{"id":17048,"date":"2021-06-04T17:37:06","date_gmt":"2021-06-04T15:37:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17048"},"modified":"2021-06-04T17:37:06","modified_gmt":"2021-06-04T15:37:06","slug":"dal-sillabo-alla-legge-zan-in-dialogo-con-mattia-lusetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dal-sillabo-alla-legge-zan-in-dialogo-con-mattia-lusetti\/","title":{"rendered":"Dal Sillabo alla &#8220;legge Zan&#8221;. In dialogo con Mattia Lusetti"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sillabo02.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-17049\" alt=\"sillabo02\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sillabo02.jpg\" width=\"193\" height=\"262\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come dice bene Mattia Lusetti, nei due articoli dedicati ad una serrata discussione intorno alla cosiddetta &#8220;Legge Zan&#8221; (<a href=\"https:\/\/www.vinonuovo.it\/teologia\/etica\/contro-il-ddl-zan-assaggio-di-dibattito-ecclesiale-1\/\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.vinonuovo.it\/teologia\/etica\/contro-il-ddl-zan-assaggio-di-dibattito-ecclesiale-2\/\">qui<\/a>), nessuno dovrebbe cadere nella trappola di dividere il mondo in &#8220;buoni e cattivi&#8221; a seconda che si sia o meno favorevoli ad una legge. Cos\u00ec lui, che di per s\u00e9 sarebbe collocato dalla parte dei &#8220;cattivi&#8221;, cerca di uscire dagli stereotipi che i &#8220;buoni&#8221; tagliano su misura su di lui; da parte mia, che partirei piuttosto dalla parte dei &#8220;buoni&#8221;, cerco di intercettare queste sue fatiche e provo ad aggiungere qualche prospettiva alle tante cose di rilievo che ho letto nel suo testo.<\/p>\n<p>Parto per\u00f2 da lontano. Perch\u00e9 a mio avviso, in materia di identit\u00e0, sessualit\u00e0, genere e diritti, quando scriviamo come cattolici, e tanto pi\u00f9 come filosofi o teologi, dobbiamo scontare un &#8220;gap&#8221; che deriva precisamente dalla nostra storia, dalla nostra tradizione e dalla nostra chiesa. Vorrei partire con il citare il modo con cui uno dei documenti pi\u00f9 influenti sulla tradizione cattolica nel XIX secolo, il <em>Sillabo<\/em> (1864), fotografava un errore &#8220;decisivo&#8221; nella maniera con cui la cultura liberale di quel tempo intendeva la legge. Ecco la definizione dell'&#8221;errore&#8221;:<\/p>\n<p><em>LIX. Il diritto consiste nel fatto materiale; tutti i doveri degli uomini sono un nome vano, e tutti i fatti umani hanno forza di diritto.<\/em><\/p>\n<p>A distanza di 150 anni questo testo resta altamente istruttivo, perch\u00e9 non descrive soltanto una &#8220;opzione erronea&#8221;, ma anche la reazione preoccupata a questa opzione. Contro una riduzione del diritto al fatto, si difende, non senza buon fondamento, la differenza del diritto dal fatto. Questo \u00e8 un argomento che certo preesisteva al Sillabo e che \u00e8 arrivato fino a noi. E che resta, sotto traccia, anche dopo il documento che nel Concilio Vaticano II, ne ha superato la logica, ossia il decreto\u00a0<em>Dignitatis Humanae<\/em>. Che assume la storia della libert\u00e0 come significativa per l&#8217;accesso alla rivelazione, alla verit\u00e0 e al dovere. Poco prima di quel testo, tuttavia, nell&#8217;ultima sua Enciclica, Giovanni XXIII aveva usato, in modo molto semplice, il concetto di &#8220;segni dei tempi&#8221;, ossia di &#8220;fatti&#8221; che permettono alla Chiesa di conoscere meglio la propria stessa tradizione:<\/p>\n<p><em>&#8220;\u00e8 diffusa assai largamente la convinzione che tutti gli uomini sono uguali per dignit\u00e0 naturale. Per cui le discriminazioni razziali non trovano pi\u00f9 alcuna giustificazione, almeno sul piano della ragione e della dottrina; ci\u00f2 rappresenta una pietra miliare sulla via che conduce all\u2019instaurazione di una convivenza umana informata ai principi sopra esposti. Quando, infatti, negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non pu\u00f2 non sorgere l\u2019avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignit\u00e0; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il cammino che nei rapporti di lavoro, nel ruolo delle donne e nella emancipazione dei popoli si realizza apre la Chiesa ad una singolare rilettura della propria dottrina e del proprio &#8220;depositum&#8221;. I fatti possono chiarire i diritti, i doveri e i doni.<\/p>\n<p><strong>I diritti da riconoscere, i doveri da garantire, i doni da condividere<\/strong><\/p>\n<p>Le due affermazioni di Pio IX e di Giovanni XXIII, che stanno tra loro quasi esattamente ad un secolo di distanza, configurano, in certo modo, un grande mutamento di paradigma nella maniera di comprendere la legge, la sua funzione e le possibilit\u00e0 di riforma. I diritti umani ridotti a &#8220;deliri umani&#8221; (Pio X) sono la eredit\u00e0 della impostazione del Sillabo, che rimane ancora ben ancorata nel Codice del 1917 e che solo il Codice del 1983 ha iniziato a rielaborare. Ma la cultura cattolica \u00e8 rimasta catturata da un &#8220;sospetto verso la affermazione e il riconoscimento dei diritti&#8221;, nonostante le intuizioni poderose che Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II hanno comunque introdotto nel suo linguaggio e nella sua sensibilit\u00e0.\u00a0 Cionondimeno ha le sue ragioni Mattia Lusetti nel prendere le distanze da una &#8220;cultura omologata&#8221; che applaude solo ad un nuovo diritto riconosciuto. Credo che la reazione, dal punto di vista ecclesiale, non debba mai avere riserve sul riconoscimento del diritto, ma solo sul suo raccordo con il dovere e con il dono. Qui, io credo, la vocazione comunitaria della Chiesa non deve perdere forza e argomenti. Non per\u00f2 negando il diritto, ma accompagnandolo con il dovere e con il dono. Questa correlazione, irrinunciabile, deve per\u00f2 poter cominciare dalla libert\u00e0. Questa \u00e8 la sfida: non aver paura di cominciare\u00a0 &#8211; certo sempre astrattamente &#8211; dalla libert\u00e0, senza pretendere che sia sempre una &#8220;falsa partenza&#8221; o in &#8220;inganno&#8221; o una &#8220;forma capovolta di autoritarismo&#8221;, come pure pu\u00f2 essere di fatto. Ma non lo \u00e8 &#8220;per principio&#8221;. Noi, dobbiamo riconoscerlo, siamo gli ultimi a poterlo dire preventivamente. Lo abbiamo fatto troppo ostinatamente per 100 anni (almeno in prevalenza): ora dobbiamo cambiare stile, come ci ha insegnato papa Giovanni e il Concilio Vaticano II e come da loro ha imparato papa Francesco.<\/p>\n<p><strong>Una singolare coincidenza<\/strong><\/p>\n<p>Potr\u00e0 apparire singolare coincidenza che, in questi stessi giorni, si discuta allo stesso tempo di una legge penale dello Stato italiano e &#8220;non si discuta&#8221; della riforma della legge penale canonica. Infatti da un lato si solleva una giusta interrogazione che riguarda la Chiesa ad extra e ad intra e che mira a contribuire ad un avanzamento delle tutele dei soggetti senza compromettere la possibile espressione ed esperienza dell&#8217;intero corpo civile; ma dall&#8217;altro si assiste alla presentazione di una riforma senza dibattito, senza confronto, puramente interna. La divisione dei poteri e il potere indiviso ha i suoi vantaggi e svantaggi. E ci propone un singolare contrasto! A ci\u00f2 vorrei aggiungere anche la diversa concezione della &#8220;sanzione penale&#8221; in ambito civile e in ambito ecclesiale. La elaborazione di un &#8220;sistema dei delitti e delle pene&#8221; in ambito statale ha indirettamente una funzione pedagogica, che resta per\u00f2 in secondo piano sia nella amministrazione della giustizia, sia nelle forme di applicazione e di sconto delle pene. In ambito ecclesiale, invece, il sistema penale \u00e8 sempre in relazione con il sistema penitenziale. Senza avere un proprio &#8220;penitenziario&#8221;, la Chiesa ha nella penitenza un luogo di assoluzione dalle colpe che strutturalmente entra in concorrenza &#8211; virtuosa o viziosa &#8211; con il &#8220;sistema penale&#8221;.\u00a0 Questo sta scritto nel DNA della Chiesa e trova, in una serie di vicende recenti, legate soprattutto agli abusi sessuali, il suo punto cieco e di crisi. Una gestione &#8220;in foro interno&#8221; del dramma degli abusi ha causato spesso abusi peggiori. Qui clericalismo, sistema amministrativo, diritto penale e teologia si sono incrociate, alleate o scontrate. Ma una struttura &#8220;di foro esterno&#8221;, che riesca ad importsi, implica un profondo mutamento non solo delle procedure, ma della &#8220;mens&#8221; ecclesiale. Certezza della pena e diritti dei terzi sono, in campo ecclesiale, parole dal significato non cos\u00ec semplice, perch\u00e9 vengono da altri mondi e da altre forme di relazione personale e comunitaria. Oggi, invece, urge rispondere in modo autorevole proprio su questo piano.<\/p>\n<p><strong>La difesa dei diritti e le garanzie della dottrina<\/strong><\/p>\n<p>Nel suo testo Mattia Lusetti, in un passaggio interessante, pone una delle questioni che sono state sollevate sulla &#8220;legge Zan&#8221;, non solo da parte cattolica: con la affermazione dei diritti che la legge garantisce, non potrebbe esserci un fenomeno capovolto di &#8220;emarginazione&#8221; di forme di pensiero o dottrine che non sono &#8220;in linea&#8221; con il vocabolario che la legge propone come normativo? Non si pu\u00f2 sottovalutare la questione. Che per\u00f2 proporrei di impostare in modo meno drastico. Riprendo brevemente le parole precise di Mattia, per commentarle. Egli parla, per la legge cos\u00ec come \u00e8 formulata, di<\/p>\n<p>&#8220;concreto pericolo di predisporre\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0dei reati di opinione. Ci si potr\u00e0 dichiarare convinti di quello che \u00e8 l\u2019insegnamento della Chiesa sull\u2019omosessualit\u00e0? Si potr\u00e0 scegliere questo paradigma educativo?&#8221;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 evidente che, cos\u00ec come formulata, la domanda tocca un punto sensibile. Ma forse la urgenza del problema pu\u00f2 essere non dico superata, ma almeno smussata, se non si entra nella piccola tentazione di fare dell&#8217;insegnamento della Chiesa sulla omosessualit\u00e0 una specie di &#8220;monolite&#8221; che non ha nulla da imparare, che non ha &#8220;segni dei tempi&#8221; da riconoscere o &#8220;storie di vita&#8221; da ascoltare e su cui meditare. Come la la omossessualit\u00e0 fosse una &#8220;definizione dogmatica&#8221; e non una &#8220;forma di vita&#8221;. Che una legge dello stato, quando stabilisce nuove forme di diritti da rispettare da parte di tutti, possa essere percepita solo come &#8220;minaccia&#8221; e non come &#8220;opportunit\u00e0&#8221; sembra essere una reazione pensata pi\u00f9 secondo il modello del <em>Sillabo<\/em>, che secondo il modello di\u00a0<em>Pacem in terris<\/em> o di\u00a0<em>Dignitatis Humanae<\/em>. Ma non \u00e8 affatto detto &#8211; ed anzi io sono convinto &#8211; che anche l&#8217;insegnamento della Chiesa sulla omosessualit\u00e0 abbia anche qualcosa da imparare dalle forme civili di vita, cos\u00ec come \u00e8 accaduto per la relazione intrafamiliare, che ha scoperto, solo con Giovanni XXIII, la &#8220;parit\u00e0 tra marito e moglie&#8221;, desumendola non dai testi della Scrittura o della tradizione ecclesiale, ma dal grande testo della Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Con questo non dico affatto che nel testo di Mattia Lusetti si resti nella nostalgia di un modello solo pedagogico di legge. Anzi, vi sono i chiari segni di un vero tentativo di dialogo con le ragioni dell&#8217;altro. Ma dico che la fatica di un confronto con &#8220;nuovi diritti&#8221; non deve mai cedere alla possibilit\u00e0 di ridurli ad una semplice illusione. E&#8217; proprio la tradizione ecclesiale a sapere bene i limiti della legge penale e a non chiedere troppo alle sanzioni. Ma la tradizione civile ci insegna, a sua volta, che un eccesso di discrezionalit\u00e0, nel riconoscere i diritti o nel perseguire i crimini, non tutela a sufficienza i terzi e rende poco efficaci anche le migliori intenzioni. Per questo nuove leggi civili, per quanto criticabili e giustamente discusse, possono riconciliare la Chiesa non solo con il suo volto di maestra, facendola meditare a fondo sul rivestimento contingente della propria dottrina, ma anzitutto con quello di madre, e cos\u00ec ritornando con determinazione alla sostanza della antica dottrina del <em>depositum fidei.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Come dice bene Mattia Lusetti, nei due articoli dedicati ad una serrata discussione intorno alla cosiddetta &#8220;Legge Zan&#8221; (qui e qui), nessuno dovrebbe cadere nella trappola di dividere il mondo in &#8220;buoni e cattivi&#8221;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17048"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17048"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17048\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17050,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17048\/revisions\/17050"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17048"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17048"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17048"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}