{"id":17193,"date":"2021-07-20T05:58:14","date_gmt":"2021-07-20T03:58:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17193"},"modified":"2021-07-20T06:05:52","modified_gmt":"2021-07-20T04:05:52","slug":"pace-liturgica-per-superare-lo-stato-di-eccezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pace-liturgica-per-superare-lo-stato-di-eccezione\/","title":{"rendered":"\u201cPace liturgica\u201d: per superare lo &#8220;stato di eccezione&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/onorio3sanpaolo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15518\" alt=\"onorio3sanpaolo\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/onorio3sanpaolo.jpg\" width=\"199\" height=\"253\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da una grave crisi si possono trarre cose buone: questo \u00e8 il senso pi\u00f9 autentico di ci\u00f2 che chiamiamo tradizione. Anche l\u2019occasione di una serissima crisi pandemica, che apre una riflessione comune e collettiva sullo \u201cstato di eccezione civile\u201d, permette di leggere con maggiore lucidit\u00e0 quel diverso \u201cstato di eccezione\u201d che la Chiesa cattolica viveva da quattordici anni, soffrendone non piccoli disagi interni ed esterni. Per comprendere la questione, pur profittando della condizione contemporanea, bisogna cominciare da lontano. Ossia dalla \u201criconciliazione liturgica\u201d che il Movimento liturgico e il Concilio Vaticano II hanno proposto e \u201cistituito\u201d nel corpo della Chiesa cattolica. Un accurato ripensamento dell\u2019atto di riconciliazione iniziato formalmente sessant\u2019anni anni fa \u00e8 la condizione per non aggirare quella pace che ancora oggi ci \u00e8 chiesta, con una nuova urgenza che si impone.<\/p>\n<p><b>1. Due secoli di \u201criconciliazione liturgica\u201d<\/b><\/p>\n<p>Sotto la spinta del lavoro di quasi due secoli, iniziato nella prima met\u00e0 del XIX secolo da A. Rosmini e P. Gu\u00e9ranger, nutrito dal pensiero di profeti (come M. Festugi\u00e8re, L. Beauduin, R. Guardini, O. Casel) e da sperimentazioni pastorali (come quelle di Klosterneuburg, Lipsia, Montc\u00e9sar, Rothenfels) la questione liturgica \u00e8 giunta con il Concilio ad una svolta decisiva. Il compito di una \u201criconciliazione liturgica\u201d \u00e8 al cuore del Concilio Vaticano II e ne costituisce una delle acquisizioni decisive. Potremmo esprimerla cos\u00ec: avendo constatato la \u201cincapacit\u00e0 liturgica\u201d della Chiesa cattolica, chiarita dal percorso di riflessione del Movimento liturgico, che aveva identificato la \u201ccrisi liturgica\u201d della tradizione come una \u201cquestione\u201d inaggirabile, il Concilio intende \u201crimediare\u201d a tale crisi \u2013 che \u00e8 di almeno un secolo e mezzo antecedente al Vaticano II \u2013 mediante una adeguata riforma della tradizione e formazione alla tradizione. Ci\u00f2 che dal Concilio abbiamo ricevuto, ossia una \u201criforma del rito romano\u201d, non \u00e8 <i>il sorgere del problema<\/i>, al quale si possa rispondere con la \u201criabilitazione del rito preconciliare\u201d, ma \u00e8 precisamente <i>la riconciliazione<\/i> di cui la tradizione aveva bisogno e di cui continua ad avere bisogno. Per questo la \u201csoluzione\u201d approntata mediante il motu proprio <i>Summorum Pontificum<\/i> risulta contraddittoria e deve essere accantonata, perch\u00e9 parte da una analisi distorta della storia degli ultimi 200 anni.<\/p>\n<p>2. <b>Dalla dialettica tra \u201cdue forme\u201d alla polarit\u00e0 tra \u201cverbale\/non verbale\u201d<\/b><\/p>\n<p>Una volta riacquisito un concetto originario di \u201criconciliazione liturgica\u201d e superata la illusione di una soluzione mediante \u201cforme rituali parallele\u201d, dobbiamo chiederci: che cosa rappresenta dunque la riconciliazione liturgica operata dal MP<i> Traditionis custodes <\/i>, se non pu\u00f2 e non deve essere una \u201criforma della riforma\u201d, n\u00e9 un \u201cnuovo Movimento liturgico\u201d? Credo che le sue caratteristiche fondamentali possono essere cos\u00ec sinteticamente presentate:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0la riconciliazione liturgica, se non vuole smentire il Concilio Vaticano II, implica un lavoro comune su un unico tavolo: il rito romano ha un\u2019unica forma vigente, quella scaturita dalla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Non pu\u00f2 esservi alcuna riconciliazione liturgica senza ascoltare fedelmente la voce del Vaticano II: non si pu\u00f2 fare la pace n\u00e9 contra Concilium n\u00e9 praeter Concilium.<\/p>\n<p>&#8211; la riunificazione della forma, con il superamento di ogni parallelismo generalizzato di usi tra loro non coerenti, permette di <em>lavorare sulla stessa forma ma a diversi livelli<\/em>: infatti si deve valorizzare la riforma liturgica non solo a livello verbale, ma anche a livello non verbale. Attivare tutti i linguaggi della celebrazione \u00e8, in effetti, una nuova definizione dell\u2019<em>ars celebrandi<\/em> secondo la definizione di <i>Sacramentum caritatis<\/i>, che al n. 40 cos\u00ec la determina: \u00abl\u2019attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti\u00bb. Ed \u00e8 su questo punto che il <i>N<\/i><em>ovus <\/em><em>O<\/em><em>rdo<\/em> pu\u00f2 \u201cessere riconciliato\u201d con la tradizione che ha ricevuto e che ora trasmette fedelmente e creativamente;<\/p>\n<p>&#8211; il V<em>etus <\/em><em>O<\/em><em>rdo<\/em>, sul piano della lingua, da secoli non veniva pi\u00f9 compreso: per questo ha saputo dar maggior valore, diremmo quasi per necessit\u00e0, al registro non verbale. Questa condizione deve diventare una \u201cluce\u201d per lavorare sul <i>N<\/i><em>ovus <\/em><em>O<\/em><em>rdo<\/em>. \u00c8 l\u2019uso del <i>N<\/i><em><i>ovus <\/i><\/em><em><i>O<\/i><\/em><em><i>r<\/i><\/em><em>do<\/em> a diventare il terreno di lavoro su cui la Chiesa pu\u00f2 recepire davvero, integralmente e plenariamente, tutta intera la tradizione del rito romano \u2013 la tradizione sana, non quella malata \u2013 in una unica forma vincolante per tutti, ma valorizzata sui diversi livelli della sua espressione \u201cmultimediale\u201d: parola e canto, spazio e tempo, silenzio e movimento, tatto e odorato sono \u201corgani\u201d e \u201ccodici\u201d di esperienza e di espressione del rito romano \u2013 in una forma unica, ma non univoca n\u00e9 monotona.<\/p>\n<p><b>3. Alcune prospettive<\/b><\/p>\n<p>In conclusione, i compiti che si aprono dinanzi alla Chiesa cattolica nel prossimo futuro, in vista di un progresso nella \u201criconciliazione liturgica\u201d inaugurata dal Concilio Vaticano II e ristabilita nella sua \u201cordinariet\u00e0\u201d da TC, possono essere identificati in tre diversi passi:<\/p>\n<p>a)\u00a0\u00a0<em>Primo passo<\/em>, istituzionale e sistematico: la esperienza della doppia forma parallela dello stesso rito romano ha dimostrato di essere fragile e astratta dal punto di vista teorico, pericolosa e ingestibile dal punto di vista pratico. Perci\u00f2 viene ufficialmente superata, uscendo dallo \u201cstato di eccezione\u201d che essa ha determinato sia nelle competenze sulla liturgia (che vengono restituite integralmente a vescovi e Congregazione per il culto divino) sia nella unificazione della forma rituale per tutto il corpo ecclesiale, che non pu\u00f2 sopportare un parallelismo generalizzato di usi tra loro contraddittori;<\/p>\n<p>b)<i> Secondo passo<\/i>, ecclesiale e pastorale: resta forte l\u2019esigenza di una \u201criconciliazione liturgica\u201d, che riprenda il progetto del Concilio Vaticano II e lo recepisca in modo pieno, equilibrato e profetico, per \u00abfar crescere ogni giorno di pi\u00f9 la vita cristiana tra i fedeli\u00bb (<i>SC<\/i> 1). Tale crescita deve riflettere criticamente sul modo con cui la riforma \u00e8 stata eseguita, recepita e pensata, per attuarne pi\u00f9 radicalmente le implicazioni verbali e non verbali, corporee e simboliche, dinamiche ed ecclesiali. Restituire al rito la parola implica una conversione che d\u00e0 pace.<\/p>\n<p>c) <i>Terzo passo<\/i>, simbolico-liturgico: alla concorrenza tra \u201cforme parallele\u201d, che non generava pace ma discordia, si deve sostituire una lucida correlazione tra \u201cforma verbale\u201d e \u201cforma rituale\u201d, sulla cui integrazione la sapienza ecclesiale deve saper predisporre strumenti teorici nuovi e buone pratiche comuni, perch\u00e9 l\u2019unica forma del rito romano, in s\u00e9 indivisa e concorde, possa brillare di nobile semplicit\u00e0 \u00ab<i>per ritus et preces<\/i>\u00bb (<i>SC<\/i> 48), mediante la partecipazione attiva di ogni fedele battezzato all\u2019unica azione di culto comune, che edifica il corpo ecclesiale.<\/p>\n<p>La felice convergenza tra le priorit\u00e0 poste oggi con nuova chiarezza dal \u201cmagistero della cattedra pastorale\u201d e le attenzioni sollevate da tempo dal \u201cmagistero della cattedra magistrale\u201d conferma la avvenuta maturazione della coscienza ecclesiale, che pu\u00f2 aprirsi ora ad una fase nuova nella recezione del Concilio Vaticano II nel suo disegno di traduzione della tradizione. Perch\u00e9 i riti e le preghiere assicurino al corpo ecclesiale una efficace intelligenza liturgica del mistero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da una grave crisi si possono trarre cose buone: questo \u00e8 il senso pi\u00f9 autentico di ci\u00f2 che chiamiamo tradizione. 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