{"id":17010,"date":"2021-05-14T18:27:39","date_gmt":"2021-05-14T16:27:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=17010"},"modified":"2021-05-14T18:27:39","modified_gmt":"2021-05-14T16:27:39","slug":"dinamiche-storiche-e-tensioni-teologiche-possibilita-e-limiti-di-antiquum-ministerium-di-riccardo-saccenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dinamiche-storiche-e-tensioni-teologiche-possibilita-e-limiti-di-antiquum-ministerium-di-riccardo-saccenti\/","title":{"rendered":"Dinamiche storiche e tensioni teologiche: possibilit\u00e0 e limiti di &#8220;Antiquum Ministerium&#8221; (di Riccardo Saccenti)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/antmin.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16989\" alt=\"antmin\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/antmin-234x300.jpg\" width=\"234\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/antmin-234x300.jpg 234w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/antmin.jpg 469w\" sizes=\"(max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><em>Con sguardo sereno, e con piglio sicuro, Riccardo Saccenti esamina il nuovo testo sul &#8220;ministero del catechista&#8221; alla luce degli sviluppi storici e delle tensioni tra impostazione teologica, evidenze ecclesiologiche e tradizione giuridica: un quadro in movimento, che presenta aperture e chiusure. Lo ringrazio per avermi concesso di pubblicare questa sua importante riflessione. (ag)<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">1. La firma di\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>\u00a0segna, come \u00e8 stato opportunamente osservato, un passaggio rilevante nella ricezione del Concilio Vaticano II. A 56 anni dalla chiusura il\u00a0<i>motu proprio<\/i>\u00a0segna l\u2019istituzione di un ministero nuovo, quello del catechista, che amplia i confini della ministerialit\u00e0 all\u2019interno della chiesa collocandolo espressamente dentro l\u2019orizzonte di una pluralit\u00e0 di\u00a0<i>munera<\/i>\u00a0espressa \u00abnel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all\u2019azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l\u2019edificazione della Chiesa\u00bb (nr. 2). Se il testo riconosce l\u2019esercizio della catechesi come un ministero radicato nella storia lunga e plurale della chiesa, lo lega per\u00f2 espressamente alla condizione laicale. Si \u00e8 correttamente osservato come questa specifica modalit\u00e0 di presentare il ministero del catechista non sia neutra: parlare di \u00abministero laicale di catechista\u00bb lega questo ministero ad una specifica condizione del cristiano, connotata sul terreno giuridico della codificazione canonica. Una scelta, quella di legare il ministero del catechista alla condizione laicale, nel quale emerge una sorta di contraddizione teologica interna al magistero che si palesa anche all\u2019interno del testo stesso di\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">2. Gli espliciti riferimenti ai documenti del Concilio e al Codice di Diritto Canonico chiariscono come il\u00a0<i>motu proprio<\/i>\u00a0parli di laici con riferimento a quei cristiani che non hanno ricevuto il sacramento dell\u2019ordine e sono qualificati da un esercizio dell\u2019apostolato che \u00abpossiede una indiscussa valenza secolare\u00bb (n. 6). La catechesi viene, per cos\u00ec dire, \u201criservata\u201d a quanti si trovano nella specifica condizione canonica di \u201claico\u201d e definita, sulla scorta di\u00a0<i>Lumen Gentium<\/i>\u00a033, nei termini di una collaborazione dei laici all\u2019apostolato della gerarchia. In questo senso\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>\u00a0sembra porsi in continuit\u00e0 con il linguaggio del Concilio e veicolare una traduzione dell\u2019idea di chiesa nella quale la nozione di popolo di Dio resta segnata un\u2019articolazione giuridica fra laicato e clero che per\u00f2 viene giocata come se avesse il peso e la portata di una articolazione teologica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eppure, \u00e8 proprio il testo del\u00a0<i>motu propriu<\/i>\u00a0a fare un passo ulteriore rispetto alla stessa ecclesiologia conciliare per quello che riguarda la natura dei ministeri, il loro fondamento teologico e la loro funzione nella vita del corpo ecclesiale. Lo fa nei primi due numeri del documento, che si presentano come un\u2019articolata pericope del capitolo 12 della prima epistola di Paolo ai Corinti, l\u00e0 dove l\u2019Apostolo si sofferma a indagare la teologia dei carismi presenti nella chiesa e ne chiarisce il fondamento.\u00a0\u00abAlcuni perci\u00f2 \u2013 spiga Paolo \u2013 Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi pi\u00f9 grandi. E allora, vi mostro la via pi\u00f9 sublime\u00bb (<i>1 Cor\u00a0<\/i>12,28-31).<\/p>\n<p align=\"justify\">Il passo paolino \u00e8 ben pi\u00f9 di un elenco di funzioni svolte all\u2019interno della chiesa: al contrario esso riconduce l\u2019esercizio di determinati compiti all\u2019interno della comunit\u00e0 al possesso di carismi che sono dono dello Spirito. \u00c8 lo Spirito, infatti, ad agire attraverso l\u2019opera dei cristiani, in una manifestazione che \u00e8 finalizzata all\u2019utilit\u00e0 comune (1Cor 12, 7) e che dunque non opera una gerarchizzazione n\u00e9 fra i carismi n\u00e9 fra le opere che quei carismi determinano. Se \u00e8 lo Spirito ad operare, nell\u2019economia dell\u2019agire dello Spirito stesso non vi \u00e8 una differenziazione di ordine giuridico-gerarchico ma piuttosto il riconoscimento della specificit\u00e0 di ogni carisma in ragione della specifica esigenza a cui risponde.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il punto \u00e8 spiegato nello stesso capitolo 12, in un ulteriore passo citato da\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>: Vi sono diversi carismi, ma uno solo \u00e8 lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo \u00e8 il Signore; vi sono diverse attivit\u00e0, ma uno solo \u00e8 Dio, che opera tutto in tutti.A ciascuno \u00e8 data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell\u2019unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la variet\u00e0 delle lingue; a un altro l\u2019interpretazione delle lingue.Ma tutte queste cose le opera l\u2019unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole\u00bb (<i>1 Cor\u00a0<\/i>12,4-11).<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo Spirito \u00e8 allora la fonte unificante di una pluralit\u00e0 di carismi e ministeri, i quali sono dispensati nella comunit\u00e0 cristiana in ragione del battesimo che fonda la capacit\u00e0 di ciascuno di accogliere il dono di uno o pi\u00f9 carismi e al tempo stesso fa della messa in opera di quel carisma una manifestazione dell\u2019agire dello Spirito il cui valore risiede nel fondamento pneumatologico e nel\u00a0<i>munus<\/i>\u00a0battesimale e non dalla collocazione gerarchica che gli viene attribuita in una specifica fase della storia della chiesa.<\/p>\n<p align=\"justify\">3. Quella enucleata attraverso il passo paolino \u00e8 una teologia dei ministeri che non suppone una distinzione interna in ragione dell\u2019<i>ordo<\/i>\u00a0giuridico secondo cui \u00e8 strutturato il popolo di Dio. Ed \u00e8 questo un aspetto giustificato dal fatto che la dimensione sociologica e giuridica nella quale la fede cristiana si traduce non \u00e8 stabile, ma storicamente mutevole, anche e soprattutto per quello che riguarda le forme che la ministerialit\u00e0 viene assumendo nel corso dei due millenni di storia cristiana. Fa fede, al riguardo, la molteplicit\u00e0 di forme che il presbiterato assume nel corso dei secoli o il modo in cui i sacramenti stessi trovano una loro piena intelligenza teologica \u2013 con la conseguente traduzione liturgica e giuridica \u2013 solo dopo un lungo e complesso processo fra XII e XIII secolo che sar\u00e0 codificato in via definitiva solo con il concilio di Trento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sul terreno strettamente teologico, la seconda parte di\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>, esplicitamente ancorata all\u2019idea della catechesi come ministero prettamente \u201claicale\u201d, confligge con questi primi due numeri del documento, dove tutti i ministeri, indistintamente, sono ricondotti ad: \u00abuna diffusa forma di ministerialit\u00e0 che si \u00e8 resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all\u2019azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l\u2019edificazione della Chiesa\u00bb (n. 2). Tuttavia, se visto con uno sguardo storico-critico, il documento pontificio riflette uno stato di cose non nuovo nella chiesa e consente una pi\u00f9 chiara presa di coscienza delle caratteristiche qualitative del processo storico nel quale l\u2019intelligenza della fede e la coscienza ecclesiale sono calate in questo momento. Il\u00a0<i>motu proprio<\/i>, infatti, riflette certamente una continuit\u00e0 col lessico verbale e mentale del Concilio, il quale proprio sulla nozione di \u201claico\u201d resta ancora legato ad una impostazione tridentina. In questo senso esso sembra essere un prolungamento del Vaticano II di dare una definizione \u201cin positivo\u201d della condizione canonica del laico, il quale non \u00e8 pi\u00f9 il cristiano privo del ministero ordinato, ma qualcuno a cui pu\u00f2 essere attribuito uno specifico ministero, quello di catechista. Tuttavia, mantenendo una logica di distribuzione dei sacramenti in ragione dello status giuridico di chi li riceve, si rimane dentro uno schema binario fra laici e chierici che da ai secondi un primato qualitativo che diviene autoritativo. Al tempo stesso, per\u00f2, la pericope paolina con cui prende il via il\u00a0<i>motu proprio<\/i>, capovolge questo impianto perch\u00e9 non si pone il problema di quali ministeri distribuire nella chiesa e a chi, ma muove dal riconoscimento che il carisma, che fonda i ministeri, \u00e8 dono dello Spirito e che la chiesa come comunit\u00e0 \u00e8 chiamata a riconoscere la presenza di tali carismi al suo interno e ad incoraggiare una vocazione alla ministerialit\u00e0 che \u00e8 fondata sul battesimo, dunque propria di ciascun cristiano. Risuona qui l\u2019esortazione con cui Paolo chiude il capitolo 12: \u00abAspirate ai doni pi\u00f9 elevati\u00bb (1Cor 12, 31).<\/p>\n<p align=\"justify\">4. Il combinato di una intelligenza della ministerialit\u00e0 radicata in una rilettura neotestamentaria dei carismi, con la loro radice battesimale, e di una sua traduzione normativa dentro una ecclesiologia duale di chierici e laici esplicita uno stato di cose nel quale l\u2019emergere di elementi che arricchiscono la comprensione della fede non trova ancora corrispondenza con la capacit\u00e0 di esprimere questa novit\u00e0 nei linguaggi parlati e mentali della chiesa. Una circostanza ricorrente nella storia della chiesa, che obbliga a tempi lunghi e dunque alla pazienza. Il Vaticano II, del resto, nella sua riflessione ecclesiologica sul Popolo di Dio \u201cintuisce\u201d una ministerialit\u00e0 battesimale, dunque non fondata sulla sacralizzazione di una determinazione giuridica. Tuttavia, esso, anche per ragioni che attengono allo specifico contesto della cultura teologica degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, non ha ancora le categorie adeguate ad esplicitarla pienamente e a procedere ad un ripensamento del livello giuridico capace di rispondere alla nuova intelligenza teologica. La costruzione e l\u2019elaborazione di una forma\u00a0<i>mentis<\/i>\u00a0e di un lessico adeguato a dare voce alla coscienza teologica di una chiesa che si sa Popolo di Dio e che si sa radicata nel battesimo, resta, ancora oggi, un qualcosa di non compiuto che interpella non solo i teologi ma tutti i battezzati, perch\u00e9 investe il mandato della chiesa intera e l\u2019agire del medesimo Spirito che \u00abopera tutto in tutti\u00bb (1Cor 12, 6) e fonda la diversit\u00e0 dei carismi e dei ministeri. In questo senso, proprio i primi due numeri di\u00a0<i>Antiquum Ministerium<\/i>\u00a0rappresentano l\u2019elemento teologicamente pi\u00f9 rilevante in questo itinerario di maturazione ecclesiale. Essi esplicitano, col linguaggio neotestamentario, i fondamenti di una ministerialit\u00e0 che non \u00e8\u00a0<i>de iure<\/i>\u00a0ma sorge dalla \u201caspirazione\u201d a cui tutti i battezzati sono chiamati (<i>vocati<\/i>) e dunque dal riconoscimento che i doni dello Spirito sono dispensati nel popolo di Dio. Fatto, questo, che fa della ministerialit\u00e0 non una concessione ma l\u2019atto ecclesiale di riconoscimento della presenza dei carismi donati dallo Spirito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Riccardo Saccenti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Con sguardo sereno, e con piglio sicuro, Riccardo Saccenti esamina il nuovo testo sul &#8220;ministero del catechista&#8221; alla luce degli sviluppi storici e delle tensioni tra impostazione teologica, evidenze ecclesiologiche e tradizione giuridica: un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17010"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17010"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17010\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17012,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17010\/revisions\/17012"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}