{"id":17182,"date":"2021-07-17T08:13:29","date_gmt":"2021-07-17T06:13:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17182"},"modified":"2021-07-17T08:41:39","modified_gmt":"2021-07-17T06:41:39","slug":"la-actuosa-participatio-abroga-summorum-pontificum-ma-perche-sc-48-viene-citato-in-modo-errato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-actuosa-participatio-abroga-summorum-pontificum-ma-perche-sc-48-viene-citato-in-modo-errato\/","title":{"rendered":"La &#8220;actuosa participatio&#8221; abroga Summorum Pontificum: ma perch\u00e9 SC 48 viene citato in modo errato?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio01.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3483\" alt=\"viadelconcilio01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio01.jpg\" width=\"273\" height=\"204\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che il testo del MP <em>Traditionis Custodes,\u00a0<\/em>insieme alla &#8220;lettera ai Vescovi&#8221; che lo interpreta autorevolmente, ha un centro sistematico molto solido, che trova nel Concilio Vaticano II il motivo fondamentale per ritenere che non sia possibile configurare una Chiesa con &#8220;due forme parallele&#8221; del medesimo rito romano, una ordinaria e una straordinaria, che agiscono contemporaneamente all&#8217;interno della medesima Chiesa. Questo punto \u00e8 chiarissimo sia nel MP sia nella Lettera ed \u00e8 il vero motivo della svolta voluta dal provvedimento.\u00a0 Emerge in modo limpido il fatto che \u00e8 stato il Concilio Vaticano II ad esigere la &#8220;riforma del rito romano&#8221;. L&#8217;accesso a quella tradizione pu\u00f2 avvenire mediante la forma del rito romano che il Concilio ha chiesto che fosse rivista. Vi \u00e8 dunque una sola forma del rito romano vigente. Proprio in questo passaggio Francesco cita il testo pi\u00f9 famoso, che sta a giustificazione della riforma liturgica. Riporto qui di seguito l&#8217;intero passo della Lettera, che ristabilisce l&#8217;unica forma vigente in ragione della unit\u00e0 della Chiesa e ne evidenzio in grassetto il passo problematico:<\/p>\n<p><em>Rispondendo alle vostre richieste, prendo la ferma decisione di abrogare tutte le norme, le istruzioni, le concessioni e le consuetudini precedenti al presente Motu Proprio, e di ritenere i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformit\u00e0 ai decreti del Concilio Vaticano II, come l\u2019unica espressione della lex orandi del Rito Romano. Mi conforta in questa decisione il fatto che, dopo il Concilio di Trento, anche san Pio V abrog\u00f2 tutti i riti che non potessero vantare una comprovata antichit\u00e0, stabilendo per tutta la Chiesa latina un unico Missale Romanum. Per quattro secoli questo Missale Romanum promulgato da san Pio V \u00e8 stato cos\u00ec la principale espressione della lex orandi del Rito Romano, svolgendo una funzione di unificazione nella Chiesa. Non per contraddire la dignit\u00e0 e grandezza di quel Rito i Vescovi riuniti in concilio ecumenico hanno chiesto che fosse riformato; il loro intento era che \u00ab<strong>i fedeli non assistessero come estranei o muti spettatori al mistero di fede, ma, con una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipassero all\u2019azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente\u00bb<sup>[28]<\/sup>. <\/strong>San Paolo VI, ricordando che l\u2019opera di adattamento del Messale Romano era gi\u00e0 stata iniziata da Pio XII, dichiar\u00f2 che la revisione del Messale Romano, condotta alla luce delle pi\u00f9 antiche fonti liturgiche, aveva come scopo di permettere alla Chiesa di elevare, nella variet\u00e0 delle lingue, \u00abuna sola e identica preghiera\u00bb che esprimesse la sua unit\u00e0<sup>[29]<\/sup>. Questa unit\u00e0 intendo che sia ristabilita in tutta la Chiesa di Rito Romano.<\/em><\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 impeccabile e supera la teoria, fallace, per cui ci\u00f2 che \u00e8 stato santo in passato debba esserlo anche oggi, argomento centrale del preteso parallelismo tra diverse forme rituali. Qui per\u00f2 si apre una questione delicata. Mi chiedo, infatti, perch\u00e9 mai nel punto pi\u00f9 decisivo della argomentazione di Francesco, si ricorre ad una versione del testo di SC 48 che \u00e8 errata? S\u00ec, errata! Perch\u00e9 riproduce in traduzione italiana (e anche in traduzione inglese) il testo precedente a quello approvato, che \u00e8 stato emendato e che \u00e8 stato sostituito, in latino, dalla notissima (e incompresa) espressione: &#8220;per ritus et preces id bene intelligentes&#8221;, a cui si riferisce correttamente la nota 28 del testo. Come ho gi\u00e0 sottolineato qualche mese fa ( nel post che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/come-fraintendere-la-partecipazione-attiva-istruzione-per-luso\/\">qui<\/a>) sul sito del Vaticano continuano a circolare &#8220;versioni erronee&#8221; del testo di SC 48, che non traducono il testo approvato dal Concilio, ma un testo precedente, meno impegnativo, pi\u00f9 classico. Cos\u00ec troviamo in nota il rimando al testo latino pubblicato su AAS nel 1964, ma nel testo viene tradotto una versione precedente, non ufficiale! E questo accade sia per l&#8217;italiano, sia per la traduzione inglese.<\/p>\n<p>Dove sta la differenza? Credo che si tratti di un dettaglio decisivo, soprattutto per risolvere la questione di &#8220;Summorum Pontificum&#8221;. Ed \u00e8 la funzione di mediazione dei riti rispetto alla intelligenza del mistero. Non si tratta di &#8220;comprendere bene i riti e le preghiere&#8221; &#8211; come diceva il testo prima di essere emendato dal Card. Bea &#8211; ma di &#8220;comprendere bene il mistero attraverso i riti e le preghiere&#8221;. Per questo pu\u00f2 esservi una sola &#8220;forma rituale&#8221;: perch\u00e9 i riti sono mediazione originaria della identit\u00e0 ecclesiale. E&#8217; quindi paradossale che, in modo del tutto inatteso, noi troviamo al centro della argomentazione di Francesco una citazione del testo di SC 48 che non \u00e8 quella approvata dal Concilio, ma il testo precedente, ancora bisognoso di correzione e di precisazione.<\/p>\n<p>Come \u00e8\u00a0 stata possibile una simile svista da parte dei &#8220;compilatori&#8221; del testo? I motivi sono almeno due. Da un lato circolano non solo in italiano, ma anche in inglese e in portoghese, versioni di SC che ignorano in traduzione il testo approvato come definitivo. Anche sul sito di vatican.va troviamo traduzioni ufficiali di SC 48 sbagliate. Ma il motivo forse pi\u00f9 decisivo \u00e8 di carattere teologico: siamo ancora legati ad una visione &#8220;intellettualistica&#8221; dei riti. Che cerchiamo di nobilitare attribuendo loro un &#8220;significato&#8221;. Per questo &#8220;comprendere bene i riti e le preghiere&#8221; sembra la via della partecipazione attiva. Ma se fosse cos\u00ec, le due forme rituali, vecchia e nuova, potrebbero tranquillamente convivere. Alla radice di SP vi \u00e8 precisamente questa &#8220;irrilevanza formale&#8221; del rito in quanto tale. Viceversa possiamo superare la logica di SP solo se entriamo del tutto nella sfida di una liturgia che ha carattere non solo di &#8220;culmen et fons&#8221;, ma di &#8220;mediazione simbolico-rituale&#8221; della relazione con Cristo e con la Chiesa. Recuperare al pi\u00f9 presto il testo corretto e sostituirlo a quello errato \u00e8 un dovere di verit\u00e0. Perch\u00e9 la bont\u00e0 di argomentazione di un testo cos\u00ec importante non sia macchiata dalla citazione sbagliata di un testo cos\u00ec decisivo per la &#8220;mens&#8221; del provvedimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vi \u00e8 dubbio che il testo del MP Traditionis Custodes,\u00a0insieme alla &#8220;lettera ai Vescovi&#8221; che lo interpreta autorevolmente, ha un centro sistematico molto solido, che trova nel Concilio Vaticano II il motivo fondamentale per&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17182"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17182"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17188,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17182\/revisions\/17188"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}