2019altra data epocale di questa storia, perch\u00e9 segna la fine di quattro imperi. Collassano, contemporaneamente o quasi, l\u2019Impero ottomano, l\u2019Impero austro-ungarico, l\u2019Impero tedesco e l\u2019Impero russo. Per questo tale anno pu\u00f2 essere considerato l\u2019inizio della storia nella quale ancora noi viviamo\u00bb [<em>Mediterraneo, una storia di conflitti<\/em>, Castelvecchi 2016, p. 27 e p. 39].<br \/>\nIn questa storia europea ora globale in cui ancora viviamo, \u00abcontrariamente a ci\u00f2 che pensavano (o speravano) i sovranisti, l\u2019Unione europea (Ue) ha dimostrato di essere viva e vegeta, non gi\u00e0 il \u201cmorto che cammina\u201d (denunciato da Marine Le Pen e dai suoi amici italiani). Il bicchiere \u00e8 per\u00f2 risultato mezzo vuoto nelle politiche la cui decisione \u00e8 controllata (o condizionata) dagli stati membri\u00bb [Sergio Fabbrini, \u00abVon der Leyen tra successi e aspettative deluse\u00bb, <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 19\/9\/21, p. 1]. In un orizzonte globale sempre pi\u00f9 buio, \u00e8 l\u2019ora dell\u2019Europa della difesa. Dell&#8217;UE pienamente democratica, quale ancora non \u00e8, che difende se stessa e l\u2019umanit\u00e0 con l\u2019unica vera arma, quella dei diritti umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abVent\u2019anni fa l&#8217;America decise di rimodellare l&#8217;ordine mondiale dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre. 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