{"id":17266,"date":"2021-09-02T10:04:50","date_gmt":"2021-09-02T08:04:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17266"},"modified":"2021-09-02T10:04:50","modified_gmt":"2021-09-02T08:04:50","slug":"la-coscienza-e-i-papi-come-evitare-una-deformazione-liturgica-dei-seminaristi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-coscienza-e-i-papi-come-evitare-una-deformazione-liturgica-dei-seminaristi\/","title":{"rendered":"La coscienza e i papi: come evitare una deformazione liturgica dei seminaristi?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/USAseminar.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-17267\" alt=\"USAseminar\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/USAseminar.jpg\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nella sua famosa lettera al duca di Norfolk, il card. Newman scriveva: &#8220;La coscienza \u00e8 il primo di tutti i vicari di Cristo&#8221;. E&#8217; una frase talmente nota che viene citata giustamente anche dal CCC, al numero 1778, dedicato al giudizio della coscienza morale. Questa affermazione mette in guardia la tradizione cattolica da un pericolo, che si \u00e8 molto accentuato negli ultimi 200 anni: quello di fare del papa, vicario di Cristo, una sorta di &#8220;schermo&#8221;, di &#8220;scappatoia&#8221;, di &#8220;riparo&#8221; o di &#8220;alibi&#8221; della coscienza. Questa frase, con le sue conseguenze, mi \u00e8 balzata in mente, non appena ho letto il testo di un articolo nel quale si riferisce di una recente decisione del Rettore del Collegio Nordamericano di Roma (si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.catholicnewsagency.com\/news\/248839\/the-north-american-college-will-no-longer-teach-or-celebrate-the-latin-mass?\">qui<\/a>\u00a0): in quel Collegio vengono ora cancellate le celebrazioni e la formazione alla messa tridentina. Ma la cosa sorprendente \u00e8 come viene giustificata la evoluzione da parte del Rettore, Fr. Peter Harman. Egli sostiene che come in obbedienza a SP si era introdotta la celebrazione e la formazione dei seminaristi alla VO, ora, in obbedienza a TC, viene revocata tanto la celebrazione quanto la formazione a quel rito tridentino. Mi pare che qui appaia in modo macroscopico un difetto di fondo, che crea una confusione strutturale all&#8217;interno della Chiesa. Mi chiedo infatti: ma dove \u00e8 finita, in questo ragionamento, la coscienza e la responsabilit\u00e0 del Rettore? E&#8217; forse il Rettore un funzionario, dispensato dalla coscienza? Come \u00e8 possibile che, anche dopo SP, molti altri rettori, per fortuna la maggior parte, non abbiano affatto ritenuto che fosse il caso n\u00e9 di celebrare, e tanto meno di formare i seminaristi al VO?<\/p>\n<p>Qui, a me pare, abbia funzionato un meccanismo &#8220;adattativo&#8221; che dispensa anche i Rettori dalla coscienza, cos\u00ec come ha dispensato singoli cristiani e non pochi teologi. Il papa dice una cosa e si fa. Poi un altro papa dice il contrario, e si fa il contrario. Questa non \u00e8 comunione, non \u00e8 unit\u00e0, non \u00e8 pacificazione o riconciliazione: questa \u00e8 irresponsabilit\u00e0, disgregazione, deformazione.<\/p>\n<p>In effetti, \u00e8 facile &#8220;nascondersi&#8221; dietro ai papi. Ma \u00e8 sempre sbagliato. I papi non sono nascondigli. Se si legge bene, infatti, SP non prescrive affatto una &#8220;doppia formazione&#8221; del seminarista. Certo, pone un principio obiettivamente pericoloso &#8211; quello della doppia forma del medesimo rito romano &#8211; che pu\u00f2 avere portato qualcuno a pensare che potesse essere un bene che il giovane in formazione avesse contemporaneamente la formazione al rito precedente e anche al rito vigente, che ha intenzionalmente corretto, emendato e modificato il rito precedente. Ma \u00e8 evidente che qui non vale soltanto un principio dogmatico o disciplinare. La decisione assunta solo su questo piano \u00e8 temeraria. Deve valere anche un principio pedagogico, formativo, di costruzione della identit\u00e0 e di unit\u00e0 della persona, che non pu\u00f2 risultare scissa. Per anni la irresponsabilit\u00e0 di formatori che si interpretavano solo come &#8220;funzionari&#8221; ha deformato decine, centinaia di seminaristi, che sono cresciuti con l&#8217;idea della &#8220;equipollenza&#8221;, della &#8220;fungibilit\u00e0&#8221; e della &#8220;sostituibilit\u00e0&#8221; tra forme rituali che erano invece la evoluzione irreversibile tra stili e forme ecclesiali in divenire. E&#8217; stato facile nascondersi dietro Benedetto XVI, che non ha direttamente imposto nulla sul piano formativo; altrettanto lo \u00e8 oggi nascondersi dietro Francesco, che ha semplicemente ristabilito il buon senso e la coscienza di un unico rito, al quale formare e con il quale celebrare. Non era necessario un papa per esercitare la buona coscienza! Anche alcuni teologi sono rimasti del tutto indifferenti a quanto accadeva o addirittura hanno scritto manuali per favorire la &#8220;doppia formazione&#8221;. Questa \u00e8 stata una forma di irresponsabilit\u00e0 al quadrato, promossa con parole, opere e omissioni.<\/p>\n<p>Dunque, non conta solo &#8220;fare la cosa giusta&#8221;. Ma anche sapere perch\u00e9 si fa la cosa giusta. E perch\u00e9 forse si doveva fare molto prima, con la propria coscienza, ci\u00f2 che la legge oggi impone con la sua autorit\u00e0. Ci\u00f2 nondimeno possiamo brindare comunque alla decisione: \u00e8 finita la deformazione dei seminaristi sul piano liturgico, almeno nel Collegio Nordamericano. Brindare non significa affatto &#8220;ignorare&#8221; il VO: anzi, proprio ora, quando \u00e8 chiaro con quale rito si celebra e a quale rito si deve essere formati, il VO dovr\u00e0 essere studiato bene, con cura, con curiosit\u00e0, per capire fino in fondo ci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire del rito romano.<\/p>\n<p>Tuttavia, nel brindisi per la decisione assunta, dovremmo ricordarci, anche alla fine, delle parole che il Card. Newman ha scritto con la giusta ironia nella stessa lettera al Duca di Norfolk:<\/p>\n<p>&#8220;Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo \u2013 cosa che non \u00e8 molto indicato fare \u2013 allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella sua famosa lettera al duca di Norfolk, il card. Newman scriveva: &#8220;La coscienza \u00e8 il primo di tutti i vicari di Cristo&#8221;. 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