{"id":17143,"date":"2021-06-25T08:49:59","date_gmt":"2021-06-25T06:49:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17143"},"modified":"2021-06-25T08:49:59","modified_gmt":"2021-06-25T06:49:59","slug":"labisso-e-il-comune-amore-su-salvare-la-fraternita-insieme-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/labisso-e-il-comune-amore-su-salvare-la-fraternita-insieme-4\/","title":{"rendered":"L&#8217;abisso e il comune amore: su \u201cSalvare la fraternit\u00e0 \u2013 Insieme\u201d (\/4)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PontificiaAccademiaVita.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-17118\" alt=\"PontificiaAccademiaVita\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PontificiaAccademiaVita.jpg\" width=\"295\" height=\"171\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;ultima parte del testo \u00e8 costituita da una &#8220;lettera aperta&#8221; i cui destinatari sono gli intellettuali esterni alla tradizione ecclesiale. Qui si nota, fin dalle prime righe, un approccio molto vigoroso: si chiede, con una supplica, agli intellettuali contemporanei<\/p>\n<p><em>&#8220;di purificare la cultura dominante da ogni compiaciuta concessione agli<\/em><br \/>\n<em>spiriti conformistici del relativismo e della demoralizzazione&#8221;<\/em> (SF 19).<\/p>\n<p>Per evitare un effetto di distorsione, credo sia bene precisare due punti: da un lato \u00e8\u00a0<em>Fratelli tutti<\/em> il contesto della affermazione. Relativismo e demoralizzazione sono il prodotto di una ingiustizia della povert\u00e0 e dello scarto. Dall&#8217;altro, per\u00f2, si avverte come un &#8220;cono d&#8217;ombra&#8221; della lettura antimodernistica, che si manifesta ancor pi\u00f9 in un passaggio di poco successivo:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u2019autoreferenzialit\u00e0 esasperata dell\u2019individuo moderno, soggetto di un<\/em><br \/>\n<em>desiderio che cerca realizzazione di s\u00e9 nella separazione dall\u2019altro, ha<\/em><br \/>\n<em>contaminato le forme della comunit\u00e0. Esse stesse stanno diventando<\/em><br \/>\n<em>permeabili ad uno spirito della competizione ostile per il godimento dei<\/em><br \/>\n<em>beni resi disponibili dalla natura e dalla cultura.&#8221; (SF 20)<\/em><\/p>\n<p>Qui, inevitabilmente, si lascia spazio ad una visione che contrappone l&#8217;individuo moderno alle forme della vera comunit\u00e0. Riemerge la possibilit\u00e0 di una lettura un p\u00f2 contrapposta e con qualche traccia nostalgica. Curiosamente ci\u00f2 che la parte pi\u00f9 &#8220;interna&#8221; del discorso nega con grande efficacia, qui, nel dialogo &#8220;ad extra&#8221; sembra riemergere come un registro che permane. Non sarebbe stato azzardato aspettarsi qui, oltre alla giusta critica, anche una valorizzazione della &#8220;scoperta del soggetto&#8221;, della &#8220;coscienza storica&#8221;, del &#8220;pluralismo vitale&#8221;, che certamente non \u00e8 assente nelle menti degli estensori, ma non appare nel testo.<\/p>\n<p>Alla cultura si rimprovera di non avere quasi parole per quei milioni di uomini e donne che continuano a tener fede, con dignit\u00e0, al compito del rispetto, della fiducia, della ospitalit\u00e0 e della generativit\u00e0. E&#8217; pi\u00f9 facile isolare, dividere, contrapporre, sospettare.<\/p>\n<p>La supplica si rivolge, cos\u00ec, ad un &#8220;atto di custodia&#8221;: che il &#8220;Nome di Dio&#8221; sia custodito da tutti. Che si possa tutto criticare, mettere sotto giudizio, smascherare, ma che si custodisca il Nome di Dio, che sul volto del prossimo risplende per tutti. Ritrovare questa comune origine e comune destinazione, che nell&#8217;amore del prossimo si fa visibile, implica una scoperta radicale, che viene espressa cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;<em>O prima e dopo l\u2019abisso qualcuno ci ama, o niente. Per nessuno<\/em>&#8221; (SF 22)<\/p>\n<p>Si arriva infine a due proposizioni conclusive, che riprendono il messaggio fondamentale, in tutta la sua ricca e convincente articolazione. Anzitutto la necessaria correlazione tra pensiero &#8220;laico&#8221; e pensiero &#8220;teologico&#8221;:<\/p>\n<p><em>&#8220;Salvare la fraternit\u00e0 per rimanere umani. Senza l\u2019apporto delle ragioni<\/em><br \/>\n<em>umane del senso, sempre di nuovo cercate per prove ed errori, il pensiero<\/em><br \/>\n<em>cristiano della fede non pu\u00f2 realmente abitare la terra con l\u2019onest\u00e0<\/em><br \/>\n<em>intellettuale che la sua testimonianza dell\u2019incarnazione di Dio esige.<\/em><br \/>\n<em>La teologia deve a sua volta accettare di fronteggiare criticamente le<\/em><br \/>\n<em>perversioni del sacro, per prove ed errori, in modo che non godano<\/em><br \/>\n<em>della complicit\u00e0 della fede&#8221;<\/em> (SF 23)<\/p>\n<p>La critica esercitata dalle &#8220;ragioni umane&#8221; e la autocritica che la teologia deve assumere circa le &#8220;perversioni del sacro&#8221; diventa un compito decisivo per &#8220;salvare la fraternit\u00e0&#8221;. Qui, come \u00e8 evidente, si delinea un compito comune e una sorta di alleanza tra sapere civile e sapere ecclesiale. Ma non basta.<\/p>\n<p><em>&#8220;Dopo aver passato qualche secolo a imporre\u00a0alle coscienze la necessit\u00e0 della loro reciproca estraniazione, per puro\u00a0assoggettamento alle discipline di partito, siamo convinti che \u00e8 venuto il\u00a0momento di sperimentare la libert\u00e0 della loro empatica frequentazione,\u00a0in vista di nuove politiche dello spirito. Disposti alla sublime sprezzatura\u00a0di tutti gli apparati religiosi e secolari che, nelle guerre fratricide \u2013 delle\u00a0religioni e contro la religione \u2013 hanno campato fin troppo, a spese nostre\u00a0e dei nostri figli.&#8221;<\/em> (SF 23)<\/p>\n<p>Superare le forme di &#8220;reciproca estraniazione&#8221; tra ragione e fede, tra coscienza libera e coscienza credente, diventa il metodo perch\u00e9 una &#8220;empatica frequentazione&#8221;, che implica una intensa e diffusa conoscenza interessata e vicendevole, metta in campo tutte le risorse disponibili al servizio della fraternit\u00e0 tra diversi.<\/p>\n<p><em>Per concludere<\/em><\/p>\n<p>Se volessimo riprendere il senso di questo bel documento, potremmo dire cos\u00ec: a 60 anni dal Concilio Vaticano II, con tutto quello che \u00e8 accaduto dentro e fuori della Chiesa, la sollecitazione che viene da papa Francesco, in particolare dal suo testo\u00a0<em>Fratelli tutti<\/em>, suona contemporaneamente &#8220;da dentro&#8221; e &#8220;da fuori&#8221; della tradizione ecclesiale: perch\u00e9 \u00e8 arrivato a Roma, ma &#8220;dalla fine del mondo&#8221;. Perch\u00e9 lavora nel Palazzo Apostolico, ma vive fuori, in albergo. Perch\u00e9 dopo una sterminata serie di papi europei, \u00e8 il primo che viene dalla geografia, dalla storia e dalla cultura extra-europea. Con tutte queste dinamiche estraneit\u00e0, Francesco ci fa sentire la urgenza di un cambio di paradigma, che metta da parte le &#8220;guerre di posizione&#8221; in cui, da quasi due secoli, eravamo divenuti maestri, come teologi e come intellettuali. I figli ci chiedono di smetterla. E il primo papa &#8220;figlio del Concilio&#8221;, appunto come un figlio, ha cambiato domanda, prospettiva, argomentazioni e passo. E ci chiede di non cadere nelle trappole che noi avevamo costruito &#8220;per i nemici&#8221; e nelle quali oggi finiamo per cadere pi\u00f9 facilmente noi stessi. Il liberalismo, con le sue ombre, ma anche con le sue luci, non \u00e8 &#8220;il principio antidogmatico&#8221;. Il dogma, con le sue luci, ma anche con le sue ombre, non \u00e8 &#8220;oscurantismo fuori tempo&#8221;. La fratellanza &#8211; che nella sua inevidenza funziona quasi come un dogma (il Figlio di Dio \u00e8 figlio di Maria, nostro fratello) &#8211; mostra che la libert\u00e0 e la eguaglianza presuppongono la comunit\u00e0 e che la comunit\u00e0 \u00e8 legittima solo se produce vera libert\u00e0 e apre pari opportunit\u00e0 per tutti. Salvare la fraternit\u00e0 e la comunit\u00e0 significa che &#8220;liberi e uguali&#8221; non \u00e8 n\u00e9 l&#8217;inferno garantito, n\u00e9 il paradiso chiavi in mano. Una mediazione fraterna della societ\u00e0 passa per una nuova fraternit\u00e0 culturale, che si costruisce senza scomuniche reciproche e senza irenismi formali. La &#8220;materia del mondo&#8221; chiede spiriti liberi, ossia obbedienti al servizio di una intelligenza del reale.\u00a0 Questo servizio possiamo farlo solo se lo faremo insieme. Tutti e tutte interessati\/e a valorizzare le differenze benedette di cui vive una comunit\u00e0 veramente fraterna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultima parte del testo \u00e8 costituita da una &#8220;lettera aperta&#8221; i cui destinatari sono gli intellettuali esterni alla tradizione ecclesiale. 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