{"id":17017,"date":"2021-05-18T11:50:04","date_gmt":"2021-05-18T09:50:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17017"},"modified":"2021-05-18T11:50:49","modified_gmt":"2021-05-18T09:50:49","slug":"la-terza-forma-della-penitenza-un-dibattito-2-di-m-gallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-terza-forma-della-penitenza-un-dibattito-2-di-m-gallo\/","title":{"rendered":"La terza forma della penitenza: un dibattito (\/2) (di M. Gallo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ordo-paenitentiae.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16944\" alt=\"Ordo paenitentiae\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ordo-paenitentiae-206x300.jpg\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ordo-paenitentiae-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ordo-paenitentiae.jpg 229w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Alle riflessioni di U. Del Giudice, di alcuni giorni fa, M. Gallo, che ringrazio, unisce una considerazione storica, pastorale e teologica della III forma del sacramento della penitenza. Una bella sintesi che riconosce come la &#8220;emergenza sanitaria&#8221; abbia cambiato la prospettiva di valutazione e di lettura della III forma. Un bel caso di traduzione della tradizione. Un testo articolato, documentato e che apre questioni fondamentali per il &#8220;fare penitenza&#8221; della Chiesa. (ag)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Dall\u2019emergenza all\u2019opportunit\u00e0 pastorale. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La faticosa gestazione dell\u2019<\/b><i><b>Ordo paenitentiae<\/b><\/i><b>, la neutralizzazione della III forma e la sua silenziosa risorsa. <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center\" align=\"right\">di Marco Gallo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Premessa: perch\u00e9 ne parliamo ora? <\/b><\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li><i>Nell\u2019incertezza del futuro: si ripresenter\u00e0 la situazione?<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Cominciano ad essere numerosi gli articoli recentemente apparsi sul tema della celebrazione della Penitenza<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>, suscitati dalla possibilit\u00e0 concessa in alcune regioni ecclesiastiche italiane di celebrare il Sacramento adottando la III forma contenuta nel Rituale, prima nel tempo di Avvento e Natale 2020 e poi nel tempo di Quaresima 2021. Abbiamo imparato a non scambiare i segnali di alleggerimento della situazione pandemica con la fine della situazione di rischio. Per questo, le note che offriamo ci sembrano utili, sia nel caso auspicato di un tempo pi\u00f9 sereno negli anni a venire (\u201cche cosa possiamo mantenere di queste pratiche straordinarie?\u201d), sia nell\u2019ipotesi da non sottovalutare che le condizioni di pericolo si ripresentino ancora (\u201cAffronteremo ancora situazioni tali da esser ritenute eccezionali, tanto da giustificare di nuovo questo permesso?\u201d).<\/p>\n<ol start=\"2\" type=\"a\">\n<li><i>Non se ne discuteva da circa 30 anni<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Possiamo prima di tutto notare che dal punto di vista della pubblicistica e della riflessione, era almeno dalla fine degli anni \u201980 in Italia che il tema di quale forma di celebrazione della Riconciliazione prevedere non trovava una tale eco. La sesta assemblea generale ordinaria dei vescovi sul tema <i>La penitenza e la riconciliazione nella missione della Chiesa<\/i> (29 settembre &#8211; 29 ottobre 1983), con l\u2019esortazione apostolica susseguente <i>Reconciliatio et paenitentia <\/i>1984 e soprattutto la pubblicazione del <i>Codice di diritto canonico<\/i> (1983) avevano coinciso con la fine di un dibattito che prima e subito dopo il Concilio era stato invece assai significativo e vivace. Certo, il dibattito teologico ha sempre conservato traccia di ci\u00f2 che avvenne a partire dagli anni \u201960, ma solo in questi mesi possiamo raccogliere un rinnovato interesse per il significato del rito della penitenza e le sue forme. Il dibattito teologico a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201980 fino al tempo pre-pandemico si \u00e8 svolto invece principalmente sulla crisi della pratica nella pastorale, o si \u00e8 concentrato sulla necessit\u00e0 di riformulare cammini penitenziali per situazioni escluse dai sacramenti \u2013 in particolare a cavallo dei due sinodi sulla famiglia e della pubblicazione di <i>Amoris laetitia<\/i>.<\/p>\n<p>Come si torna ora sul tema?<\/p>\n<ol start=\"3\" type=\"a\">\n<li><i>Torino, una necessaria e seria rilettura del vissuto<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Prima di entrare in argomento, vorrei dar conto dell\u2019unico tentativo (a mia conoscenza) di seria rilettura della pratica celebrativa dell\u2019ultimo anno, proposto dall\u2019Ufficio Liturgico della diocesi di Torino l\u20198 febbraio 2021. Dopo l\u2019esperienza del tempo di Avvento e Natale, \u00e8 stato preparato un questionario diffuso tra i parroci della diocesi, che avessero o meno celebrato secondo la III forma. In un interessante documento audio ancora disponibile<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>, si pu\u00f2 ascoltare il resoconto ed un approfondito ragionamento. Paolo Tomatis, nell\u2019introdurre il tema, ricostruisce in modo sintetico la vicenda storica recente dell\u2019ultimo secolo, prima e dopo il concilio, mostrando il delicato maturare della riflessione nel paradosso di una teologia sacramentaria che integra questa forma celebrativa, percepita come pi\u00f9 vicina alla richiesta di SC 27 che chiede di preferire per ogni sacramento la celebrazione comunitaria e pi\u00f9 trasparente rispetto alle dimensioni liturgica, ecclesiale e articolata della penitenza e, dall\u2019altra, di una progressiva chiarezza del magistero che arriva a farne un atto eccezionale, restringendone le situazioni da considerare opportune per la scelta e precisando che il discernimento \u00e8 affidato al vescovo non pi\u00f9 in dialogo con gli altri vescovi della regione ecclesiastica, ma in accordo con loro. Ad Andrea Pacini \u00e8 stata affidata la rilettura dei questionari restituiti. Ne emerge una significativa esperienza, che ha sorpreso anche alcuni pastori dapprima scettici. Le liturgie hanno visto una notevole partecipazione, con assemblee intergenerazionali ed il manifestarsi non della temuta concorrenza con la celebrazione ordinaria, ma di un virtuoso rimando. Andrea Bozzolo, chiamato a reagire ai dati emersi, fa notare alcuni aspetti significativi. Anzitutto come diversi elementi sempre costitutivi del sacramento ne escano rafforzati (la manifestazione del carattere liturgico di ascolto della Parola e della sua sacramentalit\u00e0, l\u2019epifania di una chiesa che sa chiedere perdono insieme e prega per i suoi membri, una contrizione che accompagna tutti i passaggi della conversione, le molte forme dell\u2019esercizio della virt\u00f9 di penitenza). Il teologo fa notare che il buon rimando tra le due forme andrebbe accompagnato con maggior seriet\u00e0, mostrando che la necessit\u00e0 del colloquio personale della I forma sancito a Trento non sia da percepire come l\u2019imposizione di una ragione estrinseca, ma come ci\u00f2 che viene invece dalla natura del peccato (che \u00e8 ottenebramento della coscienza, perdita del s\u00e9 e delle relazioni) e della riconciliazione (che comporta la possibilit\u00e0 di presa serena della parola). \u00c8 una grazia arrivare a dire le proprie colpe, \u00e8 ci\u00f2 che permette alla coscienza illuminata di fare il suo lavoro, sottraendo la coscienza stessa alla solitudine in cui la cultura dell\u2019autoderminazione la isola. La dimensione comunitaria, che emerge con rinnovata chiarezza in queste liturgie, non si pu\u00f2 per\u00f2 ridurre al momento celebrativo: di nuovo, diventa chiaro come nella nostra pratica pastorale non ci sia la proposta di itinerari penitenziali effettivi, invece proposti per l\u2019iniziazione, il matrimonio, l\u2019ordine ed il voto religioso. Tomatis chiude l\u2019analisi notando come la Quaresima possa riprendere ora il suo carattere sacramentale di percorso di conversione a tappe, a partire dalle ceneri, come disposizione a mettersi in cammino, l\u2019ascolto diffuso della Parola, l\u2019offerta di momenti per il sacramento celebrato nella I forma, la pratica delle tre opere penitenziali classiche come forma di conversione, l\u2019esame di coscienza condiviso e la riconciliazione comunitaria nei pressi della Pasqua, luogo teologico del suo sorgere, legato al Battesimo.<\/p>\n<ol start=\"4\" type=\"a\">\n<li><i>Perch\u00e9 la ricerca continui<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>A fronte di queste considerazioni, mi sembra necessario che la riflessione approfondisca non solo la questione delle condizioni di emergenza che hanno dato luogo a queste prassi durante l\u2019ultimo anno, ma torni ancora a porre un necessario discernimento sulla sua opportunit\u00e0 (come fu suggerito dai vescovi nel citato sinodo del 1983). Perch\u00e9 questo possa avvenire, mi sembra assai utile e urgente recuperare come questa dialettica tra la I e la III forma sia rinvenibile sia nella faticosa vicenda della composizione dell\u2019<i>Ordo paenitentiae <\/i>del 1973, sia nella forma redazionale stessa del medesimo libro rituale. Da questo emerger\u00e0 con chiarezza, inoltre, come la II forma sia stata inventata nella natura di un compromesso, ibrido sin dal suo nascere e pastoralmente discutibile nella sua pratica.<\/p>\n<p><b>L\u2019<\/b><i><b>Ordo paenitentiae<\/b><\/i><b> (1973): la difficile genesi di un rituale<\/b><\/p>\n<p>Nel suo corposo studio, Marco Busca (<i>Verso un nuovo sistema penitenziale? Studio sulla riforma della riconciliazione dei penitenti<\/i>, Roma 2002), ricostruisce il percorso che port\u00f2 il 2 dicembre alla pubblicazione del nuovo <i>Ordo paenitentiae<\/i>. Si tratta di un lavoro accidentato e certamente anche non privo di difficolt\u00e0, che ci ha consegnato uno strumento rituale che manifesta la necessit\u00e0 di un lavoro ancora non terminato. La stagione attuale non potrebbe essere significativa, proprio per la riscoperta delle sue linee di tensione interne? Ripercorriamo brevemente questa interessante vicenda.<\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li><i>Due commissioni, dieci anni di lavoro<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>La durata del lavoro delle due commissioni differenti (passarono non meno di dieci anni \u2013 tra la promulgazione di <i>Sacrosanctum Concilium <\/i>e l\u2019edizione tipica dell\u2019<i>ordo Paenitentiae<\/i>, 2 dicembre 1973) gi\u00e0 dimostra la difficolt\u00e0 nel realizzare l\u2019auspicio di SC 72 (\u00abIl rito e le formule della penitenza siano rivedute in modo tale che esprimano pi\u00f9 chiaramente la natura e l\u2019effetto del sacramento\u00bb). La medesima difficolt\u00e0 si pu\u00f2 registrare nel tempo preconciliare. Jungmann \u2013 membro della commissione preparatoria del concilio che lavor\u00f2 dal 1960 al 1962 \u2013 notava che la Penitenza era l\u2019unico sacramento per il quale nessuna proposta di riforma era stata inserita nel lavoro della commissione<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. All\u2019inizio dei lavori, la commissione aveva inserito nell\u2019<i>instrumentum laboris<\/i> due punti: l\u2019inserimento dell\u2019imposizione delle mani (plurale) e la riforma della formula d\u2019assoluzione. Durante il Concilio, i Padri discutono dell\u2019<i>ordo paenitentiae <\/i>in tre occasioni, per un totale di quindici interventi. \u00c8 possibile rinvenire qui i punti controversi del lavoro post-conciliare: l\u2019assoluzione collettiva (due vescovi, in particolare il portaparola dei vescovi della Colombia) e la necessit\u00e0 di mostrare meglio il legame tra il peccato personale e il suo significato ecclesiale e sociale. Per questo in SC 72 si parla di <i>natura et effectum<\/i> del sacramento e si intende una riforma non solo pastorale, ma pienamente teologica e liturgica. In numerosi commenti ai testi conciliari da parte di Padri presenti in aula e dei periti si trova chiara la coscienza del rapporto tra Penitenza come rito e natura della Chiesa. Il luogo pi\u00f9 ricorrente \u00e8 LG 10 e 11, risultato di lunghe discussioni, in cui il sacramento della penitenza ha il suo posto in rapporto agli altri nella costituzione della Chiesa e del ministero battesimale. Il peccato vi appare come grave infedelt\u00e0 alla vita battesimale e atto anti-ecclesiale (<i>vulnus Ecclesiae<\/i>):<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">Quelli che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carit\u00e0, l\u2019esempio e la preghiera (LG 11).<\/span><\/p>\n<p>Era dunque opportuno mettere mano al Rituale. Il <i>Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia<\/i> \u00e8 formato il 13 gennaio 1964, ma il <i>coetus <\/i>XXIIIbis (<i>De rituali romani III \u2013 de Paenitentia<\/i><i><a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/i>) \u00e8 costituita solo il 14 ottobre 1966, due anni e mezzo in seguito. Nei primi mesi, il <i>Coetus<\/i> guidato da Joseph L\u00e9cuyer con, tra gli altri, K. Rahner e C. Vogel, si impegn\u00f2 in una ricerca con il Centro National de Pastorale Liturgique (CNPL) sulla percezione del sacramento e su alcune esperienze di sperimentazione, fino alla sessione del 1967. Questo tempo di ricerca e osservazione aiut\u00f2 i membri del <i>Coetus<\/i> a concretizzare la missione affidata da SC 72: la riforma avrebbe dovuto stabilire meglio l\u2019unit\u00e0 tra il sacramento e la Parola, dare un posto reale e visibile alla comunit\u00e0 ecclesiale (impegnata nella sua interezza nella conversione dei peccatori), mostrare la doppia natura del peccato come rottura con Dio e con la Chiesa, trovare una formulazione pi\u00f9 chiara dell\u2019assoluzione. Essi cominciarono con la revisione del rito individuale per continuare con un nuovo rito comunitario e pubblico.<\/p>\n<p>Il 13 aprile 1967 le proposte del <i>Coetus<\/i> furono presentate ai Padri del <i>Consilium<\/i> e votati in sette punti: *Il luogo del sacramento (il confessionale) e i vestiti liturgici, *La preparazione del penitente con la lettura della Parola di Dio, *La benedizione iniziale del penitente, *La riforma della formula d\u2019assoluzione, *La pluralit\u00e0 delle formule di assoluzione <i>ad libitum<\/i> per il confessore (l\u2019unico <i>non placet<\/i>), *Le celebrazioni comunitarie, *La richiesta della facolt\u00e0 di ricercare e approfondire l\u2019opportunit\u00e0 di un rito con l\u2019assoluzione collettiva.<\/p>\n<p>Il resoconto della commissione e le memorie dei periti trasmettono la chiara impressione che, a partire dal Concilio, si assiste a un\u2019amplificazione della portata possibile del lavoro di riforma, con una parallela e seria ricerca storica, liturgica e teologica. Nei mesi seguenti, fino all\u201911 novembre 1969, il lavoro continu\u00f2 sui due rituali (individuale e comunitario) e sulle altre azioni liturgiche minori, suscitando delle vive e persin polemiche reazioni. La proposta di introdurre un rito penitenziale il Gioved\u00ec santo (durante la messa <i>in coena Domini<\/i>) come manifestazione piena del senso della quaresima, del legame tra Eucaristia e Penitenza e del significato antico della Lavanda dei piedi fu respinta per la paura che offuscasse il valore sacramentale della confessione. Per il rito individuale, le parti dell\u2019azione liturgica del <i>Rituale Romanum<\/i> furono arricchite con delle formule scelte dal tesoro del Pontificale Romano e del Pontificale romano-germanico. In particolare, sulla preghiera di assoluzione le discussioni si giocarono sullo stile (deprecativo o indicativo) e sulla pluralit\u00e0 delle formule \u2013 raccogliendo un ulteriore <i>non placet<\/i> pur avendo domandato di non lasciare ai sacerdoti la scelta ma alle conferenze episcopali. La proposta finale del 1969 prevede una formula indicativa e due formule deprecative, in sostituzione delle quattro proposte nel dicembre 1967, dopo lunghe e difficili discussioni<a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/p>\n<ol start=\"2\" type=\"a\">\n<li><i>Una lunga pausa nei lavori<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il <i>coetus<\/i> concluse dunque il suo lavoro con la stesura di un documento ben fondato dal punto di vista storico, ecumenico e teologico (<i>Schemata 361<\/i>, <i>de Paenitentia<\/i> 12) pronto per l\u2019approvazione definitiva. A partire da questo momento, si assiste a una lunga pausa, sopravvenuta per un evento cruciale. Il 16 giugno 1972 la Congregazione per la dottrina della fede pubblic\u00f2 le <i>Normae pastorales circa absolutionem sacramentalem generali modo impertiendam <\/i>[NP], documento che mette fine all\u2019incertezza sul valore ed i limiti del rito pubblico della riconciliazione con assoluzione collettiva. Secondo il documento, questa forma \u00e8 possibile e necessaria solo se si verificano tre condizioni: il gran numero di penitenti, l\u2019urgenza dell\u2019assoluzione e la mancanza di confessori. Il rischio teologico di questo documento \u00e8 l\u2019impressione di una certa riduzione del sacramento al suo valore d\u2019assoluzione, e meno attento a tutto il cammino di conversione, come fa giustamente notare P. De Clerck<a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a>. Le NP ebbero l\u2019effetto di condizionare la prosecuzione della riforma, secondo l\u2019opinione di Visentin che prese parte alla commissione stessa. Fu difficile e, infine, impossibile agire come invece si oper\u00f2 per il Messale, per il quale il rito comunitario pieno si trova nella prima parte ed \u00e8 celebrato tutte le volte che \u00e8 possibile (SC 26-27). La celebrazione comunitaria assume cos\u00ec il valore d\u2019una semplice preparazione al sacramento, in cui anche l\u2019assoluzione \u00e8 riservata al momento individuale (<i>unicus modus ordinarius<\/i>). Cos\u00ec le nuove formule d\u2019assoluzione non furono accettate, cos\u00ec come la possibilit\u00e0 relativa alla proposta d\u2019una celebrazione della penitenza all\u2019interno della celebrazione eucaristica<a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a>.<\/p>\n<ol start=\"3\" type=\"a\">\n<li><i>Una nuova commissione e pochi mesi di lavoro<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Era cos\u00ec necessario un nuovo lavoro. Una nuova commissione, voluta da A. Bugnini, con P. Jounel come responsabile, fu messa in piedi, iniziando il suo cammino il 22 giugno 1972. La redazione dei nuovi <i>Praenotanda<\/i> fu rapida \u2013 grazie al lavoro e agli studi degli anni precedenti (anche se \u00e8 piuttosto facile riconoscere la doppia anima del testo finale (patristica e tridentina, aggiunta durante la correzione). Nella prima frase, l\u2019introduzione teologica si trova in osmosi<a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a> con tre <i>ordines<\/i> rituali, di cui il rito comunitario avrebbe dovuto essere la forma tipica (con la novit\u00e0 assoluta nella storia della liturgia, realizzazione del popolo di Dio come soggetto penitenziale). L\u2019intenzione era rendere l\u2019azione della riconciliazione intera come rito ecclesiale: ascolto della parola di Dio con un lezionario ricco e sufficiente, una <i>prex litanica<\/i> come preghiera della comunit\u00e0 intera per i suoi penitenti, il Padre Nostro (pregato insieme dal penitente e dal confessore) come \u201cBattesimo quotidiano\u201d (Agostino, <i>Sermo <\/i>351, III, 6) e la formula d\u2019assoluzione trinitaria, biblica ed ecclesiale, l\u2019imposizione delle mani, la confessione di fede e l\u2019invio del credente perdonato. La proposta dei tre <i>Ordines<\/i> complementari avrebbero dovuto concorrere a un insieme penitenziale equilibrato.<\/p>\n<p>Per mancanza di tempo, la commissione commise un errore decisivo: present\u00f2 il lavoro alla Congregazione del Culto divino prima di altre Congregazioni. Questo \u2013 nota Bugnini \u2013 gett\u00f2 dei sospetti sull\u2019intero lavoro della commissione. L\u20198 novembre 1972, due rappresentanti della Congregazione per la dottrina della fede e due della Congregazione dei Sacramenti analizzarono il materiale ed imposero di riprendere il linguaggio tridentino. La riunione del <i>Pleniarium<\/i> del 21 novembre 1972 ratific\u00f2 queste ultime osservazioni (modificando il nome del rituale in <i>Ordo reconciliandi paenitentes<\/i>).<\/p>\n<p>Nei mesi successivi, le osservazioni delle Congregazioni, del Papa e dei vescovi consultati portarono al libro liturgico che noi conosciamo (2\/12\/1973): il <i>ritus brevior<\/i> divenne la forma ordinaria; la <i>proclamazione della Parola di Dio<\/i> divenne lettura <i>pro opportunitate<\/i>; il Padre Nostro sostituito da formule varie di cui la prima resta il vecchio \u201datto di Dolore<a href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a>\u201d, la formula d\u2019assoluzione \u2013 composta in francese all\u2019alba (!) dell\u2019ultimo giorno della presentazione alla Congregazione per il Culto divino dal p. Jounel<a href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a> e approvata con poche correzioni \u2013 \u00e8 la medesima per tutti i riti.<\/p>\n<p>D) <i>Dal1973: un rituale accolto con delusione, la dialettica tra teologia e prassi<\/i><\/p>\n<p>Come giustamente nota Brovelli<a href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a> fu assai forte la distanza tra l\u2019attesa del rituale, un periodo di sperimentazione non aliena da abusi e la debole recezione dell\u2019OP, giunto in un periodo di delusione. Le difficolt\u00e0 per l\u2019uso dei tre rituali sono cos\u00ec rilevanti che la pratica del sacramento \u00e8 di fatto rimasta quella del rituale preconciliare. Anche l\u2019<i>Ordo B <\/i>finisce per essere una celebrazione \u201cpi\u00f9 collettiva che comunitaria\u201d. Come mostrato da Silvano Maggiani<a href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a>, l\u2019<i>analogatum princeps<\/i> rituale resta comunque la confessione auricolare e l\u2019assoluzione d\u2019uno solo, in solidariet\u00e0 \u201ccon\/ma senza\u201d gli altri, senza riferimento al battesimo, simbolicamente povero. Il rito non \u00e8 all\u2019altezza del suo \u201cmito\u201d espresso nei <i>Praenotanda<\/i>. L\u2019OP appare dunque come un progetto ancora incompleto e comunque disponibile per una formazione da mettere in atto, realmente ecclesiale.<\/p>\n<p><b>Conclusione generale<\/b><\/p>\n<p>Dopo un anno di gravi difficolt\u00e0, senza la certezza che questo tempo di necessarie limitazioni si possa chiudere, la riflessione sul modo e sull\u2019opportunit\u00e0 della proposta della celebrazione penitenziale secondo la III forma merita di essere continuata. A fronte delle riletture critiche e propositive del vissuto ecclesiale, \u00e8 significativo notare che tutta la dialettica che si ricrea nelle riflessioni contemporanee \u00e8 rinvenibile nello stesso libro rituale. Possiamo rallegrarci che, dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni paradossali in cui la questione \u00e8 stata ormai integrata negli studi sul Quarto sacramento, ma \u00e8 uscita dalla pastorale, oggi il tempo sembra maturo e urgente per una sua riconsiderazione equilibrata.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"left\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Per non citarne che alcuni, si vedano M. Cavani, <i>Liberare la grazia<\/i> e <i>Nuovi itinerari penitenziali. Intervista a Erio Castellucci<\/i>, in <i>Rivista di pastorale liturgica <\/i>marzo 2021 in edizione gratuita PDF (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.queriniana.it\/pdf\/RPL_SpecialeMarzo2021.pdf\">https:\/\/www.queriniana.it\/pdf\/RPL_SpecialeMarzo2021.pdf<\/a><\/span><\/span> ), F. Gomiero, <i>Penitenza: la seconda forma, come e perch\u00e9<\/i> (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-la-seconda-forma-perche\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-la-seconda-forma-perche\/<\/a><\/span><\/span> ), U. R. Del Giudice, <i>Penitenza: terza forma e diritto liturgico<\/i> (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-terza-forma-diritto-liturgico\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-terza-forma-diritto-liturgico\/<\/a><\/span><\/span> ), L. Prezzi, <i>Dare futuro alla confessione comunitaria<\/i>, (http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/dare-futuro-alla-confessione-comunitaria\/ ), A.G. Fidalgo, <i>Penitenza: note sulla terza forma<\/i> (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-note-sulla-terza-forma\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-note-sulla-terza-forma\/<\/a><\/span><\/span> ) A. Michelin, <i>Assoluzione generale: fare chiarezza<\/i>, (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/assoluzione-generale-chiarezza\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/assoluzione-generale-chiarezza\/<\/a><\/span><\/span> ), M. Cavani, <i>Penitenza: la pratica della \u201cterza forma\u201d<\/i> (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-la-pratica-della-terza-forma\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/penitenza-la-pratica-della-terza-forma\/<\/a><\/span><\/span> ), A. Torresin, <i>Covid e sacramenti\/2: La confessione<\/i> (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/covid-sacramenti2-la-confessione\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/covid-sacramenti2-la-confessione\/<\/a><\/span><\/span> )<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?time_continue=1676&amp;v=VdFIUFnXMsw&amp;feature=emb_logo\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?time_continue=1676&amp;v=VdFIUFnXMsw&amp;feature=emb_logo<\/a><\/span><\/span> [18 maggio 2021]. Tutto il materiale \u00e8 disponibile sul sito della diocesi di Torino, nella pagina dell\u2019Ufficio liturgico: <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/liturgico\/domenica-della-parola-di-dio\/\">https:\/\/www.diocesi.torino.it\/liturgico\/domenica-della-parola-di-dio\/<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> J.A Jungmann., <i>Einleitung und Kommentar zur Liturgiekonstitution<\/i>, in LThK Vat II, Vol. I, 10-109, 69.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Vogel propose un\u2019attenzione all\u2019ortografia del termine e la commissione adott\u00f2 <i>paenitentia<\/i> (<i>paene, paenuria<\/i> dolore e pentimento) e non il comune <i>poenitentia<\/i> (legato a <i>poena<\/i>, teologicamente e storicamente errato). Cf. M. Busca, <i>Verso un nuovo sistema penitenziale? Studio sulla riforma della riconciliazione dei penitenti<\/i>, Roma 2002, 131.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> La X sessione del 26.04.1968 fu particolarmente polemica. Molto interessante \u00e8 ci\u00f2 che Jounel attribuisce al cardinal Conway\u00a0: \u00ab\u00a0Se voi togliete l\u2019<i>ego te absolvo<\/i> ai preti, fate loro smarrire la loro identit\u00e0 e non sapranno pi\u00f9 ci\u00f2 che sono!\u00bb, O. De Cagny, P. Faure, <i>Pierre Jounel<\/i>, 13-14. Il Cardinal Felici si oppose allo stesso modo alla forma deprecativa giustificando la necessit\u00e0 di una formula indicativa con un parallelismo con la formula di consacrazione eucaristica: cf. F. Nikolasch, <i>Die Erneuerung der Feier des Busssakramentes (1967-1969)<\/i>, in <i>Liturgia opera divina e umana. <\/i><i>Studi sulla riforma liturgica<\/i>, FS Bugnini, Roma 1982, 401-418, 411.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> Cf. L.-M. Chauvet L.-M., P. De Clerck, <i>Entre hier et demain<\/i>, en ID (edd.), <i>Le sacrement du pardon entre hier et demain<\/i>, Paris 1993, 221-224, 224.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Cf. P. Visentin, <i>Il nuovo \u201cOrdo Paenitentiae<\/i>\u201d<i>: Genesi \u2013valutazione-potenzialit\u00e0<\/i>, in AAVV, <i>la celebrazione della penitenza cristiana<\/i>, Torino 1981, 64-78 e ID, <i>La riforma della penitenza<\/i>: <i>ritualistica o innovatrice?<\/i>, in \u00abRivista liturgica\u00bb 78 (1991), 533-554.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Busca, 303.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p><a href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Una preghiera non biblica, senza alcun riferimento n\u00e9 al Cristo n\u00e9 alla Chiesa, un testo deista secondo Jounel.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p><a href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> La formula composta da Jounel aveva una forma meno giuridica (\u00ab\u00a0<i>C\u2019est pourquoi, p\u00e9cheur comme vous, je vous d\u00e9lie de tous vos p\u00e9ch\u00e9s<\/i>\u00a0\u00bb).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p><a href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> F. Brovelli, <i>Le forme della celebrazione: quali i criteri della loro evoluzione?<\/i>, in <i>Il quarto sacramento. Identit\u00e0 teologica e forme storiche del sacramento della penitenza<\/i>, Leumann (Torino) 1983,137-151, 148.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p><a href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> S. Maggiani, <i>Proposte celebrative del nuovo rito<\/i>, in AAVV, <i>La celebrazione della penitenza cristiana<\/i>, cit., 79-97.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle riflessioni di U. Del Giudice, di alcuni giorni fa, M. Gallo, che ringrazio, unisce una considerazione storica, pastorale e teologica della III forma del sacramento della penitenza. 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