{"id":17036,"date":"2021-05-30T00:49:07","date_gmt":"2021-05-29T22:49:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17036"},"modified":"2021-05-30T00:49:07","modified_gmt":"2021-05-29T22:49:07","slug":"funivie-piante-ed-etica-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/funivie-piante-ed-etica-pubblica\/","title":{"rendered":"Funivie, piante ed etica pubblica."},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"bigliettovirale\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bigliettovirale-168x300.jpeg\" \/><\/p>\n<p><b>Funivie, piante ed etica pubblica<\/b><\/p>\n<p><b>I trasporti come metafore della cura di s\u00e9 e della responsabilit\u00e0 verso gli altri<\/b><\/p>\n<p>Alcuni mesi fa avevo <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/scusarsi-per-la-pianta-e-non-scroccare-il-bus-letica-pubblica-di-due-amici\/\">presentato su questo blog<\/a> un piccolo libro gustoso, di Giovanni Grandi, (<i>Scusi per la pianta<\/i>) che sviluppava \u201cnove lezioni di etica pubblica\u201d partendo da un \u201catto responsabile\u201d con cui un ragazzo aveva lasciato un bigliettino accanto ad una pianta, che aveva rovinato con un colpo di pallone: si scusava e lasciava 5 euro di risarcimento. Fu un caso mediatico. E tanto pi\u00f9 colp\u00ec perch\u00e9 metteva a nudo una fragilit\u00e0 di \u201cetica pubblica\u201d che oggi grida vendetta al cielo, con i ponti e le funivie che crollano. Vorrei riprendere il senso di quel testo di fronte agli eventi tragici di questi ultimi tempi.<\/p>\n<p>Un mondo sempre pi\u00f9 complicato chiede livelli sempre maggiori di responsabilit\u00e0, di attenzione e di cautela. Lo chiede a tutti. In questo mondo le ferrovie, le autostrade, i vaporetti, gli autobus, le funivie sono \u201cmezzi\u201d \u2013 potremmo dire \u201cmedia\u201d \u2013 non semplicemente di movimento, ma di trasformazione e di simbolizzazione. In un famoso testo, un grande pensatore, M. De Certeau, diceva di essere stato per la prima volta ad Atene e di aver notato che i \u201cmezzi di trasporto\u201d si chiamavano \u201cmataphorai\u201d. I mezzi sono \u201cmetafore\u201d, perch\u00e9 cambiano il modo di vedere le cose. Arrivare in una citt\u00e0 come Genova in treno, in auto, in nave o in aereo offre della citt\u00e0 una visione parziale o complessiva, dal basso o dall\u2019alto, frontale o laterale.<\/p>\n<p>Dietro ai mezzi di trasporto ci sono competenze, normative, rischi e cautele. Poich\u00e9 gli uomini e le donne sono \u201cmetaforicamente abili\u201d, imparano subito a stare al gioco dei mezzi che frequentano. E quando si abbassa lo stupore e si alza la abitudine, non solo si perde l\u2019incanto, ma si innalzano i rischi. Cos\u00ec un ponte, che \u00e8 sempre una sfida alla gravit\u00e0, pu\u00f2 crollare per la incuria di generazioni di addetti. Cos\u00ec un treno pu\u00f2 trovarsi sullo stesso binario rispetto ad un altro che procede in senso inverso; cos\u00ec un autobus, la cui revisione \u00e8 stata fatta \u201ca distanza\u201d, non pu\u00f2 frenare quando arriva la discesa; cos\u00ec una funivia pu\u00f2 viaggiare con le sicurezza disattivate e, nel momento del bisogno, pu\u00f2 abbandonare persone inermi in balia della brusca riconduzione della tecnica al suo limite.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la assuefazione alla tecnica, che \u00e8 la nostra elaborazione delle metafore, ci fa brutti scherzi, e pu\u00f2 costarci la vita, allora dobbiamo elaborare strategie pi\u00f9 complesse. Abbiamo il dovere di farlo.<\/p>\n<p>Vorrei fare un piccolo esempio dei rischi con cui le novit\u00e0 si impongono e delle procedure necessarie per farvi fronte in modo adeguato. Ormai \u00e8 facile che le nuove automobili abbiamo \u201csensori di parcheggio\u201d. Se per qualche mese ti abitui a parcheggiare con i sensori, facilmente non parcheggi pi\u00f9 con gli occhi, ma con le orecchie. E hai il grande vantaggio di essere aiutato, dai suoni, a calcolare quelle distanze, che gli occhi non riuscivano mai a cogliere. Ma questo aiuto, che \u00e8 sicuramente prezioso, diventa un boomerang nel momento in cui tuo fratello ti chiede di parcheggiargli la macchina (senza sensori) e tu rischi di aspettare un suono per fermarti\u2026 e sbatti nell\u2019albero o nella macchina che sta dietro. Perch\u00e9 la abitudine ad un \u201cmedia avanzato\u201d ci rende pericolosi con il media arretrato. Non siamo abbastanza elastici per adattarci prontamente alle condizioni diverse. Per farlo, abbiamo bisogno di \u201csoglie critiche\u201d e di \u201cprocedure complesse\u201d.<\/p>\n<p>Questo vale in privato. Sul piano pubblico e civile, le \u201cnorme di sicurezza\u201d impongono \u201cprocedure vincolanti\u201d che appaiono sempre come \u201cesagerazioni\u201d, in vacanza come sul lavoro. Ma la tutela \u2013 dell\u2019utente del mezzo \u2013 dipende da procedure solo parzialmente controllabili e disponibili. Le procedure di controllo di una funivia, che prevedono diversi livelli di competenza, comportano evidentemente una cura scrupolosa. Una cabina sospesa a 50 metri sul fianco di una montagna implica naturalmente molteplici attenzioni. Ed \u00e8 ovvio che solo la perfetta condizione dell\u2019impianto pu\u00f2 garantire un viaggio sicuro. Il fatto che entrambe le sicurezze, predisposte per scongiurare la perdita di controllo della cabina, possano essere state intenzionalmente disinserite, confidando che mai la fune trainante avrebbe potuto rompersi, \u00e8 precisamente in aperta contraddizione col \u201csistema di sicurezza\u201d. Che esiste precisamente per escludere il caso fortuito. Se anche si rompesse la fune, saremmo salvi! Possiamo osare risalire in pochi minuti con un \u201cmezzo di trasporto\u201d il dislivello di un kilometro solo se ci accolliamo la cura di ogni dettaglio. Il rischio maggiore, per\u00f2, \u00e8 che di fronte a questo episodio di gravissima imprudenza e irresponsabilit\u00e0, possiamo chiedere semplicemente che \u201csia fatta giustizia\u201d. Questo \u00e8 certo necessario. Ma la vera necessit\u00e0 \u00e8 comprendere come l\u2019etica pubblica chieda che organi di controllo e procedure di sicurezza siano pubblicamente certificate e rese del tutto efficienti. Chiedono che non sia pi\u00f9 possibile \u201cdisinserire il freno di emergenza\u201d per potersi garantire qualche giornata in pi\u00f9 di corse e di guadagni. Commisurare alle maggiori possibilit\u00e0 di movimento i maggiori requisiti di sicurezza \u00e8 una grande sfida: perch\u00e9 proprio il movimento facile ci fa dimenticare le condizioni difficili che lo rendono possibile. Qui, davvero, il \u201csenso dello Stato\u201d \u2013 ossia un deciso incremento di \u201cetica pubblica\u201d \u2013 \u00e8 l\u2019unica salvezza. Nessun bricolage di buon senso pu\u00f2 sostituirlo. Un ponte che crolla in Liguria, un autobus che precipita in Campania, una autostrada che si accascia in Sicilia o una funivia che cade in Piemonte sono una questione di etica pubblica che non riguarda solo alcuni singoli, ma una nazione intera, un intero sistema di compartecipazione alla responsabilit\u00e0 comune. Su questo piano abbiamo il \u201cdebito pubblico\u201d forse pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p>\u201cNon volevamo uccidere nessuno\u201d. Certo. Ma proprio per questo la cosa \u00e8 ancora pi\u00f9 grave. Un ponte pu\u00f2 crollare perch\u00e9 lo si riempie di tritolo, per far morire tutti quelli che ci sono sopra. Qui \u00e8 la volont\u00e0 diretta a determinare la morte. Oppure un fulmine colpisce una cordata di scalatori. Qui \u00e8 la \u201cforza maggiore\u201d ad essere alla radice della morte. Ma proprio quando hai il dovere di prenderti cura delle norme di sicurezza, e non lo fai, allora quelle morti, che tu non hai voluto direttamente, scaturiscono dalla tua omissione o dalla tua azione illecita. Ed \u00e8 qui, tuttavia, che il \u201cprocedimento giudiziario\u201d non basta. Applicare la sanzione \u00e8 sacrosanto ma \u00e8 sempre solo a posteriori. Una cultura della responsabilit\u00e0 pubblica e civile non si costruisce solo cos\u00ec, con la minaccia della sanzione. Piuttosto occorre una crescita comune di \u201cetica pubblica\u201d. Di chi non accetta di essere scavalcato e fa il suo dovere, crollasse il mondo. Di chi non si piega alle lusinghe della indifferenza e tiene conto che il suo \u201cmestiere\u201d \u00e8 un \u201cministero\u201d. Di chi non pu\u00f2 tollerare in nessun modo che qualcuno telefoni ad un preside per far promuovere il proprio figlio e che il preside minacci i professori se non obbediscono al consiglio di promozione ed \u00e8 disposto a denunciare il preside pur di non venir meno alla sua responsabilit\u00e0 di professore. Una etica pubblica della responsabilit\u00e0 \u00e8 stata travolta dal crollo del ponte Morandi e dal precipitare della funivia di Stresa. La reazione giudiziaria, per quanto esemplare e veloce, non servir\u00e0 a molto. Anche l\u2019interesse comprensibile, ma anche morboso, per i dettagli giudiziari, pu\u00f2 essere anche un diversivo. Prima di tutto \u00e8 invece uno stile amministrativo, una abitudine alla procedura di controllo, una capacit\u00e0 di denuncia di ogni indifferenza e una incapacit\u00e0 di connivenza a dover essere profondamente recuperata. Quando crollano ponti o funivie, ci sono \u201ccatene di omert\u00e0\u201d che hanno reso possibile l\u2019evento tragico. Polarizzare sul \u201ccaso fortuito\u201d o sull\u2019\u201dassassino disumano\u201d non serve, se non come consolazione effimera. In gioco vi \u00e8, anzitutto, un modo di intendere l\u2019etica pubblica. Queste tragedie sono l\u2019esito di un modo di cavarsela di chi non fa il proprio dovere e gode della protezione di chi non ha il coraggio di opporsi. Bisogna dirlo apertamente: solo quando sei disposto a mettere a rischio la tua vita puoi davvero rispondere degli altri, fino a salvarli. La responsabilit\u00e0 non si lascia misurare in percentuale. La funivia non sarebbe crollata tragicamente solo se ognuno avesse fatto il 100% di ci\u00f2 che era in suo potere, il superiore come l\u2019inferiore, chi ha dato l\u2019ordine e chi lo ha eseguito. Ognuno avrebbe pagato un prezzo per essere responsabile: a costo di perdere il posto, di perdere amici, di perdere considerazione, di perdere danaro, di perdere tempo. Anche solo un 1% di indifferenza alla vita altrui rende possibile il peggiore dei crolli, la peggiore delle tragedie. Il problema \u00e8 proprio questo: non che qualcuno abbia voluto la morte di coloro che sono state le vittime, ma che qualcuno abbia ritenuto superflua la propria responsabilit\u00e0 e sia rimasto indifferente alle piccole violazioni che preparano i grandi lutti. Non di assassini, ma di funzionari indifferenti e interessati deve occuparsi una nuova stagione di etica pubblica per l\u2019Italia. E non \u00e8 detto che, in tutto questo, come appare dal limpido libro di Giovanni Grandi, non siano proprio i giovani a risultare maestri di responsabilit\u00e0. Che l\u2019et\u00e0 certo dovr\u00e0 mettere alla prova, come accade sempre di nuovo, di generazione in generazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Funivie, piante ed etica pubblica I trasporti come metafore della cura di s\u00e9 e della responsabilit\u00e0 verso gli altri Alcuni mesi fa avevo presentato su questo blog un piccolo libro gustoso, di Giovanni Grandi, (Scusi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17036"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17036"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17045,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17036\/revisions\/17045"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}