{"id":17260,"date":"2021-08-27T16:15:54","date_gmt":"2021-08-27T14:15:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17260"},"modified":"2021-08-27T16:15:54","modified_gmt":"2021-08-27T14:15:54","slug":"disciplina-del-musicale-e-tradizioni-civilireligiose-un-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/disciplina-del-musicale-e-tradizioni-civilireligiose-un-paradosso\/","title":{"rendered":"Disciplina del musicale e tradizioni civili\/religiose: un paradosso"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"Al-Andalus.: Musica isl\u00e1mica.\" src=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/-5JzbpTwBMGU\/VUUJiGBq_uI\/AAAAAAAAC7c\/uQ6T5LGkc6A\/s1600\/Moaxaja.jpg\" \/><\/p>\n<p>La notizia della proibizione di ogni musica in ambito pubblico da parte del nuovo governo talebano in Afghanistan suscita sorpresa e sconcerto. Sarebbe una notizia quasi inconcepibile se la commisurassimo al \u201ctappeto musicale\u201d su cui vive una grande parte delle societ\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p>A mia memoria l\u2019unica proibizione della \u201cmusica in pubblico\u201d che io ricordi era un \u201cprecetto\u201d che ascoltavo da bambino, in casa, in occasione del venerd\u00ec santo. Se per\u00f2 studiamo la nostra tradizione, sia civile, sia religiosa, troviamo che il rapporto con il musicale \u00e8 stato piuttosto travagliato, oscillando tra due posizioni: un sospetto generale nei confronti della potenza emotiva (sentimentale, erotica e intemperante) del musicale, e la esigenza di selezionare accuratamente le forme, i modi e le fonti della esperienza musicale.<\/p>\n<p>La posizione estrema, non assente anche dalla tradizione occidentale e oggi rievocata dalla radicale decisione del governo afghano, \u00e8 come uno schiaffo, che per essere compreso, nel suo accecamento fondamentalista, non deve essere ricondotto soltanto alle sue fonti islamiche \u2013 che d\u2019altra parte non si presentano sempre con questa recisione \u2013 ma pi\u00f9 in generale con il problema della relazione tra vita personale, vita sociale e vita religiosa.<\/p>\n<p>Si d\u00e0 infatti una esperienza naturale e artificiale della musica: cantano gli uccelli, canta l\u2019uomo e l\u2019uomo costruisce strumenti musicali. Queste distinzioni preziose, che attraversano tutte le tradizioni, hanno di per s\u00e9 strutturato anche le reazioni dei filosofi, dei teologi, dei gruppi religiosi e delle nazioni civili. Si sono create cos\u00ec grandi discussioni non tanto sul \u201cdivieto del musicale\u201d, ma sulle forme, sui limiti e sulle modalit\u00e0 del musicale nella educazione, nella vita civile e nella vita religiosa.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che colpisce, di fronte allo scandalo per la \u201cproibizione universale\u201d imposta dai talebani \u00e8 la parallela \u201cindeterminazione\u201d del musicale nelle nostre societ\u00e0 libere. Se l\u2019orecchio che si rifiuta di percepire la musica, per non corrompersi, ci sorprende a giusta ragione, che cosa diremo dell\u2019orecchio che non percepisce pi\u00f9 le distinzioni tra suoni naturali, vocali e strumentali? I registri dell\u2019organo, gli strumenti dell\u2019orchestra, le voci maschili e femminili, le voci bianche, il \u201ccanto della terra\u201d e l\u2019armonia delle sfere che cosa dicono, oggi? Alla negazione di ogni emozione, per ragioni statali e religiose, possiamo davvero pensare di contrapporre la pura emozione indeterminata di ogni cittadino libero?<\/p>\n<p>La trascuratezza verso la esperienza musicale accomuna, contemporaneamente, chi la rifiuta in tronco e chi la lascia scivolare sul livello di un tappeto sonoro indistinto. Uno stato etico e fondamentalista pu\u00f2 proibire ogni musica perch\u00e9 sospetta o pu\u00f2 accettare solo le musiche e i canti \u201cetici\u201d e \u201capprovati\u201d. Ma una forma civile e religiosa che lascia cadere il musicale a livello di \u201csupporto\u201d, di \u201ccolonna sonora\u201d o di \u201ctappeto\u201d, che la \u201cprivatizza\u201d come un ineffabile, commette l\u2019errore speculare.<\/p>\n<p>Uno dei linguaggi pi\u00f9 potenti e pi\u00f9 profondi che l\u2019uomo conosca merita il rispetto che certamente esclude la generica proibizione, ma che altrettanto certamente esclude ogni svuotamento autoreferenziale. Una cultura musicale resta una sfida per la citt\u00e0 e per la chiesa: la emancipazione del musicista dalla committenza \u2013 il fenomeno che si consuma a fine 700 tra Haydn, Mozart e Beethoven \u2013 ha cambiato non solo il senso dell\u2019atto musicale, ma anche la relazione tra \u201cfunzione\u201d e \u201cmusica pura\u201d. La musica diventa, in qualche modo, \u201catto di culto\u201d. Per questo pu\u00f2 essere percepita come la grande tentazione o la grande redenzione.<\/p>\n<p>Appartenere a questa storia chiede di giudicare il divieto talebano come il caso speculare della riduzione della musica alla emozione. La grande arte retorica del musicale ha ancora molto da dire, anche al nostro tempo, purch\u00e9 alla percezione della musica come\u00a0 \u201ctraviamento del popolo\u201d non contrapponiamo una fruizione solo emozionale, e ahim\u00e9 consumistica, della musica.<\/p>\n<p>Un quartetto d\u2019archi di Mozart non \u00e8 \u201cmusica da taxi\u201d: se questo non \u00e8 pi\u00f9 evidente, i talebani non sono poi cos\u00ec lontani da noi. Arrivando all\u2019estremo opposto, ci mostrano la nostra mancanza di comprensione e di esperienza, che arriva alla stessa irrilevanza del musicale, anche se per via contraria. Una musica \u201cdi intrattenimento\u201d \u00e8 una piccola cosa alla quale non dovremmo rassegnarci, n\u00e9 in citt\u00e0, n\u00e9 in chiesa. Solo cos\u00ec mostreremmo ai talebani che cosa si perdono dell\u2019uomo e di Dio, censurando la musica come esperienza della comunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notizia della proibizione di ogni musica in ambito pubblico da parte del nuovo governo talebano in Afghanistan suscita sorpresa e sconcerto. 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