{"id":17125,"date":"2021-06-21T10:28:29","date_gmt":"2021-06-21T08:28:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17125"},"modified":"2021-06-21T10:29:27","modified_gmt":"2021-06-21T08:29:27","slug":"la-impellenza-della-fraternita-e-la-teologia-su-salvare-la-fraternita-insieme-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-impellenza-della-fraternita-e-la-teologia-su-salvare-la-fraternita-insieme-2\/","title":{"rendered":"La impellenza della fraternit\u00e0 e la teologia: su &#8220;Salvare la fraternit\u00e0 &#8211; Insieme&#8221; (\/2)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PontificiaAccademiaVita.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-17118\" alt=\"PontificiaAccademiaVita\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/PontificiaAccademiaVita.jpg\" width=\"295\" height=\"171\" \/><\/a><\/p>\n<p>Proseguendo l&#8217;esame dell&#8217;appello &#8220;Salviamo la fraternit\u00e0 &#8211; Insieme&#8221;, di cui ho proposto gi\u00e0 una considerazione generale e formale in un post di alcuni giorni da (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/in-forma-di-appello-prime-considerazioni-su-salvare-la-fraternita-insieme-1\/\">qui<\/a>), esamino ora la prima parte del testo, quella che precede i due &#8220;appelli&#8221; rivolti ai Discepoli e ai Saggi. Ci troviamo di fronte ad una &#8220;descrizione&#8221; della attuale condizione culturale, teologica ed ecclesiale che presenta molti elementi di interesse. Mi riferisco alle pp. 1-14 del testo (disponibili\u00a0<a href=\"http:\/\/www.academyforlife.va\/content\/pav\/it\/salvare-fraternita.html\">qui<\/a>) che risultano cos\u00ec suddivise:<\/p>\n<p>a) Introduzione (1-2)<\/p>\n<p>b) Kairos attuale della fede (2-5)<\/p>\n<p>c) Segno globali della crisi (5- 10)<\/p>\n<p>d) La teo-logia, bene comune (10-14)<\/p>\n<p>Procediamo con ordine.<\/p>\n<p>a) La <strong><em>introduzione<\/em><\/strong>, oltre che fissare la forma dell&#8217;approccio dialogico di cui abbiamo gi\u00e0 parlato nel primo post gi\u00e0 citato, fissa nella Enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221; quella &#8220;definitiva provocazione&#8221; che spinge a cercare il<\/p>\n<p><em>&#8220;clima di una \u201cfraternit\u00e0\u00a0intellettuale\u201d che riabiliti il senso alto del \u201cservizio intellettuale\u201d di cui i\u00a0professionisti della cultura \u2013 teologica e non teologica \u2013 sono in debito\u00a0nei confronti della comunit\u00e0&#8221;<\/em> (SF 1)<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una &#8220;coincidenza&#8221; tra parola magisteriale e condizione universale di sofferenza per la pandemia che diventa &#8220;occasione propizia&#8221;, dentro e fuori la Chiesa: il servizio intellettuale appare cos\u00ec unico e comune. Vedremo che questo \u00e8 uno dei temi portanti del testo: superare le barriere, abbattere i muri e i bastioni, uscire da categorie senza respiro per &#8220;onorare la realt\u00e0&#8221;. Questo impegno si concretizza in una duplice formula, che percorre il testo e che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>&#8220;\u00e8 moralmente chiuso il tempo\u00a0di ogni civetteria intellettuale con l\u2019esercizio spensierato del relativismo\u00a0dissacratore dell\u2019humana communitas, come anche\u00a0il tempo della ottusa\u00a0ripetizione di formule sacre che custodiscono un vuoto di affetti e di legami&#8221;<\/em> (SF 1-2)<\/p>\n<p>Di fronte a questa &#8220;duplice deriva&#8221; &#8211; che caratterizza parallelamente la cultura civile e la cultura ecclesiale &#8211;\u00a0 la reazione deve essere quella di una onest\u00e0 intellettuale critica e autocritica, insieme ad una alleanza testimoniale. Un &#8220;pensiero sulla fraternit\u00e0&#8221; realmente fondato \u00e8 la sfida comune, per pensare la &#8220;humana communitas&#8221;, l&#8217;umano che \u00e8 comune, senza accontantarsi di letture romantiche, sentimentali e rigidamente ripetitive di stereotipi. Ecco allora la &#8220;occasione opportuna&#8221;, il kairos di questo tempo e di questo testo.<\/p>\n<p>b) <em><strong>Il Kairos attuale della fede<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La &#8220;destinazione&#8221; della Chiesa alla &#8220;comunit\u00e0 di tutti gli uomini&#8221; \u00e8 iscritta nel DNA del Vangelo: la differenza tra il Signore e la sua Chiesa non \u00e8 un accessorio secondario: la incorporazione nel Corpo di Cristo non \u00e8 mai sostituzione del Signore, bens\u00ec sequela e ascolto. Il legame con il Signore &#8220;mai diventa propriet\u00e0 privata della communitas fidelium&#8221; (SF 4). Nel nostro tempo questa evidenza \u00e8 contraddetta da consacrazioni profanate e da vocazioni contraddette. Qui il testo giunge ad espressioni di grande denuncia:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u2019eccesso di questa inettitudine degli apparati ecclesiastici \u00e8\u00a0ormai un\u2019evidenza planetaria.\u00a0Le litigiosit\u00e0 e le immoralit\u00e0 che abitano la\u00a0provincia ecclesiastica sono ora percepite come un indice di fragilit\u00e0 del\u00a0sistema, non semplicemente come debolezze occasionali. Non c\u2019\u00e8 dubbio\u00a0che questa manifestazione faccia torto ad una enorme diaspora ecclesiale\u00a0di sinceri e semplici credenti, come anche alla dedizione del servizio\u00a0istituzionale di moltissimi uomini e donne. Ma \u00e8 necessario ammettere\u00a0che la gravit\u00e0 del fenomeno non consente la via delle cure palliative.&#8221;\u00a0 <\/em>(SF 4)<\/p>\n<p>La istituzione\u00a0 deve prendere congedo da forme di vita e di governo ecclesiale che soffrono di una deriva clericale patologica. Il cuore della risposta non sta in aggiustamenti marginali, ma nel ripensamento radicale del rapporto tra Chiesa e mondo. Il &#8220;campo totale della citt\u00e0 dell&#8217;uomo&#8221; \u00e8 il luogo dell&#8217;annuncio e della realizzazione del regno di Dio.<\/p>\n<p><em> &#8220;La\u00a0nostalgia di un mondo pi\u00f9 accondiscendente, e il risentimento per un mondo troppo ostile, vanno ugualmente deposti. Non esiste un mondo gi\u00e0 pronto\u00a0per l\u2019avvento del regno di Dio&#8221; (SF 5)<\/em><\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva il motivo della sfida che &#8220;Fratelli tutti&#8221; lancia alla teologia: il gesto con cui rilegge la tradizione provoca la teologia e la intelligenza comune ad un profondo ripensamento delle categorie di interpretazione della storia e della realt\u00e0.<\/p>\n<p>c)<strong><em> Segni globali della crisi<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ci sono &#8220;segni&#8221; che annunciano il &#8220;nuovo mondo che dobbiamo imparare ad abitare&#8221;. Qui, a me pare, il testo riprende con nuovo slancio la sollecitazione che viene da Giovanni XXIII, da Paolo VI e ultimamente da Francesco: la Chiesa pu\u00f2\/deve imparare dai &#8220;segni dei tempi&#8221;, che sono una forma di &#8220;apprendistato&#8221;. Quali sono questi segni? Essi derivano da una progressiva tensione tra secolarizzazione e religione, tra etica umanistica e sviluppo materiale. La &#8220;forma europea&#8221; con cui abbiamo pensato ed imposto il progresso conosce limiti strutturali nuovi, che la pandemia ha in qualche modo messo in scena nel modo pi\u00f9 evidente:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u2019irruzione di una religiosit\u00e0 pervertita\u00a0del sacrificio (il terrorismo fondamentalista), l\u2019inganno della produzione\u00a0finanziaria della ricchezza (la speculazione sul debito), la disperazione\u00a0crescente dei popoli abbandonati (le migrazioni di massa), la fragilit\u00e0\u00a0sottovalutata della gestione tecnocratica (la paralisi della pandemia):\u00a0sono gli eventi-sintomo di un presente della disillusione che si affaccia\u00a0all\u2019orizzonte dell\u2019epoca.&#8221;<\/em> (SF 6)<\/p>\n<p>Questi segni si uniscono agli effetti strutturali di una globalizzazione &#8220;ingovernabile&#8221;:<\/p>\n<p><em>&#8220;La crescita\u00a0della disuguaglianza proprietaria e dell\u2019abbandono sociale, d\u2019altra parte,\u00a0moltiplica gli effetti negativi di una globalizzazione tecno-economica\u00a0vistosamente separata da una corrispondente evoluzione della solidariet\u00e0\u00a0etico-umanistica.\u00a0L\u2019effetto emerge, culturalmente, dalle zone d\u2019ombra\u00a0della modernit\u00e0 occidentale del soggetto. La politica e il diritto della\u00a0citt\u00e0 secolare sono vistosamente in affanno nei confronti dello scarto\u00a0ingovernabile tra la libert\u00e0 delle affezioni individuali e i vincoli del bene\u00a0comune. Il processo della loro separazione reale corre pi\u00f9 veloce di\u00a0ogni progetto di ideale ricomposizione&#8221;<\/em> (SF 7)<\/p>\n<p>Qui si innesta una riflessione di carattere antropologico, nella quale affetti e legami, individuo e societ\u00e0, libert\u00e0 e autorit\u00e0 vengono pensati in vista di un nuovo equilibrio. Potremmo dire i &#8220;tre segni dei tempi&#8221; di Giovanni XXIII (emancipazione del lavoro, dei popoli e delle donne) sono riconsiderati nella loro complessit\u00e0, per il livello di &#8220;ingiustizia&#8221; che combattevano e combattono tuttora, ma anche per le nuove ingiustizie e distorsioni che producono. Nella descrizione di questo &#8220;impatto complesso&#8221; degli ideali di emancipazione si mette in luce la ingenuit\u00e0 di una ricostruzione &#8220;lineare&#8221; del mondo, che genera mostri:<\/p>\n<p><em>&#8220;Dopo tutto,\u00a0chi non vorrebbe vivere come noi? I supermercati sono sempre aperti,\u00a0il divertimento \u00e8 sempre in scena, le connessioni ci rendono presentiovunque, la velocit\u00e0 moltiplica le opportunit\u00e0, i servizi sessuali sono\u00a0in libero accesso, i quartieri residenziali sono bolle di confortevole\u00a0insediamento, protetto ed esclusivo, per il cittadino globale di ogni\u00a0metropoli del pianeta.&#8221;<\/em> (SF 8)<\/p>\n<p>La denuncia di questa &#8220;perversione&#8221; del mondo dei &#8220;liberi e uguali&#8221;, dipinta in queste pagine con una lucidit\u00e0 quasi spietata, crea lo spazio per una ripresa del tema della fraternit\u00e0 e della comunit\u00e0. Se il mondo che si progetta come composto da &#8220;liberi e uguali&#8221; produce tanta ingiustizia, quale via per rimediare, recuperando il &#8220;terzo vocabolo&#8221; della triade rivoluzionaria, ossia la fraternit\u00e0? Occorre chiedersi, tuttavia: la &#8220;demoralizzazione&#8221; e la &#8220;indifferenza&#8221; crescenti sono davvero soltanto il prodotto di una &#8220;libert\u00e0 e uguaglianza senza responsabilit\u00e0&#8221;? Non \u00e8 questo anche il frutto di &#8220;communitates&#8221; in cui la autorit\u00e0 \u00e8 stata incapace di custodire i legami? La domanda \u00e8 legittima. Per questo la &#8220;promessa di libert\u00e0&#8221; che il mondo moderno ha sapientemente costruito chiede un supplemento di anima, di prassi e di pensiero sul tema della fraternit\u00e0 e della prossimit\u00e0, secondo quanto profeticamente dice &#8220;Fratelli tutti&#8221;.<\/p>\n<p>d) <strong><em>La teo-logia, bene comune<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il titolo dell&#8217;ultimo paragrafo &#8211; prima dell&#8217;<em>appello<\/em> e della <em>Lettera aperta<\/em> &#8211; contiene una buona dose di sana provocazione. Che la teologia sia un &#8220;bene comune&#8221; sembra un dato ignoto non solo alla &#8220;cultura civile&#8221;, ma alla stessa teologia, spesso impegnata soltanto ad &#8220;evangelizzare se stessa&#8221; e a chiarire che cosa il cristianesimo &#8220;non \u00e8&#8221;. Questo modo di pensare mette in questione l&#8217;esercizio stesso del lavoro teologico, spesso condannato ad una totale sterilit\u00e0 ed irrilevanza, dentro e fuori della Chiesa. La tradizione teologica, che nei secoli si \u00e8 data categorie cos\u00ec fini per interpretare il &#8220;sacro&#8221; che scuote il rapporto di ogni uomo\/donna col prossimo e con Dio, e che ne conosce bene anche le perversioni, oggi ha solo una strada davanti a s\u00e9:<\/p>\n<p><em>&#8220;La teologia ecclesiale deve perci\u00f2 acquisire lo stile di un pensiero creativo\u00a0e ospitale per tutti, non ridotto a un gergo per iniziati. Sembra evidente che\u00a0questo comporter\u00e0 un significativo mutamento delle istituzioni ecclesiali&#8221;<\/em> (SF\u00a0 11)<\/p>\n<p>Questo passaggio \u00e8 di grande importanza: perch\u00e9 implica un esercizio del lavoro teologico &#8220;creativo ed ospitale&#8221;, che non elabori soltanto un &#8220;gergo da iniziati&#8221; e che si sporga coraggiosamente sul &#8220;mutamento delle istituzioni ecclesiali&#8221;. Qui, come \u00e8 evidente, si tocca un passaggio delicatissimo, spesso lasciato sotto silenzio dai teologi. La qualit\u00e0 creativa ed ospitale, critica e dialogica, ma anche necessariamente riformatrice sul piano istituzionale del pensiero teologico chiede modifiche radicali, anche nel\u00a0 modo con cui la Chiesa cattolica pensa il lavoro del teologo. Il modo stesso con cui il Codice di Diritto Canonico pensa la funzione del teologo a partire dal 1983 &#8211; diversamente dal 1917 .\u00a0 contrasta duramente con questo nobile progetto. La obbedienza teologica, pensata come poco creativa e poco ospitale, non trova la sua verit\u00e0 nel silenzio, ma nella parola. Che questi termini, cos\u00ec espliciti, di ripensamento della teologia giungano da un gruppo di lavoro strettamente legato a due istituzioni ufficiali \u00e8 un segno di grande speranza e di svolta reale .<\/p>\n<p>Restituire la teologia alla sua destinazione popolare, alla folla, e non solo ai discepoli, implica un profondo cambiamento di metodo, di linguaggio e di obiettivi. Anche nelle forme del concreto esercizio del lavoro teologico. Questo significa, con una immagine, costruire un &#8220;ponte&#8221; tra\u00a0<em>Ecclesiam suam <\/em>(Paolo VI 1964)\u00a0e<em> Fratelli tutti<\/em>\u00a0(Francesco 2020), condividendo la aspirazione comune alla &#8220;redenzione dell&#8217;uomo&#8221;, in cui mistero dell&#8217;uomo e mistero della Chiesa si danno insieme, senza dualismi, senza contraddizioni anche se non senza delicatissime opposizioni polari. Costruire questo &#8220;ponte&#8221;, che per primi i teologi devono osare attraversare, \u00e8 una loro peculiare responsabilit\u00e0, qui ed ora. Chi si ostina a pestare l&#8217;acqua nel mortaio della tradizione fa semplicemente un altro mestiere.<\/p>\n<p>Questa lettura complessiva della crisi, dei &#8220;segni dei tempi&#8221; e del ruolo della teologia, costituisce la grande premessa nella quale si inseriscono i due testi successivi, che appaiono quasi come il &#8220;fine ultimo&#8221; del documento stesso: ossia l&#8217;appello ai Discepoli e la lettera aperta ai Saggi, di cui ci occuperemo nel prossimo post.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proseguendo l&#8217;esame dell&#8217;appello &#8220;Salviamo la fraternit\u00e0 &#8211; Insieme&#8221;, di cui ho proposto gi\u00e0 una considerazione generale e formale in un post di alcuni giorni da (qui), esamino ora la prima parte del testo, quella che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17125"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17125"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17125\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17128,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17125\/revisions\/17128"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}