{"id":17030,"date":"2021-05-24T12:52:33","date_gmt":"2021-05-24T10:52:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17030"},"modified":"2021-05-24T12:52:33","modified_gmt":"2021-05-24T10:52:33","slug":"contrizione-atto-di-dolore-e-fare-penitenza-una-piccola-e-grande-svista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/contrizione-atto-di-dolore-e-fare-penitenza-una-piccola-e-grande-svista\/","title":{"rendered":"Contrizione, atto di dolore e &#8220;fare penitenza&#8221;. Una piccola e grande svista"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13940\" alt=\"Confessione donna (stampa Ottocento)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel sacramento della penitenza si viene riabilitati al &#8220;fare penitenza&#8221; che accompagna la vita del cristiano. Il sacramento \u00e8 &#8220;processo di superamento della scomunica&#8221;, che riconsegna il soggetto alla dimensione orante, battesimale ed eucaristica della riconciliazione. La tradizione ha individuato nel sacramento 4 soglie significative. Una \u00e8 la &#8220;parola di perdono&#8221; che viene rinnovata dal ministro e che scende sul soggetto peccatore penitente. Le altre 3 sono elaborazioni del soggetto, che <em>confessa il peccato<\/em>, insieme alla fede e alla lode; che <em>prova dolore nel cuore<\/em> per il peccato commesso; che <em>lavora sulla sua libert\u00e0<\/em>, mettendo in gioco il suo corpo, la sua parola, i suoi desideri, le sue priorit\u00e0. Notevole \u00e8 il fatto che, come sottolineato con cura dalla tradizione, questa &#8220;elaborazione&#8221; che il soggetto compie della propria identit\u00e0, sia stratificata su tre livelli: quello della &#8220;azione corporea&#8221; e lo chiamiamo &#8220;penitenza o soddisfazione&#8221;; quello della verbalizzazione del peccato, e lo chiamiamo &#8220;confessione&#8221;; quello del dolore e della vergogna, che riguarda il cuore e la coscienza, e lo chiamiamo &#8220;contrizione o pentimento&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Visibile e invisibile<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>E&#8217; chiaro che la parola e la azione sono di per s\u00e9 visibili, ma non cos\u00ec \u00e8 il cuore. Non si danno &#8220;evidenze immediate&#8221; del pentimento. Proprio questa invisibilit\u00e0 e intangibilit\u00e0 del cuore, per\u00f2, non \u00e8 priva di indizi. Per lunghi secoli, prima che nascesse il confessionale con la grata fissa e con la invisibilit\u00e0 del volto del penitente, era proprio il &#8220;rossore del volto&#8221; a segnalare la vergogna e il pentimento. In seguito abbiamo proceduto &#8220;per dichiarazioni&#8221;. Al &#8220;doloro&#8221; conduce un &#8220;atto di dolore&#8221;, una sorta di &#8220;autocertificazione&#8221; di ci\u00f2 che il cuore prova e che viene espresso mediante una sorta di preghiera di attestazione del travaglio interiore. Tra le parole e le cose c&#8217;\u00e8 sempre un divario e sarebbe ingiusto diffidare delle prime in ragione delle seconde. Ma anche le parole, proprio perch\u00e9 soglie formali, hanno la loro importanza, soprattutto nell&#8217;orientare la esperienza. Gli umani, infatti, non usano le parole solo come strumenti, ma il fatto di dire con le parole induce in loro la esperienza delle &#8220;cose&#8221;. Per questo le parole hanno un peso. E scegliere una parola o un&#8217;altra non \u00e8 cosa irrilevante.<\/p>\n<p><strong>Il cosiddetto &#8220;atto di dolore&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei perci\u00f2 soffermarmi brevemente su una piccola e grande questione, che riguarda precisamente questa relazione tra &#8220;cuore che si pente&#8221; e &#8220;dichiarazione del penitente&#8221;. Nel rituale dopo la &#8220;confessione dei peccati&#8221; \u00e8 prevista la &#8220;espressione della contrizione&#8221; da parte del penitente: egli deve dichiarare il proprio dolore per il peccato commesso. Il rituale italiano ha collocato al primo posto questa formula, dopo la quale vi sono ben altre 8 formulazioni:<\/p>\n<p><b>Mio Dio, mi pento e mi dolgo<br \/>\ncon tutto il cuore dei miei peccati,<br \/>\n<em>perch\u00e9 peccando ho meritato i tuoi castighi<\/em>,<br \/>\ne molto pi\u00f9 perch\u00e9 ho offeso te,<br \/>\ninfinitamente buono<br \/>\ne degno di essere amato sopra ogni cosa.<br \/>\nPropongo col tuo santo aiuto<br \/>\ndi non offenderti mai pi\u00f9<br \/>\ne di fuggire le occasioni prossime di peccato.<br \/>\nSignore, misericordia, perdonami.<\/b><\/p>\n<p>Sorprende un fatto eclatante. Il rituale italiano \u00e8 la traduzione del rituale latino, che presenta la stessa formula, dove tuttavia non si trova la espressione che risulta pi\u00f9 imbarazzante. Ecco la versione dell&#8217;originale latino:<\/p>\n<p><strong>Deus meus,<\/strong><br \/>\n<strong>ex toto corde me p\u01fdnitet ac d\u00f3leo de \u00f3mnibus qu\u00e6 male egi<\/strong><br \/>\n<strong>et de bono quod om\u00edsi,<\/strong><br \/>\n<strong>quia pecc\u00e1ndo offendi Te,<\/strong><br \/>\n<strong>summe bonum ac dignum qui super \u00f3mnia dilig\u00e1ris.<\/strong><br \/>\n<strong>F\u00edrmiter prop\u00f3no, adiuv\u00e1nte gr\u00e1tia tua, me p\u00e6nit\u00e9ntiam \u00e1gere,<\/strong><br \/>\n<strong>de c\u00e9tero non peccat\u00farum peccant\u00edque occasi\u00f3nes fugit\u00farum.<\/strong><br \/>\n<strong>Per m\u00e9rita passi\u00f3nis Salvat\u00f3ris nostri Iesu Christi, D\u00f3mine, mis\u00e9rere<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che tra i due testi vi sono alcune differenze fondamentali, che vale la pena sottolineare.<\/p>\n<p><strong>La contrizione e\u00a0 il &#8220;fare penitenza&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>La versione italiana compie tre operazioni &#8220;spericolate&#8221;. Vediamole una per una.<\/p>\n<p>a) <em>Introduce una espressione, del tutto assente dal testo latino<\/em>, in cui il peccatore afferma di &#8220;meritare i castighi di Dio&#8221;. Lo spostamento del tempo &#8211; dal futuro al passato &#8211;\u00a0 e del soggetto &#8211; dall&#8217;uomo a Dio &#8211; \u00e8 davvero sorprendente che sia stata favorita e approvata nel contesto del sacramento della penitenza. Nel sacramento, l&#8217;uomo che si castiga viene liberato dalla azione di misericordia di Dio. Un uomo che confessi a Dio di &#8220;meritare i suoi castighi&#8221; non \u00e8 un penitente, ma un impenitente. Il soggetto si pente solo quando capisce che Dio vuole la sua salvezza, mentre \u00e8 lui stesso a castigarsi. Singolare inversione proposta da un testo ufficiale!<\/p>\n<p>b) In secondo luogo, l&#8217;italiano traduce &#8220;individualisticamente&#8221; un proposito che \u00e8 squisitamente ecclesiale. Infatti la espressione &#8220;propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai pi\u00f9&#8221; \u00e8 una riduzione intimistica e ridotta della espressione latina &#8220;<em>F\u00edrmiter prop\u00f3no, adiuv\u00e1nte gr\u00e1tia tua, me p\u00e6nit\u00e9ntiam \u00e1gere<\/em>&#8220;. L&#8217;aiuto di Dio \u00e8 la sua &#8220;grazia&#8221; che \u00e8 volta non semplicemente a &#8220;non offenderlo&#8221;, ma a &#8220;fare penitenza&#8221;: l&#8217;obiettivo non \u00e8 negativo (non offendere), ma positivo (fare penitenza); non \u00e8 puntuale, ma processuale. Dio inaugura e garantisce il processo con cui &#8220;non fare il male e fare il bene&#8221;.<\/p>\n<p>c) Anche la chiusura suona in italiano come una semplice invocazione &#8220;Signore, misericordia, perdonami&#8221;, mentre in latino ha in s\u00e9 la storia della salvezza dei &#8220;meriti di Cristo&#8221;. Ed \u00e8 interessante che gli unici meriti di cui parla il testo latino siano quelli di Cristo, non quelli contratti dalle disobbedienze del peccatore, che l&#8217;italiano invece mette in rilievo con quell&#8217;infelice &#8220;ho meritato i tuoi castighi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Le altre formule e una traduzione &#8220;fedele&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Nel rituale italiano, in maggiore evidenza che in quello latino, a questa &#8220;prima formula&#8221; seguono altre 7, il cui carattere biblico \u00e8 assai marcato. Resta il fatto per cui, di fronte ad una tale resa arbitraria del testo, non \u00e8 incomprensibile desiderare, e forse pretendere, che la traduzione italiana di questa prima formula sia portata almeno al livello richiesto da &#8220;Liturgiam authenticam&#8221;: <strong>ossia che non si introduca quello che non c&#8217;\u00e8 e si renda fedelmente quello che c&#8217;\u00e8<\/strong>. Ecco una possibile versione riportata ad un tenore verbale pi\u00f9 convincente ed adeguato:<\/p>\n<p><strong>Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>del male che ho fatto e del bene che non ho fatto<\/em>,<\/strong><\/p>\n<p><strong>perch\u00e9 <em>peccando<\/em> ho offeso te, infinitamente buono\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>e degno di essere amato sopra ogni cosa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mi propongo, <em>con l\u2019aiuto della tua grazia,<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>di fare penitenza<\/em> e di fuggire le occasioni prossime di peccato.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Signore, <em>per Ges\u00f9 Cristo nostro Salvatore<\/em>, perdonami.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel sacramento della penitenza si viene riabilitati al &#8220;fare penitenza&#8221; che accompagna la vita del cristiano. 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