{"id":17228,"date":"2021-08-04T15:45:44","date_gmt":"2021-08-04T13:45:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17228"},"modified":"2021-08-04T15:45:44","modified_gmt":"2021-08-04T13:45:44","slug":"summorum-pontificum-abusus-negazionismo-conciliare-e-blocco-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/summorum-pontificum-abusus-negazionismo-conciliare-e-blocco-ecclesiale\/","title":{"rendered":"Summorum Pontificum abusus: negazionismo conciliare e blocco ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" alt=\"burke\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La pubblicazione del MP\u00a0<em>Traditionis Custodes<\/em> ha sollevato un giusto dibattito intorno al precedente <em>Summorum Pontificum<\/em>, che nel 2007 aveva introdotto l&#8217;assetto liturgico e normativo ora abrogato. La prima cosa che annoto \u00e8 che oggi, dopo TC, \u00e8 possibile quel dibattito che SP aveva spesso evitato o addirittura censurato. Ma ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 considerare un fatto di grande rilievo: ossia il tendenziale &#8220;abuso&#8221; che ha caratterizzato l&#8217;uso di SP. Prima di esaminare due effetti sorprendenti di questo &#8220;abuso&#8221;, non voglio dimenticare che l&#8217;uso stesso di SP era viziato da petizioni di principio che oggi riconosciamo come profondamente distorte. il &#8220;primato delle cose sacre per le generazioni anteriori&#8221; e il &#8220;parallelismo tra diverse forme del medesimo rito romano&#8221; hanno di fatto minato l&#8217;uso di SP. Di questo ho gi\u00e0 parlato nei post precedenti. Ci\u00f2 che ora invece mi sembra giusto sottolineare \u00e8 che SP \u00e8 stato utilizzato per introdurre abusi gravi all&#8217;interno del corpo ecclesiale. Vorrei presentare i due principali.<\/p>\n<p>a) <em><strong>Summorum Pontificum come &#8220;criterio&#8221; delle nomine episcopali<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Una cosa che sorprese molto, a partire dal 2007, fu il fatto che si fosse considerato il &#8220;favore a SP&#8221; come un criterio per scegliere i candidati all&#8217;episcopato. Curiosa modalit\u00e0 di apprendistato: solo coloro che avrebbere rinunciato al controllo della liturgia nella propria diocesi sembravano adeguati a diventare vescovi. Qui, come \u00e8 evidente, \u00e8 chiaro che SP non \u00e8 stato utilizzato &#8220;liturgiae causa&#8221;, ma come strumento di normalizzazione ecclesiale. Di fatto, se decidi che l&#8217;ossequio a SP diventa criterio di &#8220;episcopabilit\u00e0&#8221;, diffondi nel corpo ecclesiale una sorta di &#8220;irrilevanza del Concilio&#8221; che pu\u00f2 arrivare a quel &#8220;negazionismo conciliare&#8221; che ha caratterizzato il primo decennio del nuovo millennio. Ci\u00f2 implica, inevitabilmente, una sorta di effetto &#8220;a cascata&#8221;: se nomini vescovi solo coloro che non hanno alcun problema ad ammettere l&#8217;uso del VO, indirettamente favorisci anche una certa inclinazione dei luoghi di formazione, guidati da questi vescovi, a favorire una formazione &#8220;parallela&#8221; anche degli stessi seminaristi. In questo\u00a0 modo SP, che \u00e8 nato per rispondere ad una condizione di fatto, si \u00e8 trasformato in un grande incentivo ad una carriera espiscopale &#8220;senza custodia&#8221; della tradizione. Ed \u00e8 stato molto triste vedere qualche monsignore, alcuni teologi e qualche prete correre a celebrare in VO per non impedirsi una dignitosa promozione. Questo uso di SP \u00e8 stato un abuso, che abbiamo patito, a livello universale, per quasi un decennio. Arrivando a casi limite: ad un amico bravo prete, i generosi giornalisti specializzati in veline, arrivarono ad &#8220;aggiungere parole finali&#8221; al suo articolo su SP, per non impedirgli la possibilit\u00e0 di essere nominato vescovo&#8230;per fortuna non se ne fece nulla.<\/p>\n<p>b) <em><strong>Summorum Pontificum sottratto al dibattito<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Appena uscito, SP mostrava problemi di impostazione teologica e di gestione giuridica grandi come una casa. Ma l&#8217;impatto sul dibattito ecclesiale fu assolutamente minimo. Molti teologi e quasi tutti i canonisti si limitarono a ripetere quanto vi era scritto, con rassegnazione e distacco, senza esercitare alcun vero lavoro di intelligenza critica. Ricordo un episodio piuttosto significativo, accaduto all&#8217;Ateneo S. Anselmo. Con altri colleghi avevamo sollecitato l&#8217;Ateneo ad esercitare il giusto controllo critico sul testo. Ma dal Vaticano giunse la raccomandazione, singolare, che tutto avvenisse a due condizioni: porte chiuse e assenza di studenti. Non rinunciammo a svolgere un bel seminario tra docenti. Ricordo, in quella occasione, due discorsi illuminanti. Le parole di Sebastiano Paciolla, che mostr\u00f2 le contraddizioni giuridiche ed istizionali di SP, e di Enrico Mazza, che mise in luce la fragilit\u00e0 liturgica e sistematica della &#8220;doppia forma del medesimo rito&#8221;. Curioso fu che di questo dibattito fosse raccomandato non si facesse parola all&#8217;esterno.\u00a0 Quanta differenza tra il clima di 14 anni fa e quello di questi giorni! Un libero dibattito ha sostituito una sorta di censura preventiva, che ha condizionato sensibilmente la elaborazione di un &#8220;sapere ecclesiale&#8221; all&#8217;altezza della sfida. Che non riguardava anzitutto la liturgia, ma la riforma della Chiesa e la necessaria collaborazione tra magistero dei pastori e magistero dei teologi.<\/p>\n<p>c) <strong><em>I custodi della tradizione, i giuristi e i teologi<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Vi \u00e8 una ironia sottile nel titolo &#8220;Traditionis custodes&#8221;: la restituzione della autorit\u00e0 sulla liturgia ai vescovi \u00e8 stato il punto ecclesiologico decisivo del nuovo MP. SP aveva invece non solo &#8220;sottratto il potere&#8221; ai vescovi, ma era divenuto anche un criterio decisivo per la nomina dei vescovi stessi. Quando avvengono passaggi di questi tipo, occorre che la tradizione ecclesiale sia custodita non solo dai vescovi, ma da tutto il popolo di Dio e dal lavoro teologico e giuridico, che ha e deve avere una sua autonomia di giudizio. Se i teologi hanno taciuto, se i giuristi hanno semplicemente descritto le norme, senza giudicare fatti e conseguenze, la tradizione ne ha sofferto. Leggendo il testo di TC appare evidente non solo che l&#8217;uso di SP \u00e8 terminato, ma che l&#8217;abuso di SP viene ora apertamente denunciato e superato. Non avremmo perso 14 anni se tutti, nei limiti della loro autorit\u00e0, avessero detto e fatto quanto era in loro potere, senza temere n\u00e9 di vedere compromessa la loro carriera, n\u00e9 di uscire dal &#8220;gioco di specchi&#8221; che SP, ben al di l\u00e0 delle intenzioni per cui era nato, aveva gradualmente introdotto. Proprio per la teoria di cui si alimenta, SP non riguarda soltanto la liturgia, ma la Chiesa intera. Cos\u00ec, nelle mani maldestre di chi lo ha amministrato, al centro e in periferia, \u00e8 diventato uno strumento pericoloso per affermare e diffondere quel negazionismo conciliare e quella paralisi ecclesiale dalla quale abbiamo il compito non facile di liberarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pubblicazione del MP\u00a0Traditionis Custodes ha sollevato un giusto dibattito intorno al precedente Summorum Pontificum, che nel 2007 aveva introdotto l&#8217;assetto liturgico e normativo ora abrogato. 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