{"id":17113,"date":"2021-06-17T18:17:48","date_gmt":"2021-06-17T16:17:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17113"},"modified":"2021-06-17T18:23:56","modified_gmt":"2021-06-17T16:23:56","slug":"la-religione-precaria-e-i-concorsi-pubblici-dove-finita-la-parita-di-trattamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-religione-precaria-e-i-concorsi-pubblici-dove-finita-la-parita-di-trattamento\/","title":{"rendered":"La religione &#8220;precaria&#8221; e i concorsi pubblici: dov&#8217;\u00e8 finita la parit\u00e0 di trattamento?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/scuola-banchi-vuoti-aula-vuota-163783.610x431.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16596\" alt=\"scuola-banchi-vuoti-aula-vuota-163783.610x431\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/scuola-banchi-vuoti-aula-vuota-163783.610x431-300x211.jpg\" width=\"300\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/scuola-banchi-vuoti-aula-vuota-163783.610x431-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/scuola-banchi-vuoti-aula-vuota-163783.610x431.jpg 610w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>La notizia \u00e8 di ieri: un ulteriore tentativo di &#8220;emendare&#8221; il concorso per Insegnanti di Religione e portarlo nell&#8217;alveo della comune esperienza di tutti gli altri docenti \u00e8 stato bocciato. Cos\u00ec un insegnante con 20 anni di anzianit\u00e0 di servizio dovr\u00e0 fare il concorso alle medesime condizioni di un insegnante che ha solo 180 giorni di esperienza. Per nessuna categoria di insegnanti questo sarebbe non dico accettabile, ma pensabile. Sembra per\u00f2 che questa situazione di minorit\u00e0 strutturale del docente IRC non sia soltanto il frutto di una &#8220;politica cinica e bara&#8221;, ma anche di una certa &#8220;disponibilit\u00e0 episcopale&#8221;, contro la quale alcuni vescovi avevano gi\u00e0 sollevato a suo tempo le loro giuste obiezioni (cfr. <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/senza-rispetto-per-gli-insegnanti-di-religione-ma-il-ministro-azzolina-con-quale-vescovo-ha-parlato\/\">qui<\/a>).\u00a0 Il criterio di giustizia sembra affidato ad una sostanziale &#8220;precariet\u00e0&#8221;. Sembra giusto perci\u00f2 riprendere una riflessione, che avevo proposta circa 6 mesi fa, e che tenta di fermarsi proprio su questa &#8220;precariet\u00e0&#8221; che rischia di essere assunta come tema &#8220;ideologico&#8221;, anche da parte di uomini di Chiesa.\u00a0<\/em><\/p>\n<h3>Precario il docente e precario il vescovo: piccola riflessione su una parola<\/h3>\n<p>La parola \u201cprecario\u201d, nella lingua italiana, ha fondamentalmente tre accezioni. Negli ultimi decenni \u00e8 stata usata prevalentemente dal diritto del lavoro ed \u00e8 diventata un aggettivo (o un pronome) che indica un tipo di contratto (o di assenza di contratto) privo di stabilit\u00e0. Ma resta, al di sotto di questo significato prevalente, che ultimamente \u00e8 diventato primario, un secondo senso, che appare in frasi classiche come \u201cin equilibrio precario\u201d, dove si esce dalla accezione giuridica e si entra nella esperienza della \u201cinstabilit\u00e0\u201d, della incertezza e della provvisoriet\u00e0. Precaria pu\u00f2 essere, cos\u00ec, oltre all\u2019equilibrio, la salute, la vita, l\u2019esistenza di uomini e donne. Ma non basta: vi \u00e8 un terzo livello del significato, molto pi\u00f9 nascosto e meno evidente, ma sotto sotto originario e determinante: precario, come indica il vocabolario Treccani, viene da \u201cprex, precis\u201d, preghiera, e indica \u201cci\u00f2 che viene ottenuto con preghiere, che viene concesso ad arbitrio del concedente\u201d.<\/p>\n<p><strong>Precario vs stabile \u00e8 il docente<\/strong><\/p>\n<p>Una riflessione sul \u201cprecariato\u201d \u2013 sostantivo che generalizza una condizione e ne fa una forma oggettiva e soggettiva comune, quasi uno \u201cstatus\u201d \u2013 passa necessariamente attraverso queste tre accezioni.\u00a0 Una forma di contratto, una forma di vita e una forma di relazione \u201corante\u201d tra diritti, doveri e doni. E qui, a mio avviso si apre la prospettiva su cui possiamo soffermarci a riflettere.<\/p>\n<p>Nei mesi scorsi, infatti, a causa della attenzione dedicata al prossimo Concorso per IRC ci si era interrogati sulla figura del docente di religione e sulla sua \u201cduplice\u201d dipendenza: dallo Stato e dalla Chiesa. E sembrava che, in una concezione \u201ctridentina\u201d del concorso, vi fosse una duplice precariet\u00e0 del docente IRC: sia nei confronti della Chiesa, sia nei confronti dello Stato.<\/p>\n<p><strong>Il duplice ordinamento produce precariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La logica di un \u201cduplice ordinamento\u201d, competente sulla medesima persona, implica una condizione particolarmente complessa, ossia una \u201cesposizione\u201d ad un duplice \u201cordo\u201d, quello civile e quello ecclesiale. Un effetto di questa condizione \u00e8 che si pu\u00f2 essere \u201cstabili\u201d solo se lo si \u00e8 su entrambi i fronti. Ma per risultare precari \u00e8 sufficiente che uno dei due fronti eserciti diversamente la propria autorit\u00e0. Ed \u00e8 proprio questo il caso. Si tratta di pensare meglio la relazione tra questi due ordinamenti \u2013 tra loro non assimilabili \u2013 per qualificare non solo soggettivamente l\u2019insegnante, ma oggettivamente l\u2019insegnamento.<\/p>\n<p><strong>Alcune tesi sulla \u201cnon precariet\u00e0\u201d del docente IRC<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei provare a dirlo in forma di alcune tesi, per suscitare la dovuta attenzione, per revocare quella \u201cprecariet\u00e0 concettuale\u201d che minaccia altamente quella economica e personale.<\/p>\n<p>1. La presenza di una \u201cformazione teologica\u201d all\u2019interno della scuola pubblica \u00e8 una opportunit\u00e0 che non contraddice la laicit\u00e0 dello Stato.<\/p>\n<p>2. La tradizione cristiana e cattolica, che \u00e8 oggetto dell\u2019insegnamento, ha una forma scientifica di comprensione e di ricerca che ha statuto accademico.<\/p>\n<p>3. Entrambi gli ordinamenti nominano e riconoscono il singolo docente, che risponde diversamente all\u2019uno e all\u2019altro ordo.<\/p>\n<p>4. Professione civile e ministero ecclesiale si intrecciano e possono costituire, indirettamente o direttamente, un motivo di precariet\u00e0<\/p>\n<p>5. Nel docente IRC un ministero ecclesiale viene posto al servizio della comunit\u00e0 civile e una professione civile diventa ricchezza di confronto e di dialogo per la comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p>6. Questa correlazione si riverbera sulle autorit\u00e0. Su quella statale, che pu\u00f2 considerare la tradizione religiosa (cattolica) una ricchezza per il confronto culturale e civile<\/p>\n<p>7. Su quella ecclesiale, che pu\u00f2 scoprire come la mediazione civile del sapere cristiano possa condurlo a maggiore chiarezza, a pi\u00f9 profonda essenzialit\u00e0, a pi\u00f9 convincente figura.<\/p>\n<p><strong>Letture inadeguate<\/strong><\/p>\n<p>In una lettura distorta, che viene da fuori ma anche da dentro la Chiesa, si pensa talora cos\u00ec: la Chiesa ha avuto dallo Stato il privilegio di fare catechismo a scuola, a spese della collettivit\u00e0. Ci sono anche uomini politici che non riescono a uscire da questa versione di comodo. Se cos\u00ec fosse, dovremmo smettere domani. Ma altrettanto distorta \u00e8 la lettura opposta: approfittiamo dello spazio scolastico per sostenere la dottrina cattolica, il catechismo e la devozione dei giovani. Anche qui non ci siamo. In questo insegnamento si tratta di un \u201ccompito professionale\u201d di mediazione culturale della tradizione, non di indottrinamento o di proselitismo. Ma qui, in un certo modo, scopriamo un orizzonte forse impensato. In che senso anche i vescovi sono chiamati a uscire dalla \u201cprecariet\u00e0\u201d? Perch\u00e9 il Vescovo, di fronte al compito di \u201cconcedere la idoneit\u00e0\u201d, \u00e8 posto di fronte ad un profondo rinnovamento del proprio ministero?<\/p>\n<p><strong>Che cosa fa il Vescovo col docente IRC?<\/strong><\/p>\n<p>Il vescovo che dichiara la \u201cidoneit\u00e0\u201d \u00e8 un \u201cfunzionario del papa\u201d? No. E\u2019 un \u201cpotente locale\u201d che controlla il suo drappello di insegnanti? No. E\u2019 un controllore della conformit\u00e0 del docente alla dottrina ecclesiale? Solo in parte e secondariamente. Il Vescovo esercita la vigilanza sulle parole. Ma lo fa come \u201cprofeta\u201d, non come \u201ccontrollore\u201d. Questo compito di vigilanza merita una parola di chiarimento, perch\u00e9 \u00e8 su \u201cvigilanza\u201d che l\u2019immaginario deve essere corretto. Le immagini tipiche della vigilanza non sono i \u201cvigili\u201d o i \u201cmetronotte\u201d. Nella Chiesa si vigila non contro i ladri, ma per attendere il Signore. I modelli sono le vergini sagge e il servo che moltiplica i talenti. Vigilare significa restare in attesa del bene. Il Vescovo attende il bene che viene. E per questo custodisce la potenza delle parole. Vuole riconoscere idonei quei docenti che si siano nutriti dello scrosciare delle cascate delle Scritture, che sappiano sondare gli abissi del cuore, che possano discutere a fondo sui misteri centrali della fede, che non si accontentino di buone risposte ma insegnino a porre le buone domande, che abbiano imparato a non lasciar tramontare il sole sul proprio rancore, che conoscano le storia dei mondo e dei cristiani col gusto della sorpresa e della meraviglia. Il Vescovo \u00e8 anzitutto un sacramento, non un burocrate. Ed entra nella esperienza del docente come \u201cuomo libero di buone parole\u201d, che si prende cura del suo ministero della parola. Questo pu\u00f2 accadere, di fronte allo Stato, solo alle condizioni di una rigorosa formazione. Non basta portare a scuola la propria fede. Non basta portare a scuola la propria carit\u00e0. Non basta alimentare una giusta speranza. Occorre invece attestare il lavoro esegetico, storico, sistematico, ecumenico, morale, pastorale, il contatto con le fonti e con le elaborazioni che di esse la tradizione ha proposto in continuazione. Bisogna saper illustrare quali fatti culturali sono stati frutto di quella fede, di quella speranza e di quella carit\u00e0 e come ne abbiano proposto figure, forme e sentimenti sempre nuovi.<\/p>\n<p><strong>Il precariato del Vescovo e della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>Il Vescovo sta sotto la Parola e prega. Tutto, nella Chiesa, \u00e8 \u201cprecario\u201d in senso stretto, anche se spesso non lo \u00e8 per nulla sul piano economico. Il versante ecclesiale ha una sua strutturale precariet\u00e0, nella terza accezione della parola. Per questo fatica a sintonizzarsi con le logiche di stabilit\u00e0 che la coscienza civile ha introdotto nelle professioni, solo nell\u2019ultimo secolo. Basterebbe rievocare il sospetto verso la \u201cpensione\u201d, che all\u2019inizio del secolo scorso veniva letta, da settori non marginali della Chiesa, come \u201cnegazione della provvidenza\u201d. Non lavorare pi\u00f9 e avere un reddito sembrava, allora, quasi contronatura. Noi siamo figli di queste difficili mediazioni tra la tradizione ecclesiale (che spesso \u00e8 solo la tradizione pi\u00f9 vecchia) e la tradizione tardo-moderna. La figura del docente IRC sperimenta, sulla propria pelle, la tensione tra modelli moderni e modelli premoderni di comprensione della professione, del ministero e perfino della preghiera.<\/p>\n<p><strong>Le parole e le cose: un papa contro il precariato<\/strong><\/p>\n<p>Ma il bello, in tutto questo, \u00e8 che le cose funzionano sempre in due direzioni. Noi possiamo permetterci di fare solo ci\u00f2 che possiamo immaginare. E per\u00f2, facendo cose nuove, iniziamo anche ad immaginare cose diverse. Un nuovo modo di fare i docenti corriponde anche ad un nuovo modo di fare i vescovi. E in tutto questo c\u2019\u00e8 del buono, anche quando gli \u201cuffici\u201d \u2013 civili o ecclesiali \u2013 non sono disposti neppure a cambiare la forma di un modulo, figuriamoci la \u201cforma mentis\u201d. Ma \u00e8 vero che anche solo un nuovo modulo burocratico pu\u00f2 indicare un nuovo modo di pensare e di vivere, la scuola e la chiesa. Uscire dal precariato e entrare meglio nella preghiera non sono una contraddizione. Ed \u00e8 possibile che oggi sia proprio un papa a parlare contro il precariato. E lo fa proprio il papa che vive nel modo \u201cmeno stabile\u201d e \u201cpi\u00f9 precario\u201d che si sia mai visto. Potremmo dire cos\u00ec: pu\u00f2 parlare davvero contro il precariato solo chi conosce fino in fondo la natura precaria delle cose e vive a contatto con essa. Curiosa forma di vigilanza sulle parole: non anzitutto come dottrina da custodire, ma come sostanza che deve tornare a nutrire!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notizia \u00e8 di ieri: un ulteriore tentativo di &#8220;emendare&#8221; il concorso per Insegnanti di Religione e portarlo nell&#8217;alveo della comune esperienza di tutti gli altri docenti \u00e8 stato bocciato. 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