{"id":17169,"date":"2021-07-02T16:43:53","date_gmt":"2021-07-02T14:43:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17169"},"modified":"2021-07-02T16:43:53","modified_gmt":"2021-07-02T14:43:53","slug":"secondo-e-contro-natura-de-lubac-e-il-responsum-di-riccardo-saccenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/secondo-e-contro-natura-de-lubac-e-il-responsum-di-riccardo-saccenti\/","title":{"rendered":"Secondo e contro natura: De Lubac e il responsum (di Riccardo Saccenti)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Saccenti1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12271\" alt=\"Saccenti\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Saccenti1.jpg\" width=\"130\" height=\"170\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Si era segnalato, subito dopo il 15 marzo, che il <\/em>Responsum<em> della CDF sul tema della &#8220;benedizione delle persone dello stesso sesso&#8221; utilizzava argomenti piuttosto fragili e non riusciva a cogliere la complessit\u00e0 e la articolazione delle questioni in gioco. Riccardo Saccenti, che \u00e8 uno dei massimi esperti sul tema della &#8220;legge naturale&#8221;, commenta in questo post alcuni aspetti della &#8220;risposta&#8221;, mettendoli a confronto con la decennale riflessione che H. De Lubac ha dedicato al rapporto tra natura e sopranatura, natura e grazia. Mi sembra un contributo alto ed importante allo sviluppo di un dibattito che trova nel &#8220;responsum&#8221; piuttosto uno stimolo che una parola definitiva. Lo ringrazio di cuore per questo suo testo, che ha voluto mettere a disposizione dei lettori di &#8220;Come se non&#8221;. (ag)<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Nell\u2019autonomia della natura la libert\u00e0 della grazia. <\/strong><br \/>\n<strong>Note su de Lubac (alla luce del responsum sulla benedizione di unioni fra persone dello stesso sesso)<\/strong><\/h3>\n<p align=\"left\">\n<p>di Riccardo Saccenti<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p>Il recente <em>responsum<\/em> della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso, solleva il tema del rapporto che lega, da un lato, l\u2019ordine naturale \u2013 giudicato come espressione di una realt\u00e0 oggettivamente e positivamente ordinata a ricevere la grazia \u2013 e, dall\u2019altro, la prassi morale e l\u2019operare della chiesa. Il cuore teologico dell\u2019argomentazione utilizzata dalla Congregazione riposa nell\u2019idea che sussista un rapporto non solo armonico ma consequenziale fra l\u2019agire della grazia e la natura, in ragione dei \u00abdisegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati in Cristo Signore\u00bb. Alla radice di questa visione vi \u00e8 una questione che si radica sul piano della metafisica e ha riflessi profondi sull\u2019antropologia teologia. Si tratta dello snodo del nesso fra natura e soprannaturale, oggetto di serrata discussione teologica nei decenni centrali del Novecento, in particolare attorno allo sforzo di storicizzazione operato da Henri de Lubac. Quella discussione, riletta oggi, alla luce dei dubbi sollevati dal <em>responsum<\/em>, risulta ricca di opportunit\u00e0 di riflessione teologica e filosofica e di prospettive di ricerca, che obbligano a misurarsi con un\u2019intelligenza della traditio che, in un circolo ermeneutico col presente e le sue istanze, ne rivela la strutturale pluralit\u00e0 e getta luce su opzioni possibili, oltre che su inattese linee di continuit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p><em>Una ricerca ventennale<\/em><\/p>\n<p>Il volume <em>Surnaturel. Un \u00e9tude historique<\/em> esce nel 1946 e rappresenta una definita analisi storico-critica della nascita e dell\u2019evoluzione della nozione di \u201cnatura pura\u201d, condotta con gli strumenti della critica storica. \u00c8 un testo a cui fa seguito il saggio <em>Le myst\u00e9re du Surnaturel<\/em> (1949) e dopo un decennio di dure polemiche e censure ecclesiastiche il volume omonimo del 1964 e la monografia dedicato all&#8217;agostinismo nell&#8217;et\u00e0 moderna (1965). Questa ampia produzione che Lubac dedica alla questione del rapporto fra natura e soprannaturale, pu\u00f2 essere considerata come un unico tentativo, dispiegato nell&#8217;arco di quasi venti anni e teso a ripensare il rapporto fra natura e soprannaturale riconsiderando la \u201cnatura pura\u201d all\u2019interno di una pi\u00f9 ampia storia delle tradizioni teologiche del cristianesimo. Cuore di quella riflessione era l\u2019esigenza di tornare a confrontarsi con il modo in cui i grandi teologi del XII-XIV secolo avevano affrontato il rapporto fra natura e supernaturalis, con particolare riguardo alla posizione di Tommaso d&#8217;Aquino, il cui \u201csistema\u201d Lubac aveva esplicitamente contrapposto a quello della \u201cnatura pura\u201d come alternativa concettualmente pi\u00f9 semplice e solida. Al tempo stesso grande attenzione venne dedicata agli autori del XV-XVI secolo, nei cui scritti il padre gesuita aveva ravvisato la presenza in nuce del sistema della \u201cnatura pura\u201d, poi tracciato nei suoi assi portanti sul crinale fra Cinquecento e Seicento, nel pieno delle controversie teologiche suscitate dalle opere di Baio e Giansenio.<br \/>\nFondato sull&#8217;interpretazione degli scritti dell&#8217;Aquinate, il sistema della \u201cnatura pura\u201d aveva alla base un&#8217;antropologia caratterizzata dalla presenza di una duplice finalit\u00e0. Stando alla manualistica teologica, Tommaso d&#8217;Aquino avrebbe sostenuto l&#8217;esistenza di una duplice finalit\u00e0 per l&#8217;uomo: da un lato un fine naturale, legato alla natura pura, che consisterebbe nel guadagnare una condizione di felicit\u00e0 tutta mondana; dall&#8217;altro un fine soprannaturale, consistente nella visione beatifica, che \u00e8 frutto dell&#8217;intervento della grazia di Dio che lo rende possibile. Fra i due fini non vi sarebbe alcun rapporto di necessit\u00e0 reciproca: il primo sarebbe commisurato alla natura dell&#8217;uomo, mentre il secondo sarebbe irraggiungibile dall&#8217;uomo con le sue sole forze e reso effettivo e possibile solo in ragione dell&#8217;agire del Creatore<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p><strong><em>Esiste una natura pura?<\/em><\/strong><br \/>\nPer quanto riguarda il concetto di \u201cnatura pura\u201d de Lubac sottolinea come questo sia stato trasformato nella base di un sistema di pensiero in risposta alle crisi prodotte dalle controversie baianista e giansenista fra XVI e XVII secolo. Secondo il padre gesuita la problematica della \u201cnatura pura\u201d si gioca tutta all&#8217;interno dell&#8217;agostinismo moderno, come passaggio problematico di interpretazione dell&#8217;eredit\u00e0 di Agostino, alle cui dottrine sia Baio che Giansenio attingono con una certa fedelt\u00e0. Tale atteggiamento verso l&#8217;Ipponate, nota de Lubac, ha reso le posizioni dei due autori fra loro solidali, quasi le due parti di un unico blocco dottrinale eterodosso che considerava lo stato primitivo di Adamo come stato naturale, corrotto poi dal peccato e necessitante dell&#8217;intervento della grazia. La conseguenza di questa impostazione era l&#8217;impossibilit\u00e0 di una \u201cgratuit\u00e0\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d nell&#8217;opera della grazia divina, che era in un certo senso necessitata dallo stato corrotto dell&#8217;uomo postlapsario. L&#8217;elaborazione di una dottrina della \u201cnatura pura\u201d si colloca in questo quadro storico, come parte di un processo culturale ben datato cronologicamente che ha certamente le sue fonti nella tradizione patristica e negli scritti di Tommaso d&#8217;Aquino, ma che non risale nella sua genesi concettuale n\u00e9 all&#8217;et\u00e0 di Agostino n\u00e9 alla scolastica medievale. L&#8217;idea di \u201cnatura pura\u201d avrebbe trovato spazio per la prima volta nell&#8217;opera del cardinal Caietano, per poi essere assunta e sviluppata nei decenni successivi fino a diventare un vero e proprio sistema di relazioni fra natura e soprannaturale con i maggiori autori della seconda scolastica.<br \/>\nLa riflessione teologica precedente il XVI secolo aveva invece affrontato la questione del rapporto fra i due ordini in modo diverso, come Lubac tenta di chiarire nella seconda parte del suo saggio. Attraverso una lunga e analitica carrellata attraverso i testi lo studioso gesuita tenta di tracciare il quadro del modo in cui il problema era discusso dagli autori cristiani a partire dall&#8217;et\u00e0 patristica e poi lungo tutto il periodo della scolastica medievale. Il tratto caratterizzante la posizione dei Padri, a giudizio di Lubac, \u00e8 la consapevolezza che la natura umana creata da Dio \u00e8 imperfetta e quindi ordinata al raggiungimento di una perfezione che ha il suo modello in Dio stesso. Si tratta di una impostazione di fondo che Lubac ritrova nei testi di Anselmo d&#8217;Aosta e Bernardo di Clairvaux cos\u00ec come nelle Sentenze di Pietro Lombardo e in generale in tutti i maggiori autori del XII secolo.<br \/>\nRispetto alla tradizione patristica Lubac nota un momento di svolta con il passaggio al XIII secolo, cio\u00e8 al momento in cui la riflessione teologica cristiana si trova a doversi confrontare con il delicato passaggio dell&#8217;introduzione dell&#8217;aristotelismo nel discorso teologico, causa di quella che lo studioso definisce nei termini di una \u201ctentazione\u201d che si misura in modo significativo sulla questione della possibile assimilazione delle intelligenze separate di Aristotele con le gerarchie angeliche descritte da Dionigi l&#8217;Areopagita.<br \/>\nIl problema specifico dello statuto delle sostanze angeliche, nota Lubac, poneva in questione, in modo pi\u00f9 generale, la questione della possibilit\u00e0 di peccare. Se concepite nei termini delle intelligenze separate aristoteliche infatti, queste creature non avrebbero potuto peccare, perch\u00e9 necessitata nel loro agire. Lo studio dello statuto delle sostanze angeliche poneva quindi la pi\u00f9 generale questione del rapporto fra libert\u00e0 e impeccabilit\u00e0. Il panorama dei dibattiti teologici che animano il XIII secolo \u00e8 tracciato da Lubac come lo sfondo problematico su cui leggere il formarsi della posizione di Tommaso d&#8217;Aquino. Il teologo gesuita mette in luce una evoluzione nella posizione del domenicano, analizzando i suoi scritti secondo un ordine cronologico che dal commento alle Sentenze, passando per le <em>Quaestiones disputatae de Veritate<\/em>, la <em>Summa contra Gentiles<\/em> e il <em>Compendium theologiae<\/em>, arriva alle formulazioni pi\u00f9 mature delle Quaestiones disputatae de Malo e della Summa Theologiae. Dalla ricostruzione storica offerta nella pagine centrali di Surnaturel emerge una visione del rapporto fra natura e soprannaturale segnata dall&#8217;idea che l&#8217;intera creazione sia naturalmente esposta al rischio del peccato e della colpa e che questo giustifichi la <em>conversio in Deum<\/em>, la <em>conversio in id quod est supra naturam<\/em>, come necessaria alla salvezza della creatura.<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p><strong><em>Un Tommaso diverso<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il quadro del rapporto fra i due ordini che Lubac individua negli scritti dell&#8217;Aquinate \u00e8 quello nel quale vengono sistematizzati i frutti di una ricerca che, gi\u00e0 a partire da Anselmo d&#8217;Aosta, aveva distinto fra atti naturali necessitati e atti non naturali e non necessitati, fra un appetitus naturalis e un appetitus liber della volont\u00e0. Come nota Lubac, Tommaso \u00e8 in questo erede e continuatore della tradizione di pensiero che lo precede e di cui assume in pieno il linguaggio e i concetti fondamentali. Al tempo stesso l&#8217;Aquinate mostra per\u00f2 una piena originalit\u00e0, nella misura in cui nel suo discorso i termini supra naturam e supernaturalis acquistano una posizione di rilievo rispetto a predecessori e contemporanei. La distinzione che questo comporta fra natura e soprannaturale ha nelle opere del teologo domenicano non comporta in alcun modo, nota il gesuita, l&#8217;idea di una sufficienza della natura e quindi una distinzione fra il Dio dell&#8217;ordine naturale e il Dio dell&#8217;ordine soprannaturale, cio\u00e8 fra il Dio creatore e il Dio che opera mediante la grazia. Tale distinzione \u00e8 piuttosto il frutto di una specifica contingenza storico-dottrinale risalente alla fine del XVI secolo, nella quale la distinzione fra natura e soprannaturale viene fissata con chiarezza in modo da rendere ragione della gratuit\u00e0 dell&#8217;intervento della grazia. Dagli scritti di Tommaso invece emerge invece la chiara e netta convinzione che ogni creatura spirituale, cio\u00e8 dotata di ragione, \u00e8 di per s\u00e9 libera e soggetta al rischio di peccare.<br \/>\nIl quadro che viene cos\u00ec fissato \u00e8 quello di una distinzione fra natura e soprannaturale che si gioca nei termini di una continuit\u00e0 fra i due piani. I termini naturalis e supernaturalis, si nota, non sono in contraddizione fra loro, come emerge dalla constatazione, propria dell&#8217;Aquinate, che la natura umana \u00e8 caratterizzata da un naturale desiderium di vedere Dio. Questo crea una continuit\u00e0 fra i due piani che \u00e8 fondata su una visione antropologica nella quale, nota Lubac, \u00e8 centrale la saldatura fra aristotelismo e patristica, la natura pensata come espressione di propriet\u00e0 e fonte di attivit\u00e0 e la teologia dell&#8217;<em>imago Dei<\/em> dei Padri. La fusione di questi due elementi percorre l&#8217;intera opera di Tommaso ed \u00e8 la cornice di una visione della natura umana come orientata alla visio beatifica quale suo fine proprio. E tale tensione dell&#8217;uomo, della creatura razionale, al proprio fine naturale \u00e8 libero e autonomo, non necessitato. Non vi \u00e8 quindi per l&#8217;uomo una doppia finalit\u00e0, naturale e soprannaturale, ma un unico fine a cui egli tende in virt\u00f9 di una inclinatio naturalis, di un desiderio naturale di vedere Dio.<br \/>\nLo studioso gesuita inizia a precisare che all&#8217;interno della tradizione patristica, cos\u00ec come nei testi degli autori medievali e di Tommaso d&#8217;Aquino, non vi \u00e8 quella distinzione e opposizione fra ordine \u201castratto\u201d e ordine \u201cstorico\u201d che invece viene posta nella modernit\u00e0 e che si traduce nella formulazione della nozione di \u201cnatura pura\u201d. Al contrario, l&#8217;esistenza di una distinzione fra natura e soprannaturale \u00e8 quella fra due sfere contigue in ragione dell&#8217;unica finalit\u00e0 degli esseri razionali: la visione beatifica che \u00e8 finalit\u00e0 soprannaturale. L&#8217;esame dei testi e dei documenti, stando all&#8217;orizzonte storico ricostruito da Lubac, indica nel XVI secolo il momento in cui la dottrina della \u201cnatura pura\u201d viene formulata e quindi sviluppata, in risposta ad una crisi contingente che la teologia cattolica si trova ad attraversare. Di per s\u00e9 tuttavia la dottrina della \u201cnatura pura\u201d non appare necessaria per spiegare le modalit\u00e0 del rapporto fra creatura e Creatore, nella misura in cui lo spirito creato dotato di ragione \u00e8 naturalmente capax Dei, come suggerisce il pensiero dell&#8217;Aquinate nella ricostruzione di Lubac. Il rapporto fra natura e soprannaturale viene allora declinato dal teologo gesuita utilizzando la categoria del \u201cmistero\u201d che rende ragione di una tensione irriducibile fra i due termini costitutiva dell&#8217;essere umano.<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p><strong><em>Leggere Tommaso con gli occhi di Pico: la libert\u00e0 dell\u2019imago Dei<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La ricerca di Lubac pone cos\u00ec l\u2019accento sulla necessit\u00e0, per il sapere teologico, di orientare il suo interrogarsi sull\u2019essere umano a partire dalla Scrittura. Ed \u00e8 questo che, all\u2019inizio degli anni Settanta, il teologo francese sviluppa a partire dal contenuto della <em>Oratio de hominis dignitate<\/em> di Pico della Mirandola, dove il carattere razionale dell\u2019essere umano viene sviluppato fino a spiegare che l\u2019essere a immagine di Dio fa della natura umana una realt\u00e0 in s\u00e9 stessa indeterminata, che si definisce sulla base dell\u2019operare della facolt\u00e0 intellettiva e del suo accogliere o meno l\u2019opera della grazia.<br \/>\nIl volume <em>Pic de la Mirandole<\/em> (1974) segna una ripresa e in un certo senso un ulteriore sviluppo della questione del rapporto fra natura e soprannaturale dal punto di vista della storia del pensiero teologico. Lubac vi traccia il perimetro di un Pico profondamente radicato nell\u2019intelligenza della grande tradizione teologica scolastica, incluso l\u2019Aquinate, al punto da innestare sulla nozione di uomo creato a immagine e somiglianza di Dio una vera e propria rilettura dell\u2019antropologia e dei suoi fondamenti metafisici. L\u2019imago Dei, nodo cruciale anche per Tommaso, viene qui letta come la chiave di lettura della natura umana, che emerge cos\u00ec svincolata dalla nozione di natura pura e dall\u2019idea di un ordine fisico\/biologico che la qualifica in modo compiuto. Piuttosto, l\u2019essere umano, che si caratterizza in razione della sua razionalit\u00e0 e dunque anche per una vita morale che \u00e8 l\u2019esito di una determinazione razionale, \u00e8 irriducibile al dato fisico, cio\u00e8 alle sole caratteristiche che sono proprie della sfera corporea. Al contrario, il corpo diviene parte essenziale di un\u2019integralit\u00e0 della persona nella quale la libert\u00e0 \u2013 una libert\u00e0 che \u00e8 tale perch\u00e9 determinata dall\u2019intelletto pratico \u2013 fa della natura qualcosa di aperto al mistero del soprannaturale. La natura umana \u00e8 dunque qualcosa che in s\u00e9 non \u00e8 compiuto, ma al contrario pu\u00f2 determinarsi in ragione dell\u2019opzione per la trascendenza. Lo studio su Pico del 1974, dunque, completa il lungo itinerario di ricerca sul soprannaturale da parte di Lubac, aprendo l\u2019orizzonte ad una visione del rapporto fra divino e umano nel quale la libert\u00e0 del secondo assume un valore essenziale per l\u2019operare del primo. \u00c8 il fatto che la natura umana di determinare s\u00e9 stessa mediante l\u2019uso della razionalit\u00e0, dunque al di fuori di schemi predeterminati, che la rende capax Dei e dunque \u201cluogo teologico\u201d, nel quale \u00e8 possibile l\u2019agire della grazia. Un agire che ha una duplice valenza: \u00e8 certamente principio di umanizzazione di ci\u00f2 che, nel creato, si dispone ad accogliere l\u2019amore di Dio, ma \u00e8 anche spazio in cui \u00e8 possibile leggere e comprendere la fede creduta alla luce di quei segni dei tempi che fioriscono nella vicenda umana. Ed \u00e8 forse questo il caso della grande attenzione di molti, giovani soprattutto, alla sfera dell\u2019affettivit\u00e0 e dell\u2019amore relazionale che anima il dibattito di questi primi decenni del XXI secolo.<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: large\"><b>\u00a0<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si era segnalato, subito dopo il 15 marzo, che il Responsum della CDF sul tema della &#8220;benedizione delle persone dello stesso sesso&#8221; utilizzava argomenti piuttosto fragili e non riusciva a cogliere la complessit\u00e0 e la&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17169"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17169"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17169\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17170,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17169\/revisions\/17170"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}