{"id":16979,"date":"2021-05-08T16:07:54","date_gmt":"2021-05-08T14:07:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16979"},"modified":"2021-05-08T16:07:54","modified_gmt":"2021-05-08T14:07:54","slug":"concerto-triplo-salmann-sequeri-e-theobald-sul-futuro-della-teologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/concerto-triplo-salmann-sequeri-e-theobald-sul-futuro-della-teologia\/","title":{"rendered":"Concerto Triplo: Salmann, Sequeri e Theobald sul futuro della teologia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triploconcerto.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16980\" alt=\"triploconcerto\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triploconcerto-300x270.jpeg\" width=\"300\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triploconcerto-300x270.jpeg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/triploconcerto.jpeg 710w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel pomeriggio romano del 5 maggio, e ora disponibile <a href=\"https:\/\/youtu.be\/Z1ErvpYl2VQ\">qui<\/a>, si sono avvicendati in sequenza tre fra i pi\u00f9 acuti teologi cattolici, per configurare il futuro della teologia di fronte alle sfide culturali e istituzionali degli ultimi decenni. La iniziativa viene dall&#8217;Istituto Giovanni Paolo II e rappresenta senza dubbio da un lato il frutto di un profondo ripensamento di questa Istituzione accademica, ma dall&#8217;altro anche il promettente inizio di un &#8220;cantiere della immaginazione&#8221;. Un concerto triplo, dunque, che dura circa 150 minuti. Con tre strumenti, tre stili, tre nazioni e tre visioni diverse, in reciproco ascolto, e che vale la pena considerare anzitutto nelle loro peculiarit\u00e0. Vorrei parlarne brevemente, in un ordine diverso da quello della &#8220;esecuzione&#8221;: preferisco il programma di sala, che predilige l&#8217;ordine alfabetico e che cos\u00ec risulta pi\u00f9 adeguato all&#8217;ascolto.<\/p>\n<p>1.\u00a0<em>Il violino: Salmann e il fenomeno da accompagnare<\/em><\/p>\n<p>Inizio dalla lettura pi\u00f9 libera e pi\u00f9 sorprendente. Uno sguardo &#8220;da fuori&#8221; sugli ultimi 70 anni, da Pio XII a Papa Francesco, con un grande mutamento sia nella immagine di Dio, sia nella coscienza dell&#8217;uomo. Senza nostalgia, ma senza illusioni. Una teologia che &#8220;accompagni le metamorfosi&#8221; e che si disponga a mediare i misteri. Una teologia pensata &#8220;al confine tra Germania e Olanda&#8221; ma riscaldata dal destinatario romano e dalla carica metaforica del linguaggio. Una sapienza che coniuga il Padre onnipotente e un verso poetico sul Dio indesiderato, in una sorta di &#8220;atarassia emozionata&#8221; e di &#8220;molteplicit\u00e0 da riconciliare&#8221;. Una parola sciolta, accogliente e libera, senza tecnicismi disciplinari, ma anche senza mediazioni esplicite di carattere istituzionale.<\/p>\n<p>2.\u00a0<em>Il violoncello: Sequeri e il logos da riscattare e da riarticolare<\/em><\/p>\n<p>Il timbro \u00e8 diverso, pi\u00f9 basso, con meno acuti, ma elaborato su due punti di evidenza: la uscita dai luoghi comuni della &#8220;koin\u00e9 teologica contemporanea&#8221;, per ritrovare una vocazione originaria della fede con il logos. E di qui\u00a0 la concentrazione su un &#8220;sacro&#8221; che sappia, anche oggi, come ieri, distinguere ci\u00f2 che \u00e8 da consacrare e ci\u00f2 che \u00e8 da sacrificare. Una sapienza teologica che sappia essere per la folla e che voglia entrare con coraggio e fiducia nella cultura comune, portando il proprio bagaglio prezioso, senza pretendere di &#8220;sdottorare sull&#8217;umano&#8221;. Un approccio pi\u00f9 esigente, pi\u00f9 canonico, non meno paradossale.<\/p>\n<p>3.\u00a0<em>Il pianoforte: Theobald e la correlazione tra teologia e magistero<\/em><\/p>\n<p>Il terzo strumento suona &#8220;a due voci&#8221;: mette chiaramente in relazione la vocazione della teologia e quella del magistero e si preoccupa di recuperare le intuizioni fondamentali del Vaticano II, superando le riduzioni patite fino a papa Francesco. In questo caso \u00e8 evidente che per la teologia cattolica una esplicita mediazione istituzionale &#8211; autorevole e magisteriale &#8211; deve essere apertamente e chiaramente tematizzata. Altrimenti il rischio della astrazione ricade sulla teologia a causa della correlazione strutturale tra epistemologia ed istituzione. Anche la teologia pi\u00f9 sciolta sarebbe vana se trascurasse gli assetti strutturali, delle ermeneutiche e delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutti e tre i discorsi, qui ridotti a francobollo, suonano preziosi. Sono lo specchio di un&#8217;epoca e di scuole diverse ma non incompatibili: vengono dalla singolare unione di sapienza monastica e fenomenologia, di sapere fondamentale ed estetico, di ermeneutica e storia della teologia. Possono cos\u00ec\u00a0elaborare uno sguardo fresco sulla realt\u00e0, recuperare il lato &#8220;pensato&#8221; della fede, assumere la mediazione istituzionale della tradizione. Tuttavia una integrazione dei tre discorsi non \u00e8 cos\u00ec semplice, per almeno tre motivi.<\/p>\n<p>a) Per uscire dalle secche di una teologia &#8220;autoreferenziale&#8221; &#8211; della quale ha parlato soprattutto il violoncello di Sequeri &#8211; \u00e8 inevitabile fare i conti non solo con la realt\u00e0 della vita, ma anche con quella della istituzione. Un discorso sui diritti del &#8220;logos&#8221;, cos\u00ec come Sequeri lo ha formulato, pu\u00f2 trovare certo una consonanza con modelli del passato &#8211; egli ha citato soprattutto il Concilio di Trento e Ratzinger &#8211; ma \u00e8 certo che non pu\u00f2 pi\u00f9 avvalersi delle forme di mediazione istituzionale, n\u00e9 del primo n\u00e9 del secondo. Una fede senza catechismo non \u00e8 fede: questo \u00e8 vero. Ma un catechismo irrigidito e arroccato non \u00e8 pi\u00f9 una garanzia, ma una minaccia. Per questo una cura per lo sguardo &#8220;da fuori&#8221; (alla Salmann) e una riflessione sulle &#8220;forme di mediazione magisteriale&#8221; (come in Theobald) diventa decisiva per un ripensamento efficace della &#8220;vocazione logica&#8221; della fede.<\/p>\n<p>b) La sapienza, che trova di volta in volta, come un rabdomante, la faglia dell&#8217;acqua a cui dissetarsi resta una virt\u00f9 insostituibile. Ma il violino di Salmann sa bene che per accompagnare uomini e donne nelle metamorfosi occorrono linguaggi comuni, forme comuni, azioni comuni. Su che cosa si debba &#8220;sacrificare&#8221; e che cosa &#8220;consacrare&#8221; &#8211; per usare la terminologia di Sequeri &#8211; occorrono &#8220;decisioni&#8221; formali. Non \u00e8 un caso che, proprio venendo dal nord della Germania, la parola di Salmann sia apparsa tanto illuminante quanto discretissima nell&#8217;indicare le vie concrete di soluzione dell&#8217;imbarazzo. Se si permette di leggere ogni &#8220;immaginazione&#8221; come scisma, sar\u00e0 ben difficile trovare non dico una nuova faglia, ma anche solo un nuovo rubinetto che non venga immediatamente piombato.<\/p>\n<p>c) Una ermeneutica del Vaticano II pu\u00f2 diventare una &#8220;logica&#8221; e un &#8220;accompagnamento&#8221; solo a condizione di resistere alla tentazione della &#8220;normalizzazione&#8221;. Questo punto \u00e8 decisivo, soprattutto per un tentativo di &#8220;apertura alla immaginazione&#8221; che non pu\u00f2 essere pensata &#8220;sotto tutela&#8221;. I mutamenti di linguaggio e di ratio sono anche mutamenti di autorit\u00e0. Per questo una accurata determinazione della &#8220;polarit\u00e0&#8221; tra magistero della cattedra pastorale, e magistero della cattedra magistrale o viene esplicitamente affrontato, o rende vano il tentativo della immaginazione.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 i tre strumenti non solo ci hanno dato tre linee melodiche e prospettive, ma ci hanno anche indicato le correlazioni necessarie &#8220;tra&#8221; i loro discorsi: per cos\u00ec dire i crediti e i debiti reciproci tra di loro. E questo \u00e8 stato possibile proprio perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stata tra loro, ed era quasi palpabile, una affinit\u00e0 e una somiglianza superiore alle pur chiare differenze e distanze.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 sembrare curioso: pur venendo da un Istituto che \u00e8 per vocazione dedito allo studio del matrimonio e della famiglia, il Concerto triplo poco ha parlato di questi due temi. Da un lato questo \u00e8 ovvio, perch\u00e9 il tema del Convegno era &#8220;immaginare la teologia&#8221; a livello epistemologico. D&#8217;altra parte \u00e8 del tutto naturale che sia proprio il discorso su matrimonio e famiglia, il primo dei temi che\u00a0<em>Gaudium ed Spes<\/em> tratta per istituire un rapporto significativo con il mondo contemporaneo, a suscitare tutta questa mobilitazione di concetti e di affetti. Una teologia cattolica del matrimonio e della famiglia esige, oggi, questa via lunga di rispetto del fenomeno, di elaborazione della ragione e di ermeneutica conciliare. La fiducia sul futuro, che i tre relatori hanno lasciato chiaramente trasparire nel loro Concerto Triplo, \u00e8 di grande conforto, anche se non rende meno dura l&#8217;impresa di traduzione, di accompagnamento e di discernimento, che i linguaggi, le <em>rationes<\/em> e le forme istituzionali devono accingersi ad intraprendere, senza ulteriore indugio. Con la consapevolezza che senza una teologia ricca di immaginazione, non si potr\u00e0 fare alcuna riforma della Chiesa. Ma senza una riforma della Chiesa la teologia finir\u00e0 per immaginare tutto, meno che la realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel pomeriggio romano del 5 maggio, e ora disponibile qui, si sono avvicendati in sequenza tre fra i pi\u00f9 acuti teologi cattolici, per configurare il futuro della teologia di fronte alle sfide culturali e istituzionali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16979"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16979"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16979\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16984,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16979\/revisions\/16984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}